Reggio Calabria 10 gennaio 2013 - Il Cis, Centro Internazionale Scrittori della Calabria, con il presidente Lorelay Rosita Borruto, ieri sera presso il salone della Chiesa di San Giorgio al Corso di Reggio Calabria, ha promosso “Viaggio dell’arte: Vermeer a Roma”.
Johannes Vermeer, pittore olandese del Seicento, è stato presentato dalla prof.ssa Francesca Paolino, docente associato di Storia dell’Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
La prof.ssa, nel corso della sua presentazione, ha analizzato il periodo storico in cui si colloca il pittore e le sue opere principali, che secondo la critica, si aggirano intorno alle 35-38 opere.
Perché Vermeer? «L’importanza di questo pittore», secondo la prof.ssa Paolino, «sta nella sua interpretazione a pieno e in maniera poetica, nella pittura, dei valori della società olandese, l’operosità di una società ben organizzata che ha cercato di smussare le differenze tra le classi sociali». Dunque la pittura olandese rispecchia lo status della cultura di quel tempo.
Quello che fa di Vermeer un grande pittore e che lo rende affascinante, ha proseguito poi la Paolino, «è la sua capacità di aggiungere alle sue opere, poesia, si immedesima nella sua opera, dipingendo con cura i dettagli. Nulla è lasciato al caso».
Gli strumenti principali utilizzati da Vermeer sono l’uso della camera oscura, che gli consente di avere un’immagine preventiva della scena che poi andava a dipingere e poterla così migliorare, oltre che l’uso della pittura ad olio. Otteneva i colori attraverso l’utilizzo dell’olio di lino e di pigmenti; Vermeer era particolarmente affascinato dalla pietra lapislazzulo, pregiatissima, che gli consentiva di ottenere il colore blu frammentato da oro. I quadri di Vermeer sono resi ancora più unici dall’uso sapiente che fa il pittore della luce, con giochi di luci ed ombre.
La prof.ssa Paolino, ha poi proseguito, con un piccolo confronto tra la pittura italiana e quella olandese. Quest’ultima fu criticata da Michelangelo per la sua semplicità e per il suo essere troppo descrittiva e poco emozionante; in realtà la bellezza della pittura olandese e in particolar modo della pittura di Vermeer, «risiede nella rappresentazione della quotidianità della vita, che il pittore olandese riesce ad elevare sino a pittura aulica». La docente, ha poi sottolineato come «le opere di Vermeer, rappresentano scene di vita familiare, i principali soggetti sono le donne che rappresentano i punti forza della società olandese: badano alla casa, sanno scrivere, sanno leggere, sanno suonare».
Attraverso l’utilizzo della proiezione multimediale, i numerosi presenti intervenuti, hanno potuto vedere le opere del pittore olandese, che sono state analizzate dalla prof.ssa Paolino e messe a confronto con alcune opere di altri pittori: Michelangelo, Pietro da Cortona, Artemisia Gentileschi e Rembrandt.
Ad intervenire anche il prof. Nicola Petrolino, esperto e critico di cinema, responsabile sezione cinema del Cis della Calabria, che per l’occasione ha realizzato un video “Le donne di Vermeer”, in cui ha voluto giocare con la tecnologia digitale per presentare le opere di Vermeer, mettendo a confronto le opere dell’artista olandese, con alcune scene tratte dal film “La ragazza con l’orecchino di perla” che narra la vita, seppur breve, di questo grande pittore olandese che è riuscito a dimostrare come l’opera d’arte possa diventare poesia.
Valentina Raffa
Johannes Vermeer, pittore olandese del Seicento, è stato presentato dalla prof.ssa Francesca Paolino, docente associato di Storia dell’Architettura presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.
La prof.ssa, nel corso della sua presentazione, ha analizzato il periodo storico in cui si colloca il pittore e le sue opere principali, che secondo la critica, si aggirano intorno alle 35-38 opere.
Quello che fa di Vermeer un grande pittore e che lo rende affascinante, ha proseguito poi la Paolino, «è la sua capacità di aggiungere alle sue opere, poesia, si immedesima nella sua opera, dipingendo con cura i dettagli. Nulla è lasciato al caso».
Gli strumenti principali utilizzati da Vermeer sono l’uso della camera oscura, che gli consente di avere un’immagine preventiva della scena che poi andava a dipingere e poterla così migliorare, oltre che l’uso della pittura ad olio. Otteneva i colori attraverso l’utilizzo dell’olio di lino e di pigmenti; Vermeer era particolarmente affascinato dalla pietra lapislazzulo, pregiatissima, che gli consentiva di ottenere il colore blu frammentato da oro. I quadri di Vermeer sono resi ancora più unici dall’uso sapiente che fa il pittore della luce, con giochi di luci ed ombre.
La prof.ssa Paolino, ha poi proseguito, con un piccolo confronto tra la pittura italiana e quella olandese. Quest’ultima fu criticata da Michelangelo per la sua semplicità e per il suo essere troppo descrittiva e poco emozionante; in realtà la bellezza della pittura olandese e in particolar modo della pittura di Vermeer, «risiede nella rappresentazione della quotidianità della vita, che il pittore olandese riesce ad elevare sino a pittura aulica». La docente, ha poi sottolineato come «le opere di Vermeer, rappresentano scene di vita familiare, i principali soggetti sono le donne che rappresentano i punti forza della società olandese: badano alla casa, sanno scrivere, sanno leggere, sanno suonare».
Attraverso l’utilizzo della proiezione multimediale, i numerosi presenti intervenuti, hanno potuto vedere le opere del pittore olandese, che sono state analizzate dalla prof.ssa Paolino e messe a confronto con alcune opere di altri pittori: Michelangelo, Pietro da Cortona, Artemisia Gentileschi e Rembrandt.
Ad intervenire anche il prof. Nicola Petrolino, esperto e critico di cinema, responsabile sezione cinema del Cis della Calabria, che per l’occasione ha realizzato un video “Le donne di Vermeer”, in cui ha voluto giocare con la tecnologia digitale per presentare le opere di Vermeer, mettendo a confronto le opere dell’artista olandese, con alcune scene tratte dal film “La ragazza con l’orecchino di perla” che narra la vita, seppur breve, di questo grande pittore olandese che è riuscito a dimostrare come l’opera d’arte possa diventare poesia.
Valentina Raffa
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