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Il giallo di Monasterace (RC), l'assassino è fuggito subito dopo l'omicidio, i maggiori sospetti sul marito di Mary Cirillo, di cui si sono perse le tracce

Quarto delitto agostano in provincia di Reggio Calabria. Una donna, è stata uccisa dal marito, a Monasterace. L'uomo si è reso irreperibile e viene adesso ricercato dai carabinieri. Il delitto, avvenuto poco fa, sarebbe stato compiuto in casa della coppia al culmine di una lite. Aveva quattro figli Mary Cirillo, 31 anni, la donna assassinata stasera dal marito, Giuseppe Pilato, di 32, a Monasterace, al culmine di una lite. Dalle prime notizie l'uomo avrebbe sparato un colpo di pistola calibro 7,65 contro la moglie allontanandosi subito dopo e facendo perdere le proprie tracce. Il delitto è stato commesso nell'appartamento della coppia - entrambi commercianti - in viale della Libertà. Pilato è ricercato dai carabinieri della Compagnia di Roccella Jonica e del Gruppo di Locri.


MONASTERACE, MISTERO SUL DELITTO DI MARY CIRILLO 31, SPOSATA E MAMMA DI QUATTRO FIGLI, COMMERCIANTE, INCENSURATA. SAREBBE STATO IL MARITO A COMMETTERE L’OMICIDICIO CON UNA PISTOLA O CON UN FUCILE, CARICATO A LUPARA, IN VIA DELLA LIBERTÁ
Domenico Salvatore

Monasterace (Reggio Calabria) 18 agosto 2014 - Omicidio, femminicidio, donnicidio? Nooo! A chiamarlo col suo nome, questa è ‘strage di donne!’. Basta sfogliare le pagine dei giornali, andare su un’agenzia di stampa, aprire una radio, accendere un televisore, se non un telefonino, un computer, un i-pad. Lei è finita al cimitero, lui finirà in galera. Una famiglia sulla strada, rovinata per sempre. Segnata con un marchio di fuoco. Dejà vu! Quanti casi come questo. Il Parlamento se la dorme beatamente: e forse, se la ride, anche. Il permesso di porto di fucile non c’entra. Un’arma vale l’altra, quando scatta il raptus omicida. È sul movente, sulla causa scatenante che bisogna ragionare. Di legge sul divorzio celere, non se ne parla più. Intanto è femminicidio continuo 

Si respira una brutta aria a Monasterace, il paese del ministro Maria Carmela Lanzetta. La mafia a Monasterace c’è. Un fatto accertato, assodato e consacrato nelle carte processuali, sui libri di mafia e negli uffici giudiziari di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, se non nelle carte della Commissione Parlamentare Antimafia. Ma in questa storia, la mafia non c’azzecca. Questa tragedia si è consumata all’interno di casa Pilato. Non emerge ancora, se sia stata consumata sotto gli occhi dei figli minorenni. Una famiglia sana, tradizionale, solo apparentemente tranquilla. Nonostante l’arrivo di quattro figli, 10, 8, 5, 3. Sarebbe stata il primo dei figli, una ragazzina di soli dieci anni, a fare la macabra scoperta ed a dare l’allarme. 

Il maggior indiziato, è il marito che però, ancora non si è presentato, accompagnato dal suo legale di fiducia, in nessun ufficio giudiziario. Ed è attivamente ricercato dalla forze di polizia; se non altro come persona informata sui fatti. Si attendono notizie da un momento all’altro. Non è un delitto di mafia. Niente latitanza dunque; né copertura mafiose, sino a nuovo ordine. Anche stavolta è scattata la solita cintura militare intorno al vasto comprensorio con la sinergia delle tre armi. Anche i posti di blocco volanti ed il controllo dei pregiudicati della zona, loro alibi-orario e stub. Non si sa  mai. Non è stata ritrovata bruciata la macchina o lo scooter servito per la fuga. Non è stata nemmeno ritrovata l’arma del delitto. Non ci sarebbero testimoni al delitto. Scena del delitto la ‘cara, dolce casa’…focolare domestico, amministrato ‘dall’angelo della casa’. I delitti di questo tipo si assomigliano come due gocce d’acqua. Dapprima l’innamoramento, poi l’appuntamento, quindi il fidanzamento. Segue il matrimonio, la luna di miele, l’arrivo dei pargoli, il suono del carillon, la ninna nanna, il sonno a rate, i vestitini, le tutine, le scarpette, il cappellino, la prime febbri, i primi grattacapo, il pediatra, la vaccinazione, l’asilo nido, la scuola materna, le scuole elementari, le medie…Poi, se il matrimonio non sia a 24 carati o cementato al 750%, ma costruito sulla sabbia… “Chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 

Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande”. La coppia lavorava in un negozio di giocattoli. Su luogo del delitto, avvisati da una telefonata anonima, forse dei vicini di casa che hanno sentito le urla dell’ennesima discussione, lite od alterco, sono giunti i Carabinieri della locale stazione, diretta dal maresciallo Antonio Longo. 

Poi sono giunti quelli della Compagnia di Roccella Jonica, diretta dal capitano Marco Comparato e del gruppo di Locri, diretto dal t. colonnello Giuseppe De Magistris. Tutti, agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi, comandante provinciale. Sovrintende alle indagini il p.m. Rosanna Sgueglia, coordinata dal procuratore capo della Repubblica, Luigi D’Alessio. Anche il medico legale, Aldo Barbaro, per la perizia necroscopica esterna sul cadavere; poi rimosso dagli uomini della ditta del caro estinto.  

