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Operazione Gringia, sullo sfondo di nuovi equiibri, che interessano tutta la regione e prospettano nuovi 'terremoti'


Undici persone,  sottoposti a fermo sono: Giuseppe Patania, di 32 anni, residente a Stefanaconi; Giuseppina Iacopetta (58), residente a Stefanaconi e vedova di Fortunato Patania, ucciso a Stefanaconi il 18 settembre 2011; Cristian Loielo (22), residente a Gerocarne; Nicola Figliuzzi (22), residente a Gerocarne; Francesco Lo Preiato (26), residente a San Gregorio d'Ippona; Francesco Alessandria (42), residente a Sorianello; Alessandro Bartolotta (21), residente a Stefanaconi; Giovanni Battista Bartolotta (54), residente a Stefanaconi; Giovambattista Bartolotta (32), residente a Stefanaconi; Salvatore Lopreiato (52), residente a Stefanaconi; Mauro Graziano Uras (41), residente a Canino .Nei confronti dei due stranieri  è stato eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione distrettuale Antimafia, per i reati di tentato omicidio e porto illegale di armi e munizioni, con l’aggravante del metodo mafioso. La vedova, voleva una carneficina. Il sangue doveva scorrere… davanti alla sua porta. Così la pentita, fonte Ansa, ''Sapevo gia' che doveva essere l'ultimo ucciso, perche' un giorno mia zia ha fatto proprio la precisazione al figlio, mia zia Giuseppina Iacopetta e gli ha detto che l'ultimo deve essere Franco Meddis e deve essere ucciso davanti al garage che e' a fianco la porta di entrata di mia zia e che quindi il sangue deve scorrere proprio davanti alla sua porta''. Ma i Mancuso, non sono stati scalzati dalla società di Piscopio  operazione (“Crimine”)

VIBO VALENTIA INFURIANO SELVAGGE E SANGUINARIE LE FAIDE NELLA ‘NDRANGHETA PER IL CONTROLLO DEL TERRITORIO E DELLA ATTIVITÁ PRODUTTIVE LECITE ED ILLECITE. I KILLER SONO STATI ASSOLDATI ALL’EST (EX  JUGOSLAVIA) L’ONORE NON C’ENTRA NIENTE, È SOLO UN PARAVENTO PER GLI ALLOCCHI, MA LO STATO, NON STA A GUARDARE
Il fermo, imposto dai carabinieri del comando provinciale di Vibo Valentia, diretti dal colonnello Daniele Scardecchia, con l'accusa di essere gli autori, di una serie di omicidi e tentati omicidi compiuti nell'ambito della faida in corso nel vibonese. Ma il Corriere della Sera, titola: “La ‘ndrangheta assoldava i killer venuti dall’Est”, Usati ex cecchini per uccidere i rivali nelle faide L'operazione, denominata “Gringia” ha documentato lo scontro tra la cosca Patania di Stefanaconi, legata ai Mancuso di Limbadi, contrapposta sia alla ''Societa' di Piscopio'' di Vibo, considerata emergente, sia alla cosca Petrolo-Bartolotta di Stefanaconi. Arrestato nella mattinata di ieri, a Canino (Vt), dai militari dell’arma locale e del nucleo investigativo di Vibo Valentia anche  Salvatore Callea, 45enne nato a Oppido Mamertina, vicino alla cosca “Ferraro-Raccosta” di Oppido Mamertina, che   si era sottratto alla cattura. Capobastone era diventata Giuseppina Iacopetta “la bossa”. E quando il pm chiede ''era possibile che ammazzavano a uno che lei non volesse?'', Loredana Patania risponde: ''No, no, doveva volerlo lei, altrimenti non si toccava, doveva volerlo lei, cioe' nel senso, i figli si confidavano con la mamma e la mamma diceva: 'Si', fate quello che dovete fare, vi do i soldi, vi do tutto quello che serve'. Era quella che teneva i soldi, era quella che finanziava, era quella che se servivano i vestiti glieli comprava, era quella che se servivano armi le comprava''.
