OPERAZIONE ADA
-
associazione di
tipo mafioso (art. 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
-
concorso in
associazione di tipo mafioso (artt. 110 e 416 bis commi 1 - 2 - 3 - 4 - 5 - 6 c.p.);
-
concorso in
illecita concorrenza con minaccia o violenza, aggravata dall’aver favorito un
sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 110 - 513 bis commi I e II c.p. e 7 L. 203/91);
-
concorso in
abuso d’ufficio e falsità materiale commessa dal Pubblico Ufficiale in atti
pubblici, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (artt. 110
- 81 cpv. 323 - 476 c.p. - 7 l. n. 203/91);
-
associazione per
delinquere finalizzata all’acquisto, vendita e detenzione di armi e munizioni;
associazione collegata a quella di tipo mafioso (art. 416 c.p. - 7 l. n.
203/91);
-
fabbricazione,
detenzione e porto illegale in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi
comuni da sparo e clandestine, detenzione illegale di munizioni per armi comuni
da sparo e locazione e comodato di armi, aggravati dall’aver favorito un
sodalizio di tipo mafioso (artt. 81 cpv. - 697 c.p. - 1 - 2 - 4 - 7 l. 895/1967
- 22 - 23 co. 2 - 3 - 4 l. 110/1975 - 7 l. n. 203/91);
-
concorso in
furto aggravato, aggravato dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso
(artt. 110 - 624 - 625 - 7 l. n. 203/91);
-
simulazione di
reato (art. 367 c.p.);
-
ricettazione
aggravata dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso (art. 648 c.p. - 7 l.
n. 203/91);
-
associazione
finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope del tipo
hashish e marijuana con le aggravanti del numero di associati superiori a dieci
nonché della disponibilità di armi (art. 74 commi 1 - 2 - 3 - 4 D.P.R.
09/10/1990 n. 309);
-
spaccio in
concorso di ingenti quantitativi sostanza stupefacente (art. 110 c.p. - artt.
80 - 73 D.P.R. 09/10/1990 n. 309).
Le indagini dei Carabinieri,
coordinate per la
Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria dal Procuratore Aggiunto
dott. Nicola Gratteri e dal dott. Antonio De Bernardo, hanno ulteriormente
consentito di confermare e documentare che la cosca, oltre a controllare il
traffico di armi e di sostanze stupefacenti nel territorio di competenza, ha
realizzato un’infiltrazione pervasiva all’interno della pubblica
amministrazione, riuscendone a condizionare ed orientare attività, scelte
politiche e, più in generale, la gestione della res publica.
Nel corso dell’attività
investigativa, è stato accertato come il comprensorio del comune di Melito di
Porto Salvo fosse interamente sotto il controllo asfittico della cosca IAMONTE
che, unitamente alla cosca PAVIGLIANITI - egemone in San Lorenzo e Bagaladi -
si è posta come una tra le più consolidate ed importanti organizzazioni
criminali della fascia ionica della provincia reggina. D’altronde, la presenza
nel territorio della cosca IAMONTE è un dato incontrovertibile che è stato
acquisito e stigmatizzato dalla cronaca giudiziaria degli ultimi anni.
L’attività investigativa,
come anticipato, ha focalizzato l’attenzione su diversi sodalizi criminali di
tipo mafioso i quali con strumenti, condotte e dinamiche tipiche e consolidate
della criminalità organizzata:
-
hanno condizionato con il supporto di imprenditori, alcuni
dei quali ritenuti affiliati alla cosca IAMONTE e con la pesante e grave
connivenza degli amministratori locali, il regolare svolgimento delle gare
d’appalto bandite dai comuni del basso Jonio;
-
unitamente ad altri esponenti di altri sodalizi criminali, si
sono resi responsabili di condotte rispettivamente finalizzate al traffico di
armi e di stupefacenti: molti degli accoliti sono risultati anche affiliati
alle cosche locali a conferma del fatto che le famiglie mafiose abbiano sempre
lo sguardo rivolto ai predetti fiorenti traffici illeciti.
