L'intervento del Sindaco di Bologna, Virginio Merola, al
Secondo Forum del Piano strategico metropolitano.
"Complimenti per il lavoro fatto. Qui c'è un enorme concretezza di proposte
ed idee su dove portare questa comunità per il futuro e di questo mi
compiaccio e ne traggo forza come amministratore in un momento in cui com'è
noto abbiamo bisogno di forza, consapevolezza e determinazione. Il fatto
che tutto ciò venga da una partecipazione così ampia non è scontato.
Innanzitutto questa concretezza l'ho sentita molto, e ne sono
particolarmente contento, nei giovani sindaci che questa mattina hanno
parlato. E questo mi dà fiducia nella costruzione del nostro progetto
comune. Si parla di città metropolitana, ma sottolineo che finché se ne
parla in modo confuso per le note vicende del legislatore nazionale in
questa realtà si fanno le riforme, non ci si limita a chiederle ma si fa un
concreto processo di autoriforma: questa è l'unificazione dei Comuni della
Valsamoggia, assumersi responsabilità per le proprie collettività e non
limitarsi al lamento del legislatore che non provvede. Arriverà il momento
in cui il legislatore provvederà, ma intanto ognuno faccia la propria parte
e il fatto della Valsamoggia è un punto di svolta per questa regione e per
la costruzione concreta della città metropolitana perché ai buoni esempi
seguono altri buoni esempi e buone pratiche e non a caso si guarda a questa
esperienza nel resto della nostra regione e a livello nazionale.
Siamo a un buon punto perché una collettività che insieme si interroga a
che punto è, è una collettività che dimostra di sapere reagire e avere
tutti gli strumenti per affrontare il futuro. Ed è importante che in questa
situazione un po' complicata del nostro Paese ci sia una comunità, un
Forum, con la presenza ti tante associazioni, che discute del proprio
futuro, che affronta e si mette davvero all'altezza del proprio passato. E'
stato detto che tocca a noi occuparci di fare cose per il futuro e uscire
da un'idea del passato che diventi un peso. Qui si parla di futuro e lo si
fa con molte idee che andranno aggregate, che andranno rese efficaci e che
andranno tradotte in risorse e provvedimenti. Stiamo facendo tutto questo
completamente controcorrente rispetto alla situazione del Paese. Noi non ci
concediamo il lusso di pensare e basta, noi riteniamo che ritornare a
pensare collettivamente del nostro futuro sia il modo migliore di
affrontare la crisi del Paese.
Vedete, avevo in mente la solita metafora della nave, poi ho pensato a
Schettino e mi sono detto che il Paese non merita questa metafora, tanto
meno la Città metropolitana che insieme stiamo costruendo. Pensandoci bene
abbiamo già la metafora: una nuova geografia che dobbiamo riconoscere.
Questa nuova geografia sono le nostre zone terremotate che hanno dimostrato
di saper reagire attraverso una grande coesione sociale. Questo è l'esempio
che dobbiamo seguire come Città metropolitana e che dobbiamo sapere
indicare al nostro Paese. Non dobbiamo perderci in altro alla ricerca,
magari, di un laboratorio che non si sa bene cosa sia. Qui si scende di
nuovo in campo. Noi non abbiamo tempo per rassegnarci perché si rassegnano
quelli che hanno i soldi per farlo e che vivono di rendita, gli altri non
hanno tempo di rassegnarsi, soprattutto i poveri e gli ultimi di questa
città a cui questo Piano strategico sta guardando con vera attenzione, cioè
l'idea di coinvolgerli in un nuovo tipo di welfare, un welfare di comunità
che sposti il focus di tutte le nostre analisi da quelle che sono le
istituzioni e i bisogni a quelle che sono invece le capacità relazionali di
farle comunità insieme, per distribuire meglio una risposta sul tema dei
servizi sociali.