Domenico Salvatore
VIBO VALENTIA-Nella faide, il sangue già scorre a fiumi. Se poi, sfociassero in guerra, sarebbe una carneficina. Ed era uno sterminio, quello che voleva la ‘vedova nera’, diventata ‘bossa’, dopo che i rivali le avevano ucciso il marito capobastone. Un odio viscerale, che l’aveva spinta a sguinzagliare gli organici della cosca, figli compresi, contro gli avversari. Voleva un eccidio per placare la sua sete di sangue, morte e distruzione. Come si evince dalle dichiarazioni dei pentiti; se non dalle intercettazioni.Il massacro è stato stoppato dalla DDA di Catanzaro, diretta dal procuratore capo della Repubblica, Antonio Vincenzo Lombardo. Il Corriere della Sera, il più grande e prestigioso quotidiano d’Italia, assieme a La Repubblica a dire il vero, s’interessa stamani a pagina 21 (Cronache), di alcuni sperduti paesini della Calabria. Non certo per esaltarne le bellezze naturali, i paesaggi incomparabili, gli scenari mozzafiato e spettacolosi, i tramonti e le aurore che hanno fatto grandi i pittori. Niente di tutto questo. Ma quando mai???????????????!!!!!!!!!!!! Il prestigioso quotidiano si occupa di cronaca nera, tanto per cambiare a firma congiunta dell’inviato speciale e del corrispondente.  Due giornalisti esperti, che sanno il fatto loro. Melius abundare quam deficere. Sarà pure giusto, non discutiamo su questo. Non stiamo criticando la linea editoriale del giornale. Per carità. Questo compito, checché ne dicano i bastian contrari, spetta al lettore sovrano, che autonomamente, orienta le sue scelte verso questa o quella testata, cartacea od online che sia, in base alla sua cultura, al suo gusto, al suo modo di vedere le cose e d’intendere la realtà. Non ci sorprende nemmeno, che il Corriere della Sera, s’interessi di (molto redditizia) cronaca nera calabrese, con titolo d’apertura, ‘sparato’ su quattro colonne, occhiello e sottotitolo. A noi piace e lo compriamo all’edicola spesso e volentieri, a dire il vero. Nella res nullius di Calabria, ognuno è libero di arraffare consensi, copie, voti e risorse; non solo di manodopera. Il Corriere della Sera, oggi s’interessa di Piscopio e Stefanaconi, due puntini invisibili sulla cartina geografica e perfettamente sconosciuti al grande pubblico. Ben noti però, agli amanti della cronaca nera, che sono moltissimi, non solo in Calabria, ma soprattutto nelle comunità calabresi in Italia ed all’estero. Sono la fortuna dei giornali che vanno a ruba, quando ci siano di mezzo, morti e feriti, ma soprattutto le “retate” di pezzi da novanta della ‘ndrangheta; e gregari. Senza trascurare il “De gustibus non disputandum est” di vedere in manette altre categorie di persone: politici, imprenditori, criminalità “comune” e perfino semplici cittadini. Spettacolo, senso della Giustizia, sfizio, cattiveria, panem et circenses…E non solo.

