OPERA NOMADI
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DI REGGIO CALABRIA
In una campagna elettorale molto importante per il futuro del nostro paese l'Opera Nomadi propone ai candidati di tutti gli schieramenti un incontro, per giorno 22 febbraio alle ore 10,00 presso la sua sede in via Sbarre centrali nr 82/D in Reggio Calabria, per confrontarsi e avanzare qualche proposta sul tema dei migranti e dei rom.
Un tema quasi del tutto assente nei programmi elettorali che riguarda una parte degli "ultimi", quella parte che a causa della ideologia della discriminazione è vista come "il nemico" e per questo è diventata la parte più svantaggiata tra gli "ultimi". Una parte che a questa tornata elettorale è scomparsa.
Non si tratta di poche decine di persone, ma di diverse migliaia che vivono nelle nostre città e che non sono "il nemico", ma sono state usate da una parte dei politici come il perfetto capro espiatorio per nascondere le loro responsabilità. Sono persone che contribuiscono allo sviluppo del Paese, ma spesso vengono sfruttate da un sistema capitalistico che ne ricava ottimi profitti.
Cinque milioni sono i cittadini che oggi vivono in Italia e che provengono da altri paesi. Contribuiscono fattivamente alla nostra economia, e anche se vivono in Italia da molti anni continuano ad essere in balia di una normativa, quella sull'immigrazione, che non garantisce loro l'inclusione sociale. I migranti sono spesso oggetto di razzismo, una parte importante è emarginata nei ghetti e i loro figli nati in Italia non riescono ad acquisire la cittadinanza italiana a causa della normativa vigente. Quelli che tra di loro fanno richiesta dell'asilo politico nell'attesa, spesso lunghissima, di una risposta finiscono nei CIE ( centri di identificazione ed espulsione), veri ghetti, istituiti dallo Stato, dove vengono negati i diritti più elementari, quelli che una nazione civile dovrebbe garantire a tutti.
Accanto a queste persone un altro gruppo subisce la stessa sorte: i rom e i sinti.
In tutta Italia sono circa 170.000, di questi 80.000 sono i cittadini italiani presenti sul territorio nazionale dal lontano 1400 , mentre 90.000 sono le persone provenienti da altri paesi. Una parte di questa popolazione vive ancora nei campi-rom, veri e propri ghetti dove il concentramento etnico li esclude sistematicamente dal resto della società. Alcuni di questi non-luoghi sono stati costruiti dalle stesse istituzioni locali seguendo il pensiero discriminante secondo il quale i rom non possono vivere insieme agli altri cittadini. Gli altri, quelli non istituzionali, sono il risultato del rifiuto dei rom come vicini di casa, rifiuto che lo stesso pensiero discriminante ha prodotto. Nonostante la Strategia nazionale per l'inclusione dei rom e sinti , approvata nel febbraio 2012 dal governo italiano su richiesta della Comunità Europea, condanni esplicitamente i campi rom, molti comuni (tra i quali il comune di Roma) continuano a costruirne ancora, mentre altri non fanno nulla per superare quelli esistenti. Tra i rom che provengono da altri paesi, in particolare dall'ex Jugoslavia, qualche migliaio sono apolidi di fatto; lo sono perché la normativa vigente non consente loro di regolarizzare la loro posizione. Queste persone non "esistono" per il loro paese di origine, a causa delle note vicende belliche dell'ex Jugoslavia, ma non "esistono" ufficialmente neanche per l'Italia a causa della nostra legislazione. I rom come i migranti subiscono una costante discriminazione attraverso gli atteggiamenti di altri cittadini , ma soprattutto subiscono una discriminazione, molto più grave, che è quella "strutturale", quella decisa attraverso la normativa nazionale e i provvedimenti degli enti locali.
La docente dell'Università di Palermo Clelia Bartoli, nel suo libro edito da Laterza nel 2012 «Razzisti per legge. L'Italia che discrimina», sostiene che in Italia un insieme di leggi cercano di inferiorizzare le persone di origine straniera . Secondo la Bartoli questo è un "razzismo istituzionale" o "strutturale" che ha la forza di plasmare in modo discriminante la realtà. La stessa argomentazione vale anche per i rom e i sinti, sia per quelli che provengono da altri paesi che per quelli di cittadinanza italiana. La popolazione rom e sinta non è stata riconosciuta dalla legge italiana sulle minoranze (legge 15 dicembre 1999, n. 482 ) e molte normative regionali e una certa prassi consolidata nella politica abitativa prevedono i campi rom, i ghetti etnici, come soluzione abitativa ordinaria.
Esiste quindi un gravissimo problema che è il "razzismo istituzionale" che la politica dovrebbe affrontare e superare. E' un problema grave che, anche se in modo meno evidente, non si applica solo alle persone migranti e ai rom e sinti, ma in generale ai più poveri, quelli meno rappresentati nelle sedi del potere. Un esempio è fornito dalla politica dell'housing sociale, che da decenni "sforna" in tutta Italia ghetti di case popolari, secondo un preciso modello di città previsto dalla normativa urbanistica, quella che emargina i cittadini più poveri in nome del criterio discriminante della "zonizzazione sociale" che prevede la divisione della popolazione per censo.
Padre Joseph Wresinski , nel discorso tenuto a Parigi nel 1977 nel Palazzo della "Mutualité", disse che emarginare le persone più povere è un grave spreco umano e spirituale e che, se dopo averli messi da parte, si continua a non ascoltare la loro voce questo rende impossibile capire quali siano le vere esigenze di una democrazia. Quella indicata dal padre è una vera strategia politica che mette i poveri al centro della costruzione del bene comune. Chi si occupa degli "ultimi" sperimenta quotidianamente la strategia di Wresinski, perché individua dei bisogni da soddisfare che riguardano non solo queste persone, ma molti altri gruppi e soprattutto l'equilibrio sociale della comunità nel suo insieme.
Purtroppo questa strategia è oggi lontanissima dai programmi odierni della politica perché la voce degli "ultimi" non è ascoltata.
Reggio Calabria, 18 febbraio 2013
Il presidente
Sig. Antonino Giacomo Marino
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