Torna il campionato FIGC, accanto al CSI e UISP. Torna la terza categoria. Una società, nuova di zecca, fatta finalmente di gente, che ha giocato al pallone e che capisce qualcosa di calcio. Senza nulla togliere agl’imprenditori, che comunque hanno offerto il loro contributo per la crescita sportiva della città e dei Melitese. Cento anni di storia, come la…”buon’anima” dell’ ospedale, ma non li dimostra e non li festeggia nemmeno
MELITO F-.SAN GIORGIO EXTRA 3-2, UN RISULTATO CHE I PADRONI DI CASA GIUDICANO GIUSTO, MA GLI OSPITI RECRIMINANO:IL PAREGGIO SAREBBE STATO PIÙ EQUO
La formazione di Rocco De Pietro e mister Mimmo Tripodi, squadra nuova di zecca e di nuovo corso, ha agganciato la sua prima vittoria, in questo campionato di terza categoria, che di per sé, assume anche un valore storico. Al termine di un match ricco di emozioni e di brividi che ha messo a repentaglio le coronarie degli hooligans e degli skin-heads. Le reti, tutte nella ripresa
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (RC)Dov’eravamo rimasti? Ah! Alla fusione tra Vallata Bagaladi San Lorenzo e Melitese, promossa in serie D. Ma non sarebbe stato più esatto, definirla ‘confusione’? Quel tipo di conduzione, certamente non la rimpiangeremo. A parte il ploff ! Ci trattarono a pesci in faccia, dopo quarant’anni di carretta, quando ‘altri’ non erano ancora nati; ed alcuni non scrissero mai un rigo, nemmeno sui muri, intorno al calcio melitese. Senatores probi viri, Senatus mala bestia! Pure i Ponzio Pilato, che per decenni beneficiarono dei nostri servizi, delle nostre fotografie, dei nostri filmati. La gratitudine non è una prerogativa del mondo del calcio. Non ci fu la conversione sulla strada di Damasco. E pensare, che vi furono lunghi periodi in cui “solo, soltanto e solamente” lo scrivente abbia tenuto desta, la fiaccola del calcio giocato. Con i suoi articoli sui giornali quotidiani e periodici, sulle agenzie di stampa, in televisione ed alla radio. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Noi, vi giocammo anche, alle dipendenze del mitico Guido Pizzi. Terze categorie, seconde, prime, Promozioni ed Eccellenze, Coppa Italia, Coppa Calabria, amichevoli di lusso, allenamenti.
Andammo a vedere la serie D, un paio di volte, sborsando al botteghino, di tasca nostra i soldini per il biglietto. Proprio così. Ma una volta, il danno oltre la beffa, ci sbarrarono l’ingresso, con un’arroganza e prepotenza mai vista addirittura, nonostante il biglietto pagato. Per entrare, abbiamo dovuto chiamare un agente della Polizia di Stato, addetto all’ordine e sicurezza di quella partita. Rapporto pessimo con la stampa. In linea con la fine ingloriosa. A dire il vero, qualche dirigente, possiamo escluderlo da quel boicottaggio arrogante e tracotante, autolesionista, incredibile ed inaccettabile. Non è nel nostro stile fare di tutte le erbe un fascio. Un biennio horribilis ed inconcludente, che nessuno ricorderà, se non la cronaca; ed il traguardo storico del pennacchio della serie D, per gli annali; una gestione arruffona, grossolana, allegra, ben al di sopra delle possibilità materiali, partita male e finita peggio. Ingloriosamente. Senza neppure l’iscrizione al campionato di Eccellenza o di Promozione. E senza valorizzare il settore giovanile locale, ben numeroso e di talento. Di grecanico, la Vallata Grecanica, aveva solo qualche piccolo trascurabile richiamo…To Melitos, valle del miele. I Romani, la ribattezzarono ‘Melitus’. Il preside in pensione Domenico Minuto, ritiene che in seguito si chiamasse san Giorgio. Qualche altro…Pentidattilo, Marina di Pentidattilo, se non Albertiville.
L’ultimo anno, per il derby del Tuccio, in Eccellenza, Melitese-Vallata Bagaladi san Lorenzo, presenziarono mille e cinquecento aficionados e soupporters, stipati come le sardine in scatola. Abbiamo i video in archivio. Record, mai eguagliato, nemmeno in serie D. C’era una sana rivalità fra due centri della stessa riva. Poi venne il sogno, ‘Bello e impossibile’ per dirla con Gianna Nannini…” Bello bello e impossibile/con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/bello bello e invincibile/con gli occhi neri e la tua bocca da baciare/girano le stelle nella notte ed io/ti penso forte forte e forte ti vorrei./Bello bello e impossibile/con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/bello e irraggiungibile/con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale./Non conosco la ragione che mi spiegherà/perché non voglio più salvarmi dalla libertà/è una forza che mi chiama sotto la città/e se il cuore batte forte non si fermerà./È l'alba e amor nasce col sol così/e all'alba il sole ti dirà che è così./Tra le tue mani scoppia il fuoco che mi brucerà/ed io non voglio più salvarmi da questa verità/c'è una luce che m'invade e non posso più dormire/con le tue pagine nascoste lo vorrei gridare/…”; o meglio la chimera, decantata dal “ragazzo di Monghidoro”, alias Gianni Morandi…”Scrivo già /poesie su di te, /su di te, senza me/ Passerò /le mie sere così/ senza piangere/ Un fiume quando è in piena/ travolge il bene e il male,/ ma torna nel suo letto/ e tu con me/ Ma se il mio cuore spera/non sarà solo una chimera/ Conto sul mio diario/ le notti e i giorni/ che ti portano via…” Perfino mister Volare, alias Domenico Modugno cantò…”Penso che un sogno così non ritorni mai più;/mi dipingevo le mani e la faccia di blu,/poi d’improvviso venivo dal vento rapito/e incominciavo a volare nel cielo infinito…/Volare… oh, oh!