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Oltre il Concilio Vaticano il tormento dell’implacabile amore di Cristo - di Pierfranco Bruni

Oltre il Concilio Vaticano il tormento dell'implacabile amore di Cristo
di Pierfranco Bruni


Il tempo che cammina dentro di noi è un tempo che non si scrive. Siamo
l'intreccio di ombre e di luce. Siamo liberi ma sempre prigionieri.
Forse siamo consapevoli e incoscienti. Abbiamo la fede ma la
cerchiamo. Chiediamo risposte a Cristo ma spesso ci dimentichiamo del
deserto, della conversione di Paolo e delle solitudini di Agostino.
Paolo e Agostino: due modelli oltre la voce della convivenza
primigenia tra vita e teologia. Siamo incauti ma vorremmo dare una
regola all'irrazionale che ci sorprende e a volte ci cattura dentro il
"sorprendente" Mistero che è Grazia.

Forse il Concilio Vaticano II non ha chiuso una stagione e non ha
neppure aperto, con una chiave di lettura sia filosofica che
religiosa, processi di scavo nella coscienza della storia e nel cuore
degli uomini. L'inquieto del nostro esistere e la chiarezza delle
ombre che chiedono all'aurora di farsi ascoltare non vivono nella
trasformazione delle "regole".

Forse il Concilio Vaticano mi pone delle inquiete disubbidienze.
Capisco la visione di Cristina Campo di credere nella tradizione dei
Padri della Chiesa e un "ortodosso" cristiano eretico come me non può
che condividerle. Ma la "libertà" del mondo cattolico si intrappola
tra religione e "ideologia".

L'ortodossia è un taglio del dogma che propone una voce ancestrale tra
i nostri vuoti e i nostri tremori. La fede in Cristo resta come
riferimento di una critocentricità che vive nella Croce. Cristo non
muore in Croce. Cristo ci mostra la Croce e pone un interrogativo
forte: l'ubbidienza non alle regole ma al mistero della fede o la
disubbidienza non alle regole alla pazienza di vivere e viversi nel
mistero.

Il poeta che continua a vivere nei miei studi sulla ontologia della
poesia, ovvero Nazhim Abshu, mi ha posto davanti al dubbio. Perché il
mistero è il dubbio. Cristo è il dubbio. Non è il dubbio della sua
presenza. Il dubbio è dentro di noi ma con Lui si attraversa ogni
coincidenza con il "forse" per diventare il sempre in Cristo. E se c'è
il sempre in Cristo le regole non mi servono perché il radicamento
della fede è nella nostra vita anche quando la nostra anima graffia la
tentazione del suicidio.

Non credo che la preghiera ci allontana dal nostro costante suicidio.
Ci avvicina comunque alla salvezza e la salvezza non è fatta di
certezze ma di quella nostalgia che percorre tutto il tempo del nostro
esistere. La fede non è soltanto speranza. È il dono di un
camminamento. Io ho fede? Il mio camminamento si fermerà ai piedi di
Gesù? Chi mi tenterà di sollevarmi dall'abisso?

Certo, il Concilio Vaticano è ben altra cosa da questo intrecciare i
misteri dell'esistenza in Cristo. La teologia della parola non mi
tocca lo sguardo. Scindere la teologia dal mistero è una questione
aperta di questo mio incrociare il dubbio e la sapienza di verità alle
quali non mi aggrappo. Nonostante il mio viaggio graffi le pareti del
tentare la salvezza. Ma la salvezza non si giustifica e tanto meno
bisogna spiegarla.

Se resto un cristiano senza chiesa (come nel "ragionamento" di Ignazio
Silone) o un cristiano che vive la sua perdizione, come nella costante
sofferenza di Giovanni Papini, è un problema che non riguarda la mia
passione dentro la cristocentricità del mio esasperante silenzio.

Cristo, ripeto, non muore in Croce (l'eresia è imperdonabile
nell'assoluto della teologia) perché non può scontare i peccati di
tutti ma accoglie le verità e le menzogne di tutti e offre non la
sapienza ma la carità dell'amore. E tutto questo non è teologia.
Certo, è ortodossia ed eresia dentro la missione della chiesa. Ma la
chiesa è l'assoluto mentre Cristo è la perdizione che mi spinge oltre
la fede e il destino. Tocco due disperazioni. La fede che è paziente e
misteriosa. Il destino che è un disegno preordinato nella vita degli
uomini. Il mio cammino è un lento desiderio di leggere il processo a
Gesù (nella immagine e nella diemsione drammaticamente religiosa di
Diego Fabbri).

Il vuoto non ha desideri e non ci sono desideri di vuoto ma la storia
non è speranza e non ha documenti da mostrare nel mio silenzio orante
ai piedi della Croce. Cristo impedirà il suicidio dell'anima. Solo il
mistero potrà colmare il vuoto. Papini chiudendo la sua storia di
Cristo ci inquietava terribilmente e rivolgendosi a Cristo: "… ci
tormenti con tutta la potenza del tuo implacabile amore".








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Luigi Palamara
Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862

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