Le
investigazioni hanno permesso di evidenziare come la cosca IAMONTE abbia
dimostrato un’elevata capacità di infiltrazione nella Pubblica Amministrazione,
come confermato dall’insediamento nel Comune di Melito di Porto Salvo della
Commissione d’accesso nominata dal Prefetto di Reggio Calabria il 25.02.2006. I
risultati elettorali conseguenti alle consultazioni amministrative del maggio
2007 hanno confermato però che, nonostante il commissariamento, gli assetti
politici sono rimasti pressoché invariati ed il controllo della cosa pubblica
si sia mantenuto saldamente in mano a personaggi vicini, contigui ed intranei
alla consorteria mafiosa. Proprio traendo spunto dalle elezioni amministrative
del maggio 2007, è emerso come la cosca IAMONTE abbia goduto della connivenza
della locale classe politica ed in particolare dell’allora consigliere di
maggioranza, COSTANTINO Gesualdo[2]
(attuale sindaco e all’epoca dei fatti Vice Presidente della Provincia
di Reggio Calabria) e
come l’elezione di costui sia stata resa possibile grazie all’appoggio fornito
dalla cosca.
La cosca si è mostrata particolarmente attiva nel settore edilizio, sia
pubblico che privato e attraverso il controllo di imprese locali. Più
generalmente, essa è riuscita a condizionare tutte le attività produttive,
subordinando al proprio benestare e consenso l’inizio di qualunque attività
economica. Considerevole si è rivelato il profitto che la cosca ha conseguito
attraverso il frequente ricorso alle varie pratiche estorsive: dal pagamento
del pizzo, all’imposizione delle forniture e della manodopera, fino ad arrivare
all’accettazione coatta, da parte di alcuni imprenditori, dell’estromissione da
gare di appalto e lavori in favore di imprese riconducibili alla cosca mafiosa.
Si è accertato - confermando precedenti cognizioni investigative - come tra le
cosche sia stato sancito un “patto di non
belligeranza” che garantisse a ciascuna di esse potere decisionale entro
precisi limiti territoriali: questa circostanza, emersa nel corso delle
indagini, collima perfettamente con la teoria che riconosce nella concordia tra
le cosche un requisito indispensabile ed ormai ineludibile per la prosperità
degli affari.
L’indagine ha reso possibile accertare l’esistenza di un cartello di
imprese che ha condizionato il mercato ed ha consentito agli imprenditori che
ne hanno fatto parte di spartirsi i lavori pubblici banditi dal comune del
comprensorio di Melito di Porto Salvo. Proprio in tale comune, l’ingerenza
della cosca IAMONTE si è rivelata totale; è emerso, infatti, come ad
assicurarsi l’aggiudicazione dei lavori banditi dagli enti pubblici sia stata
spesso un’impresa riconducibile alla predetta organizzazione criminale e
comunque soggetta al pagamento del pizzo. Il perseguimento degli obiettivi
prefissati dagli imprenditori è stato reso possibile dalla complicità degli
apparati comunali che, come ampiamente emerso con riferimento al Comune di
Melito di Porto Salvo, è stato contraddistinto da una gestione clientelare.
L’attività d’indagine condotta ha reso possibile individuare in MAISANO
Francesco[3] e
IMBALZANO Domenico Giuseppe[4] due dei
personaggi che, in ragione della loro collocazione all’interno dell’Ufficio
Tecnico del comune di Melito di Porto Salvo, hanno curato gli interessi della
cosca pilotando le gare d’appalto di comune accordo con gli imprenditori
affiliati.
Nel corso dell’attività investigativa, è emersa anche
la costituzione di un’associazione per delinquere i cui appartenenti hanno
tratto illeciti profitti dal traffico delle armi e delle munizioni. Si è
accertato come gran parte delle cessioni abbiano avuto luogo nella frazione
Prunella di Melito di Porto Salvo, dove i sodali hanno potuto trarre vantaggio
dal particolare assetto urbanistico a carattere prevalentemente rurale. In seno
alla consorteria oggetto delle indagini, sono stati individuati alcuni soggetti
che hanno ricoperto una posizione promotrice attivandosi per reperire armi da
fuoco e fornendoli a chiunque ne facesse richiesta nell’ambito del sodalizio.
