Si sono sgonfiati, gli effetti dell’operazione contro la 'ndrangheta di Roghudi e Roccaforte del Greco, ‘locali’ considerati, cerniera fra la città e il mandamento jonico; cosche un tempo nemiche, avrebbero di fatto, dato vita a un'unica organizzazione criminale Hanno rafforzato il castello accusatorio, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carlo Mesiano, anche lui imputato nel processo. Pena confermata per Mario Attinà (2 anni e 8 mesi), Massimo Gambello (1 anno e 4 mesi), per il collaboratore di giustizia Carlo Mesiano (1 anno e 8 mesi) . Una faida, impropriamente detta di” Roghudi" (in realtà abbracciò diversi Comuni dell’Area Grecanica) che lasciò sul selciato. Una cinquantina di morti e che fu interrotta solo dopo l'intervento risolutore del boss Giuseppe Morabito, "u Tiradrittu" e di qualche altro mammasantissima di peso e di statura
PROCESSO “NUOVO POTERE”, ASSOLTO CON FORMULA PIENA, VINCENZO GULLI’, ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E TENTATO OMICIDIO TREDICI ASSOLUZIONI E FORTI SCONTI DI PENA PER GLI ALTRI
Il Gup di Reggio Calabria, Antonino Laganà. in primo grado, aveva condannato: Domenico Attinà (7 anni ), Massimo Idà (6 anni e 8 mesi ), Annunziato Iaria (6 anni e 8 mesi), Carmelo Rocco Iaria (6 anni e 8 mesi), Domenico Pangallo (7 anni), Bruno Pizzi (3 anni e 4 mesi), Arnaldo Proscenio (6 anni e 8 mesi), Vincenzo Gullì ( a 12 anni), Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6 anni e 8 mesi), Vincenzo Pasquale Ivan Romeo (6 anni e 8 mesi). Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi). L’operazione della DDA, prese mossa, dal tentato omicidio, avvenuto l'8 aprile del 2004, di Teodoro Spanò, di 52 anni, legato alla cosca Pangallo-Maesano-Favasuli raggiunto dai colpi, in prossimità di contrada Lacco a Melito Porto Salvo. Si salvò, grazie all'intervento di una pattuglia dei Carabinieri. La risposta giunse il 28 settembre 2004 con l’omicidio del boss Antonino Pangallo, inteso ‘U Cinghiali; personaggio di spicco dell'omonima cosca.
Domenico Salvatore
REGGIO CALABRIA-Da questo processo, ne vien fuori un avvocato di peso e di statura all’interno del foro “Rriggitanu”. Il suo nome è Francesco Floccari. Un legale dinamico, dotato di professionalità, esperienza e competenza. Un gigante del diritto. Già lo hanno ribattezzato, il “Perry Mason” di Melito Porto Salvo. Ha fatto scarcerare in una volta: Spiccano le assoluzioni di Massimo Idà, Annunziato Iaria, Natale Tripodi, Vincenzo Pasquale Ivan Romeo;in primo grado aveva ottenuto altre assoluzioni per i suoi assistiti. Comunque faceva parte del collegio di avvocati che hanno contribuito, a far assolvere: Vincenzo Gullì, (difeso dall'avvocato Ettore Aversano), Massimo Idà, Teodoro Spanò, Arnaldo Proscenio e Francesco Pangallo classe 1974. Addirittura tredici assoluzioni.
Sebbene, il sostituto procuratore generale, Franco Mollace, avesse chiesto la conferma delle pene. Ma l’Europa, ci aveva ammonito severamente, sulla lentezza della Giustizia e sullo stato delle carceri, che definire ‘pietoso’, vergognoso e scandaloso, suonerebbe come un complimento. Una marea di assoluzioni e di riduzioni di pena per i ventisette imputati del processo in Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Rosalia Gaeta, con a latere Adriana Costabile e Angelina Bandiera.
Vincenzo Gullì, condannato in primo grado a 12 anni per tentato omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso e assolto con formula piena. Stesso discorso per: Domenico Attinà, condannato in primo grado a 7 anni. Tutti assolti per non aver commesso il fatto: Massimo Idà, condannato a 6 anni e 8 mesi; Annunziato Iaria, Carmelo Rocco Iaria, Arnaldo Proscenio. Assoluzione anche per Domenico Pangallo, condannato in prima istanza 7 anni, Bruno Pizzi (3 anni e 4 mesi), Arnaldo, Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6 anni e 8 mesi), Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Vincenzo P. Romeo (6 anni e 8 mesi).
