Cinquefrondi (Reggio Calabria) Domenica di Pasqua, 20/04/2014 - Un'emozione che si fa fatica persino a raccontare se non vissuta in presa diretta, con un dato poderoso che emerge su tutti nelle sua incontestabilità: questa è nient'altro che la celebrazione di un avvenimento neotestamentario rivisto attraverso gli occhi dell'umana pietas e raccontato scenograficamente con l'ausilio del patrimonio inestinguibile della memoria collettiva. Corso Garibaldi e Piazza della Repubblica tracimanti di pubblico, gente assiepata in trepidante attesa per assistere allo storico ripetersi della rappresentazione più attesa della città: il rito arcaico "dell'Affruntata".
Un turbinio di impressioni si affannano, pervadono e persino rincorrono la mente delle migliaia di spettatori che ogni anno più numerosi fanno di tutto per non mancare all'appuntamento prestando i sensi a godere l'impareggiabile teatro oramai quadro usitato che la città offre da decenni, strettamente correlato al cerimoniale delle ambasce di San Giovanni, dell'incontro col Risorto, dell'abbraccio e del ritrovo della Madonna che finisce per suggellare nient'altro che l'enunciazione della verità rivelata attraverso il portento del prepotente ritorno alla vita.
Un copione radicato nelle attese dei fedeli che aspettano pazienti che si compiano le loro speranze di scorgere il triduo delle statue in confluenza verso quella che la fede evangelica ha rivelato nelle scritture come la manifestazione della gloria di Cristo, risorto dopo tre giorni dalla morte in croce, fedele immaginario di quanto l'umana coscienza aneli lo spirito celeste. Ed anche quest'anno la caratterizzazione non ha lesinato applausi che sono venuti copiosi e scroscianti all'indirizzo dei portatori - che sotto il giogo delle stanghe – hanno saputo rinvigorire ancora una volta il pathos popolare col piglio generoso ed altruista di chi sa bene di star compiendo un sacrificio personale per un bene più grande, per permettere la continuazione di una tradizione atavica che è un tutt'uno inscindibile con l'appartenenza alla città. Il Risorto che prende la via dell'incontro con la Madre declinando a passi lenti la tortuosa scalinata del duomo, il San Giovanni che incede deciso a fare la spola tra l'umano ed il divino lungo il selciato divenuto ardente per via dei passi svelti fatti saettanti che gli fanno volare il manto per bandire quella confermata notizia che Maria attende con la tensione indicibile che strappa anche a lei il mantello della tristezza per giungere d'un tratto a scorgere il Figlio, partendo, dapprima placidamente, dalla dimora del tempio del Carmine fino "all'Affruntata" conclusiva, fino cioè a fronteggiarsi in un tripudio di folla plaudente e lacrimante che attende di alimentare la propria fede popolare con un credo assoluto, l'apoteosi dell'acclamazione di migliaia di mani che stringono cuori e affidano preci mentre la banda festosamente suggella il momento con la melodia trionfale all'indirizzo delle sacre effigi.
Un coacervo di emozioni, che arricchiscono e che fanno riflettere l'astante. La venerata "Affrontata" di Cinquefrondi dunque come riserva di cultura e tradizioni umane e popolari da custodire con gelosa cura per poter essere tramandata - come una sorta di contagio genetico icastico - alle discendenze future. Anche se quest'anno (e qui ci permettiamo una nota personale, nda) a scandire l'itinerario della vara del Risorto mancava il sorriso delle fatiche tollerate con l'altruismo gioioso di un portatore speciale: l'amico di tutti, Salvatore Zerbonia che, e ci conforta la cristiana certezza, percorrendo il suo viaggio etereo, la bellezza prospettica di questo spettacolo l'avrà patrocinata da una sede migliore.
Giuseppe Campisi
(Photo - Prof. Luigi Massara)
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