Diritto di cronaca, per carità. Ci potrebbe stare addirittura anche la ‘semplice’ curiosità. In verità, la provincia di Vibo Valentia, negli ultimi anni è diventata la più turbolenta di tutte. Assieme per la verità a quella di Catanzaro (vedi Lametino), dove insiste una situazione esplosiva, che sta insanguinando le contrade. Numerosi i casi di ‘lupara bianca’’, ma anche gli omicidi, alcuni dei quali plateali. Come l’omicidio in spiaggia, di Davide Fortuna, appena uscito dall’acqua, ammazzato, in pieno giorno, davanti a moglie e figli. Nonostante la certezza dei processi e delle pene. Pezzi da novanta sbattuti in galera ed al 41 bis. Migliaia di anni di galera ed ergastolo per gli assassini. Beni mobili ed immobili per centinaia di milioni di euri, sequestrati e confiscati; avvisi orali, diffide, soggiorni obbligati, divieti di dimora, obblighi di firma, libertà vigilate e così via. Giovanni Bianconi e Carlo Macrì mettono in evidenza un elemento nuovo. I killer usati dalle cosche per eliminare i loro rivali ed avversari, provengono dall’Est europeo. Ed hanno un listino prezzi. Un omicidio può costare da tre a diecimila euri…’chiavi in mano’. Per i feriti, non si becca nemmeno un dollaro bucato. La scena si svolge nel Vibonese. Tra i protagonisti vi è un procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, delegato della DDA di Catanzaro, diretta dal procuratore capo, Antonio Vincenzo Lombardo per l’area Tirrenica. Una sorta di Hamilton Burger il procuratore granitico, tetragono e spigoloso di Perry Mason. Un magistrato preparato, scrupoloso e lungimirante, professionalmente impaccabile. Odiato dalle cosche mafiose del Lametino e del Vibonese, ovviamente. Il quotidiano milanese, si occupa dei killer, due cecchini venuti dall’Est.Vasvi Belulli 30 anni macedone ed Arben Hibraimi, montenegrino di 27, reduci della guerra jugoslava, ammanettati a Canini, in provincia di Viterbo.

Da gli uomini della Squadra Mobile, diretta sul posto dal vicequestore Fabio Zampaglione. “Alberto” e “Jimmy” sono scesi diverse volte in Calabria. A bordo di macchine e col cellulare spento od in treno. Sconosciuti al grande pubblico di casa, ma regolarmente ripresi da una telecamera di sorveglianza di un bar di Vibo Valentia. Le armi una carabine Winchester ed una pistola 9X21, provengono dalle ville svaligiate al Nord Italia. E sono state usate per gli agguati in Calabria. Nel Vibonese. Potevano mancare i pentiti in questa storia? Si sospettano l’un l’altro, Loredana Patania, vedova di Giuseppe Matina, assassinato davanti a casa sua, la mattina del 20 febbraio 2012 e Daniele Bono, ma alla fine si fidanzano e decidono di collaborare con i giudici. Il comunicato stampa è risicato…”Alle prime ore di martedì 20 novembre 2012, in diverse località della province di Vibo Valentia, Reggio Calabria e Viterbo, i militari di questo Comando Provinciale, supportati da quelli dell’Arma locale, del Gruppo Operativo Calabria (Squadrone Cacciatori e Compagnia Speciale) e dell’8° Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, hanno rintracciato e sottoposto ad un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica – D.D.A. di Catanzaro, le persone di seguito indicate, gravemente indiziate dei delitti di omicidio, tentato omicidio e porto/detenzione abusiva di armi, aggravati dalle modalità mafiose. L’attività di indagine, convenzionalmente denominata “Gringia”, condotta dal dipendente Nucleo Investigativo, con il supporto di analisi informativa del R.O.S., ha consentito di documentare lo scontro tra la cosca “Patania” di Stefanaconi (consorteria legata ai “Mancuso” di Limbadi – Nicotera) contrapposta sia alla “Società di Piscopio” di Vibo Valentia, considerata emergente, sia alla cosca “Petrolo - Bartolotta” di Stefanaconi:

Patania Giuseppe, nato a Vibo Valentia il 29.12.1980, residente a Stefanaconi; Iacopetta Giuseppina, nata a Gerocarne (VV) il 14.12.1954, residente a Stefanaconi, madre dei suddetti e vedova di Patania Fortunato, ucciso in Stefanaconi il 18.09.2011; Loielo Cristian, nato a Soriano Calabro (VV) il 24.09.1990, residente in Gerocarne; Figliuzzi Nicola, nato a Soriano Calabro il 08.05.1990, residente in Gerocarne; Lo Preiato Francesco, nato a Vibo Valentia il 11.04.1986, residente a San Gregorio d’Ippona (VV); Alessandria Francesco, nato a Sorianello (VV) il 20.01.1970, ivi residente; Bartalotta Alessandro, nato a Vibo Valentia il 12.02.1991, residente a Stefanaconi; Bartalotta Giovanni Battista, nato a Stefanaconi il 28.09.1958, ivi residente; Bartalotta Giovambattista nato a Vibo Valentia il 08.11.1979, residente a Stefanaconi; Lopreiato Salvatore, nato a Stefanaconi il 09.11.1960, ivi residente; Uras Mauro Graziano, nato in Germania il 08.01.1971, residente in Canino.I suddetti sono ritenuti responsabili, con differenti ruoli, dei reati di omicidio in danno di: Fiorillo Michele Mario (commesso in Francica il 16.09.2011), Matina Giuseppe (commesso in Stefanaconi il 20.2.2012) e Scrugli Francesco (commesso in Vibo Valentia il 21.3.2012), nonché di tentato omicidio in danno di: Matina Giuseppe (commesso in Stefanaconi il 27.12.2011), Scrugli Francesco (commesso in Vibo Valentia l’11.2.2012), Calafati Francesco (commesso in Stefanaconi il 21.3.2012) e Meddis Francesco Nazzareno (commesso in Stefanaconi il 26.6.2012. Per l’occasione è arrivato in conferenza stampa un procuratore nazionale. 

