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Il Melito Futsal (3^ cat.figc) batte in casa la capolista Pro Pellaro e la scavalca, perde anche il Ravagnese Gbi




L’impresa degli Argonauti riesce a Giasone-Tripodi e la Pro Pellaro torna sulle rive della Fiumarella, con le pive nel sacco, ma la corazzata del presidente Domenico Sergi, avrebbe meritato almeno il pareggio, Negli spogliatoi a fine partita gli ospiti dichiarano il silenzio stampa e non rilasciano dichiarazione alcuna, né interviste. Per lo meno a Melitoonline. Sebbene proprio ieri abbiamo scritto”Vinca il migliore” e riconosciuto il blasone ed il prestigio della Pro Pellaro. Clamorosa traversa di Speedy Gonzales Minicuci. Mister Mimmo Tripodi, che rinunziava a Pansera e Calabrò ( i suoi giocatori più rappresentativi, stagione finita per loro), ha mandato in campo la formazione migliore.. Ottimo l’arbitraggio del signor Vincenzo Puliatti di Reggio Calabria
PER VINCERE CERTE PARTITE, SERVE L’AIUTINO DELLA DEA BENDATA, UN ERRORE DELL’AVERSARIO, L’EPISODIO DECISIVO CHE FACCIA PENDERE IL PIATTO DELLA HBILANCIA DALLA PARTE GIUSTA ED IL MELITO FUTSAL LI HA AVUTI E TUTTI IN UNA VOLTA
La gara è stata in equilibrio per 70 minuti Anzi gli ospiti di Peppe Cara, sono andati addirittura in vantaggio con una bella rete da cineteca. Una sventola da trenta metri, che si è infilata all’incrocio dei pali, dove il gigante Candito, non poteva arrivarci. La mossa azzeccata sulla panchina locale è stata quella di immettere sul terreno di gioco Peppe Pulitanò, figlio d’arte, che ha fatto la differenza. Nella ripresa si è visto un grande Melito. Sostenuto e sorretto da una folla oceanica. Sugli scudi il tarzan locale Candito, che è volato sulle liane spesso e volentieri. Almeno tre le parate magiche., che hanno salvato il risultato e forse il campionato. Sugli spalti, la folla delle grandi occasioni assetata di pallone. Il problema dei crampi per la mancanza di allenamento
Domenico Salvatore

MELITO PORTO SALVO (rc)- Non possiamo strapparci i capelli e lacerarci le vesti perché la Pro Pellaro si sia arroccata sul silenzio stampa. Muto come un pesce il giovane presidente Domenico Sergi, espulso per una diversità di opinione con l’arbitro. Muto come una statua il trainer Peppe Cara. Altri dirigenti hanno detto ‘No comment’.E perché poi? Non abbiamo notizia che qualcheduno gli abbia fatto un torto. Affari  loro. I commenti di regola, si fanno quando si vince e quando si perde. Non possiamo e non vogliamo metterci il naso. Il presidente Rocco De Pietro invece, parla:”Potevamo vincere questa partita sia noi che loro. Stavolta  è stato più fortunato il Melito. Siamo contenti questo sì. A noi, serviva la vittoria, per alimentare le nostre speranze, in vista del rush finale di primavera e del recupero con la Scillese. Ma soprattutto, dobbiamo ancora incontrare il quotato Ravagnese. A questo punto, ritengo che ce la possiamo giocare. Fermo restando, che anche le squadre cosiddette ‘facili’, non siano figlie di un dio minore”. E parla anche mister Mimmo Tripodi, ma non grida, vittoria:”Non è nel mio stile e chi mi conosce lo sa bene. Oggi, abbiamo battuto il più forte avversario del campionato e siamo soddisfatti, questo è vero.

