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Lotta alla "Gramigna", Ma l'arresto di Antono Zagaria, non è l'ultimo rantolo del 'Clan dei Casalesi'


La Squadra Mobile della Questura di Caserta, nell’ambito dell’operazione “Thunderball 2”, ha arrestato Antonio Zagaria, fratello del boss Michele, ritenuto il reggente del clan dei Casalesi. I provvedimenti, sono stati eseguiti dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, diretta dal vicequestore aggiunto Angelo Morabito.Le indagini, contribuirono a suo tempo, alla cattura del superlatitante Michele Zagaria, capo dei capi, avvenuto il 7 dicembre 2011, dopo una latitanza di oltre 16 anni. In manette anche il nipote di Zagaria, Filippo Capaldo; e, notificate in carcere provvedimenti ad altri due fratelli: Carmine e Pasquale. Il nipote degli Zagaria, era stato scarcerato da circa un mese. L'ordinanza di custodia cautelare per l'arresto dei nove componenti l'ala Zagaria del clan dei Casalesi è stata emessa dal gip di Napoli su richiesta dei pm Giovanni Conzo e Catello Maresca, e del coordinatore del pool antimafia, il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho.  

NAPOLI CATTURATO ANTONIO ZAGARIA, FRATELLO DEL CAPO DEI CAPI DEL CLAN DEI CASALESI ‘DON MICHELE’, ARRESTATO  L’ANNO SCORSO

Destinatari dell'ordinanza sono infatti Antonio, Carmine e Pasquale Zagaria di 50, 52 e 48 anni, il nipote Filippo Capaldo e i cognati del boss Francesco e Raffaele Capaldo. In manette anche Nicola Diana, Pasquale Fontana e Ciro Benenati. Le accuse sono di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Le indagini hanno consentito di fare luce, in particolare, su due diverse vicende estorsive subite da un imprenditore che, oberato da debiti usurari, è stato costretto dalle minacce dei membri del clan camorrista a vendere attrezzature e beni strumentali della propria azienda agricola per restituire il denaro.  L’anno scorso, dopo anni di  febbrili ricerche, veniva arrestato il mammasantissima don Michele Zagaria, inteso ‘Capastorta’, latitante da oltre sedici anni ben nascosto in un bunker che aveva fatto costruire nella sua abitazione di Casapesenna. Capobastone del Clan dei Casalesi noto in tutto il territorio nazionale per i sequestri, gli omicidi e le estorsioni per i quali il boss Michele Zagaria è stato processato e condannato  all’ergastolo. Al blitz hanno partecipato i vicequestori della Squadra Mobile della Questura di Caserta e Casal di Principe, Antonio Sepe e Alessandro Tocco.
Domenico Salvatore


