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CAMORRA: ARRESTATO ALDO GIONTA, IL "BOSS POETA" ERA IN FUGA

Specialista dei travestimenti, si stava imbarcando per Malta

TORRE ANNUNZIATA (NAPOLI), 17 agosto 2014 - Capelli corti, dimagrito, grandi occhiali a «mascherare» in parte il volto. Aldo Gionta, il boss ritenuto a capo dell'omonimo clan camorristico operante a Torre Annunziata (Napoli) e catturato ieri sera a Pozzallo (Ragusa) è molto diverso rispetto alle foto scattate prima di darsi alla 'macchià lo scorso 5 giugno, quando sfuggì a un blitz che portò in carcere dieci persone ritenute a lui vicine. Ciò nonostante, per evitare i controlli delle forze dell'ordine - come appurato nel corso delle indagini - nel recente passato non ha esitato a travestirsi perfino da donna, indossando parrucche che lo rendevano quasi irriconoscibile. Stratagemmi cui ieri sera nel porto siciliano, dove è stato bloccato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Torre Annunziata e della compagnia di Modica, non ha fatto ricorso. 

Pronto ad imbarcarsi insieme ad altri tre insospettabili, tutti incensurati e ora accusati di favoreggiamento (saranno processati con rito direttissimo), su una nave diretta a Malta, provava molto probabilmente a fare perdere le proprie tracce trasferendosi all'estero. A un passo dalla «fuga» però, ha trovato i militari dell'Arma. Con sè Gionta aveva una carta d'identità falsa e mille euro in contanti. Era destinatario di un decreto di fermo per associazione a delinquere e per avere violato gli obblighi della sorveglianza speciale alla quale era sottoposto. 

Il nome di Aldo Gionta, figlio di Valentino «fondatore» dell'organizzazione criminale oplontina e oggi in carcere al regime del 41 bis, è noto alle cronache: è accusato in particolare di due omicidi per i quali è stato condannato. Ma questa condanna, nata a seguito dell'operazione 'Altamareà che anni fa decapitò il sodalizio camorristico, è stata cancellata dopo l'accoglimento della richiesta - formulata dagli avvocati di Gionta - di revisione del processo per l'inattendibilità di alcuni pentiti che accusarono il 42enne. Nel 2008 aveva destato scalpore la scoperta di alcuni «pizzini» scritti dal «boss poeta» - fu soprannominato così proprio per la sua abilità nello scrivere messaggi agli affiliati al clan - e indirizzati anche al figlio Valentino jr., nei quali Gionta lo invitava a «imparare a sparare con il kalashnikov». Il boss era stato bloccato un'altra volta mentre era prossimo a scappare lo scorso gennaio: fu fermato, valigie già pronte, assieme alla moglie. 

Il ministro degli Interni, Angelino Alfano, si è complimentato con il comandante generale dell'Arma dei carabinieri Leonardo Gallitelli per l'arresto: «Si tratta - ha detto Alfano - dell'ennesimo segnale che lo Stato dà al territorio a garanzia e a tutela dei cittadini onesti. Chi delinque non può mai farla franca e, alla fine, viene sempre individuato e assicurato alla giustizia».

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