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Il CIS della Calabria ha promosso “Omaggio a Lucrezio”

Il CIS della Calabria ha promosso  “Omaggio a Lucrezio”  sesto incontro del ciclo “Quattro passi … nel mondo antico”

Reggio Calabria - Nei locali della libreria “Culture” si è svolto il quinto incontro del ciclo “Quattro passi … nel mondo antico” promosso dal Centro Internazionale Scrittori della Calabria e dedicato alla conoscenza/riflessione dell’opera dei maggiori autori classici, latini e greci. Dopo il saluto della presidente del CIS della Calabria, dott.ssa Loreley Rosita Borruto e una breve introduzione della prof.ssa Maria Quattrone, già Dirigente Scolastico del Liceo Classico “T. Campanella” di Reggio Calabria, ideatrice del percorso, sul tema della serata “Omaggio a Lucrezio”, ha relazionato il prof. Daniele Macris, docente di latino e greco presso il Liceo “Maurolico” di Messina, oltre che dottore di ricerca e cultore di lingua neogreca, filologia classica e bizantina.  Scarse  e incerte  le notizie, pervenute attraverso la tradizione, sulla vita di Lucrezio, che secondo Concetto Marchesi avrebbe composto il suo poema “De rerum natura” per “intervalla insaniae ”, cioè in momenti di lucidità o di lucida follia, a lui procurata da pozioni e filtri magici. Attraverso un rapido excursus sulla vita politica, sociale dell’epoca il prof. Macris ha evidenziato quanto rivoluzionario fosse il tentativo di Lucrezio di introdurre in Roma e nei circoli colti della capitale l’epicureismo e la filosofia naturalistica greca.

L’epicureismo con la finalità dichiarata di ricerca della felicità e del piacere e nello stesso tempo la strategia del “vivi nascosto” cioè  lontano dai dolori e  dalle passioni, ben si adattava al mondo greco, nel particolare momento in cui la polis si avviava verso un rapido declino. Ma la filosofia epicurea non poteva tanto facilmente attecchire nel mondo romano e  presso il ceto politico – culturale del I secolo a. C. in cui tra otia e negotia, la prevalenza era riservata ai negotia, cioè agli affari, ai traffici, ai commerci, alle conquiste, alle battaglie politiche etc. Lucrezio – sostiene Macris – vuole liberare l’umanità dalla paura degli dei e della morte e pertanto, egli costruisce un poema in sei libri di articolata e studiata simmetria tra  le parti, di grande fascino, in cui dà prova non solo di una profonda conoscenza filosofica, ma riesce a tradurre la filosofia in versi e in poesia favorendo un lungo processo di maturazione della lingua intellettuale e creando grazie alla  stessa un quadro di rara potenza ed efficacia. Egli rivitalizza l’idioma nativo di Roma e diffonde la filosofia di Epicuro e nel contempo l’atomismo di Empedocle e di Democrito.

Rielabora, inoltre, tutta l’esperienza poetica latina prefigurandosi l’ambizioso obiettivo di essere araldo della verità, di indurre l’uomo e il lettore a liberarsi dalle superstizioni per accettare la semplice e fisica realtà delle cose individuata da Democrito ed Empedocle. La trattazione è stata accompagnata dalla lettura metrica di passi di grande fascino dell’inno a Venere e stralci della parte finale dell’opera dedicata alla peste di Atene e da momenti interessanti che hanno illustrato altri aspetti dell’opera lucreziana, dalla fortuna dell’autore nel mondo latino (Cicerone, Papinio Stazio, Marco Aurelio) all’interesse da parte di filosofi e scrittori dell’Ottocento, fino alle interpretazioni di derivazione marxista del poema.

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