Era una partita da tripla. Sapevamo bene di incontrare una signora squadra, per carità. Del resto, non abbiamo mai sottovalutato la cosa. Noi ci siamo preparati intensamente a questa partita. I ragazzi raccolgono il frutto del loro duro lavoro settimanale”. Parla perfino il vice-allenatore Silvio Malaspina:” Ho visto una grande partita ed una grande folla. Abbiamo vinto noi, ma anche il Pellaro ha meritato. Nessuno avrebbe potuto gridare allo scandalo se fosse arrivato un risultato diverso da quello finale. Noi ci crediamo, ma sarebbe una follia tirare i remi in barca sul più bello. Anche perché, ancora ci sono partite insidiose e difficili”. Fin qui i commenti, di chi ha voluto parlare. Altre interviste, le ha realizzate Luigi nel parterre; e ve le proponiamo qui di sotto. L’analisi della partita vista con i nostri occhi. Le squadre della serie A e B avevano giocato ieri e sabato. Il rialzo della temperatura, la bella giornata di sole, avevano convinto il pubblico delle grandi occasioni ad andare allo stadio. Davvero, una cornicie di spettatori massiccia e composita, che si vedeva solo ai tempi della buon’anima della Valle Grecanica in serie D, (agl’inizi, sull’onda della novità, dell’entusiasmo e dell’euforia; e comunque, solo nelle grandi occasioni). Una delusione cocente che ha prodotto sdegno ed indignazione e soprattutto repulsione, discusto, ripugnanza ed avversione verso lo sport ed il calcio in particolare. A certe partite iniziali del Melito Futsal, quando c’era ancora scetticismo, diffidenza e sospetto, non hanno assistito mai, più di una ventina di persone; compresi gli addetti ai lavori e parenti dei giocatori. Poi pian pianino i vari Domenico Tripodi, Rocco De Pietro, Silvio Malaspina, Saverio Pellicone (scopritore, quando giocava nel Bagaladi, della famosa “zona Pellicone” che andava dall’89° al 103° minuto) e company, sono riusciti a conquistare consensi e fiducia, sino al pienone di oggi pomeriggio. Questo la dice tutta sulla fame di pallone. Un dato che deve indurre a riflettere. Meglio partire da lontano, passo, dopo passo, ma con una società solida economicamente, che spiccare voli pindarici, per poi ritrovarsi con un pugno di mosche in mano e senza pallone, degno di questo nome. Intanto una bella partita, giocata ad armi pari, bella, aperta, leale, cavalleresca; caratterizzata anche dai continui crampi; una piaga legata alla mancanza di allenamenti. Ma qualche giocatore, sprofondato sulla… poltrona, si limitava a guardarsi la partita.

Uno di quegl’incontri che fanno bene all’anima. Nonostante, non siano mancati gli scontri gagliardi e severi, al limite del regolamento. Si fa presto a dire che siano stati “di normale routine; o che comunque si trattasse di un derby; che alla normale dose di grinta e mordente, si unisse lo smalto, la vivacità, la verve ed il brio, tipici della gare ad alto rischio. La posta in palio era enorme. Tutto in 90 minuti? Forse che sì, forse che no, tuttavia in palio una grossa quantità di ciance;  uno spicchio consistente; una buona fetta di torta, questo sì. Mister Peppe Cara, conosce bene la tattica, l’agonismo e la tecnica, che sono poi, i principali elementi, i fattori più importanti del gioco del calcio. Anche lui aveva preparato questa partita con il consueto impegno. Benchè fosse in formazione rimaneggiata per l’assenza di alcune pedine importanti. Abbiamo visto sul tappeto verde, toreare con grande classe un “certo Ricciardi”, giocatore di serie D, rimasto senza squadra. Ci è piaciuto pure il centrattacco Neri. Un cliente da prendere con le molle. Dietro, capitan Alampi assieme a Colo, Sergi, Marra e Ravenda avevano eretto un efficiente muro di berlino. Hai voglia che Orlando, Tripodi, Iamonte, Gullì e Minicuci, bussassero a quella porta: non si apriva nemmeno l’uscio di casa.

