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Mistero fitto sul delitto del fornaio Andrea Catalano, 43 anni, ucciso nel suo laboratorio da un killer solitario a colpi di pistola

 Il titolare di un panificio, Andrea Catalano, 43 anni, e' stato ucciso a Reggio Calabria. L'uomo, noto alle forze dell'ordine per vecchi episodi non legati alla criminalita' organizzata, e' stato raggiunto da due colpi di pistola al torace mentre, dopo le 5, era nel suo panificio, in via Vittorio Veneto, non lontano da Piazza del Popolo; e da via De Nava, dove il 7 gennaio del 2011, venne assassinato, Giuseppe Sorgonà, un giovane parrucchiere di Mosorrofa di soli 24 anni, davanti al figlio di due, descritto come un ragazzo onesto e pulito. Aveva ricevuto qualche confidenza di troppo, da chi e perchè? Sul posto sono intervenuti i carabinieri del Comando Provinciale, che hanno avviato le indagini. Al momento, non e' stato chiarito, se si sia trattato di una tentata rapina finita male o di estorsione inevasa; se non altro. Ma dal fornaio, ci sono solo… filoncini, sfilatini, rosette, ciabatte, michette , pitte e taralli…’tesori’ di pane
REGGIO CALABRIA, IL PANETTIERE ANDREA CATALANO, 43 ANNI, ASSASSINATO ALLE CINQUE DEL MATTINO, A COLPI DI PISTOLA ESPLOSI CON INAUDITA FEROCIA AL PETTO ED ALL’ADDOME, DA DISTANZA RAVVICINATA
Sul luogo del mortale agguato in Via Vittorio Veneto (una zona tra il prolungamento del Corso Garibaldi, Viale Amendola ed il prolungamento della via Marina, se non Lungomare, dopo la stazione Lido), è giunto il p.m. di turno, che si muove sotto la direzione del procuratore capo facente funzioni, Ottavio Sferlazza (in attesa del titolare, Federico Cafiero De Raho, recentemente nominato dal CSM), il medico legale Aldo Barbaro, per l’ispezione cadaverica esterna e la ditta del caro estinto per la rimozione della salma, su cui verrà effettuata l’autopsia; a cura del perito settore, nominato dal Tribunale.
Domenico Salvatore


REGGIO CALABRIA- Nuovo, terribile, misterioso delitto  nella Città del Bergamotto  e dei Bronzi di Riace. Un flash dell’Agenzia Ansa dice che…”Sono stati cinque, i colpi di pistola sparati dal killer che stamani, alle 5.30, ha ucciso Andrea Catalano nella panetteria, di cui era titolare, a Reggio Calabria. I colpi hanno centrato l'uomo alla testa ed all'addome. L'arma usata e' stata un revolver, probabilmente calibro 38 o 45. Sul luogo dell'omicidio, infatti, non sono stati trovati bossoli. Il cadavere e' stato trovato dai carabinieri del Comando provinciale riverso a terra, sulla porta di ingresso del locale. I carabinieri, già dalla prima mattinata, oltre agli interrogatori, hanno effettuato anche numerose perquisizioni a casa di pregiudicati. Piu' che all'ipotesi della rapina, gli investigatori sembrano pensare che il movente dell'omicidio sia da ricercare nella vita privata della vittima. Si continua a sparare per uccidere. Senza limiti. Eppure, l’’icona sociale Harry Callaghan, (Clint Eastwood) nel cult movie “Una 44 magnum per l’ispettore Callaghan” afferma che …"Un uomo dovrebbe conoscere i propri limiti".

Secondo una prima sommaria ricostruzione del mortale agguato effettuata dai Carabinieri del Comando Provinciale, diretto dal colonnello Lorenzo Falferi, la vittima sarebbe stata affrontata dal killer intorno alle cinque del mattino. Direttamente nel suo laboratorio di fornaio.  Non sono stati trovati bossoli. Segno che, chi ha sparato, abbia utilizzato una pistola a tamburo di grosso calibro, Forse una 44 Magnum. Sul posto del delitto sono giunti i Carabinieri della Compagnia cittadina, diretta dal capitano Pantaleone Grimaldi, assieme al p.m. di turno coordinato dal procuratore capo della Repubblica f.f. Ottavio Sferlazza e dal medico legale Aldo Barbaro (se non altro suo collega) per l’ispezione cadaverica esterna. C’era anche la ditta del caro estinto per la rimozione del corpo del fornaio, trasferito all’istituto di Medicina Legale, dove verrà effettuata l’autopsia. Subito dopo la salma verrà restituita alla famiglia per i funerali, che si svolgeranno in forma pubblica. Non c’è ragione alcune per cui il questore di Reggio Calabria Guido Nicolò Longo li debba vietare.

Non c’è alcuna novità invece, dalla cintura militare operata intorno ai quartieri cittadini, nell’immediatezza dell’omicidio, con posti di blocco volanti, controllo dei pregiudicati della zona e loro alibi-orario; nonché stub o guanto di paraffina, per verificare se abbiano sparato. Tendenzialmente par di capire che si escluda la pista mafiosa. Sebbene, le modalità d’esecuzione, la quantità di piombo impiegata e il tipo di arma usata, lasciano qualche dubbio. Si battono altre piste ed altre ipotesi investigative, per risalire all’autore materiale del delitto, al movente ed all’eventuale mandante. Vous cherchez la femme? Oppure uno sgarro nei confronti di un personaggio che conta. Forse ha visto, detto o sentito qualcosa che non dovesse. Ha avuto una discussione con qualcheduno? In piedi anche l’ipotesi della richiesta di pizzo inevasa. Quantunque la pista dell’estorsione, non trovi molto credito in questo momento. Le indagini, partono in salita. In una zona ad alta densità mafiosa, dove l’omertà regna sovrana e cuce le bocche a doppia mandata. Si comincia dai reperti, rilevamenti tecnici, interrogatori di parenti, amici e conoscenti. Non ci sarebbero testimoni, disposti a parlare, verbalizzare e mantenere in Tribunale. A meno che, non salti fuori qualche pentito, disposto a collaborare con la giustizia. A svelare arcani e misteri. Domenico Salvatore

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