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Il libro “Un Carabiniere nella lotta alla ’ndrangheta” Ed. Falzea di Cosimo Sframeli e Francesca Parisi vince il Premio Letterario Nazionale Corrado Alvaro XI Edizione 2012, Premio Speciale C.d.A.

Il libro “Un Carabiniere nella lotta alla ’ndrangheta” Ed. Falzea di Cosimo Sframeli e Francesca Parisi vince il Premio Letterario Nazionale Corrado Alvaro XI Edizione 2012, Premio Speciale C.d.A.


     “Un Carabiniere nella lotta alla ’ndrangheta” è una pubblicazione che nasce da una precisa e sentita esigenza: illuminare un periodo buio della Calabria e ridare vita e dignità a coloro che, per primi, con armi spuntate e fatiscenti, hanno dato vita alla lotta alla ’ndrangheta.
     Pregevole lavoro letterario degli scrittori Cosimo Sframeli e Francesca Parisi, Falzea Editore. Il libro è dedicato: ”A coloro che hanno donato la vita per la lotta alla ‘ndrangheta e a coloro che vi hanno speso gli anni migliori”.
     E’ un idea di Cosimo Sframeli, oggi comandante della Stazione Carabinieri di Reggio Calabria e a quel tempo giovane brigadiere in prima linea sul fronte della Locride e, il primo tributo della memoria, è legato a Carmine Tripodi, giovane comandante della Stazione Carabinieri di San Luca, ucciso in un agguato mafioso la sera del 6 febbraio 1985.
     Aprire uno squarcio negli anni ottanta è operazione difficile e dolorosa, specie se sono gli stessi protagonisti a doverne parlare.
     La Calabria era oppressa dalla morsa della ‘ndrangheta e dalla piaga dei sequestri di persona. L’Aspromonte era pane quotidiano per i Carabinieri, occupati in estenuanti attività di controllo del territorio, battute, rastrellamenti, sopralluoghi, alla ricerca di latitanti e dei sequestrati inghiottiti dalla montagna. Impegnati, altresì, in indagini bancarie nazionali ed internazionali, nell’ inseguire i flussi di denaro, col metodo della triangolazione.
     La ’ndrangheta aveva già dato prova di essere potente e spietata. Non si contavano gli omicidi, le estorsioni, gli atti intimidatori. Quei proventi illeciti, unitamente ai riscatti pagati per la liberazione dei sequestrati, venivano reinvestiti in attività economiche pulite, occultate in conti esteri e utilizzati per accedere al traffico internazionale di stupefacenti.
      L’omicidio di Carmine Tripodi rappresenta una potente reazione della mafia allo sforzo investigativo mostrato e uccide, ubbidendo ad un preciso disegno, solo due Carabinieri in Calabria. Sarà Nino Marino a cadere sotto i colpi della ’ndrangheta, qualche anno dopo. Anch’egli ha comandato una Stazione Carabinieri di primaria importanza nella strategia mafiosa, Platì. Un’altro brigadiere dell’arma di 33 in compagnia , della moglie rosetta, in attesa del secondo figlio, e del primogenito, francesco di appena sedici mesi, oggi ufficiale dei carabinieri. Nell’agguato hanno riportato ferite non gravi la moglie e francesco. Nino moriva all’ospedale di Locri. E’ stato decorato di  Medaglia d’Oro al Valor Civile.

     Nello scenario aperto da questo libro si intravedono gli altri protagonisti, i due sostituti procuratori di Locrì, Carlo Macrì ed Ezio Arcadi, e non mancano immagini e ricordi di altri magistrati che ancora oggi fanno parte della vita giudiziaria calabrese, Rosalia Gaeta, Vincenzo Pedone, Domenico Ielasi.
     Ognuno di essi rappresentava una fetta della Stato in Calabria ed erano talmente pochi e individuabili che ognuno di essi personificava la stessa istituzione di appartenenza, perché la lotta alla ’ndrangheta in Calabria non è stata opera dello Stato ma di un pugno di uomini, animati da ideali e coraggio. Senza mezzi, senza fama mediatica – a quel tempo pochi giornalisti scrivevano di mafia  - e non cercavano eroi da celebrare ma verità da narrare – ostacolati dal potere politico ed economico.
          E’ importante evidenziare che questa pubblicazione contiene anche una storia non scritta. E’ quella delle istituzioni che credono nel cambiamento e che vogliono prenderne parte, è la storia dei giovani calabresi che si mettono in gioco e mostrano il proprio talento.
     E, come per il passato, sono gli uomini a credere ancor prima delle istituzioni. Alessandro Manganaro, Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria fino al 2010 coglie l’importanza del progetto, la cultura come strumento di legalità è un concetto che gli sta molto a cuore e non esita ad assecondare l’iniziativa.
     Anche l’Arma risponde ed appoggia appieno l’iniziativa e segue con passione ed orgoglio.     Gli autori Cosimo Sframeli e Francesca Parisi, anche lei maresciallo presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, cercano di cristallizzare ricordi, sentimenti, sofferenze e frammenti di memoria in uno stile volutamente libero da ogni regola stilistica, lasciano che sia la parola a inseguire il pensiero e non viceversa, in un crescendo emozionale.
In realtà si manifesta in varie forme e diventa così immagine e ragionamento grafico di giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti che si mettono in gioco: la rappresentazione in copertina è una xilografia creata da Cristina Daidone, la veste grafica è curata da Alessandro Malivindi, sotto l’occhio attento ed esperto del Professore Giovanni Curatola, docente ordinario della Cattedra di Tecniche Grafiche Speciali. La speciale alchimia creata ha permesso di dar vita ad un’opera interessante ed originale. Gli autori infatti hanno molto altro da dire e lo si capisce dalla tecnica mordi e fuggi utilizzata in alcuni tratti. Cosimo Sframeli e Francesca Parisi hanno appena aperto un varco temporale che lascia solo intravedere un mondo sconosciuto.

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