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Aiuti per il Terzo Mondo Dono o peso insopportabile


Monsignor, Gaetano Di Pierro, vescovo di Moramanga, (Madagascar) nei giorni scorsi ha tenuto un incontro presso la Chiesa di Santa Maria della Neve di Riparo raccontando la sua esperienza  missionaria.
Erano presenti, oltre al sacerdote della comunità, Don Nino Russo, Monsignor Antonino Denisi della Diocesi di Reggio Bova e Don Sebastiano Plutino parroco di San Cristoforo,  numerose persone provenienti anche da parrocchie vicine.  Durante la serata, dopo una breve presentazione ed un filmato,  Mons. Di Pierro, ha parlato  dei suoi figli e delle sue figlie del Madagascar”, una testimonianza di Amore, di umiltà, di tenerezza, scandita con dolcezza dall’esecuzione di canti in malgascio eseguiti dallo stesso Pastore.

Alla domanda  Aiuti per il Terzo Mondo Dono o peso insopportabile. Vita o morte per il vero sviluppo? ecco le considerazioni “integrali “di Padre Gaetano, come lo chiamano tutti.
<< Da molti anni mi trovo in un Paese del Terzo Mondo e tante volte mi sono chiesto se veramente questi aiuti per il Terzo Mondo promuovano un vero sviluppo umano. Quando sono arrivato in Madagascar 37 anni fa, sia la Congregazione, come i semplici cristiani, chiamati Benefattori, erano contenti e si sentivano in dovere di aiutare i missionari, per facilitare la loro opera di Evangelizzazione e Implantazione della Chiesa. Nonostante i pochi mezzi economici disponibili, quest’opera di Evangelizzazione  veniva svolta in un clima gioioso: gioia nel Missionario che operava in loco, servendosi di questi aiuti, gioia della Congregazione e benefattori, donatori, che si sentivano collaboratori del Missionario.
Esisteva un’”economia” dettata e regolata dal Vangelo: non c’era bisogno di “rapporti finanziari ed economici”, ma esistevano soprattutto “rapporti umani  fraterni” fondati sulla fiducia reciproca.
Questi rapporti erano siglati da lettere familiari e calorose di affetto da parte dei missionari, mediante le quali, sia la Congregazione sia i Benefattori, venivano informati e resi partecipi sia la congregazione che i benefattori dell’Opera Meravigliosa Evangelizzatrice, che veniva compiuta mediante i loro aiuti economici. Questi aiuti venivano chiamati: “offerte, doni ed erano un vero aiuto per lo sviluppo umano.
Verso la fine degli anni ’80, con l’arrivo della globalizzazione, inizia un cambiamento di mentalità e di linguaggio: con i nuovi vocaboli” cambiano anche “i contenuti” e “le intenzioni”.
Questo cambiamento che sembrava un “miglioramento”, (quello cioè di “cambiare il mondo in un villaggio globale); eliminando così le barriere nazionalistiche, razziali ed economiche; rendendo gli uomini “uguali”; creando una maggiore distribuzione di beni economici; eliminando l’assistenzialismo; promuovendo lo sviluppo, in effetti, si è rivelato un inganno.
Perché lo chiamo inganno?
1.      Perché ha annullato l’aiuto, che non doveva essere più assistenziale, ma paritario, doveva cioè “responsabilizzare” il ricevente in modo che egli divenisse “artefice del suo sviluppo”; è venuto meno piano piano, accusando il Paese povero di “non essere affidabile” dal momento che non riusciva a soddisfare i criteri imposti dai Paesi ricchi (Banca mondiale, prestiti con interessi cospicui) mentre il Paese ricco, etichettato come “Paese promotore dello sviluppo” si esentava anche dal “dovere di aiutare”. Questa ideologia, ha eliminato il Principio di solidarietà.
2.      Perché ha aumentato il divario tra Paese povero, indebitandolo sempre di più e facendolo sprofondare in un abisso sempre più profondo della povertà, ed il Paese ricco che sfrutta in modo selvaggio e si appropria “legalmente (egli stesso è legislatore e giudice) ma “ingiustamente” delle ricchezze presenti nel Paese povero.
3.      Perché ha discreditato la Chiesa e tutti gli Organismi caritatevoli e benevoli, tacciando il loro lavoro di “assistenzialismo” e quindi da eliminare.
4.      Perché ha sconvolto la scala dei Valori Umani, svuotandoli del loro contenuto, e, rimpiazzandoli con “valori o meglio, disvalori solo economici” quali ad esempio: il valore dell’assistenza declassato a “disvalore” e dichiarato “nocivo per lo sviluppo”, i valori: gratuità, dono, bene volato distrutti e rimpiazzati dalla necessità alla “rimunerazione”. Ogni lavoro deve essere retribuito e quindi non c’è spazio nella nuova cultura di un servizio gratuito.
