Reggio Calabria 9 gennaio 2013 - pioggia di assoluzioni in appello del processo "Nuovo Potere" che vedeva alla sbarra le ndrine di Roghudi e di Roccaforte del Greco.
Vincenzo Gullì, uno dei principali imputati condannato in primo grado a 12 anni per il tentato omicidio di Teodoro Spanò viene assolto con formula piena.
Le pesantissime condanne comminate in primo grado sono state ridimensionate e in alcuni casi cancellate con 13 assoluzioni. La decisione della Corte d’appello di Reggio Calabria,
presieduta dal giudice Rosalia Gaeta, con a latere Adriana Costabile e
Angelina Bandiera.
| Avvocato Francesco Floccari |
Da evidenziare anche le assoluzioni di Massimo Idà, Annunziato Iaria, Natale
Tripodi, Vincenzo Pasquale Ivan Romeo (tutti difesi dall'avvocato
Francesco Floccari, che in primo grado aveva ottenuto altre assoluzioni
per i suoi assistiti; sentito ai nostri microfoni si è dichiarato soddisfatto della sentenza.).
Liberi anche da ogni addebito Domenico Attinà, condannato
in primo grado a 7 anni,
In prima istanza condannati a 6
anni e 8 mesi, Massimo Idà, Annunziato Iaria, Carmelo Rocco Iaria, Proscenio
Arnaldo, tutti assolti per non aver commesso il fatto.
I giudici della
Corte d’appello cancellano le condanne anche a
Domenico Pangallo, condannato in prima istanza 7 anni, Bruno Pizzi (3
anni e 4 mesi), Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6
anni e 8 mesi), Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Vincenzo Pasquale Ivan Romeo (6
anni e 8 mesi).
Corposo sconto di pena arriva anche per Domenico Carmelo
Iaria condannato a 8 anni e due mesi di reclusione (12 anni e 6 mesi in
primo grado), Agostino Palamara, che dovrà scontare 4 anni e 8 mesi
rispetto ai 6 anni e 8 mesi inflitto in primo grado e Giovanni Pangallo,
che passa da 10 anni di reclusione a 6 anni e 8 mesi e Francesco
Pangallo (Fratello del defunto Antonino inteso u chiumbinu), che passa dai 13 anni inflitti in prima istanza, ai 9
comminati in appello.
Riduzioni di pena significative sono arrivate anche per Pietro
Verno, che dovrà scontare 6 anni e 8 mesi al posto dei 10 inflitti in
primo grado e Vittorio Verno, la cui condanna è passata da 7 anni e 6
mesi a 4 anni e 8 mesi. Notevole la riduzione di pena anche per Teodoro Spanò,
condannato in appello a 2 anni, dopo i 9 rimediati in prima istanza.
Per
Andrea Pasquale Mesiano (2 anni e 8 mesi in primo grado), la Corte ha
fissato una condanna a 8 mesi più 400 euro di multa, un anno ad Antonino
Pannuti (3 anni e 4 mesi in primo grado), mentre Andrea Mesiano passa
da un’assoluzione a una condanna a 1 anno più 1400 euro di multa, con
pena sospesa.
Si aprono le porte del carcere per Francesco
Pangallo, condannato in primo 4 anni e 8 mesi, per il quale la Corte
d’appello ha stabilito una condanna a 1 anno e 600 euro di multa, con
pena sospesa, ordinandone l’immediata scarcerazione se non detenuto per
altra causa.
Rimangono confermate le condanne solo per Mario Attinà
(2 anni e 8 mesi), Massimo A. Gabello (1 anno e 4 mesi), il
collaboratore Carlo Mesiano (1 anno e 8 mesi), Domenico Proscenio (7
anni e 6 mesi) e Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi). Revocata anche
l’interdizione dai pubblici uffici per Francesco Pangallo (classe 74),
Andrea Pasquale Mesiano, Antonio Pannuti e Teodoro Spanò, mentre viene
ridotta a soli cinque anni per Agostino Palamara e Vittorio Verno.
Il DISPOSITIVO DELLA SENTENZA CLICCA SULLE IMMAGINI PE INGRANDIRLE
Sono in tutto ventisei le condanne comminate, dopo circa sei ore di camera di consiglio, dal Gup di Reggio Calabria, Antonino Laganà, nell’ambito del processo “Nuovo potere”, celebrato contro i presunti affiliati alle cosche di Roccaforte del Greco. Il Gup ha emesso pene che vanno da 1 anno e 4 mesi fino a 13 anni di reclusione: Francesco Pangallo classe 1975, 13 anni; Giovanni Pangallo, 10 anni; Antonino Pannuti, 3 anni e 4 mesi; Bruno Pizzi, 3 anni e 4 mesi; Armando Proscenio, 6 anni e 8 mesi; Domenico Proscenio, 7 anni e 6 mesi; Teodoro Spanò, 9 anni; Vincenzo Gullì, 12 anni; Filippo Stelitano, 7 anni; Vittorio Verno, 10 anni; Pietro Verno, 7 anni e 6 mesi; Domenico Attinà, 7 anni; Mario Attinà, 2 anni e 8 mesi; Carlo Mesiano, 1 anno e 8 mesi; Domenico Pangallo, 7 anni; Francesco Pangallo, classe 1974, 4 anni e 8 mesi; Agostino Palamara, 6 anni e 8 mesi; Massimo Antonio Gabello, 1 anno e 4 mesi; Annunziato Iaria, 6 anni e 8 mesi; Carmelo Rocco Iaria, 6 anni e 8 mesi; Domenico Carmelo Iaria, 12 anni e 6 mesi; Massimo Idà, 6 anni e 8 mesi; Francesco Romeo, 3 anni e 4 mesi; Girolamo Romeo 3 anni e 4 mesi; Vincenzo Pasquale Ivan Romeo, 6 anni e 8 mesi; Natale Tripodi, 6 anni e 8 mesi.