CASERTA-Quanti titoloni, ‘sparati’ su nove colonne…Decapitato il Clan dei Casalesi! Azzerato il Clan dei Casalesi! Smantellato il Clan dei Casalesi! Sgominato il Clan dei Casalesi! Sbaragliato il Clan dei Casalesi! Annientato il Clan dei Casalesi! Sconfitto il Clan dei Casalesi! Abbattuto il Clan dei Casalesi! Eliminato il Clan dei Casalesi! E così via. Sotto a chi tocca. E quanti boss al 41 bis… Michele Zagaria, Antonio Iovine, Giuseppe Setola, Francesco Schiavone, Nicola Schiavone, Francesco Schiavone Cicciariello, Pasquale e Carmine Zagaria, Mario Caterino, Walter Schiavone, Augusto Bianco, Raffaele Ligato, Raffaele Diana, Massimo Ucciero, Giuseppe Papa, Antonio Cangiano, Alessandro Cirillo, Giovanni Letizia, Alfredo Zara, Alfonso Cacciapuoti, Francesco Biondino, Salvatore Cantiello, Maurizio Lavoro, Francesco Bidognetti, Aniello Bidognetti, Raffaele Bidognetti, Gaetano Piccolo, Salvatore Nobis, Antonio Mezzero, Nicola e Sebastiano Panaro, Giuseppe dell’Aversano, Pasquale Vargas, Pasquale Apicella, Raffaele Letizia, Carlo del Vecchio e Antonio del Vecchio, Vincenzo Schiavone, Antonio Basco, Enrico Martinelli, Nicola Autiero, Nicola Martino, Giuseppe Russo, Massimo Russo, Guido Mercurio, Nicola Alfiero, Antonio Ligato, Pietro Ligato e Nicola Zara.  Mario Esposito, Antonio Della Ventura, Domenico e Salvatore Belforte, Pasquale Aveta, Luigi Trombetta, Bruno Buttone, Antonio Bifone, Gaetano Piccolo. Luigi Fragnoli, Ernesto Cornacchia, Augusto La Torre. Unica donna Esterina Pagano, mamma diel boss Letizia. Avanti un altro ed un altro ancora.  Una sequenza impressionante di operazioni per la cattura delle pedine e dei capicosca, sino all’arresto dei capicartello, se non capicamorra…Michele Zagaria, inteso Capastorta”, (7 dicembre 2011), il mammasantissima con la tigre; Antonio  Iovine,  inteso ‘O  Ninno‘ (17 novembre 2010); Giuseppe Setola (‘O Cecato, 12 gennaio 2009); Francesco,  Schiavone Francesco detto “Sandokan”, (11 luglio 1998); Francesco Bidognetti “Cicciotto ‘e mezzanotte” ( 18 dicembre 1993);  Antonio Iovine “’O Ninno”  (17 novembre 2010); Pasquale Giovanni Vargas (20 febbraio 2010); Raffaele Diana ( 3 maggio 2009); Michele Bidognetti (29 aprile 2010); Gianluca Bidognetti ( 21 novembre 2008); Metello di Bona (21 dicembre 2008); Franco Letizia (18 maggio 2009); Nicola e Carmine Zagaria ( 30 marzo 2009); Nicola Panaro (14 aprile 2010). Ed ancora:il 20 dicembre 2010 viene arrestato Sigismondo Di Puorto (38 anni), inteso “Sergio”, capo dei Casalesi a Modena latitante da nove mesi, considerato il reggente del clan Schiavone. Il 2 maggio 2011 viene arrestato a Casal di Principe, Mario Caterino. Il 10 aprile 2012, un luogotenente, Massimo Russo, inteso “Paperino”. Il 6 ottobre 2012 viene arrestato il boss, Massimo Di Caterino soprannominato “ ‘O Pistuolo”,  latitante dal 2010, luogotenente di Michele Zagaria; Mario Iovine inteso “Rififì” ucciso in Portogallo nel 1991, presunto mandante dell’omicidio, in Brasile, di Antonio Bardellino (ma sarà così? Il suo corpo non venne mai trovato);  Pasquale Zagaria, inteso “Bin Laden”, arrestato in Emilia Romagna (il 1° dicembre 2011); Giuseppe Caterino detto “Peppinotto” (10 aprile 1996). Senza contare arresti di killers importanti, come quello di Giuseppe Dell'Aversano alias “peppe 'o diavolo”, (17 aprile 2008), che fece scalpore per l’omicidio di Carolina Maresca; commesso il 4 luglio del ’92 a Castel Volturno; per volere secondo la procura del capo dei Casalesi in persona, Francesco Bidognetti detto “Cicciotto ‘e mezzanotte”, insieme a Francesco Schiavone, cugino dell'omonimo boss soprannominato “Sandokan”. La "colpa" della donna, sorella del boss dei quartieri spagnoli Giuseppe Maresca, era stata quella di legarsi a Raffaele Venosa, nipote del boss Luigi, inteso "'O Cucchiere". I boss vivono sempre lì, nel loro habitat naturale. Protetti da una fitta rete di fedelissimi regolarmente ‘stipendiati’. In bunker sotterranei attrezzati con mille conforts, ben illuminati e ben aerati. Come don Michè. La sua dimora è sempre stata lì a Casapesenna, nel paese di origine della famiglia del boss della camorra casalese 5 metri sotto terra e vi si accedeva attraverso una botola. Viveva in un bunker protetto dal proprietario dell'immobile Vincenzo Inquieto in Via Mascagni. Due divani e una libreria con pochi volumi, tutti legati alla camorra: “Gomorra” di Roberto Saviano; "L'impero, traffici, storie e segreti dell'occulta e potente mafia dei casalesi" di Gigi Di Fiore; “L'oro della camorra” di Rosaria Capacchione