…Cantare… oh, oh, oh, oh!/Nel blu, dipinto di blu,/felice di stare lassù./E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su,/mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,/una musica dolce suonava soltanto per me…/ Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché/,quando tramonta, la luna li porta con sé./Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli,/che sono blu come un cielo trapunto di stelle/…”. Fuori di metafora, che fine ha fatto il Melito dello scomparso presidente Nino Aloi, di Memè Orlando, di Cicco Demetrio, di Peppe Iaria e mister Guido Pizzi. E la Melitese di Lillo Crocè e mister Peppe Giancotta, fratelli Bellè, Ciancia, Sgrò, Gatto, Morena, Manti, Minicuci, Franco & Franco, Mangiola, Tripodi, Sergi, Evoli, Labate, Laface, Cuzzucoli, Toscano ecc.. E la Nuova Melito dei fratelli Spinella, di Caracoglia, di Demetrio Foti, di Arturo Serranò, di Roberto Latella, di Memè Orlando, De Pietro, Carlini, Latella, Pulitanò, Laganà, Cilione, Malaspina, Manti, Laface, Franco, Mangiola, Mandica, Frascà, Minniti, Latorre, Pansera, Musumeci, Lombardo, Tripodi, Laface, Amoroso ecc.. Sino alla Melitese di Pietro Mesiano e mister Antonio Cormaci; ma questa, è storia recente degli ultimi dieci anni. C’è stata pure la parentesi del Caposud di Neri-Crea e mister Cormaci. La città, da Caserta a Marra, sino a Manganaro, ha espresso calciatori di serie A, B e C. Le società, hanno sfornato migliaia di calciatori, centinaia di dirigenti, decine di allenatori. Scripta manent, verba volant. Tutto finito con il ‘fallimento’ della Vallata Grecanica (serie D) ed il ritiro della Caposud (militante in prima categoria? Nemmeno per sogno! Il calcio a Melito Porto Salvo, ha sette vite, come i gatti. Altro giro, altra corsa. Ecco una nuova squadra, Melito Futsal, costola della prima ed una nuova società, si fa per dire. Fatta di gente esperta, che ha giocato al pallone. Tutto questo, senza dimenticare gl’imprenditori, che comunque hanno dato il loro contributo per la crescita sportiva e di converso culturale, della città e dei Melitesi. Il calcio, come tutti sanno, è fatto di cicli. Se ne chiude uno; se ne apre un altro. La legge di Antoine-Laurent de Lavoisier…”Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma…” Hanno chiamato sulla panchina, per risalire, un personaggio leggendario; un trainer famoso per le scalate al vertice del calcio dilettantistico calabrese. Ai tempi dei fratelli Ciancia (Francesco e lo scomparso Angelo) che inventarono il Bagaladi calcio ufficiale, quello che partecipava ai campionati di FIGC, Tripodi nella doppia veste di giocatore-allenatore, mediante due spareggi storici (al “Cesare Giordano” di Gioia Tauro dove battè il Bocale ed accesse al Campionato di Promozione; ed al “Luigi Razzà” di Vibo Valentia, dove battè il Brancaleone ed accedette al Campionato di Eccellenza), spalancò le porte dell’Olimpo del calcio dilettantistico. Poi, lasciò il testimone a Giovanni Maesano e mister Pippo Laface. Non bisogna nemmeno dimenticare che a Melito, esista una società di calcetto, che sotto la sapiente guida dello shamano di Prunella, mister Mimmo Franco, ha agganciato la serie B, addirittura. E mira alla serie A, che, non è proibito. Ma il presidente Rocco De Pietro, (suo fratello, il professore Vincenzo De Pietro, portiere titolare della Nuova Melito, oggi Fitness Point, provò col Torino in serie A) ha le idee chiare ed i piedi per terra. Già si parla di un piano triennale, per agguantare la prima categoria. Al ‘Saverio Spinella” si era presentata il san Giorgio Extra, una matricola terribile, che ha reso dura la vita ai padroni di casa. Una gara, detto per inciso bella, aperta, leale, giocata a viso aperto, senza fronzoli, tatticismi ed infingimenti. Una gara tutta impeto e passione. Proprio per questo, piena di errori grossolani e pacchiani. Anche per questo piacevole. Gli spettatori, non hanno avuto il tempo di annoiarsi, né di fare spallucce o boccucce, con le gambe a cavalcioni. Per la “prima” casalinga e storica, sono giunti almeno trecento spettatori. Si spera di raddoppiarli, se i risultati arriveranno.