Si ritengono moderatamente soddisfatti gli avvocati per i forti sconti di pena per gli altri imputati: Domenico Carmelo Iaria condannato a 8 anni e due mesi di reclusione (12 anni e 6 mesi in primo grado); Agostino Palamara, che dovrà scontare 4 anni e 8 mesi rispetto ai 6 anni e 8 mesi, inflitto in primo grado. Sei anni ed otto mesi per Giovanni Pangallo, a fronte dei 10 anni di reclusione, rimediati in prima istanza. Nove anni a Francesco Pangallo, rispetto ai 13 anni inflitti in prima istanza. Pietro Verno, che dovrà scontare 6 anni e 8 mesi al posto dei 10 inflitti in primo grado. Vittorio Verno, 4 anni e 8 mesi , rispetto ai 7 anni e 6 mesi. Teodoro Spanò è stato condannato in appello a 2 anni; a fronte dei 9 rimediati in prima istanza. Bene anche Andrea Pasquale Mesiano (2 anni e 8 mesi in primo grado). Un anno ad Antonino Pannuti (3 anni e 4 mesi in primo grado), mentre Andrea Mesiano passa da un’assoluzione a una condanna a 1 anno più 1400 euro di multa, con pena sospesa.
Condanne confermate solo per Mario Attinà (2 anni e 8 mesi), Massimo A. Gabello (1 anno e 4 mesi), il collaboratore Carlo Mesiano (1 anno e 8 mesi), Domenico Proscenio (7 anni e 6 mesi) e Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi). Francesco Pangallo (classe 74), Andrea Pasquale Mesiano, Antonio Pannuti e Teodoro Spanò, hanno incassato anche, la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Agostino Palamara e Vittorio Verno per soli cinque anni. L'indagine diretta dal sostituto della Dda di Reggio Calabria Antonio De Bernardo, scattata il 13 gennaio 2010, aveva permesso di fare luce sugli assetti delle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli all'indomani della sanguinosa faida che le ha viste contrapporsi agli inizi degli Anni Novanta. Giova ricordare tuttavia, che i Comuni di Roccaforte (tre volte, record nazionale) e Roghudi (una volta) siano stati sciolti per mafia. Domenico Salvatore
PROCESSO “NUOVO POTERE”, ASSOLTO CON FORMULA PIENA, VINCENZO GULLI’, ACCUSATO DI ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E TENTATO OMICIDIO TREDICI ASSOLUZIONI E FORTI SCONTI DI PENA PER GLI ALTRI
Il Gup di Reggio Calabria, Antonino Laganà. in primo grado, aveva condannato: Domenico Attinà (7 anni ), Massimo Idà (6 anni e 8 mesi ), Annunziato Iaria (6 anni e 8 mesi), Carmelo Rocco Iaria (6 anni e 8 mesi), Domenico Pangallo (7 anni), Bruno Pizzi (3 anni e 4 mesi), Arnaldo Proscenio (6 anni e 8 mesi), Vincenzo Gullì ( a 12 anni), Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6 anni e 8 mesi), Vincenzo Pasquale Ivan Romeo (6 anni e 8 mesi). Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi). L’operazione della DDA, prese mossa, dal tentato omicidio, avvenuto l'8 aprile del 2004, di Teodoro Spanò, di 52 anni, legato alla cosca Pangallo-Maesano-Favasuli raggiunto dai colpi, in prossimità di contrada Lacco a Melito Porto Salvo. Si salvò, grazie all'intervento di una pattuglia dei Carabinieri. La risposta giunse il 28 settembre 2004 con l’omicidio del boss Antonino Pangallo, inteso ‘U Cinghiali; personaggio di spicco dell'omonima cosca.