Il sostituto, Maria Vittoria De Simone. Il p.m. si chiama Simona Rossi. A raccontare del progetto di omicidio, poi non andato a buon fine, visto che Meddis rimase ferito, e' stata Loredana Patania, il cui marito, Giuseppe Matina, e' stato ucciso il 20 febbraio  2012. Lei stessa, per sfuggire ad un progetto di agguato, da mesi si e' trasferita in una regione del nord. Alla domanda del pm della Dda catanzarese Simona Rossi sul perche' Meddis dovesse morire, la pentita risponde: ''Perche' praticamente erano contrari alla cosca Patania e che quindi con l'uccisione di Franco Meddis si chiudeva la cosca dei Bartolotta dei Bonavota a Stefanaconi, praticamente si chiudeva il il personale di Sant'Onofrio e Stefanaconi. Dovevano lasciarlo soffrire, gli dovevano sterminare quelli attorno e lui aspettare la fine''. Gl’indagati sono 22; i provvedimenti OCCC 16; eseguiti 13. Le faide parto0no sempre dal morto; se non dal ferito. Così anche in questa storia, il là alle operazioni di massacro, partono dall’eliminazione di Michele Mario Fiorillo. Questioni di supremazia mafiosa. Altro che onore e disonore. Baggianate! Pianeti, al massimo satelliti della ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi-Nicotera-Vibo-Tropea. Un casato di mafia tra i più numerosi, ricchi e potenti dell’intero panorama mafioso. Per dirla con Giuseppe Lumia, ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia. La stella dominante infatti è quella dei Mancuso di Limbadi. Come certificano la COPAM, la DIRAM ed i comandi provinciali  dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Questura. Checchè ne possa dire l’operazione’Crimine’, che ha privilegiato il locale, anzi la “Società” di Piscopio.   Le intercettazioni ambientali, avrebbero consentito a Polizia e Carabinieri, coordinati dalla magistratura di “fotografare” gli stretti legami fra i clan del Vibonese ed i Reggini, consolidati anche dalla partecipazione ad alcuni matrimoni trasformati poi in vere e proprie “riunioni di ‘ndrangheta”. Secondo l’accusa, Salvatore Giuseppe Galati, avrebbe  partecipato insieme a Francesco D’Onofrio, 56 anni, di Mileto, al matrimonio di Elisa Pelle, figlia del boss Giuseppe, detto “Gambazza”, di San Luca, al quale, stando ai dialoghi intercettati, avrebbe preso parte anche il boss Rocco Aquino di Marina di Gioiosa Ionica, arrestato di recente dopo una lunga latitanza. La carica di “santista”, secondo gli inquirenti, sarebbe stata  attribuita a Salvatore Giuseppe Galati in occasione del matrimonio del 26enne Michele Fiorillo di Piscopio (che ha scelto il rito ordinario), al quale avrebbero partecipato “personaggi” del calibro di Giuseppe Commisso di Siderno e Rocco Aquino, oltre a rappresentanti delle “famiglie” Pelle e Giorgi di San Luca.Ma dagli atti emerge che per Salvatore Giuseppe Galati sarebbe stato pronto anche il conferimento della carica di “padrino” in occasione di un altro incontro  nella casa di Giuseppe Pelle. Tutto sarebbe però stato rinviato. Per l’accusa, Salvatore Giuseppe Galati il 13 febbraio 2010 avrebbe preso parte ad un summit di ‘ndrangheta a Bovalino.Quattro anni e 8 mesi sono stati inflitti dal gup a Giuseppe Salvatore Galati (detto “Pino u Ragioneri”), 48 anni, di Piscopio,riconosciuto colpevole del reato di associazione mafiosa, il primo per aver fatto parte del “locale” di ndrangheta di Piscopio con un ruolo non secondario. Domanda:ma i Mancuso, quanto contano, all’interno della nuova ‘ndrangheta? Gli esperti di mafia, ritengono, che in questo momento storico, non godano di una larga credibilità, consenso e popolarità, all’interno della “Provincia”. Non come prima. Dev’essere successo qualcosa che sfugge perfino ai più esperti mafiologi, che non riescono ancora inserire alcune tessere nel puzzle.  