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Orchisimia incanta Melito con i Rimi Pirduti

Giuseppe Toscano, dipendente del Ministero della Giustizia, presidente anche dell’Associazione ‘Pro Pentidattilo”, ha narrato ‘de visu’ ed in ‘vivavoce’, le storie che lo hanno ispirato ed a seguire, ha declamato alcune delle poesie, contenute nel volume “Città del sole” editore
MELITO PORTO SALVO “ORCHISIMIA”, QUEL POETA VERNACOLARE DEL PAESE VECCHIO, CHE INCANTA L’UDITORIO DELL’HOTEL ‘TITO SERRANÓ’, CON LA FORZA DEI “RIMI PIRDUTI”
Al tavolo col poeta, c’erano: il giornalista Luigi Palamara, l’editore Franco Arcidiaco, il professore dell’Università, Alessandro Petronio ed il critico d’arte Maria Zema. Sono scrosciati in aula, spesso e volentieri gli applausi a scena aperta. L’uditorio è rimasto incollato sulle poltroncine sino all’ultimo
Domenico Salvatore

Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) -Timido ed imbarazzato come un collegiale al primo bacio, ‘Orchisimia’, pardon, “Peppe” Toscano, si è presentato al grande pubblico, nelle vesti di poeta. Confuso e frastornato, perché, non si aspettava certamente una folla oceanica di queste dimensioni. Lo troviamo nei preliminari, allibito ed incredulo. Lì nell’androne, al primo piano dell’hotel ‘Tito Serranò’. In attesa dell’arrivo del professore Alessandro Petronio, galvanizzatore della manifestazione itinerante dei ‘Borghi solidali’. Lo sguardo smarrito, teso e vibrante come le corde di un violino. L’auditorium, non è Piazza Tien An Men, tuttavia si riempie come l’uovo, in un battibaleno. I più fortunati, ma anche i più puntuali, rispetto all’appuntamento del passaparola, con il “Caffè letterario”, trovano una comoda ed ampia poltroncina, su cui sprofondare. Gli altri, all’impiedi o nei corridoi. Fatto inusuale, per la presentazione di un libro di poesie in Calabria, la regione con la più bassa percentuale di lettura; nel Reggino, roccaforte dell’analfabetismo strumentale e di ritorno, regno della ‘ndrangheta e dei Consigli Comunali sciolti.


Il video integrale della presentazione del libro 

Cerca un assist. Lo trova, nel giornalista Luigi Palamara, he ha curato la prefazione, uno degli editori di Melitoonline; nelle vesti di talent-scout; che, nella circostanza, ha esercitato la maieutica pre-socratica. Non va in onda il concerto di Natale con Luciano Pavarotti, Josè Carreras e Placido Domingo; se non la Turandot, la Tosca od il Rigoletto, al teatro “Alla Scala” di Milano. Con tutto il rispetto, sic et simpliciter, la presentazione di un libro di poesie; per giunta in dialetto, nel salone delle conferenze dell’hotel-ristorante, intitolato al compianto “Tito Serranò”; un imprenditore economico, prematuramente scomparso, qualche anno fa. L’idea di un libro di poesie, nasce e matura, durante un rendez-vous agostano, all’ombra della mitica rocca di Pentidattilo. Dopo che il “poeta”, sebbene lui, non si senta tale e lo ribadisce, al prologo della presentazione, ha già pubblicato una serie di poesie sul nostro giornale. Il dialogo, ha origine da una incontro casuale tra si svolge fra Luigi e Peppe. Il merito è tutto di Luigi Palamara, perché è stato lui ad insistere ed a lanciarlo in orbita. Il talento naturale, zampillante come un geyser, è tutto di Giuseppe Toscano. Quando sei Maradona… presto o tardi, viene fuori il meglio della quintessenza. Ognuno di noi, ha in sé un “pezzo di Dio”. Quando il Padreterno, qual divino Demiurgo, creò l’uomo, modellò la materia caotica ed informe, la plasmò e gli soffiò dentro la vita, disse:…”Facciamolo, a nostra immagine e somiglianza”. Dunque…il talento c’era e c’è.