Nulla hanno potuto fare i sanitari del 118 avvertiti e giunti sul posto a sirene spiegate. Domani verrà eseguita l’autopsia a cura del medico legale incaricato dal Tribunale poi la salma verrà restituita alla famiglia per la celebrazione dei funerali che si svolgeranno a Monasterace in forma pubblica. Salvo diversa decisione del questore di Reggio Calabria Guido Nicolò Longo. 

Stavolta il fascicolo non transiterà sul tavolo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho. La mafia nnon c’azzecca, in questa storia. In diritto, il delitto d'onore è un tipo di reato caratterizzato dalla motivazione soggettiva di chi lo commetta, volta a salvaguardare (nella sua intenzione) una particolare forma di onore, o comunque di reputazione, con particolare riferimento a taluni ambiti relazionali come ad esempio i rapporti sessuali, matrimoniali o comunque di famiglia. In casi del genere, si parla e si riparla ma anche si straparla del famigerato art. 587…”L'onore, in questo senso inteso, è in alcune legislazioni riconosciuto come un valore socialmente rilevante di cui si possa e si debba tener conto anche a fini giuridici, fonte Wikipedia,  e specialmente se ne parla quindi in ambito penale.

La ragione si insinua nella considerazione della motivazione delle azioni umane, che in date culture possono tener profondamente ed anche tragicamente conto di esiti estremi della pressione esercitata dalla reputazione sociale; questa muove le decisioni dell'individuo talvolta ben oltre le norme codificate ordinamentali, ma pur sempre occorrerà valutare - almeno in diritto latino - della qualità dell'animus nocendi.Il delitto d'onore in Italia.In Italia, sino a pochi decenni fa, la commissione di un delitto perpetrato al fine di salvaguardare l'onore (ad esempio l'uccisione della coniuge adultera o dell'amante di questa o di entrambi) era sanzionata con pene attenuate rispetto all'analogo delitto di diverso movente, poiché si riconosceva che l'offesa all'onore arrecata da una condotta "disonorevole" valeva di gravissima provocazione, e la riparazione dell'onore non causava riprovazione sociale.

Vale la pena di riportare il dettato originario della norma:Codice Penale, art. 587Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell'atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d'ira determinato dall'offesa recata all'onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni. Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella.L'art. 587 del codice penale consentiva quindi che fosse ridotta la pena per chi uccidesse la moglie (o il marito, nel caso ad esser tradita fosse stata la donna), la figlia o la sorella al fine di difendere "l'onor suo o della famiglia". La circostanza prevista richiedeva che vi fosse uno stato d'ira (che veniva in pratica sempre presunto). 

La ragione della diminuente doveva reperirsi in una "illegittima relazione carnale" che coinvolgesse una delle donne della famiglia; di questa si dava per acquisito, come si è letto, che costituisse offesa all'onore. Anche l'altro protagonista della illegittima relazione poteva dunque essere ucciso contro egual sanzione.A titolo di chiarimento sulle mentalità generali su queste materie, almeno al tempo della promulgazione del Codice Rocco (che però riprendeva concetti già presenti nel Codice Zanardelli), va detto che contemporaneamente vigeva l'istituto del "matrimonio riparatore", che prevedeva l'estinzione del reato di violenza carnale nel caso che lo stupratore di una minorenne accondiscendesse a sposarla, salvando l'onore della famiglia.Quanto all'ordinamento penale italiano, la prima innovazione venne dalla Corte Costituzionale, la quale aveva sancito l'incostituzionalità dell'art. 559 c.p., che prevedeva la punizione del solo adulterio della moglie e non anche del marito e del concubinato del marito (sentenze n.126 del 19 dicembre 1968 e n.147 del 3 dicembre 1969, ma in precedenza, nel 1961 si era già espressa in senso opposto). La prima sentenza era seguita, almeno temporalmente, ad un disegno di legge (n.4849, presentato alla Camera dei deputati il 6 febbraio 1968) dell'on. Oronzo Reale, ministro Guardasigilli, che proponeva l'abrogazione delle speciali previsioni sulle lesioni e sull'omicidio "a causa d'onore", proposte riprese pochi mesi dopo da un progetto di revisione dell'ordinamento penale affidato a Giuliano Vassalli. Le proposte erano restate senza effetto, sia per problemi di insufficiente durata delle legislature, sia per una certa posizione di "non sgradimento" da parte dell'opinione pubblica (stigmatizzata, con una certa eco, dal Nuvolone, il quale sottolineò come non si potesse non tenerne conto).Dopo il referendum sul divorzio (1974), dopo la riforma del diritto di famiglia (legge 151/1975), e dopo il referendum sull'aborto, dunque davvero molto tempo dopo le dette sentenze, le disposizioni sul delitto d'onore sono state abrogate con la legge n. 442 del 5 agosto 1981”. 

Il movente del delitto dovrebbe essere riconducibile alla sfera privata dei Pilato. 
Dissapori e divergenze crescenti, che niente e nessuno ha potuto o saputo sanare. Insomma un’altra tragedia annunciata. 

Domenico Salvatore

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