Nel mirino: capicamorra, imprenditori, giudici, avvocati, giornalisti, preti, commercianti, professionisti eccetera. Il prete don Peppe Diana, venne assassinato il 19 marzo 1994.I reati contestati, a vario titolo e con qualche variante, sono sempre gli stessi… associazione mafiosa, omicidio, traffico internazionale di armi e droga, estorsione, usura e favoreggiamento personale, reati aggravati dalla finalità di agevolare l’organizzazione di tipo mafioso. Lo Stato ha chiarito in tutte le salse, di voler liberare il territorio dalle bande, che lo infestano. Per restituire fiducia, dignità, libertà e democrazia, al cittadino vessato da decenni di malgoverno e corruzione. Per questo motivo, ha inviato nel Mezzogiorno d’Italia, le migliori menti investigative possibili. I risultati, sono sotto gli occhi di tutti. Migliaia di anni di galera inflitti a boss e  gregari. Il famigerato regime del 41 bis,  comminato ai padrini. Ergastoli irrogati a mammasantissima e vicecapi. A parte il sequestro e la confisca di ingentissimi patrimoni e beni mobili ed immobili, nell’ordine dei miliardi di euri. Lo Stato è passato al contrattacco, attraverso anche la promulgazione di importanti Leggi, finalizzate alla lotta senza quartiere, contro la criminalità organizzata. Per combattere, ad esempio il “cavallo di troia” del “prestanome”, gestione e rappresentanza, che attraverso il perverso accordo trilaterale ‘politica-imprenditoria-camorra’, travolge il meccanismo della libera concorrenza; ed anche la costituzione da parte di appartenenti a clan di attività imprenditoriali, finalizzate all’acquisizione di appalti pubblici; se non la confisca di beni, ai parenti dei padrini, dopo morti. Gli ultimi colpacci dello Stato, contro il clan dei Casalesi, sono stati al centro dell’attenzione della stampa quotidiana. Un clan, quello dei Casalesi, l' unica mafia italiana a essere identificata con il nome di un piccolo paese, come i Corleonesi di Totò Riina e Luciano Liggio, nato e sviluppatosi storicamente, con il mammasantissima della Camorra, Antonio Bardellino.

 L'attività di questo clan, si radica profondamente nella storia del territorio dell'agro aversano e ha inizio alla fine degli Anni Settanta attraverso la figura di Antonio Bardellino. Il clan Bardellino fece parte della ‘Nuova Famiglia’, il cartello criminale che sconfisse Raffaele Cutolo.Il boss, intuì che il futuro dei traffici illegali sarebbe stato rappresentato dalla cocaina, capace di alimentare a lungo termine un affare molto più redditizio rispetto a quello dell'eroina; comunque commercializzata su scala internazionale. Per questo motivo, il capoclan, organizzando un'attività di import-export di farina di pesce, imbastì un'imponente traffico di cocaina che, partendo dall'America latina, arrivava nell'agro aversano passando attraverso Alberto Beneduce, uno dei vertici indiscussi del clan e fraterno amico di Michele Zagaria. Le spedizioni, erano dirette verso la famiglia Gambino di New York,  uno delle cinque (le altre sono Genovese, Colombo, Lucchese e Bonanno) . I collaboratori di giustizia hanno riferito che quando una di queste spedizioni venne intercettata dalle autorità antidroga, Bardellino telefonò a  John Gotti, affermando che il business non si sarebbe di certo fermato e che avrebbe mandato una quantità di stupefacente pari al doppio di quella sequestrata. Antonio Bardellino, secondo le versioni ufficiali, sarebbe stato ammazzato nel 1988 in Brasile nel suo villino a Buzios, località alla periferia di Rio de Janeiro. Probabilmente Iovine usò per l'omicidio un martello da muratore. In molti usano il condizionale perché il corpo di Bardellino non venne mai trovato, e l'assassino, Mario Iovine, sarebbe stato a sua volta assassinato in Portogallo nel 1991. Diversi collaboratori di giustizia parlarono della morte di Bardellino.

