Operazione “CRIPTO” - Le persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’operazione dei carabinieri ‘Cripto’ sono: Francesco Zindato,37 anni; Gaetano Andrea Zindato, 30 anni; Eugenio Borghetto, 46 anni; Paolo Latella, 44 anni; Natale Cuzzola, 51 anni; Domenico Ventura, 51 anni; Carmela Maria Nava, 62 anni; Domenico Antonio Laurendi, 32 anni; Francesco Laurendi, 54 anni; Giuseppe Laurendi, 21 anni; Rosa Maria Teresa Buzzan, 52 anni; Domenico Varano, 32 anni; Domenico Barbaro, 48 anni; Cosimo Pennestrì, 38 anni; Biagio Parisi, 52 anni; Domenico Bullace, 40 anni; Massimiliano Polimeni, 20 anni; Alessandro Iannì, 22 anni, Secondo gli inquirenti della Dda reggina, gli arrestati appartengono alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca Caridi-Borghetto-Zindato, operante nei quartieri Ciccarello, Modena e San Giorgio Extra. Il provvedimento cautelare emesso dal gip Adriana Trapani, è scaturito dall’indagine condotta dal Nucleo operativo della Compagnia cittadina, diretta dal amggiore Pantaleone Grimaldi. I presunti accoliti della citata sono accusati dei reati di: associazione di tipo mafioso; associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti; concorso in detenzione e porto in luogo pubblico di diverse armi da fuoco, aggravati dall’aver favorito un sodalizio di tipo mafioso. L’indagine, condotta dagli investigatori del tenente Antonio Di Mauro ha consentito di svelare la perdurante operatività della cosca, accertando che Domenico Antonio Laurendi, benchè in carcere coinvolgeva il suo intero nucleo familiare per impartire ordini e direttive facendo leva sullo stretto legame con i vertici della cosca, e prodigandosi nell’opera di assistenza e di sostegno alle famiglie dei detenuti a egli affidati da rigide disposizioni dei capi cosca.
Tale opera di assistenzialismo appare in piena sintonia con quanto già emerso in altri procedimenti, in cui si è accertato che, nell’ambito di ogni famiglia di ‘ndrangheta, esistano figure deputate a distribuire parte dei proventi delle attività illecite alle famiglie dei sodali ristretti in carcere. Emerge in maniera indubbia dall’indagine come le famiglie di quest’ultimi siano perfettamente consapevoli del meccanismo esistente, sapendo a chi rivolgersi per ottenere somme di denaro a loro destinate. L’indagine, quindi, permette, nel suo complesso, di ricostruire gli assetti interni alla cosca, gli equilibri esistenti e di individuare veri e propri accordi volti a stabilire chi è incaricato di consegnare il denaro e chi, invece, è deputato a riceverlo, rivelando come le somme di denaro utilizzate per il sostentamento dei detenuti vengano procurate attraverso la consumazione di altri delitti, quali il traffico di sostanze stupefacenti e i reati contro il patrimonio. L’indagine prende le mosse a seguito della scomparsa e la successiva uccisione con conseguente occultamento del cadavere di Marco Puntorieri avvenuta nel settembre 2011. L’indagine definisce la complessità della struttura organizzativa della cosca di ‘ndrangheta. Essa è costituita da plurimi cerchi concentrici che dal fulcro decisionale si dipartono verso l’esterno, con un progressivo mutamento del legame fiduciario tra gli associati che, in andamento centrifugo e progressivo, perde le caratteristiche di relazione solidale e condivisa, perchè è inquinata, sempre di più, dalla forza intimadoria del vertice che, anche all’interno della medesima consorteria, costituisce uno dei principali collanti del vincolo associativo. Non solo, ma l’allontanarsi dal centro decisionale della struttura associativa, accentua tra i sodali la consumazione di condotte e comportamenti antagonisti tra loro, in un clima di costante fibrillazione e diffidenza, stimolato dalla necessità di mantenere una visibilità ed una fedeltà al vertice associativo che è il connotato saliente che rassicura e tranquillizza la componente periferica dell’associazione.
Le indagini svolte su Domenico Laurendi e i suoi familiari avrebbero consentito di conoscere meglio le dinamiche associative. In particolare si è accertato che i vertici associativi, ed in particolare (Francesco Zindato, il fratello Gaetano Andrea, Gino Borghetto, Paolo Latella, Domenico Ventura) godessero di costanti, periodici emolumenti da parte degli altri sodali, grazie alla consumazione di svariati reati connessi al traffico di stupefacenti o contro il patrimonio, in questo modo si procuravano le risorse necessarie a garantire le esigenze dei citati detenuti. Attraverso questo sistema i vertici della cosca mafiosa controllavano anche la gran parte della microcriminalita’ operativa sul loro territorio di competenza traendone un diretto beneficio economico. La figura centrale intorno alla quale si sviluppa l’indagine è Domenico Laurendi, prossimo a Domenico Condemi, cognato insieme a Natale Cuzzola di Gino Borghetto. Il suo ruolo per come emerge dalle attività era quello, in seno alla cosca, di far fronte alle consegna di somme di denaro necessarie ai più stretti congiunti del Condemi in quel momento detenuti (Gino Borghetto, il fratello Cosimo e Paolo Latella). La consegna delle somme doveva essere costante e periodica “mese per mese glieli devi dare”. Laurendi, inoltre, ha rapporti di natura privilegiata con Francesco Zindato, alias Checco, rapporti già conclamati nell’anno 2008 dove in una circostanza era emerso come fosse il suo accompagnatore. Il gruppo si approvvigiona di risorse economiche attraverso il traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, reperite sui mercati illeciti di Platì e Roccaforte del Greco. Secondo gli investigatori, Carmela Nava, detta Melina, madre dei fratelli Zindato, a causa della detenzione dei figli, svolge il compito di gestire concretamente sul territorio le dinamiche dell’omonima cosca, ricomponendo i dissidi insorti tra i sodali direttamente riferibili al gruppo governato dai figli, nonchè gestendo le contrapposizioni e le frizioni con gli altri gruppi di ‘ndrangheta federati con quello Zindato.
Di seguito i nomi e le foto segnaletiche degli arrestati nell’ambito dell’odierna Operazione Cripto, eseguita a Reggio Calabria dal Comando Provinciale dei Carabinieri nei confronti di 19 soggetti accusati a vario titolo di appartenere alla cosca di ‘ndrangheta Caridi-Borghetto-Zindato operante nella zona sud della città: BARBARO Domenico cl.1966 Borghetto Eugenio cl.1968 BULLACE Domenico cl.1974 BUZZAN Rosa Maria T. cl.1962 CUZZOLA Natale cl.1963 IANNI’ Alessandro cl.1992 LATELLA Paolo cl.1970 LAURENDI Domenico Antonio cl.1982 LAURENDI Francesco cl.1960 LAURENDI Giuseppe cl.1993 NAVA Carmela Maria cl.1952 PARISI Biagio cl.1961 PENNESTRI’ Cosimo cl.1976 POLIMENI Massimiliano cl.1993 VARANO Domenico cl.1982 VENTURA Domenico cl.1963 Zindato Francesco cl.1977 Zindato Gaetano Andrea cl.1984 Le foto degli arrestati
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