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Periferia InConTra - Convegno - Edilizia popolare a Milano - Assoedilizia


Periferia InConTra la realtà dell’edilizia residenziale pubblica e dei quartieri periferici
RECUPERARE GLI ALLOGGI POPOLARI MA, ANZITUTTO, GLI INQUILINI 


“Tra 10 anni venderemo il penultimo alloggio Aler per poter gestire l’ultimo”.
E’ una battuta, certo, quella detta da Luca Beltrami Gadola - esperto di urbanistica ma questa volta con il cappello di consigliere Aler – a Periferia InConTra che ha discusso su proposte per l’abitare popolare “periferico” a partire dal libro “Milano. Quartieri periferici tra incertezza e trasformazione”.

Interventi, inoltre, di Walter Cherubini, Consulta Periferie Milano; Silvia Mugnano, coautrice del libro con Francesca Zajczyk ed altri, dovente di Sociologia a Milano-Bicocca; Paolo Limonta, Ufficio Relazioni con la Città del Comune di Milano; Giorgio Bacchiega, docente di Analisi testi audiovisivi dell’Università Cattolica.

Il patrimonio residenziale pubblico milanese (76.000 alloggi tra Aler e Comune, di cui quasi 5.000 inutilizzati prevalentemente per carenza di manutenzione, più 8.000 alloggi della cooperazione abitativa) costituisce la spina dorsale delle periferie milanesi.

Un patrimonio in grave degrado non soltanto per quanto riguarda gli edifici, ma, molto più importante, per chi vi abita: famiglie sempre più anziane, parecchie con problemi psicologici oppure con tendenza alla prevaricazione.

E i nuovi assegnatari appartengono alle classi sociali più disagiate, aggravando costantemente il problema.

Partiamo dagli edifici. Non ci sono più soldi per la manutenzione. Finora si è tamponato vendendo alloggi con il ricavato dei quali si è provveduto non a nuove costruzioni ma a cercare di tenere in sesto le esistenti; ma la crisi ha fermato il mercato.


Una politica miope, d’altronde, destinata a procrastinare la fine inevitabile del patrimonio pubblico, riducendo progressivamente l’offerta di alloggi in affitto in una città che per il suo dinamismo e l’afflusso di studenti ne avrebbe sempre più bisogno.

Perciò occorre, prima di tutto, cambiare la mentalità di chi gestisce, aprendo all’economia sociale della casa popolare.

Punti che vedono in sintonia Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia. “In pochi decenni – afferma – a Milano il rapporto case in proprietà-case in locazione si è capovolto, fino ad arrivare attorno al 30% di offerta in affitto.
Offerta assolutamente inadeguata per giovani coppie, per chi a Milano cerca lavoro, per gli studenti”.

«Bisogna programmare l’arricchimento del mix sociale abitativo e funzionale – aggiunge Walter Cherubini – anche incentivando l’abitazione di inquilini “proattivi” (persone in grado di stimolare la vita del quartiere socialmente e culturalmente.
Una proposta: perché non utilizzare i cosiddetti appartamenti “sottosoglia”, cioè di dimensioni inferiori a 28 metri (sostanzialmente dei monolocali), che sono esclusi dalle graduatorie proprio perché troppo piccoli (ce ne sono oltre 400 vuoti), ma che potrebbero essere abitati da studenti disponibili a “adottare” un anziano che, così, potrebbe contare su una presenza amica; oppure da giovani musicisti del Conservatorio, che si impegnerebbero ad animare la vita dei quartieri con iniziative musicali?”.

Nel frattempo, assicura Paolo Limonta, il Comune si impegna a trarre risorse da tutti gli spazi pubblici non abitativi.  

Benito Sicchiero

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