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Quella 'ndrina dei Gallace di Guardavalle con la testa in Calabria ed i tentacoli nel Lazio e Lombardia

Un latitante, Cosimo Damiano Gallace, di 24 anni, figlio di Vincenzo, boss della cosca Gallace-Gallelli operante tra Badolato e Guardavalle, e ritenuto a sua volta un elemento di spicco, è stato arrestato dai carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro. Il giovane, accusato di associazione mafiosa, era ricercato dal luglio sorso quando sfuggì all'operazione Itaca. Gallace è stato individuato in una casa a Guardavalle insieme alla fidanzata di 21 anni arrestata per favoreggiamento:' ascesa al potere criminale dei Gallace di Guardavalle,  comincia nel 1974, quando in un agguato Vincenzo Gallace, il fratello Agazio e Liberato Tedesco, affrontano ed uccidono in piazza, i fratelli Luigi e Domenico Randazzo, loro rivali. Inizia così la "Faida di Guardavalle",

GUARDAVALLE (CZ) CATTURATO DAMIANO COSIMO, IL FIGLIO DEL BOSS GALLACE 'DON VINCENZO': SI TROVAVA IN CASA DELLA FIDANZATA ANCH'ESSA ARRESTATA
Domenico Salvatore


Come fu, che l'originaria cosca di 'ndrangheta dei Novella-Gallace,  di Guardavalle (CZ), andò alla conquista del territorio in Calabria ed all'espansione in franchising del Lazio e della Lombardia; se non oltre…..Tantissime le operazione che di rimbalzo e carambola, hanno riguardato il cartello:" Stilaro (1992), Silaro 2 (21 febbraio 1994) Mythos (22 settembre del 2004), Appia 1 Appia 2, Appia 3, Piano Verde 1 (marzo 1999), Piano Verde 2 ( gennaio 2001) Paredra ( 21 luglio 2010 )Tuono (  ), Faida dei boschi (8 agosto 2012)Fre boat Itaca (3 luglio 2013), Venux (26 marzo 2013),Caracas (14 giugno 2013). Sino alla terza e finanche quarta generazione; le nuove leve del clan…Cosimo Damiano Gallace, figlio di 'don Vincenzo', era stato raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nell'ambito dell'operazione "Free Boat Itaca" con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso; è stato rintracciato in un'abitazione nel comune di Guardavalle in compagnia della fidanzata Chiara Perronace, di 21 anni, arrestata con l'accusa di favoreggiamento personale. Dopo la convalida dell'arresto è stata rimessa in libertà. Risponderà a piede libero. Il clan dei Gallace-Novella-Tedesco-Randazzo alleato con i Ruga-Metastasio-Loiero-Vallelonga-Leuzzi ed altre famiglie di 'ndrangheta. C'era una volta il clan dei Novella-Gallace-Gallelli-Tedesco-Leotta-Randazzo-Andreacchio. 

Resiste ancora, il cartello Ruga-Gallace-Loiero-Leuzzi. Un cartello di mafia, se non locale o 'ndrina molto ricco e potente, unito e compatto. Poi, vennero: l'ingordigia, l'ubiteria, gli appetiti non soddisfatti, le incomprensioni, gli equivoci, le divergenze, i diverbi, gli alterchi e la scissione, le faide, sangue, morte, rovina e distruzione al Sud, al centro ed al Nord. Sterminio, senza quartiere. Un revival, comune a tanti altri clan. Inimicizia (solo apparentemente) insuperabile ed inconciliabile. In realtà la cronaca e la storia  sono lì a ricordare, come 'grandi vecchi' e saggi del gotha della 'ndrangheta, talora riescano a superare le vecchie, improduttive divisioni con astuzia navigata ed esperienza consumata; ed a far tornare un clima più disteso. Magari, con un paio di matrimoni mirati ed incrociati, due o tre comparati trasversali; l'aiutino in una faida; un favore non richiesto, ricevuto. Opportunismo, opportunità. In nome degli affari; del business. Il resto, sentimenti, morti da vendicare, astio, odio e rancore, covati in anni di ruggine, non contano. Che cosa non si faccia, in nome del 'dio denaro'; del potere. Era parte integrante del clan, oltre a Vincenzo, Giuseppe e Cosimo, anche il  quarto fratello, boss della 'ndrangheta Agazio Gallace, inserito nell'elenco dei 500 latitanti piu' pericolosi, arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria, diretti dal colonnello Gennaro Niglio, a Caldarella Di Stilo un centro della costa jonica, il 3 luglio del 1997. 

Il boss, ricordava il Corriere della sera, Pagina 42, era evaso nel luglio del 1990 dall'ospedale Eastman di Roma, dove era piantonato dovendo espiare una pena per duplice omicidio. Gallace, era stato condannato anche a sedici anni di reclusione per il sequestro dell'industriale farmaceutico Maurizio Gellini rapito a Pomezia nel 1982. Carceriere è il figlio Giuseppe, alla macchia dall'anno prima e autore di altri due sequestri eccellenti: l'imprenditore varesino Giorgio Bortolotto, 65 anni, liberato dopo il pagamento di due miliardi di lire; ed il commerciante romano Vincenzo Granieri, rilasciato per un riscatto di novecento milioni di lire.L'uomo e' stato sorpreso dai carabinieri in un nascondiglio ricavato sotto il vano della doccia della casa della moglie, Filomena Leotta, in cui si era rifugiato. Sebbene, quando si devono ricostruire le parentele, talora l'errore materiale, sia (quasi) scontato, n.d.r.. Era armato di due pistole, di visori notturni e rilevatori per microspie. I carabinieri avevano iniziato le indagini per giungere alla cattura di Gallace nel dicembre scorso, in Calabria e nel Lazio. Avuta la certezza della presenza dell'uomo nell'abitazione hanno effettuato una perquisizione. Sono state necessarie quattro ore di ricerche con attrezzature idonee all'individuazione di nascondigli ricavati all'interno della mura, per individuare il rifugio del latitante. 