Nelle file dei padroni di casa, oltre a Candito, che si scatafasciava in orizzontale spesso e volentieri, Calabrò, Ielo, Laganà, Errigo e Latella, si sono difesi bene. La rete avversaria è arrivata su calcio piazzato. Una cannonata da trenta metri, che si è conficcata nel “sette”, dove lo spilungone Candito, non poteva arrivarci. Ma è stato davvero bravo Ravenda a coordinarsi. Davvero una pregevole punizione alla Platini, se non alla Zico od alla Del Piero, che ha annichilito la platea di parte melitese. Ci voleva altro, che il caldo sole agostano per riscaldare il petto degli ultras e dei contras ‘melitoti’. Sebbene il pubblico di casa non sia mai stato caloroso. Solo qualche accenno. La Pro Pellaro, ha avuto pure la palla del 2-0 in un paio di occasioni,  con Sabino, Neri e lo stesso Ricciardi, se non Cogliandro, ma l’ha sprecata. L’equipe  di Punta Pellaro, ha tenuto con autorevolezza il campo, per interi quarti d’ora. Geometrie ariose e spumeggianti, ben collaudate dal mago della panchina Peppe Cara. Le squadre andavano a riposo sullo 0-1. Di quel che accadde nel secondo tempo, ve lo diremo tra un attimo. A partire dalle splendide parate di Candito. L’uomoragno è volato sulla ragnatela con i suoi lunghi tentacoli. Due sventole su calcio piazzato dal limite. Un paio di prese aeree ed un rasoterra imprendibile, sul quale si è accartocciato ‘Orzowei’, strozzando l’urlo in gola agli avanti ospiti. Non è esagerato affermare che il cinquanta per cento, del successo, se non di più, sia da ascrivere alle sue magiche parate.

Dei due portieri, è stato sicuramente il più impegnato. Le cose migliori la squadra di casa, le ha fatte vedere nel secondo tempo. Già una fucilata di Speedy Gonzales Minicuci, sgangherava l’incrocio dei pali e capitan Tripodi, prima di abbandonare il campo e la fascia di capitano, arrivava in ritardo per la deviazione a rete. A questo punto Silvio Malaspina e Mimmo Tripodi concertavano, assieme a Saverio Pellicone, uno che di pallone ne mastica, di mandare in campo Peppe Pulitanò, prudentemente relegato in panchina. Ancora non ha recuperato al 100 per 100. Mai una mossa fu più azzeccata di questa. Ma il trainer ospite, non aveva l’elemento giusto per controbattere. Pulitanò, figlio d’arte, è salito in cattedra, sotto gli occhi di Saverio Pansera, che stravede per lui, ed ha fatto la differenza, come si suol dire. Intanto, ha intercettato una quantità di palloni impressionante a centrocampo. Non solo interdizione della manovra avversaria. Ma poi, ha fatto da filtro per le punte ed è andato lui stesso alla conclusione in più di una circostanza. I duellanti hanno giocato di fioretto e spada, prima di passare alla sciabola. La rete del pareggio, segnata con un colpo di testa velenoso come una rasoiata alla Carletto Galli, è arrivata dopo un’ora di gioco. Per merito di Roberto Latella, anch’esso figlio d’arte.

Papà Peppe Latella, inteso “Martello”, a bordo campo soffriva come gli hooligans e gli skin-heads, perché i minuti passavano ed il pareggio, non arrivava. Figurarsi la gioia e l’euforia, quando proprio il suo pupillo, faceva esplodere la santabarbara del tifo. Un urlo tarzanino liberatore. L’avversario non ci stava a perdere e nemmeno a pareggiare. Voleva la vittoria a tutti i costi. Sebbene abbia lasciato in panchina un elemento come Belvedere, che invece in match come questo bisognava buttarlo nella mischia. La partita sembrava avviarsi verso la parità. Un punto a testa che non accontentava nessuno, ma che poteva tornare utile, in vista della volata di primavera. Ma il dottor Geronimo Stilton, alias Claudio Minicuci, la pensava diversamente. L’estrema sinistra, cominciava a contorcersi come Philippe Petit sulle Twin Towers. Le sue serpentine ubriacanti (come quelle di Maradona nel secondo gol  dei quarti di finale della Coppa del Mondo FIFA 1986 contro l’Inghilterra) facevano perdere l’equilibrio a due difensori, finiti nella morsa della cefalea a grappolo. “Pizzicati” con le mani nel sacco. Al signor Vincenzo Puliatti di Reggio Calabria, matusa ancora efficiente ed efficace, non rimaneva altro da fare, che applicare il regolamento ed assegnare un penalty alla squadra di casa. Sul dischetto, Peppe Pulitanò.