Tutti affermarono di averne conosciute le circostanze direttamente da Mario Iovine, o da persone a lui vicine. Non esiste al giorno d'oggi una versione coincindente con l'altra. Siffatte circostanze hanno alimentato, e tuttora alimentano la leggenda di una morte fasulla, una messinscena creata ad arte per permettere a Bardellino di lasciare il potere nelle mani delle altre cosche malavitose, in cambio della sopravvivenza dei suoi familiari. Questi, dopo la diffusione della notizia della morte del loro congiunto, lasciarono le loro abitazioni, e i propri paesi d'origine, per rifugiarsi a Formia, dove tuttora risiedono. Gigi Di Fiore (“L’Impero”),  Roberto Saviano;( “Gomorra”) e Maria Rosaria Capacchione (“L'oro della camorra”), hanno scandito nomi, fatti e misfatti;  bellissime leggendarie pagine, a metà strada tra il romanzo e la cronaca per assumere i contorni più freddi e dettagliati della ricostruzione storica. Quando tramonta il ruolo, ma non il mito, di un mammasantissima del calibro di “don Michè”, automaticamente, si scatena la lotta per la successione. In ambito familiare, poi parentale, infine coscale.  Più facile a dirsi, che a farsi. “Capastorta” è un padrino di serie A. Su questo, ne conviene anche la magistratura e le forze dell’ordine coordinate durante la cattura del boss. Per arrivare ai vertici del gotha camorristico e rimanere in quota per sedici anni, ha dovuto domare le “belve”, che aspiravano a quel posto; meglio della sua tigre del Bengala, che teneva al guinzaglio, come fosse un cagnolino da passeggio. Lo Stato, alla (ri) conquista del territorio, per restituite ai cittadini la dignità, il decoro, la libertà, la democrazia, sta sferrando tutta una serie di attacchi e contrattacchi al cuore della Camorra.

Dapprima ha sgominato la vecchia Camorra (prima generazione) legata e collegata ai vari  don Vito Genovese e Lucky Luciano,  pezzo da novanta di Cosa Nostra americana al soggiorno obbligato a Napoli; targata Pasquale Simonetti alias “Pascalone ‘e Nola (sposato con Assumma Maresca, intesa “Pupetta”), Antonio Spavone ‘O Malomm, Alfredo Maisto, Vittorio Nappi. Successori dei vari…. Ciccillo Tagliarello, Ciccio Cappuccio e Aniello Auriello. Finita la guerra ed iniziata la ricostruzione le attività di contrabbando si esauriscono in tutto il Paese tranne a Napoli. Prospera soprattutto quello di sigarette, gestito da Lucky Luciano, dai fratelli Giuliano e da Margherita Zaza. All’inizio degli anni ‘50 , Pascalone ‘e Nola, fonte www.tinosimonetti.it, è uno dei boss emergenti della camorra napoletana. Dopo vari scontri armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo trascorso in carcere, Simonetti aveva abbandonato il contrabbando di sigarette ed entra in affari con Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, altro pezzo da novanta della malavita napoletana, produttore di frutta secca e in buoni rapporti con i politici, tanto che al suo funerale si disse che ben dodici deputati inviarono corone di fiori. Pascalone cambia genere d’affari e si lancia nel mercato ortofrutticolo.E’ la camorra rurale che viveva del racket nei mercati e sui contadini della provincia tra Nola, Pomigliano, Giugliano, Scafati, Pagani, Marano, inventandosi il ruolo di ‘protettrice” di contadini e commercianti, cui chiede, in cambio della protezione, il diritto di fissare il prezzo dei prodotti, la data del raccolto, dello scarico e i nominativi degli acquirenti, controllando in questo modo l’intero percorso della produzione ortofrutticola.