Siamo molto preoccupati per le risorse, stiamo facendo una discussione con
tutti i Sindaci costretti all'esercizio provvisorio del bilancio. Tutti noi
stiamo cercando di capire come fare per chiudere il Bilancio in questa
situazione, stiamo cercando di capirlo nel senso che lo chiediamo al
Governo. Lo chiede l'Anci e la Conferenza Stato-Regioni. E l'abbiamo fatto
con una lettera nella quale abbiamo fatto presente che in questa situazione
chiudere i bilanci molto difficile per la stragrande maggioranza dei Comuni
italiani perché non è chiaro come si fa a reperire 2 miliardi e 300 milioni
di tagli, non è chiaro come si fa a applicare la Tares in questa
situazione, non è chiaro come si fa a finanziare il fondo sociale per
l'autosufficienza e il nostro trasporto pubblico locale e la nostra sanità.
Capisco che c'è la campagna elettorale, ma è urgente che il Governo ci
convochi e dia una risposta su questo e si concerti una via di uscita.
Nello stesso tempo noi chiediamo che si paghi la Cassa integrazione in
deroga, non vorrei che si pensasse che stiamo parlando a vuoto: qui ci sono
persone che concretamente non hanno i soldi da ottobre per quanto riguarda
i loro stipendi. Quindi c'è un problema di concretezza sul quale come
amministratori siamo estremamente impegnati. All'interno di questo ci
predisponiamo a fare un Bilancio rispetto al quale porteremo solo come
Comune di Bologna un miliardo di investimenti, io non so se questo è il
lavoro, ma questo devono fare le comunità locali per sostenere il lavoro di
queste comunità. Ho piano di investimenti che dettaglieremo, che merita su
ogni punto di essere approfondito, ma la cifra è certa e la possiamo
impegnare in questi quattro anni. Le scelte di bilancio seguiranno questa
discussione importante che abbiamo fatto oggi, che ci darà la bussola sul
fatto di orientare queste risorse a quanto sta emergendo da questa capacità
progettuale. L'importante è sapere scegliere come indirizzare le risorse e,
vi assicuro, lo faremo al meglio.
Sta emergendo una idea di città, sta emergendo con forza una idea di città
incentrata sulle persone. E io sono molto soddisfatto di questo. Tendiamo a
dire che Bologna ha le caratteristiche per essere nel futuro una città
umanistica, dalle discussioni che stanno emergendo io vedo che c'è
finalmente una consapevolezza di cui dobbiamo essere orgogliosi, che noi
facciamo la differenza perché le persone che lavorano, fanno impresa e
fanno servizi sociali in questa comunità metropolitana. Questo significa
che noi dobbiamo incentrare su questo i nostri sforzi, anche dai progetti
che ho sentito oggi c'è una grande necessità di ridistribuire potere
sociale e sapere in questa comunità per saperlo utilizzare al meglio, una
città umanistica ingaggia le persone per affrontare le sfide del futuro è
una città che fa i conti con il fatto che la sua composizione demografica e
sociale è estremamente modificata. Ma può esserlo in meglio, oltre
all'invecchiamento c'è una pluralità di gente nuove che vive nell'area
metropolitana da 10 anni e che è una grande ricchezza che insieme dobbiamo
utilizzare nella condivisione di progetti, e non si tratta di fare solo un
lavoro di selezione darwiniana, non è questo il senso del Piano strategico,
ma si tratta di metterli insieme perché rendano con migliore efficacia
possibile quello che poi firmeremo come patto, perché questo sarà un patto
condiviso fra tutti quelli che hanno partecipato.