In questo, Luigi, non ha il benché minimo merito.  Rimane il ragionevole dubbio sul talento dormiente. Chi scrive, bazzicando i campi sportivi della Calabria ( e non solo), tanto per fare un esempio,  e rendere l’idea, ha scoperto… l’acqua calda! Fior di campioni che nulla avevano od hanno da invidiare a Maradona, Pelè, Ronaldo, Platini, Van Basten, Gullit, Rivera, Gerard Mueller, Messi e via di seguito. Giocolieri del “Circo Togni”, che sono rimasti allo stato “ dormiente”. Nel loro piccolo mondo antico, erano dei mostri sacri. Calciavano le punizioni meglio di Platini e Zico; dribblavano meglio di Maradona, Messi e ‘Mazzolino’, (come lo  dipinse, il principe dei cronisti, il leggendario Nicolò Carosio); correvano più di Gullit, Kuijf e Ronaldo; saltavano meglio di Van Basten  e John Charles; segnavano più di Mueller e Careca. Eppure, non hanno mai travalicato gli angusti àmbiti provinciali; e se va bene, hanno tracimato i limitati confini della Calabria. Orchisimìa, è un poeta dialettale con visibilità planetaria, questo è certo, perché ha debordato le frontiere nazionali. Benchè Luigi, che tuttavia è stato il mezzo e lo strumento, quindi un piccolo demiurgo, non abbia creato Google, né YouTube. Questo preambolo, ci sembra doveroso:Reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi dèo. A quella cena conviviale, sotto la millenaria rocca mammellonata, (così definita dallo storico locale professore del Liceo Classico ‘Giovanni Familiari’, Antonio Costantino), partecipò anche il direttore, che   ipotizzò:” Peppe, lasciami… sfondare una porta aperta. Leggo i tuoi versi e li trovo divini. Sei un talento naturale e ti porgo i complimenti. Continua a mandarci le tue poesie per posta elettronica e noi, le pubblicheremo puntualmente. Nulla osta, che fra qualche anno, possano trovare una dignità letteraria. Noi, ci saremo alla presentazione”. E lui, di rimando: “Ma nooo! Che dici Domenico…Mi vuoi confondere, illudere, prendermi in giro. Chi vuoi che s’interessi dei miei strafalcioni!”.

Questo è l’antefatto. L’altra sera con Luigi, facevamo una ‘promenade sur le boulevard’, quando, in pieno Corso Garibaldi, ci ferma “Orchisimia”, in carne ed ossa, con un “mazzo” di libri sotto l’ascella. Noi e Luigi, lo abbracciamo fraternamente. La sorpresa, lieta ed inattesa, è stata davvero grande. Ci consegna una copia a testa, fresca di stampa, con tanto di dedica:”Pensate che valga la pena di presentarlo da qualche parte…che verrà qualcheduno”. E noi:” Uno, nessuno e centomila!”. La realtà, ha superato anche le più rosee previsioni; se non la fantasia. Pazzesco. Incredibile. Nessuno, si muove da casa al sabato sera. Gli sbuffi gelidi di “Barbabianca”, invitano a restare a casa, al calduccio del caminetto, piazzati davanti ad un televisore satellitare, a cristalli liquidi col digitale terrestre; se non ad un computer, col telefonino i-phone od un i-pad. A spizzichettare semi di zucca e mandorle, pistacchio, fave cotte, noccioline e ‘calia’. La “febbre del sabato sera” non contagia più. C’era una volta John Travolta. Ma Orchisimia ha fatto il miracolo delle noci. Ha messo in fila indiana intere carovane, come il mago di Hamelin. Più che il tam-tam dei telefonini di terza generazione od il “Richiamo della foresta”, ha funzionato internet. Alcuni lettori di Melitoonline, facevano i complimenti a turn-over, a Luigi e Domenico:” Le tue poesie, ci piacciono un sacco; ti sei nascosto dietro un nickname, ma noi, ti abbiamo scoperto lo stesso.” Sebbene, come tutti oramai sanno, Orchisimia fosse un altro; sia, un altro.