Breve rincorsa e dal suo piede parte una legnata secca. Barreca si lancia e sfiora, ma non tocca la sfera, che rotola beffarda in fondo al sacco. Per l’entusiasmo indescrivibile dei soupporters melitoti, passati in dieci minuti dall’inferno al paradiso. L’adrenalina, s’impenna come il Machu Picchu. Mister Tripodi pescava il Jolly Baccellieri, reduce di guerra della gloriosa Melitese, che ha deliziato la platea con alcune giocate, tipo la rovesciata alla Carlo Piola e fiducia al giocoliere Kris Kremo alias Gullì, abile nel crick Nel finale thrilling e mozzafiato, c’ è ancora  spazio per il pieno, se non supplemento di brividi, emozioni e fremiti per l’assalto furioso della Pro Pellaro, alla trequarti di campo avversaria; simile al violento uragano che scuoteva Mompracem, l'isola selvaggia, sperduta nel mare della Malesia, covo di pirati ferocissimi ai tempi di Sandokhan. Ma il Führerbunker se non la Wolfsschanze, del pronipote di Nereo Rocco, resiste in modo eroico. Specialmente nel…quarto tempo, concesso dall’ottimo Vincenzo Puliatti, che allunga il tempo sino alle calende greche. Il direttore di gara, trattiene l’arrivo dell’Aurora come Minerva, che dilatò la notte a beneficio  di Ulisse e Penelope, dopo la strage dei Proci. Arbitro, bravo bravissimo, che strappa l’applauso, udite udite, nientemeno che al pubblico melitoto. -Ma va, non ci credo, nemmeno se lo vedo con i miei occhi…Eppure è così. Mettiamo in croce gli arbitri mollicci, protagonisti, visionari, mitomani e megalomani (una sparuta minoranza oramai, per fortuna; ancora ce ne sono), ma quando ce n’è uno, con la schiena dritta ed i c… come Puliatti di Reggio Calabria, chapeau. Domenico Salvatore

Il tabellino di Dosa
Melito-Pellaro 2-1 a Melito
Melito Futsal: Candito 8, Calabrò 8, Ielo 8, Laganà 8, Errigo 9, Latella  10, Orlando 6, Tripodi 6, Iamonte 8, Gullì 9, Minicuci 10
In panchina, Barilla, Spagnolo, Foti
Sostituzioni, Baccellieri, Pulitanò, Focà, Russo
Allenatore, Domenico Tripodi 8
Presidente,  Rocco De Pietro 8
Pro Pellaro, Barreca 6, Alampi 6, Colo 6, Sergi 6, Marra 6, Ravenda 7, Cogliandro 6, Sabino 6, Neri 8, Ricciardi 8, Polimeni 6
In panchina, Latella, Siclari, Belvedere
Sostituzioni, Polito, Vaghini, Familiari, Cogliandro Diego II
Allenatore, Giuseppe Cara 6
Presidente, Domenico Sergi 6
Marcatori, 25 p.t. Laganà (P.P.) 15 s.t. Latella (M), 25 s.t. Pulitanò (M) R
Arbitro, Vincenzo Puliatti di Reggio Calabria, 8,5
Note, spettatori alcune centinaia; ammoniti Laganà, Iamonte, Gullì per il Melito;  Sabino per la Pro Pellaro; terreno in ottime condizioni di gioco, pomeriggio di sole. Angoli 6-7, punizioni 16-18, rimesse laterali 15-19

























































































































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