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I contenuti de "Il Grande imbroglio vol. 1"

Il Grande Imbroglio.
Premessa In questa serie di “quaderni” vi racconteremo d’importanti vicende che sono accadute in città negli ultimi anni, alcune poco conosciute ed altre inedite, tutte supportate da atti e documenti che dimostreranno la genesi e lo svolgimento del “Grande Imbroglio”, il più mastodontico raggiro perpetrato ai danni dei cittadini nella storia di Reggio Calabria. Ma andiamo con ordine: un giorno di maggio dell’anno 2002 i reggini comprendono che Reggio, ex città dolente, superata la fase della “primavera”, ha tutte le carte in regola per sbocciare davvero. Gli elettori si trovano davanti a un bivio: c’è da scegliere tra quella che potrebbe essere una sorta di “continuità”, più familiare che amministrativa, oppure la discontinuità rispetto alle azioni da mettere in campo per rilanciare il fragile tessuto socio-economico reggino. La sfida è tra Demetrio Naccari Carlizzi, l’allora Sindaco Facente Funzioni, e Giuseppe Scopelliti, giovane ma con alle spalle già una lunga e proficua esperienza politica. Scopelliti a soli 25 anni viene nominato segretario nazionale del Fronte della Gioventù, movimento giovanile del MSI; l’anno dopo viene eletto Consigliere Comunale; a 28 anni approda in Consiglio Regionale e per cinque anni ricopre la carica di Presidente della massima assemblea elettiva calabrese. Rieletto nel 2000, viene nominato Assessore Regionale al Lavoro e Formazione Professionale nella giunta Chiaravalloti e nel 2002 Gianfranco Fini lo indica quale candidato a Sindaco per il Centrodestra, con l’ambizione di far diventare Reggio Calabria un modello per tutta l’Italia. Il confronto con Naccari Carlizzi, già messo alla prova con deludenti risultati nell’anno in cui ha governato la città, è vinto. Scopelliti viene eletto sindaco con quasi il 54% dei voti e dopo cinque anni, nel 2007, viene riconfermato con un risultato plebiscitario: è votato dal 70% dei reggini e per molto tempo sarà il Sindaco più amato d’Italia, secondo i sondaggi pubblicati dalle maggiori testate italiane. Sotto la sua guida Reggio Calabria inizia a far parlare di sé non più per la cronaca nera o per gli scandali, ma come modello di sviluppo da prendere ad esempio a livello nazionale. 


È esaltata la vocazione turistica della città che s’inserisce in circuiti nazionali ed 4 5 I l b u c o d i b i l a n c i o europei attraverso progetti che aumentano l’offerta e l’appeal verso i potenziali visitatori, suscitando l’attenzione di investitori nazionali ed esteri, anche grazie all’organizzazione di grandi eventi ed a riuscitissime operazioni di marketing territoriale. Contestualmente crescono i cantieri per la costruzione di opere pubbliche e l’oculata gestione dei Fondi Comunitari insieme al rifinanziamento del “Decreto Reggio” consentono alle aziende di lavorare e creare occupazione. I cittadini si riappropriano dei tanti simboli storici e dei luoghi pubblici trascurati o abbandonati da decenni (Teatro Cilea, Pinacoteca Civica, Villa Zerbi, Castello Aragonese, piazze, strade ed opere pubbliche in ogni quartiere); viene inoltre dato spazio ad iniziative imprenditoriali private, sostenuta la nuova occupazione, migliorata ed ampliata l’offerta dei servizi pubblici. L’economia finalmente riparte sul serio.

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