Pascalone, nato a Palma Campania il 26-2-1926, morto per sopravvenuta emorragia agli Incurabili a Napoli il 17-7-1955. è uno dei cosiddetti “presidenti dei prezzi”, assieme agli altri “uomini di rispetto” come Antonio Esposito, Alfredo Maisto, Francesco Antonio Tuccillo, arriva a guadagnare fino a cento lire per ogni quintale di patate venduto al mercato di Nola, un mercato che commercia circa 40.000 quintali di patate al giorno. Uomo deciso, fisicamente una montagna, temerario al punto da schiaffeggiare in pubblico Lucky Luciano all’ippodromo di Agnano, Pascalone veniva spesso interpellato dai concittadini per chiedere giustizia. Si racconta che una volta, una ragazza che era rimasta incinta, dopo che il fidanzato s’era fatto uccel di bosco, si rivolse a lui per trovare una soluzione. Pascalone andò dal giovane e gli disse: “Guagliò, io devo spendere per voi dieci mila lire in fiori. Preferite i fiori per il funerale o per il matrimonio?”. Il giovanotto preferì i fiori per il matrimonio. Verso la metà degli anni ‘50, però, avviene una nuova riconversione dell’economia nazionale che mette in crisi i traffici camorristici legati alla campagna. Le grandi industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli e, presentandosi sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso, costringendo sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto.Il campo d’azione della camorra va sempre più restringendosi, ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo più ampi guadagni per tutti.Già nel 1952 Pascalone si era scontrato con i Maisto affrontandoli a colpi di pistola nelle strade di Melito. Ma i contrasti maggiori “Pascalone ‘e Nola” li aveva con il suo vecchio socio, Antonio Esposito.

Tra Esposito e Simonetti la tensione era sempre alta e i dissidi sui guadagni delle mediazioni vennero più volte sedati dall’intervento di Tuccillo.La mattina del 16 luglio 1955, “Pascalone” era in corso Novara, nei pressi del mercato ortofrutticolo, quando incrociò Gaetano Orlando, detto “Tanino ‘e bastimento”, figlio di un ex sindaco di Marano e considerato amico di Antonio Esposito. Orlando incorciò lo sguardo di Simonetti senza salutarlo. Un affronto in piena regola per i codici della camorra rurale, un vero e proprio sgarbo per un “presidente dei prezzi”. Simonetti alzò la voce, ma la risposta fu sprezzante: “e tu saresti Pascalone ‘e Nola?”. Tirarono fuori le pistole, Orlando sparò e colpì Simonetti all’addome. Al processo, «Tanino ‘e bastimento», morto per cause naturali qualche anno fa, dichiarò di aver sparato per legittima difesa e che anche Simonetti era armato. Verità poi riconosciuta dopo un lunghissimo iter giudiziario poiché Pascalone oramai morente non volle fare il nome del suo aggressore a nessuno se non alla moglie Pupetta Maresca per essere vendicato secondo il codice camorristico. Pupetta lo vendicherà uccidendo il mandante Antonio Esposito sebbene incinta di sei mesi. Dal loro matrimonio e' nato Pasquale (alias Pasqualotto) nel 1955,  scomparso e mai ritrovato dal 1975. Commerciante di frutta, per la sua imponente "mole" fisica fu soprannominato al secolo Pascalone e' Nola . Purtroppo questa attivita' lo porto'per farsi rispettare, a divenire un guappo", la sua notorieta' nella "malavita" era nota ovunque, tanto da divenire un mito. A Pascalone e' ispirato un Film di Francesco Rosi “ La sfida” .

Ma cio' gli comporto' anche invidia e gelosia e quindi nemici, che gli furono fatali. Pascalone, era Figlio di Salvatore Simonetti e Giulia Santaniello. Salvatore Simonetti era figlio di Pasquale Simonetti detto o'carrese (in arte) nel 1800.  In illo tempore, la Camorra si chiamava alternativamente, anche “Guapparia”. A Napoli, comandavano guappi come Vittorio Nappi, detto o' Studente e O' Signurino, discendente da una famiglia benestante e di professionisti, si differenzia sensibilmente da quella dei cosiddetti guappi. Secondo le cronache, si presentava in abbigliamento elegante, sfoggiando un eloquio proprio di una persona colta. Infatti, dopo aver frequentato il liceo classico, studia legge ed è prossimo alla laurea, quando viene coinvolto in una faida amorosa. Tutto iniziò a causa del corteggiamento del fratello di Vittorio nei confronti di una ragazza già fidanzata. Il ragazzo di questa, folle di gelosia, lo uccise. Vittorio, non potendo rimanere indifferente a tale affronto, per vendicare il fratello uccise il fidanzato della ragazza. Perciò finì in carcere. Precedentemente, il 28 settembre 1943, Nappi guida un gruppo di rivoltosi che respinge le truppe tedesche molto prima dell'arrivo degli alleati. Si tratta del primo episodio di resistenza di lotta partigiana di tutto il Mezzogiorno. Nappi è protagonista di un altro episodio che passerà alla storia: schiaffeggia Lucky Luciano. Inoltre, secondo la ricostruzione di Isaia Sales, Nappi è implicato nella misteriosa scomparsa del sindaco di Battipaglia Lorenzo Rago avvenuta nel 1953. Morirà successivamente nel 1978 di morte naturale nell'ospedale Maresca di Torre Del Greco.

