Il M5S intenzionato a ripristinare l'originario e
più potente testo della legge Lazzati
Le elezioni si avvicinano ed il problema delle possibili
infiltrazioni mafiose nella politica riprende concretezza e vigore.
Il grido di allarme lanciato qualche giorno fa dalla coordinatrice
nazionale di Riferimenti, Adriana Musella, oltre ad arrivare con
estremo ritardo, purtroppo rimarrà soltanto tale. Ormai infatti
diventa molto difficile, se non impossibile, intervenire in maniera
preventiva per evitare il riproporsi alle prossime elezioni dello
scellerato connubio, poiché appare irrealistico pensare che la
presenza nelle liste dei candidati di personaggi quali Piero Grasso
piuttosto che Ambosoli o, viceversa, l'assenza di altri come Angela
Napoli o Luigi De Sena possa essere un valido presidio di legalità
o, dall'altro lato, una grave mancanza che possa giocare un ruolo
attivo nello scongiurare il nefasto evento. E ciò, ovviamente, non
dipende dalla buona volontà dei chiamati in causa, poiché essi, per
quanto armati di buone intenzioni e tanta volontà, sono praticamente
privi dell'ausilio di uno strumento deterrente e punitivo quale un
articolato normativo può rappresentare. Purtroppo adesso, con le Camere
ormai sciolte ed i pensieri volti già al come accaparrarsi in
tutti i modi i voti degli elettori, nessun articolato può essere
proposto o corretto.Un vero peccato. Perché la vera e propria “arma di distruzione di massa” contro le infiltrazioni mafiose era a portata di mano ed aveva anche una firma tutta calabrese: ci riferiamo alla legge Lazzati (n. 175/2010) proposta dal giudice Romano De Grazia, presidenze del Centro Studi Lazzati. La legge Lazzati fu presentata in Parlamento nel lontano 1993 prima appoggiata (per pura formalità) e poi osteggiata (tramite modifiche e lunghi iter di approvazione) da tutte le forze politiche. Tanto che essa, che constava di ben 18 righe, divenne legge soltanto 18 anni dopo e fu privata, attraverso una serie di scellerati emendamenti, di quasi tutta la sua potenza. Non più arma di distruzione di massa, quindi, ma pistola caricata a salve.
Il disposto originario della Legge, per come articolato e pensato dal Centro Studi, era uno strumento che mirava a recidere alla radice (cioè al momento elettorale) l'intreccio perverso tra politica e malaffare togliendo così ai delinquenti e all'antipolitica senza scrupoli, la possibilità di concretizzare nel momento topico la collusione tra politica e malavita organizzata, delineando in maniera chiara e semplice il reato e qualificando i soggetti che lo commettevano. Si intendeva, quindi, colmare un vuoto legislativo nell'ordinamento giuridico italiano, prevedendo e punendo il verificarsi del reato di voto di scambio in maniera chiara e semplice.
Come dicevamo, ormai è tardi anche per discutere del disegno correttivo proposto, per cui anche da questa tornata elettorale dovremmo attenderci di tutto. Tuttavia, il MoVimento 5 Stelle Cosenza, allo scopo di ribadire che la mafia si combatte in prima linea e con i fatti, che il rispetto della legalità non ha appartenenza politica, che la politica - sia di destra che di sinistra che di centro - degli ultimi decenni ha contribuito alla realizzazione degli interessi della malavita organizzata, che la lotta per la restituzione di un voto libero è fondamentale per una sana e durevole democrazia, intende ripristinare l'originario testo della legge Lazzati, in accordo con il Presidente emerito di Cassazione giudice De Grazia. Una legge che partiva da un concetto a noi, gente del Sud, molto chiaro: le mafie votano e fanno votare, condizionando la vita democratica del Paese.

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