Una idea forte di città a cui noi guardiamo come Comune anche cominciando
ad individuare delle priorità. E una priorità a me pare molto evidente,
come dicevo prima, sul tema del sapere. Penso che il nucleo forte sul quale
fondare e fare discendere tutti gli altri progetti e renderli coerenti è
che questa città ha le caratteristiche per incentrarsi sempre di più sulla
manifattura e sulla cultura. La manifattura intesa come produzione
industriale, nei termini moderni di questa comunità, cioè come sapere;
l'impresa ha un sapere e i lavoratori hanno un sapere che spesso sono
sconosciuti a questa comunità, mentre noi dobbiamo riuscire a intrecciare
strettamente il sapere che incorporano le nostre aziende e i nostri
lavoratori e farne la nostra frontiera, il nostro modo di rapportarci al
mondo. Vedete, è un periodo nel quale sto girando molto nelle fabbriche e
nelle scuole, c'è molto da imparare. Mi ha colpito un fatto: l'80% della
nostra produzione è orientata all'export, noi siamo famosi per il
packaging, per produrre macchine che fanno altre macchine. Ma abbiamo un
gap: non lo comunichiamo insieme al resto del mondo; questo gap va superato
e bisogna che ci svegliamo perché credo che non possa ripetersi che i
tedeschi vengano qua, vedono la nostra valle del packaging, tutto l'asse di
produzione di beni strumentali di questa realtà, poi se ne tornano e
brevettano loro il marchio valle del packaging, con tutto il marchio di
autore. Qui c'è una sottovalutazione delle istituzioni e non solo delle
imprese che non possiamo lasciare da sole in questo accompagnamento
all'estero, dobbiamo su questo aumentare le nostre capacità di fare squadra
e di accompagnare l'internazionalizzazione più spinta di cui abbiamo
bisogno. Faremo un bando di 3 milioni di euro per le start-up, cercheremo
di utilizzare gli immobili sia privato che pubblici per collocare queste
start-up, punteremo sulle imprese creative, noi abbiamo grandi possibilità
perché siamo una città umanistica e siamo una città del contemporaneo che
sa tenere il sapere produttivo per diffonderlo alla produzione culturale,
dobbiamo su questo aumentare la nostra capacità di proposta ma sicuramente
investire sull'imprenditoria giovanile, sugli operatori culturali per
collegare più strettamente questo passaggio.
L'Università di Bologna ha il 45,5% di ricercatori su 100 professori, è
all'ottavo posto in Italia. Io e il Rettore non vorremmo fare altro che
aumentare questa disponibilità, il tema della start- up va coniugato con il
tema dei dottorati di ricerca da inserire direttamente nelle aziende.
Questo è un filone sul quale noi dobbiamo concentrare la nostra attenzione.
Voglio ringraziare l'Università per lo sforzo notevole che sta facendo,
sempre più nei nostri piani l'Università è la città, stiamo andando avanti
con un progetto che sarà un contenitore in cui dare accoglienza a molti
progetti che stanno venendo avanti da questo punto di vista. L'Università
bolognese non perde studenti però viviamo in un Paese e in una regione dove
gli studenti si perdono, io credo che vada irrobustita la presenza di
Bologna nella nostra regione. Credo che siamo in un punto di svolta per le
cose che ci stiamo dicendo: sistema aeroportuale e sistema fieristico sono
importanti, così come il sistema universitario; la discussione sulla Città
metropolitana che riprenderemo è una discussione che deve vedere un ruolo
molto forte della regione nel riconoscimento che si supera il policentrismo
dando il valore dovuto al sistema urbano metropolitano bolognese.