Le premesse sono giuste. Speriamo pure che questa gestione, intavoli con la stampa, un giusto, equo e proficuo rapporto. Nell’interesse del calcio, dello sport, della cultura. Una bella prevenzione, rispetto ai… missili terra-aria, peraltro inevitabili, giusti e scontati, che non risparmieremo mai a nessuno. Questo è certo. Le gestioni passano, la stampa ‘libera’ resta. L’ingresso era libero. La squadra di Giuseppe Meduri, allenata dal trainer Bruno Caridi, non soffre di timori riverenziali. E lo ha dimostrato sul campo. Due volte in vantaggio si è fatta risucchiare dalla maggiore esperienza degli avversari, che avevano in squadra, elementi di peso e di statura. Una gara tirata e sofferta. Dominata prima dalla forza bruta ed istintuale. Poi dal raziocinio, dalla ragione, dalla lucidità e dalla differenza tecnica. Infine dalla, fortuna audaces iuvat, Masarebbe più preciso dire ‘Unusquisque faber est fortuna suae. Mister Caridi aveva escogitato un piano perfetto per sbancare il “Saverio Spinella”. Invece di trincerarsi sulla trequarti ed affidarsi al contropiede micidiale delle sue spit-fire sulla fasce laterali, ha bandito questa tattica attendista, privilegiando quella all’arma bianca al grido di guerra” Banzai!”. Un arrembaggio degno dei pirati dell’Isola del tesoro; se non di quelli di Sandokhan. A dire il vero i giocatori Melitesi, non si aspettavano questo trattamento. In casa. Davanti al pubblico amico. Il fattore ‘S’, si stava rivelando vincente. Nonostante gli errori madornali ed esilaranti sugli opposti fronti. ‘Ubriachi’ con la bottiglia in mano ed un lampione davanti, senza aver bevuto un solo goccio di vino. Ma ancora san Martino è…lontano. L’invincibile armata riggitana, però, non aveva fatto i conti con il samurai Natalino Manti, sempre pronto a sganciare missili dalla sua piattaforma semovente e la spoletta delle bombe a mano del tipo ‘ananas’. Nel finale, Mandrake, il mago della panchina e della “Virgo Fidelis”, Mimmo Tripodi si è pure inventato la sostituzione Pansera, che ha, schiacciato l’acceleratore a tavoletta, per dare maggiore spinta offensiva sulle fasce. Una mossa imprevedibile, che ha scombussolato i piani di vittoria della squadra giorgina, per ben due volte in vantaggio. Ma non è stata la sola mossa scaturita dal cervello sesquipedale tripodiano. Lo shamano melitese, ha agitato ossicini, amuleti, talismani e pendagli vari, ed esorcizzato la Macumba, poi, ha infilato un…”martelletto” e proiettato il fresco e pimpante Foti a ridosso della trequarti. Cambia il menu. Arriva dapprima, lo slow food, un cibo buono e di qualità per Calabrò. Una manna dal Cielo…Prendete e mangiatene, questo è il mio Corpo. Meglio di una medicina. Poi lo swing al bacio. Il Supermollegggiato direbbe… “Il tuo bacio è come un rock, /che ti morde col suo swing./ E' assai facile al knock-out,/ che ti fulmina sul ring./ Fa l'effetto di uno choc,/ e perciò canto così:/ "Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh/ il tuo bacio è come un rock!"/ …“Travolgente, come Mozart Santos Batista Júnior, se non come la 40^ sinfonia in Sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart.Tarzan-Avenoso, aveva smesso di volare sulle liane ed era crollato per ben due volte come Violetta sul Canapè. Il bomber Giovanni Calabrò faceva le boccucce e continuava a rifiutare la medicina… "È dolce o amara?""È amara, ma ti farà bene.""Se è amara, non la voglio.""Da' retta a me: bevila.""A me l'amaro non mi piace.""Bevila: e quando l'avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.""Dov'è la pallina di zucchero?""Eccola qui", disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d'oro."Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell'acquaccia amara...
Il povero Orlando, aveva ricevuto cinque monete d’oro da Mangiafoco per Geppetto, ma incontrò il Gatto e la Volpe (Caridi e Crudo), che gli dissero… “Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?" Vieni con noi, e ti condurremo al Campo dei Miracoli "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso e dopo la mezzanotte ripartiremo"…A questo punto, un “Usignuolo di Prunella”, sostituendosi al Grillo Parlante, si avvicina al Calabrò, fino a quel momento, sordo come l’amore della fanciulla carducciana e sussurra qualcosa all’orecchio aguzzo, come se fosse quello di ‘Varenne’…Va dove ti porta il cuore. A questo punto il mister ‘riggitano’, in preda al panico, ha uno scatto d’orgoglio e spedisce una ‘Raccomandata con ricevuta di ritorno’ sul rettangolo verde. Cinque”scugnizzi” vispi, arzilli ed esuberanti. In terza, si può. Per arginare la Controffensiva delle Ardennes… ma gli Alleati, sfondano la linea Gustav…”Saltano”, nelle comprensibile babilonia, i moduli 4-4-2 o 4-2-4 e persino 3-5-2. Si spendono gli ultimi spiccioli di birra, rimasta nelle gambe flaccide, appesantite dalle frequenti e formicolanti scariche di adrenalina, in un crescendo wagneriano, negli scampoli di partita.