Il suo vero nome è Giuseppe Toscano, dipendente del Ministero della Giustizia; presidente dell’associazione culturale onlus“Pro Pentidattilo”. Un tesoro nascosto. Uno, che riesce ad emozionare ed affascinare con la sola forza dei suo versi meravigliosi; scroscianti, come le Cascate del Niagara sotto il Ponte dell’Arcobaleno; ammalianti come il canto delle sirene. Di solito l’uditorio dopo un quarto d’ora comincia a dare segni d’insofferenza e comincia a fare le boccucce e spallucce. Ma stavolta fa un’eccezione, Rimane lì, incantato. Nel silenzio della Certosa. Trattenendo il respiro per non perdersi il verso sublime, che edulcora  il pensiero e lenisce l’anima. Recitato dallo stesso autore, che declama, meglio di Giorgio Albertazzi, Arnoldo Foà e Vittorio Gassman. L’astanteria è variegata. Presenziano anziani, adulti ed adolescenti; ma, svettano anche, chiome bambine. Maschi e femmine. Non hanno scalato questi gradini hollywoodiani, su cui, si chiude la scena finale di “Via col vento” con Vivien Leigh (Rossella O’Hara) e Clark Gable (Reth Buttler), per simpatia o curiosità tout court. Ma per convenienza; se non, per amore verso la poesia; meglio se dialettale. Il grande scrittore, critico d’arte e giornalista, professore Pasquino Crupi, suole affermare, che il dialetto abbia la dignità, di una lingua vera e propria. I metronomi, Luigi Palamara, giornalista e Direttore Editoriale di MNews.IT (L’anno scorso, ha ricevuto il Premio “Pericle d’oro” a Bovalino); Franco Arcidiaco, editore, giornalista, direttore dell’inserto “Il Domani-Quotidiano della Calabria”; Maria Zema, giornalista, critico d’arte, insegnante, che ha relazionato; Alessandro Petronio, professore dell’Università, hanno moderato a turn-over, chiosando ed integrando con note e postille a misura d’orecchio.

Orchisimia, ha deliziato la platea, con l’interpretazione magistrale delle sue liriche vernacolari, strappando l’applauso a scena aperta, sino a spellarsi le dita. Giuseppe Toscano, rivela urbi et orbi, che la sua musa ispiratrice, sia stato  ‘U zi’Turi”. Le liriche di Orchisimia, non sono poesie ad usum delphini o Cicero pro domo sua. Sono composizioni poetiche, che raggiungono le vette eccelse della poesia. Scoprono, conservano e rilanciano un lessico, che rischiava di finire nel dimenticatoio; una Geenna infernale dove c’è pianto e stridore di denti; termini, che hanno una radice latina, greca, francese, inglese, spagnola. L’Area Grecanica, continua a sfornare poeti e scrittori, ma nessun esponente della cultura cosiddetta ufficiale, sembra volersene accorgere:” L’incasso della vendita verrà devoluto in beneficienza a favore della Caritas di Melito. “. Ogni tanto lancia uno sguardo verso la…’Curva Maratona’, per vedere se la moglie e la figlia, siano sempre lì, appostate. Si sente tra Scilla e Cariddi:”…Mi hanno detto di parlare poco, ma non posso rifiutarmi di  recitare le poesie”. Sono 165 pagine, esclusa la copertina; “veline d’oro”, che tesaurizzano usi, costumi e tradizioni. Versi d’argento vivo, che esaltano le qualità dei personaggi, tutti reali. Una sorta di “Grande fratello”, descritto con minuzia e dovizia di particolari. Liriche mitiche, che sembrano avere “il ballo di san vito”. Poesie, che parlano al cuore ed all’anima. Messaggi per fustigare i costumi, alla Marco Catone il Censore, alla Giorgio Gaber, alla Dario Fo, da cui emerge la satira indolente e sibillina Missive d’amore struggente. L’impronta di un grande poeta dialettale, che riesce con insospettabile arte navigata, a trasmettere telegrammi pregni di sapere, di cultura, di socialità. Toscano, per mezzo del vernacolo, fa la pesatura dell’anima, meglio di Anubi, Thot ed Horus ed alle anime, che pesano meno della piuma, regala i Campi Elisi, dove il grano è alto sette braccia.

Due ore di convivio, con buffet finale, dove ognuno si è sparato la posa con il poeta. Dal Paese di Guglielmo Tell, è arrivato anche Marcus, in dolce compagnia, eroe della frontiera anti-carbone. Ha riscoperto fatti, vicende, personaggi ed opinioni, che sembravano persi per sempre; attraverso semplici versi, divini ed immortali, di facile usufruibilità, perché, riescono a stabilire con l’anima, una corsia preferenziale per un dialogo efficiente, funzionale ed efficace. Ci tiene a precisare (in copertina) che…Abita nel Paese Vecchio di Melito, cuore di una Melito assente e distratta. Domenico Salvatore

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