5.      Perché ha instaurato un falso ed inesistente rapporto di parità tra il Paese povero e Paese ricco. Difatti i due contraenti non sono sullo stesso piano: il Paese ricco detta le condizioni della convenzione, senza concordarle con l’altro,  ma imponendole “ sine qua non”
6.      Perché le “convenzioni” non sono regolate da rapporti umani, ma solo ed esclusivamente da rapporti economici. Il business non ha “il cuore e la ragione” ma è solo  Economia, calcolo freddo, spietato, basato sul profitto.
7.       Perché in questo sistema si parla molto “di trasparenza”, ma in realtà, regna la menzogna, l’ipocrisia e la corruzione;
8.      Perché tutti i rapporti sono diventati “virtuali”  non più “reali ed umani
9.      Perché tutto è “relativo”  non esiste “una sola verità”
10.  Perché l’uomo che sembra esser diventato un “dio faber, onnipotente” è in realtà “un povero uomo, tutto solo, inquieto e disperato”.
Ebbene, l’inganno che accecò Adamo ed Eva, è ritornato ed ha accecato l’umanità intera ed anche molti membri della nostra Chiesa. Questo inganno ha fatto credere che “il frutto era buono”, che “mangiandolo” si sarebbero aperti i loro occhi, … avrebbero conosciuto il bene ed il male … sarebbero diventati come Dio ed inoltre che Dio era cattivo perché li teneva assoggettati e non voleva il loro “sviluppo”.
Per ricevere un aiuto sono richiesti:
1.      Un progetto chiaro e dettagliato; (chi è il richiedente, oggetto della domanda.. scopo del progetto);
2.      Una domanda di richiesta con la firma di un garante;
3.      Una “ricevuta”, dopo aver ricevuto l’aiuto richiesto;
4.      Un rapporto morale e rapporto finanziario a progetto terminato;
5.      Una lettera di ringraziamento da parte del beneficiato
Questi criteri sembrano logici e giusti, secondo una logica, dovuta alla cultura occidentale, di correttezza e di trasparenza economica; ma in realtà, secondo una logica Evangelica, sono molto ingiusti. Difatti, il problema che sorge spesso è che il richiedente può avere una diversa logica, dovuta alla sua cultura ed è talmente povero ed analfabeta che non può soddisfare questi criteri.
Di fronte a questo intoppo, la conseguenza “ingiusta” è la decisione “unilaterale” di rifiuto nel dare questo aiuto. Chiediamoci dunque, perché “secondo i criteri del Vangelo” avviene questa “ingiustizia”
1. Perché questi criteri non sono stati concordati tra le due parti, ma sono stati imposti dal donatore;
2. Perché il progetto di aiuto non è stato studiato insieme, non c’è stato il “coinvolgimento umano” tra le due parti. Per “coinvolgimento umano” intendo, “interscambio umano, basato sulla fiducia reciproca e con la cooperazione tra le due parti, fondata sulla Giustizia, sulla Verità e sulla Carità"
La soluzione a questo problema è dunque il “mettersi insieme”: il camminare insieme, cercando di mettere in dialogo le diverse culture alla luce del Vangelo. Agendo in questo modo avremo i seguenti frutti:
-          Fiducia maggiore nella Divina Provvidenza;
-          Coinvolgimento delle due parti, secondo i principi di solidarietà e sussidiarietà;
-          Recupero dei valori della Gratuità, del Benevolato, della fraternità
-          Liberazione da una dipendenza esasperata di una mentalità prettamente “economica”;
-          Minor dipendenza dagli aiuti Statali: sappiamo bene ch lo Stato cerca solo il suo profitto;
-          Rivalorizzazione del “dono” come aiuto per un vero sviluppo umano;
-          Responsabilizzazione maggiore del richiedente, aiutandolo a renderlo “autonomo”
-          Interscambio fraterno tra le due parti.
Considerazioni confidenziali di un missionario
Innanzitutto vorrei informarvi del modo e di criteri con i quali viene stipulato un contratto in Madagascar secondo i principi della loro cultura
Il contratto è fondato sul principio della fiducia vicendevole è non è molto “legale”. Basando il contratto su questo fondamento, è evidente il primo contratto tra la cultura malgascia e quella occidentale, per la cultura occidentale, questo è un contratto “inaffidabile”, perché non “legale”, né “perseguibile per legge” mentre per la cultura malgascia è il contrario: il vero contratto veramente “affidabile” è quello fondato sul principio della fiducia vicendevole
Ora un aiuto, se deve essere tale per lo sviluppo umano, non deve sopprimere i valori di una cultura, ma deve entrare in dialogo con essa. La figura del missionario potrebbe fungere da intermediario tra le due culture che dovrebbero confrontarsi alla luce del Vangelo, da cui devono essere purificate.