L’associazione accertata ha presentato molteplici punti di contatto con
l’organizzazione criminale di tipo mafioso riconducibile alla cosca IAMONTE,
infatti molti dei sodali sono risultati affiliati alla predetta cosca o, pur
non essendo ancora riconosciuti come tali, con le loro condotte hanno
inequivocabilmente e deliberatamente agevolato il perseguimento degli scopi
propri della consorteria mafiosa, anche al fine di mettersi in luce e
guadagnarsi fiducia e considerazione tra gli affiliati al clan egemone.
Nel corso delle indagini, sono stati quindi
individuati dei personaggi-chiave, alcuni dei quali hanno talvolta agito
nell’interesse della cosca mafiosa cui essi fanno riferimento: CALARCO Domenico[5] e
PANGALLO Francesco[6],
quest’ultimo risultato vicino alla cosca ZAVETTIERI, dominante nel territorio
di Roccaforte del Greco. L’attività tecnica ha permesso di raccogliere
inconfutabili elementi di prova sul conto dei fratelli FERRARA Adriano
Valentino[7] e
FERRARA Antonio[8], i
quali sono risultati essere un anello importante della catena distributiva
atteso che ad essi molti accoliti hanno fatto riferimento quando hanno avuto
necessità di reperire armi e munizioni.
I sodalizi criminali oggetto delle indagini, si è
accertato abbiano conseguito ingenti profitti illeciti anche dalla gestione del
traffico di stupefacenti. È emerso come gli indagati abbiano usato - come di
consueto - terminologie criptiche tendenti ad eludere o sviare le
investigazioni delle Forze di Polizia. Il medesimo modus operandi - il
ricorso cioè ad un linguaggio volutamente criptico - è stato peraltro accertato
non soltanto quando si è trattato di spacciare stupefacenti, ma anche quando
l’oggetto della compravendita sia risultato essere un’arma da fuoco od il
relativo munizionamento. L’attività investigativa ha permesso di appurare come
i traffici illeciti siano stati orientati e diretti dalle cosche mafiose locali
a carico delle quali si è accertato il pieno controllo dei flussi di
stupefacente. Proprio le cosche si sono usualmente servite dei giovani
affiliati per la vendita al dettaglio della sostanza. È emerso, inoltre, come
buona parte della sostanza che ha alimentato il mercato illecito dello
stupefacente - sia di Melito di Porto Salvo (e comuni limitrofi) sia del
capoluogo reggino - sia provenuto dal comune aspromontano di Roccaforte del
Greco. L’analisi del traffico e del flusso di narcotico da immettere nel
mercato illecito è stato ricondotto al gruppo criminale mafioso facente capo a
MAESANO Salvatore[9],
referente, per Roccaforte del Greco, della cosca ZAVETTIERI. Tali asserzioni
sono state corroborate da servizi di osservazione controllo e pedinamento
nonché da riscontri consistiti in sequestri di sostanza stupefacente.
Contestualmente all’esecuzione del provvedimento
restrittivo, è stato eseguito un decreto di sequestro probatorio di quattro imprese (di cu una
agricola e tre edili e di produzione di calcestruzzo) riconducibili alle cosca
IAMONTE, per un
valore complessivo di 4 milioni di Euro circa.
Nel corso dell’operazione odierna sono stati impiegati
oltre 600 Carabinieri, supportati dai militari dello Squadrone
Eliportato Cacciatori, dell’8°
Nucleo Elicotteri e del Nucleo Cinofili di Vibo Valentia.
Reggio,
Calabria, 12 febbraio 2013.
[1] 53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari.
[2] COSTANTINO Gesualdo, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il
18.02.1969.
[3] MAISANO Francesco, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il 29.07.1962,
responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune di Melito di Porto Salvo.