Un finale thrilling e mozzafiato, che rischia di far saltare il tappo della valvola mitralica a più di una coronaropatico. E, non c’è defibrillatore o Betabloccante che tenga. Si scatena, come Rex, il Commissario a quattro zampe, Giovanni Calabrò, più veloce di Pietro Mennea. Sulle fasce, frantuma ogni record. Lo placcano, lo strattonano, lo spintonano. Lo buttano giù per terra, come la bambola di Patty Pravo. L’arbitro-architetto Pasquale Libri di Reggio Calabria, ottima la sua direzione, legge sul libro del regolamento e vede la norma; quella dei calci di rigore. L’illusionista Puntorieri, tenta di ipnotizzare Manti con un giro di valzer malizioso. Una pantomima in cui ci casca, l’estrema sinistra locale; piazza la sfera là, dove voleva il Batman ospite; che tuttavia, scatafasciato in orizzontale a volo d’angelo, riesce solo a sfiorare il pallone beffardo e velenoso, che gonfia la rete alle sue spalle e sgonfia lo stress dei tifosi di parte. Sulla tribuna gli ultras ed i contras, trattengono il fiato come in un Giallo di Alfred Hitchkoc; ma quando Manti-Terry Malloy, come l’eroe del ‘Fronte del porto’ di Marlon Brandiana memoria, buca la rete del pipelet reggino, mentre il ‘battente’, va fuori giri, sulla tribuna, si scatena un tripudio infernale; scrosciante come le cascate del Niagara Falls, sotto il Ponte dell’Arcobaleno. La gioia dopo il dolore. L’urlo liberatorio, a lungo strozzato in gola. Il popolo melitese, va in brodo di giuggiole, se non in solluchero. A lungo incantato come Biancaneve, poi svegliata dal Principe Azzurro, punta dall’arcolaio di Grimilde. Pietrificato dallo sguardo malefico della Medusa. Ammaliato dal canto delle Sirene ulissiane. Tutto è bene, quel che finisce bene: esorcizzata, la maledizione di Montezuma, la Macumba, il Woo doo, la… ginnastica aerobica, bachata, salsa e macarena.Aspettando Godot, che alla fine è venuto fuori dal guscio. Così la classe operaia va in paradiso. Era sull’orlo di una crisi di nervi. Dino Sani-Gullì corre febbrilmente, avanti ed indietro come la spoletta volante di John Kay. Maurizio Pangallo prova ad emulare ‘Flipper’-Damiani. Mister Tripodi, che si stava giocando la reputazione e rischiava di passare dall’osanna al crucifige, salta fuori vivo e vegeto come Daniele nella fossa dei leoni, felice come un fanciullo dietro l’aquilone; riesce a malapena a contenere il suo impetuoso fanciullino pascoliano, che gli ribolle detro, sacrificato come Isacco nella configurazione di Andrea Mantegna. Non è nel suo stile offendere la dignità degli altri. Un sabato frizzante dunque; champagne al Luna Park del Marosimone, tra Tunnel dello horror, letto chiodato del fachiro, Ottovolante, Montagne Russe, Vascello del Pirata, Pugno di ferro di Cassius Clay e Fossa dei Rettili (aspidi, serpenti a sonagli e naja-naja). Poi, va a stringere la mano al suo collega. Come facevano, il paron Nereo Rocco, il re del ‘Catenaccio’ ed il mago di san Siro don Helenio Herrera…’Taca la bala’, alla fine del derby della Madonnina. Ma quei goal mangiati a porta vuota, tra le sghignazzate dei peones e dei campesinos, non sono un lusso, che il Melito possa permettersi.
Con i recuperi ed i nuovi arrivi, occhio di falco, passo di gazzella, scatto di pantera, ruggito di leone, la squadra andrà a rinforzarsi nei settori trainanti, se non cardine. Un parco giocatori, numeroso come le formiche de “ ‘U Ruvulu ‘i Finimundu”. Il bel gioco, verrà da sé. Il cammino è lungo e pieno di insidie, diceva ‘Mastru Gilormu’, tracagnotto skin head e ‘cicero’ sul naso, immortale maschera di Fossato Jonico. Un episodio, potrebbe compromettere la stagione del rilancio. C’era pure il sindaco e gli assessori, che a fine gara, hanno abbandonato le tribune col sorriso stampato sulle labbra; come se avessero azzeccato la ‘sestina’ del Superenalotto. Alle otto, lotto con il lotto, sull’otto per un lotto. Beati loro, perché…”Sa, chi sa, se sa. Che se sa, non sa se sa. Sol chi sa, ne sa, più di chi ne sa”. E pure, la minoranza consiliare di Totò Minniti (IDV); comunque un politico, che ha sempre saputo spendersi sul territorio a favore della collettività. A fine gara ascoltiamo l’opinione dei trainers. Mister Caridi:” Abbiamo perso sul campo e fuori casa. Ci può stare, ma il pareggio non avrebbe fatto gridare allo scandalo nessuno. Per non dire di più. Siamo andati due volte in vantaggio. Sono contento della prova d’orgoglio dei ragazzi, che hanno giocato a viso aperto, senza timori riverenziali. Si può fare meglio e di più. Dobbiamo tesaurizzare gli errori. Dopo di che, abbiamo il massimo rispetto per tutte le squadre”. Mister Tripodi:”Questa partita poteva finire in parità, questo è vero. Ma sarebbe stata una beffa, perché noi, obiettivamente, abbiamo prodotto di più e fallito goal a porta vuota. A parte la foglia morta di Natale Manti che si è stampata sulla traversa e qualche bella parata di Putortì. Porgo i complimenti al san Giorgio Extra, che ha messo a dura prova la nostra tenuta e ci ha reso dura la vita”. Il presidente Rocco De Pietro, guarda avanti. Una bella vittoria sia pure in casa, che autorizza l’ottimismo. Sei reti in otto giorni, ma anche cinque papagne sul groppone. Ora però non me la voglio guastare. E nemmeno ai ragazzi. Un successo importante, contro una squadra caparbia, robusta e vigorosa, che gioca al pallone. I miei ragazzi, sono stati splendidi a ribaltare due volte il risultato. Il segno del carattere e della personalità”. Lo stesso gli assessori ed il signor Pasquale Macheda, che sa nascondere bene le emozioni. Prossima tappa, terza giornata del girone di andata, sant’Alessio in Aspromonte, per incontrare il santo Stefano. Domenico Salvatore