Tredici, invece, le assoluzioni: Leone
Luigi Iofrida, Francesco Ferraro, Paolo Attinà, Andrea Gelsoni, Antonino
Gullì, Agostino Cento, Antonio Iaria, Ugo Iaria, Andrea Mesiano,
Annunziato Spanò e Andrea Trapani, Antonino Pangallo, Carmelo Pangallo.
Il procedimento “Nuovo potere”
scaturisce da un’operazione condotta il 13 gennaio 2010 dall’Arma dei
Carabinieri contro le cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli che
hanno la loro zona d’influenza nei territori di Roccaforte del Greco e
Roghudi. Negli anni scorsi, il “locale” di ‘ndrangheta fu interessato da
una sanguinosissima guerra di mafia nota come “faida di Roghudi” che
lasciò sul selciato cinquanta morti e che fu interrotta solo dopo
l’intervento risolutore del boss Giuseppe Morabito, “u Tiradrittu”,
arrestato dal Ros dei Carabinieri il 18 febbraio 2004.
L’operazione portò all’arresto di
ventisette individui accusati, a vario titolo, di associazione per
delinquere di tipo mafioso, tentato omicidio, estorsione e traffico di
armi e stupefacenti. Le indagini presero spunto dal tentato omicidio,
avvenuto l’8 aprile del 2004, di Teodoro Spanò, di 52 anni, legato alla
cosca Pangallo-Maesano-Favasuli. Spanò, raggiunto in prossimità di
contrada Lacco a Melito Porto Salvo, si salvò grazie all’intervento di
una pattuglia dei Carabinieri. Il 28 settembre successivo fu ucciso
Antonino Pangallo, personaggio di spicco dell’omonima cosca. Ad aiutare
gli inquirenti nella ricostruzione delle dinamiche criminali di
Roccaforte del Greco, Comune di recente sciolto per mafia, un
collaboratore di giustizia, Carlo Mesiano, anch’egli condannato dal Gup
Laganà. Mesiano, assistito dall’avvocato Antonino Aloi, ha accusato, tra
gli altri, anche Vincenzo Gullì, difeso dagli avvocati Pietro Catanoso e
Nico D’Ascola, di essere stato esecutore materiale del tentato omicidio
in danno di Teodoro Spanò: in quella circostanza ignoti a bordo di una
motocicletta e coperti da caschi integrali rivolsero una serie di colpi
all’indirizzo di Spanò, che era a bordo della sua auto e che si salvò
miracolosamente dal terribile agguato.
La pena più alta la rimedia dunque
Francesco Pangallo classe 1975, condannato proprio a 13 anni di
reclusione, a fronte di una richiesta di ben 18 anni, 10 anni di
reclusione, invece, per Giovanni Pangallo, per il quale il pm De
Bernardo aveva invocato 14 anni. Accolta in pieno, invece, la pena per
Vincenzo Gullì, condannato a 12 anni di reclusione. La decisione del Gup
è arrivata dopo la requisitoria del pm Antonio De Bernardo, che nelle
scorse settimane aveva invocato circa trecento anni di carcere
complessivi, e le arringhe dei legali che formavano il folto collegio
difensivo (tra gli altri Umberto Abate, Francesco Floccari e Giulia
Dieni). Proprio due avvocati, Antonino Curatola e Maurizio Punturieri,
possono sorridere: il primo ha ottenuto l’assoluzione di Leone Luigi
Iofrida e Francesco Ferraro, per i quali il pm De Bernardo aveva chiesto
8 anni di reclusione ciascuno, il secondo ha invece portato
all’assoluzione i suoi assistiti Paolo Attinà e Andrea Gelsoni, per i
quali l’accusa aveva chiesto 4 anni e 8 mesi. Assoluzioni importanti,
quelle ottenute dagli avvocati Curatola e Punturieri, dato che il Gup
Laganà ha complessivamente avvalorato l’impianto accusatorio messo in
piedi dall’Ufficio di Procura, comminando pene piuttosto pesanti,
talvolta conformi alle richieste. Claudio Cordova - Fonte strill.it









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