Università, sistema fieristico, sistema aeroportuale, il sistema
ferroviario, se si dà questa priorità su Bologna si dà priorità al rilancio
della nostra regione. Da questo punto di vista la discussione da riprendere
sulla Città metropolitana è chiara, è rimasta una cosa campata per aria,
cioè che il sottoscritto al primo gennaio 2014 sarebbe il sindaco della
città metropolitana senza nient'altro, quindi mi sembra una presa in giro,
io penso che noi da marzo come collettività e come comuni dovremo
organizzare una prima discussione sul nuovo governo a partire da come dare
davvero valore alle singole città metropolitane, non ci può essere una
definizione di 10 città metropolitane in astratto solo su una legge
nazionale ma bisogna cominciare a entrare nel concreto, che per esempio
significa che la città metropolitana bolognese oltre a aspettarsi uno stato
che finalmente semplifica che regole e la burocrazia, perché sto
apprezzando lo sforzo che Simonetta Saliera sta facendo con il gruppo di
lavoro per la semplificazione amministrativa, però abbiamo bisogno di
essere liberi di alcune leggi che a cascata ci impediscono concretamente di
fare questa semplificazione, pensare alla Città metropolitana in modo
specifico per ogni realtà uscendo dalla pomposità del termine "matrimonio"
perché non si fa differenze tra Cagliari, Bologna, Milano o Torino, che
sono realtà estremamente diverse e dovremo essere molto chiari con il nuovo
Governo. Per me questo significa semplificare i livelli di governo,
significa rendere i sindaci protagonisti del governo di questo territorio
insieme alle loro comunità e significa finanziamenti e risorse. Il nostro
sistema fieristico per esempio deve essere al centro degli investimenti
per quanto riguarda la futura citta' metropolitana bolognese.
Oltre alla soddisfazione che provo rispetto ai temi che avete evidenziato,
volevo dirvi che noi siamo stati forti in passato e lo saremo sempre di più
in futuro se capiamo bene questa cosa della centralità delle persone e se
teniamo a mente che queste persone avevano lo spirito di inventare e
trovare le soluzioni sapendo che da soli non c'era l'ombra di una
possibilità, e farlo facendo unità e coesione sociale come hanno fatto con
il terremoto. Questo noi dobbiamo fare e stiamo facendo comunità anche con
questo Piano strategico metropolitano, e lo stiamo facendo secondo me nella
direzione giusta perché. è vero, c'era bisogno nella nostra città di un
rilancio di partecipazione, ma diciamo la verità fino in fondo: c'era
bisogno di un rilancio della partecipazione civica, cioè del bene comune.
Abbiamo troppa partecipazione corporativa, abbiamo troppa partecipazione
consociativa, abbiamo bisogno di una partecipazione civica. Io sono
perfettamente d'accordo con le sottolineature di Don Giovanni Nicolini,
abbiamo un campo al quale dare un immenso valore che ci potrà dare molto,
che definisco il campo dell'amministrazione condivisa dove noi non
chiediamo solo al povero di quali sussidi ha bisogno, ma lo aiutiamo a
trovare quali occasioni di lavoro può avere per uscire dalla condizione di
povertà, quindi una rivisitazione culturale da questo punto di vista di
tante cose che possiamo fare insieme, utilizzando questo termine
"sussidiarietà" nella versione autentica, cioè quella che c'è scritta nella
Costituzione: che i cittadini si autorganizzano per dare dei servizi di
interesse generale. Questa è la sussidiarietà. Non è altro. E qui a Bologna
ci sono molte potenzialità su questa sussidiarietà. Poi c'è il rapporto
pubblico-privato che è un'altra cosa rispetto alla sussidiarietà e non
capisco perché dobbiamo fare questa confusione. Noi ci siamo dati
l'obiettivo di avere un Comune più efficiente e più snello con mille
impiegati in meno alla fine di questo mandato. Questo significa che per noi
è scontato il rapporto pubblico-privato, non è scontato intendere la
sussidiarietà come il fatto che il comune ci metta i soldi e i privati
gestiscono. Questo noi lo faremo perché riteniamo che sia da fare nel senso
che vanno coinvolte le imprese, nei servizi sociali, nei servizi
scolastici, in tutta l'ampia gamma dei servizi per l'assistenza
domiciliare, ma mentre il comune in questa difficile situazione (in scelte