Il clan, è uno o trino? I Mancuso, erano vicini o lontani dal mammasantissima don CarmiNuzzu Novella, che voleva la scissione tra Nord e Sud? O, forse, pretendeva una ‘dote’, che la ‘Provincia’ non poteva concedergli?  Che cosa c’entrano i delitti di Damiano Vallelunga e Vittorio Sia nel bailamme generale? E perché i Commisso di Siderno, sono stati tirati in ballo in questa storia vibonese?  Nel Crotonese il rango e blasone del locale di Cirò guidato dai vecchi boss Marincola-Farao è sempre carismatico o ha perso colpi, in favore dei clan di Isola Capo Rizzuto, Crotone e Cutro (Provincia’ distaccata?). Su questi punti, andranno a confrontarsi in avvenire Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, coordinati dalla DDA, da una parte e le cosche mafiose dall’altra. In ballo ci sono i nuovi equilibri, determinati dall’azione repressiva dello Stato. Beni mobili ed immobili nell’ordine dei miliardi di euri sequestrati e confiscati; mammasantissima, padrini e capobastone al 41 bis; figure intermedie condannate e migliaia di anni di galera ed ergastoli. E non è cosa da poco. Un ricambio generazionale che avviene, quasi automatico, su un fronte e sull’altro, si badi bene. Le memory card viventi delle forze di polizia, della magistratura, vengono meno per decesso, tradimento, trasferimento o pensionamento. 

Un bel braccio di ferro fra “Guardie & Ladri”. Vince, chi si assesta meglio. La battaglia tra il Bene ed il Male, non si esaurisce in un anno o dieci, come erroneamente credono gli allocchi e gli sprovveduti. “I Mancuso, fonte Wikipedia, sono una ‘ndrina di Limbadi e Nicotera, considerata dagli organi investigativi come la cosca più potente della provincia di Vibo Valentia (infatti le altre 'ndrine del Vibonese sono considerate cosche "satelliti" che gravitano attorno ai Mancuso) ma, hanno influenze anche nel Reggino. Grazie all'alleanza con i Piromalli di Gioia Tauro e i Pesce ('ndrina) di Rosarno, nel Lametino contatti con il gruppo Torcasio-Giampà e nel Crotonese dove hanno legami con il clan Arena di Isola Capo Rizzuto. Hanno contatti con le famiglie di Cosa Nostra, la FARC colombiana e le Autodefensas Unidas de Colombia (AUC) colombiane. Al Nord Italia sono presenti nell'hinterland nord di Milano, in particolare a Monza, Novara e nei Comuni di Giussano, Seregno, Verano Brianza e Mariano Comense, sono presenti anche in Piemonte(Torino) ed Emilia-Romagna(Parma e Bologna), al centro Italia sono presenti nel Lazio e in Toscana; La 'ndrina è attiva anche all'estero in particolare in Togo dove cura la sua principale attività criminale. Infatti l'Africa rappresenta (secondo la Dia anno 2012) il nuovo centro logistico per il traffico internazionale di cocaina. Definito da Giuseppe Lumia, l'ex presidente della Commissione parlamentare antimafia, come il clan finanziariamente più potente d'Europa.Attività criminali Principale businness criminale della cosca è il traffico internazionale di sostanze stupefacenti confermato dall'importantissima operazione di polizia "Decollo"del 2004, la relazione del ministro dell'interno sulla DIA, anno 2008, dichiara:"I MANCUSO operano nel florido settore del traffico di cocaina, dove sono riusciti ad acquisire un notevole