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Lo sport come un nuovo diritto di cittadinanza

La pratica sportiva è elemento fondamentale della salute e dell'educazione, occasione per uscire dall'individualismo, veicolo di comunità ma anche capacità di non rassegnarsi. Lo sport è fattore di bellezza ed elemento di inclusione sociale e di pari opportunità. Lo sport è orgoglio di un'appartenenza. A Reggio per noi lo sport vuol dire molto, molto di più di quello che sono abituati a pensare altrove. È per tutti questi motivi che bisogna guardare allo sport come un nuovo diritto di cittadinanza.

Il Consiglio d'Europa definisce la pratica sportiva come "qualsiasi forma di attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali o il conseguimento di risultati nel corso di competizioni a tutti i livelli". Dunque la definizione di sport supera quello che spesso pensiamo. L'Europa ci invita ad una città camminabile, ciclabile, percorribile, calpestabile con impianti accessibili e fruibili da tutti. 

Le città europee che hanno orientato le loro politiche con decisione verso la sostenibilità e vivibilità hanno scelto di mettere l'attività motoria al centro della scena urbana. Ciò significa, altresì, che un intelligente e puntuale sguardo amministrativo deve trasformare i giardini, le piazze, le strade in opportunità per fare sport. 

Lo sport, negli ultimi venti anni, si è "allungato", accogliendo fasce d'età sempre più ampie, e si è "allargato" dal punto di vista delle discipline praticate ma soprattutto dal punto di vista delle persone e dei luoghi. Occorre pertanto tener conto delle esigenze specifiche e della situazione dei gruppi meno rappresentati, nonché del ruolo particolare che lo sport può avere per i giovani, le persone con disabilità e quanti provengono da contesti sfavoriti.

Ma lo sport, come indicato nel Libro Bianco sullo sport del 2007, ha ampliato anche i propri obiettivi: il miglioramento della salute pubblica attraverso l'attività fisica, l'inclusione sociale, l'integrazione, le pari opportunità (declinate dal punto di vista del genere, della condizione sociale, economica, della cultura, dell' etnia), la prevenzione e la lotta contro il razzismo e la violenza, la lotta contro il doping, la promozione di un tifo corretto, la promozione della cultura del limite, il contributo alla promozione dello sviluppo sostenibile, la condivisione dei valori con il resto del mondo e allo stesso tempo la valorizzazione delle tradizioni sportive locali, così rilevanti nel caso di Reggio.
Questa deve essere l'idea di sport che una buona amministrazione deve realizzare, partendo innanzitutto dall'agibilità degli impianti sportivi comunali esistenti e dalla realizzazione di quelli ancora in progetto; promuovendo tariffe calmierate; favorendo il playground in una città che vive di sole per almeno sei mesi l'anno; convocando, regolarmente, gli "Stati Generali dello Sport" nella convinzione che non esistano sport minori e che solo dall'esperienza di chi si confronta quotidianamente con i problemi del mondo sportivo possa concretizzarsi questo nuovo diritto di cittadinanza. Questo è l'unico modo per far si che fare sport a Reggio non sia uno "sport estremo".

Questa è la visione che nasce dal "Forum di buone pratiche amministrative" inerente l'attività sportiva cittadina, nel percorso che intende costruire un'idea di città che parta concretamente dal basso dando ognuno il meglio di noi.

Giuseppe Falcomatà

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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT

Cell.: +39 338 10 30 287
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