Ora vi racconto la mia esperienza: allorquando sono arrivato in Madagascar, pensavo che il mio modo di agire e di pensare fossero secondo la logica, mentre mi pareva illogico il modo di agire e di pensare dei malgasci; mettendomi sempre più accanto a loro ed immergendomi sempre di più nel loro modo di vivere, ho compreso che era logico anche il loro modo. Questo non è affermare che tutto è relativo, ma che la Verità Unica bisogna cercarla insieme.
Cerchiamo ora di vedere quali sono le difficoltà per un missionario, in quanto intermediario tra il Paese occidentale, donatore, ed il malgascio richiedente
a)       Difficoltà nella sua funzione di sensibilizzatore e promotore di alcuni valori umani non accentuati o non presenti nella cultura malgascia: ad esempio, l’igiene.. l’alfabetizzazione;
b)      Difficoltà nel redigere insieme a questa gente un progetto che rispetti sia i criteri della cultura locale come quelli della cultura occidentale;
c)      Difficoltà nel fare accettare questi progetti agli Organismi donatori occidentali;
d)     Difficoltà nello stipulare dei contratti con le imprese edilizie locali, tenendo conto dei loro criteri culturali e della scelta preferenziale evangelica delle imprese più povere. Il missionario, dovendo scegliere un’impresa edilizia, deve scegliere la più povera, sia per rispondere all’esigenza evangelica e per una promozione del più povero, sia perché non ha disposizione grandi fondi economici; deve giocare al risparmio. Trovandosi a contrattare con le imprese povere non bene attrezzate, nel contratto viene stipulato che il 50% di tutto il costo del progetto è versare agli inizi dei lavori, quindi ci sono delle scadenze per gli altri versamenti ed infine una garanzia, da versare dopo un anno dalla consegna dei lavori. Spesso tutte queste condizioni non vengono adempiute da parte dell’impresa; il missionario, dal momento che è Padre e Pastore di anime non può ricorrere facilmente alle vie legali.  Egli si trova così, a firmare “dei contratti ad alto rischio”;
e)      Difficoltà nell’adempiere a questi progetti, sia a causa di imprevisti dovuti alla natura (cicloni, siccità, instabilità politica…) sia a causa di inadempienze da parte della popolazione richiedente o dell’impresa. Il missionario, che è garante del progetto, non riuscendo ad adempiere a tutte le condizioni si trova nell’infelice posizione  di essere dichiarato “inaffidabile” da parte dell’Organismo donatore e di trovarsi classificato nella “lista rossa” di tutti gli Organismi.
f)       Tutte queste responsabilità ed impegni ai quali deve “soccombere” il missionario, lo inducono a non presentare più richieste agli Organismi donatori cercando di vivre secondo le piccole possibilità a disposizione ed affidandosi alla Provvidenza
Ma agendo in questo modo
Il Missionario “sarà tacciato” dai ben pensanti e dalla gente ricca” come “una persona che non si interessa dei poveri”, che non fa niente per lottare contro la povertà, anzi la favorisce, ma che “felicemente” agli occhi di Dio, egli sarà beato, vivendo e morendo con i suoi figli poveri.
In conclusione: con l’ideologia del “dio-denaro”, è stata eliminata la gioia del donare e del ricevere, la gioia delle relazioni umane, basate sulla fiducia e sul rispetto vicendevole ed è stata introdotta la “relazione economica” basata sul “contratto” e sul “profitto”. Al calore della gioia è stato sostituito il freddo calcolo, “il bel piatto del dono”è stato sostituito dal “the freddo” del calcolo economico.
Ritorniamo dunque alla relazione affettuosa con il nostro Dio Padre, Provvidente, alle relazioni calorose umane nella fraternità Universale, diamo al denaro il giusto posto di essere uno “dei tanti segni della donazione” eliminiamo questo sistema economico, in cui non c’è posto per Dio, per l’anima, per l’uomo
Seguiamo il “criterio” del vangelo gli Organismi caritativi si liberino da questo sistema economico e dalle sue norme ed abbiamo più fiducia nella Provvidenza e nell’aiuto dell’”obolo della vedova”
Riprendiamo la nostra “autonomia evangelica” annunciando Gesù, unico Salvatore del genere umano e del suo regno, che “è già in mezzo a voi”. Abbiate fiducia, Gesù ci dice: Io ho vinto il mondo>>


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