peso, assicurandosi un canale privilegiato con i cartelli colombiani, con i narcotrafficanti spagnoli, spingendosi sino in territorio australiano", seguono le estorsioni, l'usura; molto importante per la cosca è anche il settore degli appalti pubblici tanto che una relazione sulla sanità vibonese da parte della guardia di finanza nel 2007 sosteneva: L'influenza dei Mancuso si è evidenziata anche nel settore dei lavori pubblici aggiudicati mediante appalti; ciò ha attribuito loro i connotati tipici di una formazione mafiosa ad elevata vocazione economico-finanziaria; la ndrina pratica anche attività di riciclaggio dei suoi proventi illeciti in particolare nel contesto turistico alberghiero; come dichiara, la relazione del Ministro dell'Interno al parlamento sull'attività della DIA anno 2007; la consorteria criminale è riuscita ad infiltrarsi anche all'interno della pubblica amministrazione infatti lo scioglimento del consiglio comunale di Nicotera del 2010 è dovuto anche al condizionamento esercitato dalla ‘ndrina e ai suoi collegamenti con amministratori e dipendenti comunali come si ricava dalla relazione del prefetto di vibo valentia allegata al decreto di scioglimento.
Storia


L'ascesa dei Mancuso, inizia nel 1977 dopo la morte del boss Antonio Zoccali di Vibo: supportarono la 'ndrina dei Fiarè di San Gregorio d'Ippona durante la faida contro la famiglia Pardea sempre di Vibo Valentia. Dopo la faida ottengono la supremazia della zona grazie ai loro collegamenti con le famiglie dei Piromalli e dei Pesce, con le quali stipulano un patto federativo e sempre grazie all'alleanza con questi importanti casati mafiosi i Mancuso entrano anche nell'affare del Porto di Gioia Tauro e del V° Centro Siderurgico che doveva sorgere negli anni '70 nella Piana di Gioia Tauro, la 'ndrangheta si doveva occupare del trasporto della terra e materiali inerti(in base agli accordi raggiunti con le imprese appaltatrici dei lavori) che servivano per la costruzione del distretto industriale e a tal fine Gioacchino Piromalli (a capo di un consorzio mafioso di oltre 100 imprese di trasporto materiali) incarica Francesco Mancuso di acquistare a costo irrisorio trenta lotti a ridosso della cava di Limbadi (regno dei Mancuso) sito quest'ultimo da cui si ricavavano i materiali. L'importanza dei Mancuso nell'ambito della 'ndrangheta calabrese, la si nota da un altro particolare molto importante, nell'estate del 1992 (nel pieno dell'attacco di cosa nostra allo Stato) i Corleonesi, proposero alla 'ndrangheta di sferrare un attacco unitario alle istituzioni Italiane; tale richiesta, venne discussa e respinta a casa del boss Luigi Mancuso a Nicotera. I Mancuso, hanno avuto e hanno tuttora (anno 2012) il predominio criminale sulla provincia di Vibo valentia, ma un'indagine del 2003 (Dinasty1-Affari di famiglia) dimostra che la tradizionale struttura della famiglia si sia scissa in 3 principali ramificazioni, rispettivamente capeggiate da Diego Mancuso, Francesco Mancuso e Cosmo Mancuso. Tale indagine poi, è sfociata nelle sentenze di condanna dei giudici di primo e secondo grado e confermate dalla Corte di C assazione, dove si è dimostrato dal punto di vista giudiziario, per la prima volta, l'esistenza della ‘ndrina dei Mancuso di Limbadi e Nicotera inoltre il clan è stato condannato a risarcire i danni d'immagine alla regione Calabria, alla provincia di Vibo Valentia, al comune di Vibo Valentia e al comune di Tropea costituitisi parti civili nei vari processi penali.