IL TABELLINO DI DOSA
Melito F.: Avenoso 6, Errigo 7 Ielo 7, Gullì 10, Marra 7, Orlando 7, Pangallo 8, Pansera S 7. Calabrò 9, Scriva 7, Manti 10
In panchina: Idà, Tripodi,Zavettieri,Toscano
Sostituzioni, Latella, Foti, Pansera
Presidente, Rocco De Pietro 8,5
Allenatore, Domenico (Mimmo) Tripodi 10
San Giorgio Extra: Punturieri 6, Aloi G 6. Fiorenza 6, Caridi 8, Putortì 6, Aquila 6, Barbaro 6, Cuzzola 6, Oliva 6, Evoli 6, Crudo 8
In panchina, Grillo, Caridi II
Sostituzioni, Latella, Pezzimenti, Aloi D. Santoro, Spezia
Presidente, Giuseppe Meduri 7
Allenatore, Bruno Caridi 7
Arbitro, Pasquale Libri di Reggio Calabria 10
Marcatori: 1 s.t. Caridi(S.G.), 4 s.t. Manti (M), 32 s.t. Crudo, 35, s.t. Calabrò, 47 s.t. Manti (M) R
Dati tecnici: punizioni 18-16, rimesse laterali 20-16, angoli 6-4
MELITO F-.SAN GIORGIO EXTRA 3-2, UN RISULTATO CHE I PADRONI DI CASA GIUDICANO GIUSTO, MA GLI OSPITI RECRIMINANO:IL PAREGGIO SAREBBE STATO PIÙ EQUO
La formazione di Rocco De Pietro e mister Mimmo Tripodi, squadra nuova di zecca e di nuovo corso, ha agganciato la sua prima vittoria, in questo campionato di terza categoria, che di per sé, assume anche un valore storico. Al termine di un match ricco di emozioni e di brividi che ha messo a repentaglio le coronarie degli hooligans e degli skin-heads. Le reti, tutte nella ripresa
Domenico Salvatore
Andammo a vedere la serie D, un paio di volte, sborsando al botteghino, di tasca nostra i soldini per il biglietto. Proprio così. Ma una volta, il danno oltre la beffa, ci sbarrarono l’ingresso, con un’arroganza e prepotenza mai vista addirittura, nonostante il biglietto pagato. Per entrare, abbiamo dovuto chiamare un agente della Polizia di Stato, addetto all’ordine e sicurezza di quella partita. Rapporto pessimo con la stampa. In linea con la fine ingloriosa. A dire il vero, qualche dirigente, possiamo escluderlo da quel boicottaggio arrogante e tracotante, autolesionista, incredibile ed inaccettabile. Non è nel nostro stile fare di tutte le erbe un fascio. Un biennio horribilis ed inconcludente, che nessuno ricorderà, se non la cronaca; ed il traguardo storico del pennacchio della serie D, per gli annali; una gestione arruffona, grossolana, allegra, ben al di sopra delle possibilità materiali, partita male e finita peggio. Ingloriosamente. Senza neppure l’iscrizione al campionato di Eccellenza o di Promozione. E senza valorizzare il settore giovanile locale, ben numeroso e di talento. Di grecanico, la Vallata Grecanica, aveva solo qualche piccolo trascurabile richiamo…To Melitos, valle del miele. I Romani, la ribattezzarono ‘Melitus’. Il preside in pensione Domenico Minuto, ritiene che in seguito si chiamasse san Giorgio. Qualche altro…Pentidattilo, Marina di Pentidattilo, se non Albertiville.
L’ultimo anno, per il derby del Tuccio, in Eccellenza, Melitese-Vallata Bagaladi san Lorenzo, presenziarono mille e cinquecento aficionados e soupporters, stipati come le sardine in scatola. Abbiamo i video in archivio. Record, mai eguagliato, nemmeno in serie D. C’era una sana rivalità fra due centri della stessa riva. Poi venne il sogno, ‘Bello e impossibile’ per dirla con Gianna Nannini…” Bello bello e impossibile/con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/bello bello e invincibile/con gli occhi neri e la tua bocca da baciare/girano le stelle nella notte ed io/ti penso forte forte e forte ti vorrei./Bello bello e impossibile/con gli occhi neri e il tuo sapor mediorientale/bello e irraggiungibile/con gli occhi neri e col tuo gioco micidiale./Non conosco la ragione che mi spiegherà/perché non voglio più salvarmi dalla libertà/è una forza che mi chiama sotto la città/e se il cuore batte forte non si fermerà./È l'alba e amor nasce col sol così/e all'alba il sole ti dirà che è così./Tra le tue mani scoppia il fuoco che mi brucerà/ed io non voglio più salvarmi da questa verità/c'è una luce che m'invade e non posso più dormire/con le tue pagine nascoste lo vorrei gridare/…”; o meglio la chimera, decantata dal “ragazzo di Monghidoro”, alias Gianni Morandi…”Scrivo già /poesie su di te, /su di te, senza me/ Passerò /le mie sere così/ senza piangere/ Un fiume quando è in piena/ travolge il bene e il male,/ ma torna nel suo letto/ e tu con me/ Ma se il mio cuore spera/non sarà solo una chimera/ Conto sul mio diario/ le notti e i giorni/ che ti portano via…” Perfino mister Volare, alias Domenico Modugno cantò…”Penso che un sogno così non ritorni mai più;/mi dipingevo le mani e la faccia di blu,/poi d’improvviso venivo dal vento rapito/e incominciavo a volare nel cielo infinito…/Volare… oh, oh!…Cantare… oh, oh, oh, oh!/Nel blu, dipinto di blu,/felice di stare lassù./E volavo, volavo felice più in alto del sole ed ancora più su,/mentre il mondo pian piano spariva lontano laggiù,/una musica dolce suonava soltanto per me…/ Ma tutti i sogni nell’alba svaniscon perché/,quando tramonta, la luna li porta con sé./Ma io continuo a sognare negli occhi tuoi belli,/che sono blu come un cielo trapunto di stelle/…”. Fuori di metafora, che fine ha fatto il Melito dello scomparso presidente Nino Aloi, di Memè Orlando, di Cicco Demetrio, di Peppe Iaria e mister Guido Pizzi. E la Melitese di Lillo Crocè e mister Peppe Giancotta, fratelli Bellè, Ciancia, Sgrò, Gatto, Morena, Manti, Minicuci, Franco & Franco, Mangiola, Tripodi, Sergi, Evoli, Labate, Laface, Cuzzucoli, Toscano ecc.. E la Nuova Melito dei fratelli Spinella, di Caracoglia, di Demetrio Foti, di Arturo Serranò, di Roberto Latella, di Memè Orlando, De