[4] IMBALZANO Domenico Giuseppe, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il
02.05.1961.
[5] CALARCO Domenico Salvatore Marco, nato in Svizzera (EE) il
24.04.1987.
[6] PANGALLO Francesco alias Ciccio Coi, nato a Melito di Porto Salvo
(RC) il 01.06.1988.
[7] FERRARA Adriano Valentino, nato a Melito di Porto Salvo (RC) il
14.02.1986.
[9] MAESANO Salvatore, nato a Roccaforte del Greco (RC) il 10.09.1962.
Reggio Calabria 12 febbraio 2013 - ai
sotto indicati indagati, tutti in premessa generalizzati, la misura della
custodia in carcere in relazione alle contestazioni, di seguito specificate:
- AMBROGIO Giuseppe alias Pereira, cl. 82 in relazione ai capi A, A3, C, C4, C10-bis C26, C28, C29, C30, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, C52, D, D6;
- AMODEO Paolo, cl. 69 in relazione al capo A;
- BENEDETTO Carmelo alias indios, cl. 88 in relazione ai capi C, C23, C31, C51;
- BENEDETTO Fortunato Giovanni alias Apache, cl. 53 in relazione al capo A;
- BORCHIERO Alessio, cl. 87 in relazione al capo C30;
- BORRUTO Giovanni alias furia, cl. 82 in relazione ai capi A, A3 e B;
- CALARCO Domenico Salvatore Marco, cl. 87 in relazione ai capi C, C11, C13, C19, C23-bis, C25, D, D14, D15, D16, D27;
- CANNIZZARO Luca Bruno, cl. 80 in relazione al capo D9;
- CENTO Francesco alias Rattu, cl. 82 in relazione ai Capi C, C24, C37 esclusa l’aggravante dell’art.7 L. 203/1991, D, D8;
- COSTANTINO Gesualdo, cl. 69 in relazione al capo A;
- COSTARELLA Andrea Domenico, cl. 79 in relazione ai capi A ed A3;
- FERRARA Adriano Valentino, cl. 86 in relazione ai capi C, C21;
- FERRARA Antonio alias Pittara, cl. 87 in relazione al solo capo C;
- FERRARA Pasquale, cl. 82 in relazione al solo capo C44 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- FOSSO Francesco, cl. 85 in relazione al capo A, C, C3, C4, C5, C26, C35, C38, C39, C42, C47, C49, C51, D, D2, D4, D5, D6;
- FOTI Giovanni alias micio, cl. 82 in relazione al capo A;
- GUERRERA Giuseppe, cl. 63 in relazione ai capi A, B;
- GULLI’ Giovanni, cl.78 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP ed in relazione al capo B);
- IAMONTE Francesco alias faccia o occhi di drago, cl. 80 in relazione al capo A;
- IAMONTE Remingo alias bassotto, cl. 58 in relazione al capo B;
- IARIA Davide, cl. 80 in relazione al capo C e C10;
- IMBALZANO Domenico Giuseppe, in relazione ai capi A-bis, B, B-bis;
- LAGANA’ Carmelo alias Hitler, cl. 69 in relazione al capo A;
- LA PIETRA Emanuele Domenico, cl. 88 in relazione ai capi C22, esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D19, D28;
- LEONE Francesco alias nano, cl. 87 in relazione ai capi C, C20, C22 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D, D8, D11, D13, D18, D19, D20, D21, D22, D23, D24, D26, D28;
- MAISANO Francesco cl. 62 in relazione ai capi A bis, B, B-ter;
- MALASPINA Consolato, cl. 53 in relazione al capo A)
- MARINO Giovanni alias pagnotta, cl. 86 in relazione ai capi D, D8, D15, D16, D27, D28;
- MAZZERI Antonio alias Totolino, cl. 71 in relazione al capo A, C (assorbito in A), C8;
- MEDURI Antonio alias Lampino, cl. 52 in relazione ai capi A) e C7);
- MEDURI Consolato alias Lampino, cl. 87 in relazione ai capi A, C1), C5);
- MINNITI Giovanni, cl. 86 in relazione ai capi D, D20, D21, D22, D23, D25;