Lo scioglimento per mafia del comune di Limbadi
Limbadi è stato il primo comune d'Italia sciolto per mafia nel 1983 anche se ancora non esisteva la legge contro le infiltrazioni mafiose negli enti locali. A sciogliere l'ente fu l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini perché risultò primo degli eletti, il patriarca del clan, Francesco Mancuso, latitante durante la campagna elettorale e al momento del voto, sorvegliato speciale di pubblica sicurezza con precedenti penali per estorsione, associazione mafiosa, porto e detenzione abusiva di armi, lesioni e reati contro il patrimonio; inoltre, all'interno del consiglio comunale risultavano eletti soggetti ritenuti pienamente inseriti nell'organizzazione criminale del Mancuso; l'ente, venne sciolto per motivi di ordine pubblico ad appena una settimana di distanza dalle elezioni amministrative. Boss di spicco:Francesco Mancuso. capobastuni morto nel 1997. (Nel 1983 fu anche sindaco del comune di Limbadi). Antonio Mancuso. classe 1938 conosciuto come "’U zi’ ‘Ntoni" ritenuto uno dei capi carismatici della cosca. Diego Mancuso. arrestato nel 2003 e considerato a capo di una delle 3 ramificazioni in cui si è scissa la famiglia Mancuso. Giuseppe Mancuso. arrestato nel 1997. Pantaleone Mancuso, in carcere dal 2009, ma a marzo uscito per decorrenza dei termini. Domenico Mancuso, detto The Red. Costanzo Mancuso, detto Valesmo. Salvatore Mancuso. (figlio di "don ciccio mancuso") residente a Giussano (mi). Emanuele Mancuso. Luigi Mancuso, condannato a 22 anni di carcere nel processo ‘Tirreno’. Daniele Mancuso, latitante. Cosmo Mancuso a capo di una delle 3 ramificazioni in cui si è scissa la famiglia Mancuso. Fatti recenti. A Luglio 2003 tentato omicidio di Francesco Mancuso detto Tabacco. Nell’ottobre 2003 operazione di polizia Dinasty-Affari di famiglia dove vengono arrestati decine di persone tra capi e gregari del clan Mancuso di Limbadi assieme a numerosi esponenti delle cosche "satelliti" della provincia di VV. Nel 2004 operazione di polizia “Decollo” contro il traffico internazionale di sostanze stupefacenti, coinvolte le famiglie dei Mancuso di Limbadi e dei Pesce di Rosarno. 