Pietro, Carlini, Latella, Pulitanò, Laganà, Cilione, Malaspina, Manti, Laface, Franco, Mangiola, Mandica, Frascà, Minniti, Latorre, Pansera, Musumeci, Lombardo, Tripodi, Laface, Amoroso ecc.. Sino alla Melitese di Pietro Mesiano e mister Antonio Cormaci; ma questa, è storia recente degli ultimi dieci anni. C’è stata pure la parentesi del Caposud di Neri-Crea e mister Cormaci. La città, da Caserta a Marra, sino a Manganaro, ha espresso calciatori di serie A, B e C. Le società, hanno sfornato migliaia di calciatori, centinaia di dirigenti, decine di allenatori. Scripta manent, verba volant. Tutto finito con il ‘fallimento’ della Vallata Grecanica (serie D) ed il ritiro della Caposud (militante in prima categoria? Nemmeno per sogno! Il calcio a Melito Porto Salvo, ha sette vite, come i gatti. Altro giro, altra corsa. Ecco una nuova squadra, Melito Futsal, costola della prima ed una nuova società, si fa per dire. Fatta di gente esperta, che ha giocato al pallone. Tutto questo, senza dimenticare gl’imprenditori, che comunque hanno dato il loro contributo per la crescita sportiva e di converso culturale, della città e dei Melitesi. Il calcio, come tutti sanno, è fatto di cicli. Se ne chiude uno; se ne apre un altro. La legge di Antoine-Laurent de Lavoisier…”Nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma…” Hanno chiamato sulla panchina, per risalire, un personaggio leggendario; un trainer famoso per le scalate al vertice del calcio dilettantistico calabrese. Ai tempi dei fratelli Ciancia (Francesco e lo scomparso Angelo) che inventarono il Bagaladi calcio ufficiale, quello che partecipava ai campionati di FIGC, Tripodi nella doppia veste di giocatore-allenatore, mediante due spareggi storici (al “Cesare Giordano” di Gioia Tauro dove battè il Bocale ed accesse al Campionato di Promozione; ed al “Luigi Razzà” di Vibo Valentia, dove battè il Brancaleone ed accedette al Campionato di Eccellenza), spalancò le porte dell’Olimpo del calcio dilettantistico. Poi, lasciò il testimone a Giovanni Maesano e mister Pippo Laface. Non bisogna nemmeno dimenticare che a Melito, esista una società di calcetto, che sotto la sapiente guida dello shamano di Prunella, mister Mimmo Franco, ha agganciato la serie B, addirittura. E mira alla serie A, che, non è proibito. Ma il presidente Rocco De Pietro, (suo fratello, il professore Vincenzo De Pietro, portiere titolare della Nuova Melito, oggi Fitness Point, provò col Torino in serie A) ha le idee chiare ed i piedi per terra. Già si parla di un piano triennale, per agguantare la prima categoria. Al ‘Saverio Spinella” si era presentata il san Giorgio Extra, una matricola terribile, che ha reso dura la vita ai padroni di casa. Una gara, detto per inciso bella, aperta, leale, giocata a viso aperto, senza fronzoli, tatticismi ed infingimenti. Una gara tutta impeto e passione. Proprio per questo, piena di errori grossolani e pacchiani. Anche per questo piacevole. Gli spettatori, non hanno avuto il tempo di annoiarsi, né di fare spallucce o boccucce, con le gambe a cavalcioni. Per la “prima” casalinga e storica, sono giunti almeno trecento spettatori. Si spera di raddoppiarli, se i risultati arriveranno.
Le premesse sono giuste. Speriamo pure che questa gestione, intavoli con la stampa, un giusto, equo e proficuo rapporto. Nell’interesse del calcio, dello sport, della cultura. Una bella prevenzione, rispetto ai… missili terra-aria, peraltro inevitabili, giusti e scontati, che non risparmieremo mai a nessuno. Questo è certo. Le gestioni passano, la stampa ‘libera’ resta. L’ingresso era libero. La squadra di Giuseppe Meduri, allenata dal trainer Bruno Caridi, non soffre di timori riverenziali. E lo ha dimostrato sul campo. Due volte in vantaggio si è fatta risucchiare dalla maggiore esperienza degli avversari, che avevano in squadra, elementi di peso e di statura. Una gara tirata e sofferta. Dominata prima dalla forza bruta ed istintuale. Poi dal raziocinio, dalla ragione, dalla lucidità e dalla differenza tecnica. Infine dalla, fortuna audaces iuvat, Masarebbe più preciso dire ‘Unusquisque faber est fortuna suae. Mister Caridi aveva escogitato un piano perfetto per sbancare il “Saverio Spinella”. Invece di trincerarsi sulla trequarti ed affidarsi al contropiede micidiale delle sue spit-fire sulla fasce laterali, ha bandito questa tattica attendista, privilegiando quella all’arma bianca al grido di guerra” Banzai!”. Un arrembaggio degno dei pirati dell’Isola del tesoro; se non di quelli di Sandokhan. A dire il vero i giocatori Melitesi, non si aspettavano questo trattamento. In casa. Davanti al pubblico amico. Il fattore ‘S’, si stava rivelando vincente. Nonostante gli errori madornali ed esilaranti sugli opposti fronti. ‘Ubriachi’ con la bottiglia in mano ed un lampione davanti, senza aver bevuto un solo goccio di vino. Ma ancora san Martino è…lontano. L’invincibile armata riggitana, però, non aveva fatto i conti con il samurai Natalino Manti, sempre pronto a sganciare missili dalla sua piattaforma semovente e la spoletta delle bombe a mano del tipo ‘ananas’. Nel finale, Mandrake, il mago della panchina e della “Virgo Fidelis”, Mimmo Tripodi si è pure inventato la sostituzione Pansera, che ha, schiacciato l’acceleratore a tavoletta, per dare maggiore spinta offensiva sulle fasce. Una mossa imprevedibile, che ha scombussolato i piani di vittoria della squadra giorgina, per ben due volte in vantaggio. Ma non è stata la sola mossa scaturita dal cervello sesquipedale tripodiano. Lo shamano melitese, ha agitato ossicini, amuleti, talismani e pendagli vari, ed esorcizzato la Macumba, poi, ha infilato un…”martelletto” e proiettato il fresco e pimpante Foti a ridosso della trequarti. Cambia il menu. Arriva dapprima, lo slow food, un cibo buono e di qualità per Calabrò. Una manna dal Cielo…Prendete e mangiatene, questo è il mio Corpo. Meglio di una medicina. Poi lo swing al bacio. Il Supermollegggiato direbbe… “Il tuo bacio è come un rock, /che ti morde col suo swing./ E' assai facile al knock-out,/ che ti fulmina sul ring./ Fa l'effetto di uno choc,/ e perciò canto così:/ "Oh-oh-oh-oh-oh-oh-oh/ il tuo bacio è come un rock!"