Il funerale fu celebrato a spese del Comune di Scafati come riconoscimento per aver liberato la città di Scafati dai Nazifascisti. Eduardo De Filippo, con ogni probabilità, si ispira a Vittorio Nappi per costruire uno dei principali personaggi della commedia Il sindaco del rione Sanità. La figura di Vittorio Nappi eserciterà grande influenza sul giovane Raffaele Cutolo che, oltre ad ammirarne le gesta, ne sposa l'ideologia pseudoumanitaristica e ne imita i comportamenti. Altra figura leggendaria, della prima camorra post-bellica è sicuramente,  Alfredo Maisto (Giugliano, ... – Giugliano, 24 giugno 1976); è stato un fuorilegge italiano e uno dei più noti capi della camorra precutoliana. Alfredo Maisto, fonte Wikipedia,  è, insieme a Pasquale Simonetti e Vittorio Nappi, uno degli ultimi rappresentanti della vecchia camorra precutoliana. Tali personaggi, molto amati e temuti dalla popolazione locale, erano anche denominati Guappi. Si tratta di figure leggendarie attorno alle quali la popolazione costruisce aneddoti, a volte privi di fondamento. E' famoso per aver schiaffeggiato Lucky Luciano presso l'ippodromo di Agnano. Nell'immediato dopoguerra, la camorra, ha come principale funzione quella di agire come soggetto di intermediazione tra i contadini e il mercato. I guappi, in particolare, fissano i prezzi dei prodotti da destinare al mercato nazionale e internazionale. Alfredo Maisto muore per un ictus, nel letto di una clinica. A Giugliano, è ancora vivo il ricordo del suo funerale cui parteciparono migliaia di persone. Il suo potere è ereditato dai figli Luigi, Enrico e Antonio.Era inoltre parente di Claudio Sicilia, uno dei principali membri della Banda della Magliana, in seguito pentitosi. Don Maisto e il giovane Cutolo. 

La figura di Maisto è rievocata più volte da Raffaele Cutolo. Don Alfredo Maisto aiuta il padre del futuro capo della NCO, episodio che permetterà a Cutolo di stabilire una sorta di connessione tra il boss e alcune figure dell'immaginario cattolico, in particolare quella dell'Arcangelo Gabriele. È possibile affermare che, sulla base di tale immaginario, filtrato da un pensiero magico proprio della cultura locale, si costruisce la personalità del sanguinario boss di Ottaviano. Alcuni grossi calibri mafiosi furono spediti a Napoli in soggiorno obbligato. Arrivano quindi Michele Greco e Luciano Leggio che si legano ai Maisto, ai Nuvoletta ed ai Michele Zaza. Poi, lo Stato, si è rivolto verso quella camorra, organizzata dai boss di seconda generazione; dai vari: Raffaele Cutolo, Carmine Alfieri, Luigi, Giuliano, Antonio Bardellino, Michele Zaza, Valentino Gionta, Lorenzo Nuvoletta. “Ballano”: Nuova Camorra Organizzata, Nuova Famiglia ecc. Tra i destinatari delle misure restrittive emessa su richiesta della Procura Antimafia di Napoli figurano, come mandanti dei raid estorsivi anche elementi di spicco e fidati luogotenenti del boss Michele Zagaria, attualmente detenuti, come Barone e Fontana.. Per inquadrare bene il fgenomeno Camo9rra nel dopoguerra ci sembra giusto ed opportuno, andare a filmare l'alleanza  di Secondigliano, (terza generazione), contrapposta  al clan dei Mazzarella della zona orientale di Napoli. Nata a Napoli, verso la fine degli Anni Ottanta, negli anni successivi, si impadronì di quasi tutti i traffici illeciti della città (contrabbando, estorsioni, appalti, traffico di stupefacenti).viene fondata da tre persone: Edoardo Contini, detto "il Romano" (originario del quartiere San Carlo all'Arena (Rione Amicizia di Napoli); Francesco Mallardo, inteso "Ciccio 'e Carlantonio" (proveniente da Giugliano, grosso paese alle porte di Napoli;  