Domenico Salvatore
| Avvocato Francesco Floccari |
REGGIO CALABRIA-Da questo processo, ne vien fuori un avvocato di peso e di statura all’interno del foro “Rriggitanu”. Il suo nome è Francesco Floccari. Un legale dinamico, dotato di professionalità, esperienza e competenza. Un gigante del diritto. Già lo hanno ribattezzato, il “Perry Mason” di Melito Porto Salvo. Ha fatto scarcerare in una volta: Spiccano le assoluzioni di Massimo Idà, Annunziato Iaria, Natale Tripodi, Vincenzo Pasquale Ivan Romeo;in primo grado aveva ottenuto altre assoluzioni per i suoi assistiti. Comunque faceva parte del collegio di avvocati che hanno contribuito, a far assolvere: Vincenzo Gullì, (difeso dall'avvocato Ettore Aversano), Massimo Idà, Teodoro Spanò, Arnaldo Proscenio e Francesco Pangallo classe 1974. Addirittura tredici assoluzioni.
Sebbene, il sostituto procuratore generale, Franco Mollace, avesse chiesto la conferma delle pene. Ma l’Europa, ci aveva ammonito severamente, sulla lentezza della Giustizia e sullo stato delle carceri, che definire ‘pietoso’, vergognoso e scandaloso, suonerebbe come un complimento. Una marea di assoluzioni e di riduzioni di pena per i ventisette imputati del processo in Corte d’Appello di Reggio Calabria, presieduta dal giudice Rosalia Gaeta, con a latere Adriana Costabile e Angelina Bandiera.
Vincenzo Gullì, condannato in primo grado a 12 anni per tentato omicidio e associazione a delinquere di stampo mafioso e assolto con formula piena. Stesso discorso per: Domenico Attinà, condannato in primo grado a 7 anni. Tutti assolti per non aver commesso il fatto: Massimo Idà, condannato a 6 anni e 8 mesi; Annunziato Iaria, Carmelo Rocco Iaria, Arnaldo Proscenio. Assoluzione anche per Domenico Pangallo, condannato in prima istanza 7 anni, Bruno Pizzi (3 anni e 4 mesi), Arnaldo, Filippo Stelitano (7 anni), Natale Tripodi (6 anni e 8 mesi), Francesco Romeo (3 anni e 4 mesi), Vincenzo P. Romeo (6 anni e 8 mesi).
Si ritengono moderatamente soddisfatti gli avvocati per i forti sconti di pena per gli altri imputati: Domenico Carmelo Iaria condannato a 8 anni e due mesi di reclusione (12 anni e 6 mesi in primo grado); Agostino Palamara, che dovrà scontare 4 anni e 8 mesi rispetto ai 6 anni e 8 mesi, inflitto in primo grado. Sei anni ed otto mesi per Giovanni Pangallo, a fronte dei 10 anni di reclusione, rimediati in prima istanza. Nove anni a Francesco Pangallo, rispetto ai 13 anni inflitti in prima istanza. Pietro Verno, che dovrà scontare 6 anni e 8 mesi al posto dei 10 inflitti in primo grado. Vittorio Verno, 4 anni e 8 mesi , rispetto ai 7 anni e 6 mesi. Teodoro Spanò è stato condannato in appello a 2 anni; a fronte dei 9 rimediati in prima istanza. Bene anche Andrea Pasquale Mesiano (2 anni e 8 mesi in primo grado). Un anno ad Antonino Pannuti (3 anni e 4 mesi in primo grado), mentre Andrea Mesiano passa da un’assoluzione a una condanna a 1 anno più 1400 euro di multa, con pena sospesa.
Condanne confermate solo per Mario Attinà (2 anni e 8 mesi), Massimo A. Gabello (1 anno e 4 mesi), il collaboratore Carlo Mesiano (1 anno e 8 mesi), Domenico Proscenio (7 anni e 6 mesi) e Girolamo Romeo (3 anni e 4 mesi). Francesco Pangallo (classe 74), Andrea Pasquale Mesiano, Antonio Pannuti e Teodoro Spanò, hanno incassato anche, la revoca dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Agostino Palamara e Vittorio Verno per soli cinque anni. L'indagine diretta dal sostituto della Dda di Reggio Calabria Antonio De Bernardo, scattata il 13 gennaio 2010, aveva permesso di fare luce sugli assetti delle cosche Zavettieri e Pangallo-Maesano-Favasuli all'indomani della sanguinosa faida che le ha viste contrapporsi agli inizi degli Anni Novanta. Giova ricordare tuttavia, che i Comuni di Roccaforte (tre volte, record nazionale) e Roghudi (una volta) siano stati sciolti per mafia. Domenico Salvatore







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