Il 14 giugno 2006 sono stati sequestrati in un garage di Seregno (MB), pistole mitragliatrici, armi comuni lunghe e corte, munizioni da guerra e comuni, bombe a mano ed altro, col conseguente arresto nella flagranza di Salvatore Mancuso di Limbadi (fonte: omicron tramite Esagono,25/02/2008) Scoperto l'arsenale della 'ndrangheta. URL consultato in data 14 marzo 2009. Il 19 settembre 2006, dopo l'operazione Odissea, vengono arrestate 35 persone dalla DIA di Catanzaro, contro gli affiliati della cosca Mancuso e i La Rosa di Tropea. Accusati di Associazione mafiosa, estorsione usura... fino a 50 capi d'accusa. Si pensa anche che un certo Francesco Mancuso fosse capace di condizionare i sindaci di alcuni comuni e di infiltrarsi nella produzione della fiction “Gente di mare” girato dalla Rai a Tropea.Nel 2006 tramite l'operazione della polizia Dinasty 2 - Do ut des sono state arrestate su 45 persone molti esponenti della cosca Mancuso, assieme a politici, imprenditori e magistrati (come Patrizia Pasquin a capo della sezione civile Tribunale di Vibo Valentia). Il 27 marzo 2008 viene ucciso Rocco Cristello a Verano Brianza, probabilmente per il fallito guadagno di oltre 40 milioni di euro per la 'Ndrina. Stava seguendo infatti l'affare del cinema multisala in collaborazione con i cinesi di Song Zhicai. L'11 febbraio 2009 il boss Pantaleone Mancuso, viene condannato a 14 anni di carcere per estorsione aggravata con modalità mafiosa verso alcuni imprenditori del vibonese. A marzo è scarcerato. Il 3 settembre 2009 vengono arrestati Roberto e Giuseppe Piccolo a Gioia Tauro, dopo una latitanza di 5 mesi. Insieme a loro, c'erano Vincenzo Larosa e Cosimo Romagnosi, forse vicini ai Piromalli. Il 12 marzo 2011 viene ucciso a San Calogero Vincenzo Barbieri, ritenuto dagli inquirenti, uno dei più grossi narcotrafficanti della ndrangheta al servizio del clan Mancuso, coinvolto nell'operazione antidroga Decollo del 2004. Il 4 luglio 2012 viene arrestato il boss anziano della famiglia Antonio Mancuso 75 anni; i Carabinieri hanno dato esecuzione ad un'ordinanza della Corte d'appello di Catanzaro emessa a seguito della sentenza definitiva della Corte di Cassazione che condanna il boss a 1 anno e 5 mesi di reclusione per reati di stampo mafioso. Mancuso al momento dell'arresto si trovava a Limbadi in una villa munita di sistema di videosorveglianza. Il 21 luglio 2012 viene scarcerato dopo 19 anni di reclusione,il boss Luigi Mancuso,condannato nei processi Tirreno e Countdown per droga e associazione mafiosa,il boss doveva scontare 30 anni di carcere; ridotti a 23 a seguito dell'Incidente di esecuzione svoltosi dinanzi alla Corte d'assise d'apello di Messina,restavano quindi altri 4 anni di detenzione ma Mancuso ha ottenuto il diritto di liberazione anticipata. Alcuni giorni dopo un provvedimento del tribunale di Vibo Valentia ha disposto la sorveglianza speciale per il boss con l'obbligo di dimora nel paese di residenza e il divieto di uscire dalla propria abitazione nelle ore notturne.”. In questa storia, sia pure di rimbalzo e carambola, c’entrano pure i Bonavota di sant’Onofrio ed i Commisso di Siderno. Il che, non sorprende affatto. La mafia è unitaria. Lo diceva già negli Anni Sessanta, il padrino di Taurianova (San Martino), Giuseppe Zappia, ‘U zi Peppi. Presidente del Summit storico di contrada Juncari a Montalto (26 ottobre 1969). Lo hanno ribadito Giuseppe Pignatone e Antonio Vincenzo Lombardo a più riprese. I procuratori capo della Repubblica di Reggio Calabria, oggi a Roma e di Catanzaro, hanno detto a chiare note, che in base alle indaggini, intercettazioni, ‘cantatine’ dei pentiti, dichiarazioni spontanee, sequestro dei codici della ‘ndrangheta eccetera, la ‘Piovra’fosse una ed una soltanto. La testa nella “Provincia”, organo supremo di autogoverno. Il resto  del corpo sul pianeta. Senza nulla togliere al valore degli scrittori di mafia. Tipo, Antonio Nicàso e Nicola Gratteri (quest’ultimo, anche procuratore aggiunto della Repubbica di Reggio Calabria; punta di diamante della DDA), Luigi Malafarina, Pantaleone Sergi, Francesco Forgione, Enzo Ciconte, Arrcangelo Badolati ed i blogghisti, che meritano maggiore visibilità e considerazione, per il loro prezioso lavoro al servizio della cultura e del sapere; e per i ‘rospi’; male a inghiottire, peggio a digerire. Domenico Salvatore
















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