DA TOMMASO MORO UN MESSAGGIO UTOPICO E ATTUALE: OBIETTIVO DELLA POLITICA, IL BENE DI TUTTI I CITTADINI
C’è ancora spazio per l’utopia anche nei decenni brevi del trionfo del
pragmatismo,dell’egoismo, del dio mercato: è quella riproposta dalla
mostra su Thomas More, italianizzato in Tommaso Moro, “Il sorriso della
libertà: la politica e il bene comune” esposta nella Pinacoteca
Ambrosiana di Milano - chiesa di San Sepolcro, curatore Edoardo Rialti -
dalla Fondazione Costruiamo il Futuro. La mostra era stata inaugurata
da Mario Monti alla Camera dei Deputati nell’ottobre scorso.More, umanista, scrittore e politico cattolico inglese (1478-1535) famoso a livello europeo, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, canonizzato come martire nel 1935 e nel 2000 proclamato patrono dei governanti e dei politici cattolici.
Lord Cancelliere d'Inghilterra sotto il re Enrico VIII; il suo rifiuto di accettare l'Atto di Supremazia del re sulla Chiesa in Inghilterra e di disconoscere il primato del Papa misero fine alla sua carriera politica e lo condussero alla pena capitale con l'accusa di tradimento.
More coniò il termine "utopia", con cui battezzò un'immaginaria isola dotata di una società ideale, di cui descrisse il sistema politico nella sua opera più famosa, L'Utopia, pubblicata nel 1516.
Ai numerosi esponenti della cultura, dell’imprenditoria, delle
professioni, della politica (tra cui il presidente di Assoedilizia e
dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici) si è rivolto il
vicepresidente della Camera dei Deputati e presidente della Fondazione
Costruiamo il Futuro Maurizio Lupi: “La Mostra ci aiuta a comprendere
ciò di cui oggi abbiamo più bisogno in politica: porre quale obiettivo
il bene comune di tutti i cittadini, non solo quello di una parte di
loro (i propri elettori)”; mentre mons. Franco Buzzi, prefetto della
Pinacoteca Ambrosiana, letto il messaggio del ministro dei Beni e delle
Attività Culturali Lorenzo Ornaghi (Non vi è politica degna di questo
nome, allorché il bene comune risuona come un’espressione retorica o,
peggio, come un infingimento sin troppo facile da smascherare. È la
grande lezione di Thomas More, oggi attuale e vitale ancor più di quanto
non lo sia stata nei secoli passati) ha ricordato il fondamentale
apporto dell’amicizia di More con Erasmo da Rotterdam e John Colet,
quest’ultimo un grande umanista e teologo, alla sua formazione
umanistica e teologica.Gratitudine agli organizzatori della mostra è stata espressa da Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, Formazione e Cultura di Regione Lombardia che ha sottolineato la felice coincidenza con l’altra rassegna storica milanese, l’editto di Costantino, esposta a Palazzo Reale; e Cesare Grampa, grande figura della politica e dell’antifascismo cattolico milanese (fondatore del centro culturale Giancarlo Puecher, presidente dell’associazione Volontari della Libertà), protagonista di primo piano anche nei complessi anni ’70, ha riconosciuto agli allora cardinale Giovanni Colombo e sindaco Pietro Bucalossi la capacità di guida della società milanese.
Degna conclusione dei raffinati interventi affidata a Livia Pomodoro, presidente del Tribunale di Milano.
Tra i presenti il decano del Corpo Consolare a Milano Console di Spagna Emilio Fernandez-Castano y Diaz Caneja.
Mostra alla Pinacoteca Ambrosiana di Milano, nella Chiesa San Sepolcro
Foto:
- da sin. Achille Colombo Clerici, Livia Pomodoro, Maurizio Lupi, Luigi Casero.
- Colombo Clerici con Mons. Franco Buzzi
- Colombo Clerici con Livia Pomodoro
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