Francesco e Giuseppe, sono figli di Domenico Mallardo, piccolo contrabbandiere di sigarette, assassinato sull’uscio della sua abitazione, nei pressi di piazza Annunziata, il 2 agosto del 1967. I collaboratori di giustizia, accusano i giovani figli del boss Alfredo Maisto, morto il 24 giugno del 1976,   Enrico, Luigi ed Antonio Maisto che, vengono assassinati nel corso degli anni) e, soprattutto, Gennaro Licciardi, detto "la Scimmia" (di Secondigliano). Può contare anche sui clan Lo Russo, Prestieri, Stabile, Ferone, Bosti, Bocchetti, Abbinante, Pariante, Clan dei Casalesi, clan Moccia. Occupiamoci pure del clan Di Lauro; è un clan camorristico operante nei quartieri napoletani di Secondigliano, Scampia, Miano, Marianella, Piscinola, nei comuni di Casavatore, Melito, Arzano, Villaricca e Mugnano (in provincia di Napoli). Il nucleo centrale del clan è originario del quartiere di Secondigliano.E di converso degli scissionisti di Secondigliano (detti anche”Spagnoli”, a causa della fuga in Spagna di uno dei futuri capi del cartello durante i mesi che precedettero la faida di Scampia) sono un cartello camorristico legato al territorio napoletano capeggiato da Raffaele Amato e che, separatisi nel 2004 dal clan Di Lauro (da qui il nome "scissionisti"), hanno iniziato un'attività camorristica parallela nell'ambito della criminalità organizzata. Gli scissionisti di Secondigliano si contendono il controllo del territorio (e del connesso mercato degli stupefacenti) che comprende Secondigliano e Scampìa. A Secondigliano e Scampia, il cosiddetto "Rione Terzo Mondo" è nelle mani dei Di Lauro, mentre quasi tutte le altre altre "basi", come le Vele e lo "chalet Baku" sono nelle mani degli scissionisti. Oltre a Secondigliano, sottogruppi legati agli Scissionisti si trovano anche nelle altre zone circostanti quali Casavatore, Casoria, Scampia, Mugnano di Napoli, Miano, Chiaiano, Marianella, Piscinola, Giugliano in Campania, Casalnuovo di Napoli e Melito di Napoli. Rientriamo in carreggiata…
Camorra, nuovo colpo a clan casalesi. Operazione Thunderball, inchiesta su estorsione a imprenditore oberato da debiti usurari. Arrestato anche nipote boss e provvedimenti per altri due fratelli… La Squadra Mobile della Questura di Caserta, nell'ambito dell'operazione "Thunderball 2", ha arrestato Antonio Zagaria, fratello del boss Michele, ritenuto il reggente del clan dei Casalesi. In manette anche il nipote di Zagaria, Filippo Capaldo, e notificate in carcere provvedimenti ad altri due fratelli: Carmine e Pasquale. L'arresto di Antonio Zagaria è avvenuto,   lungo corso Europa, a Casapesenna (Caserta). La polizia è entrata in azione quando il fratello dell'ex primula rossa del clan dei Casalesi era in strada; questo per evitare che potesse fuggire utilizzando uno dei tanti bunker fatti realizzare dal fratello per garantirsi la latitanza. Al blitz hanno partecipato i vicequestori della Squadra Mobile della Questura di Caserta e Casal di Principe, Antonio Sepe e Alessandro Tocco. Agli agenti che gli hanno notificato l'ordinanza Antonio Zagaria ha detto di essere innocente e che le dichiarazioni sul suo conto rese dal collaboratore di giustizia Vincenzo Battaglia sono mendaci. L'ordinanza di custodia cautelare per l'arresto dei nove componenti l'ala Zagaria del clan dei Casalesi è stata emessa dal gip di Napoli su richiesta dei pm Giovanni Conzo e Catello Maresca, e del coordinatore del pool antimafia, il procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho. Ogni volta sembra l’ultima; pare che sia stata scritta la parola ‘fine’; ma, sotto sotto,  cova, come il fuoco nella paglia, la “Gramigna”, e, ricresce più lussureggiante di prima. Benchè lo Stato, ora, faccia meno fatica a controllarla. Domenico Salvatore






















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