/ …“Travolgente, come Mozart Santos Batista Júnior, se non come la 40^ sinfonia in Sol minore di Wolfgang Amadeus Mozart.Tarzan-Avenoso, aveva smesso di volare sulle liane ed era crollato per ben due volte come Violetta sul Canapè. Il bomber Giovanni Calabrò faceva le boccucce e continuava a rifiutare la medicina… "È dolce o amara?""È amara, ma ti farà bene.""Se è amara, non la voglio.""Da' retta a me: bevila.""A me l'amaro non mi piace.""Bevila: e quando l'avrai bevuta, ti darò una pallina di zucchero, per rifarti la bocca.""Dov'è la pallina di zucchero?""Eccola qui", disse la Fata, tirandola fuori da una zuccheriera d'oro."Prima voglio la pallina di zucchero, e poi beverò quell'acquaccia amara...
Il povero Orlando, aveva ricevuto cinque monete d’oro da Mangiafoco per Geppetto, ma incontrò il Gatto e la Volpe (Caridi e Crudo), che gli dissero… “Vuoi tu, di cinque miserabili zecchini, farne cento, mille, duemila?" Vieni con noi, e ti condurremo al Campo dei Miracoli "Fermiamoci qui all'osteria del Gambero Rosso e dopo la mezzanotte ripartiremo"…A questo punto, un “Usignuolo di Prunella”, sostituendosi al Grillo Parlante, si avvicina al Calabrò, fino a quel momento, sordo come l’amore della fanciulla carducciana e sussurra qualcosa all’orecchio aguzzo, come se fosse quello di ‘Varenne’…Va dove ti porta il cuore. A questo punto il mister ‘riggitano’, in preda al panico, ha uno scatto d’orgoglio e spedisce una ‘Raccomandata con ricevuta di ritorno’ sul rettangolo verde. Cinque”scugnizzi” vispi, arzilli ed esuberanti. In terza, si può. Per arginare la Controffensiva delle Ardennes… ma gli Alleati, sfondano la linea Gustav…”Saltano”, nelle comprensibile babilonia, i moduli 4-4-2 o 4-2-4 e persino 3-5-2. Si spendono gli ultimi spiccioli di birra, rimasta nelle gambe flaccide, appesantite dalle frequenti e formicolanti scariche di adrenalina, in un crescendo wagneriano, negli scampoli di partita.
Un finale thrilling e mozzafiato, che rischia di far saltare il tappo della valvola mitralica a più di una coronaropatico. E, non c’è defibrillatore o Betabloccante che tenga. Si scatena, come Rex, il Commissario a quattro zampe, Giovanni Calabrò, più veloce di Pietro Mennea. Sulle fasce, frantuma ogni record. Lo placcano, lo strattonano, lo spintonano. Lo buttano giù per terra, come la bambola di Patty Pravo. L’arbitro-architetto Pasquale Libri di Reggio Calabria, ottima la sua direzione, legge sul libro del regolamento e vede la norma; quella dei calci di rigore. L’illusionista Puntorieri, tenta di ipnotizzare Manti con un giro di valzer malizioso. Una pantomima in cui ci casca, l’estrema sinistra locale; piazza la sfera là, dove voleva il Batman ospite; che tuttavia, scatafasciato in orizzontale a volo d’angelo, riesce solo a sfiorare il pallone beffardo e velenoso, che gonfia la rete alle sue spalle e sgonfia lo stress dei tifosi di parte. Sulla tribuna gli ultras ed i contras, trattengono il fiato come in un Giallo di Alfred Hitchkoc; ma quando Manti-Terry Malloy, come l’eroe del ‘Fronte del porto’ di Marlon Brandiana memoria, buca la rete del pipelet reggino, mentre il ‘battente’, va fuori giri, sulla tribuna, si scatena un tripudio infernale; scrosciante come le cascate del Niagara Falls, sotto il Ponte dell’Arcobaleno. La gioia dopo il dolore. L’urlo liberatorio, a lungo strozzato in gola. Il popolo melitese, va in brodo di giuggiole, se non in solluchero. A lungo incantato come Biancaneve, poi svegliata dal Principe Azzurro, punta dall’arcolaio di Grimilde. Pietrificato dallo sguardo malefico della Medusa. Ammaliato dal canto delle Sirene ulissiane. Tutto è bene, quel che finisce bene: esorcizzata, la maledizione di Montezuma, la Macumba, il Woo doo, la… ginnastica aerobica, bachata, salsa e macarena.Aspettando Godot, che alla fine è venuto fuori dal guscio. Così la classe operaia va in paradiso. Era sull’orlo di una crisi di nervi. Dino Sani-Gullì corre febbrilmente, avanti ed indietro come la spoletta volante di John Kay. Maurizio Pangallo prova ad emulare ‘Flipper’-Damiani. Mister Tripodi, che si stava giocando la reputazione e rischiava di passare dall’osanna al crucifige, salta fuori vivo e vegeto come Daniele nella fossa dei leoni, felice come un fanciullo dietro l’aquilone; riesce a malapena a contenere il suo impetuoso fanciullino pascoliano, che gli ribolle detro, sacrificato come Isacco nella configurazione di Andrea Mantegna. Non è nel suo stile offendere la dignità degli altri. Un sabato frizzante dunque; champagne al Luna Park del Marosimone, tra Tunnel dello horror, letto chiodato del fachiro, Ottovolante, Montagne Russe, Vascello del Pirata, Pugno di ferro di Cassius Clay e Fossa dei Rettili (aspidi, serpenti a sonagli e naja-naja). Poi, va a stringere la mano al suo collega. Come facevano, il paron Nereo Rocco, il re del ‘Catenaccio’ ed il mago di san Siro don Helenio Herrera…’Taca la bala’, alla fine del derby della Madonnina. Ma quei goal mangiati a porta vuota, tra le sghignazzate dei peones e dei campesinos, non sono un lusso, che il Melito possa permettersi.