di bilancio inedite che è toccato fare) si rendano conto che bisogna
mettere insieme le risorse, faremo i servizi in compartecipazione come
abbiamo sempre fatto, rinnovandolo. Sulla scuola è evidente che noi siamo
per un sistema formativo pubblico integrato, e questo difenderemo anche nel
confronto con il futuro Governo, la riforma dell'Asp attende solo il
responso dell'agenzia delle entrate che mi dicono che è imminente, ma
bisogna che in questo passaggio ci comprendiamo: abbiamo dimensione di una
dimensione metropolitana competitiva che metta al centro l'impresa, il
lavoro, la manifattura, la cultura e le imprese creative e attorno a questo
abbiamo bisogno di trasformare il nostro stato sociale. Abbiamo tutte le
condizioni per farlo, anche perché sappiamo batterci bene, è di ieri la
notizia che la Conferenza Stato-Regioni ha ottenuto solo per Bologna 35
milioni di euro da investire sulla nostra sanità, quindi sul Sant'Orsola, e
sul nuovo poliambulatorio. Il pubblico-privato non è una novità per noi,
dobbiamo riaggiornare le forme e non continuare un dibattito astruso sulla
sussidiarietà che non sono appalti, gli appalti si fanno e vince la gara il
migliore e noi facciamo gare nell'interesse della nostra comunità e
sull'esigenza che la nostra comunità riteniamo abbia bisogno. Mentre ci
aspettiamo molto come proposte di compartecipazione alla gestione dei
servizi da parte delle imprese private. E mi aspetto molto, basta andarli a
cercare nei parchi, nelle scuole, nei quartieri di questa città,
Casalecchio con l'esempio della comunità solare, la solidarietà dei
cittadini che si autorganizzano per fare servizi di questo genere. Questa è
la città umanistica, scenario completo verso cui stiamo andando, la
riscoperta della nostra anima e saperla portare nel futuro è impegnativo, è
faticoso, ma è una strada gratificante per noi tutti.
E' bastato fare un po' di regia per esempio per quanto riguarda la
questione della cultura per vedere quanto potenziale emerge in questa
città, è bastato scoprire l'acqua calda, cioè che lo spazio pubblico si può
usare a tempo per avere il coraggio di fare idee. Noi abbiamo coraggio, lo
vedo molto nelle persone che partecipano, vedo finalmente la possibilità di
uscire dal lamento, vedo la possibilità di dare valore a quello che
facciamo come comunità, e lo vedo anche perché ci sono molte persone che
hanno capito che non va dato niente per scontato. Siamo qua all'Arena del
sole, dove i lavoratori da tempo hanno ridotto il loro salario per
mantenere aperta l'Arena del sole, ho sentito dire che è ovvia e scontata
come cosa mantenere aperta l'Arena del sole. Bene, l'Arena del sole intanto
poggia su questo sacrificio dei lavoratori, deve succedere al più presto
che si faccia una fondazione per dare un futuro alla arena del sole. Così
come il Teatro comunale che non è un posto per ricchi, è il posto dove noi
facciamo comunicazione nel mondo e manteniamo aperta la possibilità di
musica del contemporaneo della nostra città. Una città del contemporaneo è
questo: una città che guarda al futuro, una città che non si permette le
continue polemiche sul passato, su cui avrei avuto motivi di polemica sul
tema delle infrastrutture, per come ci avevano lasciato, a cominciare dal
civis, di cui si occuperà la magistratura, ma adesso arriveranno i
finanziamenti per il nuovo filobus. Ci sono 292 milioni per il servizio
ferroviario metropolitano da spendere nei prossimi anni, stiamo risolvendo
il problema della bretella autostradale con tutte le complicazioni del
caso, ma a me fa piacere una cosa che emerge da questa riunione e che
voglio sottolineare: la vera infrastruttura siamo noi, le infrastrutture le
stiamo, le infrastrutture le stiamo facendo, si stanno realizzando, c'è
l'accordo per il sistema fieristico e per il Tecnopolo che va avanti ma la
vera infrastruttura sono il sapere, i giovani, la scuola, la ricerca,
l'Università. Quindi manifattura e cultura, fare circolare questo sapere e
farlo diffondere nella nostra comunità e io davvero penso e di questo vi
ringrazio che noi possiamo dire, e ci rivedremo all'appuntamento finale: in
noi c'è solo futuro".
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862
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