- MINNITI Salvatore, cl. 61 in relazione al capo A) con efficacia a far data dall’esecuzione del fermo del 24.2.2012 reso a suo carico nel proc. n. 7474/11 RGNR e n.1114/12 R.GIP;
- NUCERA Antonino alias Nino Marines, cl. 87 in relazione ai capi C18 e C41;
- NUCERA Domenico alias Mico Trenta, cl. 89 in relazione ai capi C29, C30, C38;
- PANGALLO Francesco alias Coi, cl. 88 in relazione ai capi C, C11, C23-bis, C24, C25, D, D2;
- PANGALLO Maurizio, cl. 88, in relazione ai capi D, D8, D14, D17;
- PAVIGLIANITI Giovanni, cl. 73 in relazione ai capi C, C29, C42, C52, D7;
- PIZZICHEMI Alberto Daniele alias Daniele, cl. 70 in relazione al capo A;
- PUGLIESE Giovanni alias Partanna, cl. 85 in relazione ai capi C e C26 della rubrica;
- ROSACI Antonino, cl. 83 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31;
- ROSACI Quinto Antonio alias mastro Quinto, cl. 53 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C8, C31, C 36;
- ROSACI Santoro, cl. 85 in relazione ai capi A, C (assorbito in A), C 36, D11;
- ROSATO Pietro, cl. 86 in relazione ai capi C, C3 e C34;
- SARCINELLI Vito, cl. 88 in relazione al capo D;
- STELITANO Antonino alias Murgia, cl. 81, in relazione ai capi A, C (assorbito in A);
- STELITANO Donato, cl.86 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- STELITANO Luigi, cl. 88 in relazione ai capi C e C26-bis esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
- TRIPODI Antonino alias barista, cl. 69 in relazione al capo A e C15
- TRIPODI Giovanni, alias il vecchio, cl. 71 in relazione al capo A, B, B-bis, B-ter;
- TRIPODI Venerando, cl.54 in relazione al capo A;
- VERDUCI Bartolo, cl. 76 in relazione al capo A;
- VERDUCI Gaetano, cl. 77 in relazione al capo A ed al capo A3;
esclusa
per tutti in relazione al capo A l’aggravante di cui all’art. 3 L. 146 del 2006
e, per l’effetto,
ordina
che
i medesimi siano condotti in un Istituto di custodia per permanervi ristretti a
disposizione dell’A.G. che procede;
applica
in
parziale accoglimento della richiesta del P.M. la misura cautelare degli arresti domiciliari a
- AMBROGIO Giuseppe, cl. 85 in relazione al solo capo C26) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- CARACCIOLO Antonio, cl. 85 in relazione ai capi C e C14 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- CARACCIOLO Giuseppe alias Papè, cl. 85 in relazione ai capi C e C13 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- CENTO Giuseppe, cl. 79 in relazione al capo C16-bis) esclusa l’aggravante dell’art. 7 L.203/1991;
- CREA Umberto, cl. 79 relazione al capo D18);
- FOTI Francesco Martino alias Ciccio Billi, cl. 75 in relazione ai capi D12) e D13);
- GIORDANO Francesco Antonino, cl. 88 in relazione al solo capo C51) escluso l’art. 7 L.203/1991;
- LAGANA’ Antonino Francesco, cl. 87 in relazione al capo D8);
- NOCERA Angelo, cl. 72 in relazione al capo C9), esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991;
- NICOLO’ Loris Francesco, cl. 89 in relazione ai capi D e D21);
- ROMEO Vincenzo, cl. 85 in relazione al capo C39) esclusa l’aggravante di cui all’art. 7 L. 203/1991;
- TRIPODI Filippo, cl. 85 in relazione al capo C12 esclusa l’aggravante dell’art. 7 L. 203/1991, D14 e D27;











0 Commenti