Con i recuperi ed i nuovi arrivi, occhio di falco, passo di gazzella, scatto di pantera, ruggito di leone, la squadra andrà a rinforzarsi nei settori trainanti, se non cardine. Un parco giocatori, numeroso come le formiche de “ ‘U Ruvulu ‘i Finimundu”. Il bel gioco, verrà da sé. Il cammino è lungo e pieno di insidie, diceva ‘Mastru Gilormu’, tracagnotto skin head e ‘cicero’ sul naso, immortale maschera di Fossato Jonico. Un episodio, potrebbe compromettere la stagione del rilancio. C’era pure il sindaco e gli assessori, che a fine gara, hanno abbandonato le tribune col sorriso stampato sulle labbra; come se avessero azzeccato la ‘sestina’ del Superenalotto. Alle otto, lotto con il lotto, sull’otto per un lotto. Beati loro, perché…”Sa, chi sa, se sa. Che se sa, non sa se sa. Sol chi sa, ne sa, più di chi ne sa”. E pure, la minoranza consiliare di Totò Minniti (IDV); comunque un politico, che ha sempre saputo spendersi sul territorio a favore della collettività. A fine gara ascoltiamo l’opinione dei trainers. Mister Caridi:” Abbiamo perso sul campo e fuori casa. Ci può stare, ma il pareggio non avrebbe fatto gridare allo scandalo nessuno. Per non dire di più. Siamo andati due volte in vantaggio. Sono contento della prova d’orgoglio dei ragazzi, che hanno giocato a viso aperto, senza timori riverenziali. Si può fare meglio e di più. Dobbiamo tesaurizzare gli errori. Dopo di che, abbiamo il massimo rispetto per tutte le squadre”. Mister Tripodi:”Questa partita poteva finire in parità, questo è vero. Ma sarebbe stata una beffa, perché noi, obiettivamente, abbiamo prodotto di più e fallito goal a porta vuota. A parte la foglia morta di Natale Manti che si è stampata sulla traversa e qualche bella parata di Putortì. Porgo i complimenti al san Giorgio Extra, che ha messo a dura prova la nostra tenuta e ci ha reso dura la vita”. Il presidente Rocco De Pietro, guarda avanti. Una bella vittoria sia pure in casa, che autorizza l’ottimismo. Sei reti in otto giorni, ma anche cinque papagne sul groppone. Ora però non me la voglio guastare. E nemmeno ai ragazzi. Un successo importante, contro una squadra caparbia, robusta e vigorosa, che gioca al pallone. I miei ragazzi, sono stati splendidi a ribaltare due volte il risultato. Il segno del carattere e della personalità”. Lo stesso gli assessori ed il signor Pasquale Macheda, che sa nascondere bene le emozioni. Prossima tappa, terza giornata del girone di andata, sant’Alessio in Aspromonte, per incontrare il santo Stefano. Domenico Salvatore
IL TABELLINO DI DOSA
Melito F.: Avenoso 6, Errigo 7 Ielo 7, Gullì 10, Marra 7, Orlando 7, Pangallo 8, Pansera S 7. Calabrò 9, Scriva 7, Manti 10
In panchina: Idà, Tripodi,Zavettieri,Toscano
Sostituzioni, Latella, Foti, Pansera
Presidente, Rocco De Pietro 8,5
Allenatore, Domenico (Mimmo) Tripodi 10
San Giorgio Extra: Punturieri 6, Aloi G 6. Fiorenza 6, Caridi 8, Putortì 6, Aquila 6, Barbaro 6, Cuzzola 6, Oliva 6, Evoli 6, Crudo 8
In panchina, Grillo, Caridi II
Sostituzioni, Latella, Pezzimenti, Aloi D. Santoro, Spezia
Presidente, Giuseppe Meduri 7
Allenatore, Bruno Caridi 7
Arbitro, Pasquale Libri di Reggio Calabria 10
Marcatori: 1 s.t. Caridi(S.G.), 4 s.t. Manti (M), 32 s.t. Crudo, 35, s.t. Calabrò, 47 s.t. Manti (M) R
Dati tecnici: punizioni 18-16, rimesse laterali 20-16, angoli 6-4
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