Gallace fu arrestato dai carabinieri il 21 novembre del 1982 per il duplice omicidio dei fratelli Luigi e Domenico Randazzo, avvenuto a Guardavalle il primo gennaio 1974. L'arresto determino' la liberazione dell'industriale farmaceutico Maurizio Gellini, rapito il 4 maggio 1982, per il rilascio del quale i familiari avevano pagato una somma di 900 milioni di lire. Gallace era il capo dei carcerieri. Complessivamente l'uomo deve scontare 31 anni e dieci mesi: 16 anni quale residuo di pena per il duplice omicidio Randazzo; 15 anni per il sequestro Gellini e dieci mesi per l'evasione dall'ospedale odontoiatrico romano dove era ricoverato.Un cartello storico di 'ndrangheta, quello di Guardavalle-Badolato, alleato con diverse "Famiglie Montalbano" delle province di Catanzaro, tipo i Gallelli (alias Macineddhu-Macineiju) e gli omonimi Gallelli (alias Sidis); con i Ruga-Loiero-Metastasio-Sorgiovanni-Vallelonga-Leuzzi, molto importante, perché segna la saldatura fra due province o tre. Una valenza geografica, ma anche storica. Un mistero, ancora non del tutto chiarito e decifrato, rimane l'eliminazione del mammasantissima CarmiNuzzo Novella, dopo la scissione, alleatosi con il  gruppo dei Sia-Tripodi-Procopio di Soverato, i Costa di Siderno, rivali dei Commisso e con il clan dei viperari di Damiano Vallelunga di Serra San Bruno, poi assassinato a San Vittore Olona il 13 luglio 2008; 

delitto, eseguito, all'interno del "Circolo Combattenti" in nome e per conto della 'ndrangheta dal boss Antonio Belnome, killer sedicente  e reo confesso davanti al capo della Dda di Milano, Ilda Boccassini, pentito e dalla'spalla' Michael Panaija; condannato con rito abbreviato a 11 anni e 6 mesi; regge poco la causale dell'abbandono di posto, durante il matrimonio di un figlio del presunto boss Andrea Ruga; gesto imprudente, quanto si voglia, che ha "intrubuliato" le acque. Resta da vedere e da valutare, la causale così detta ufficiale. Quella della scissione: artificiosa o reale, che sia. Carmelo Novella è stato usato dalla 'ndrangheta per il raggiungimento di finalità ed obiettivi, fondamentali per la strategìa espansionistica della criminalità organizzata calabrese. Primo fra tutti, mettere in ordine ed in sicurezza, le "Province esterne" della Casa-Madre. A cominciare dalla ricca 'Lombardia' e dall'opulento 'Piemonte'. Non trova molta credibilità, al presente, l'ipotesi della guerra intestina dentro la 'ndrangheta, per il controllo della "Provincia", organo supremo di autogoverno della Piovra calabrese, che qualcheduno ha ribattezzato "Gramigna". Novella, era in corsa per la dote di "Capo Crimine" e per questo venne eliminato? CarmiNuzzo Novella, entrò in rotta di collisione con il vecchio amico Vincenzo Gallace, per inconfessabili ragioni e per questo venne ucciso?

Promoveatur ut amoveatur? Chi ha dato carta bianca e 'perché', ha  ordinato al Padrino, già Santista e Vangelo, plenipotenziario CarmiNuzzo Novella di recarsi a  Milano, per fare 'che', doveva avere una dote superiore. Sponsorizzato da un paio di conti Ugolino, Infinito, Bartolo, Crociata, Stella, Mammasantissima. Se non da un Capo Crimine reggente. Altro mistero da decriptare, rimane la strana morte del capo dei capi della "Provincia Piemonte", Giuseppe Catalano, ufficialmente suicidatosi, da una finestra. E di suo figlio Cosimo, suicidatosi da un ponte. Cartello dei Gallace  ben inserito nelle province di Vibo Valentia e Reggio Calabria. Cartello, che era riuscito, secondo l'accusa, tramite articolati schemi societari e fittizie intestazioni di beni, a inserirsi in attività imprenditoriali e commerciali sempre più grosse; solo all'apparenza, legali. Imprenditoria e politica erano succubi del clan. Dalla gestione del porto di Badolato alle estorsioni, passando per lo spaccio di droga e il controllo delle elezioni comunali e dell'attività amministrativa. Il procuratore aggiunto Bombardieri ha sostenuto che "l'Ufficio tecnico comunale era in mano ai Gallelli". I 'mastri di seta', avevano fatto un ottimo lavoro con Carmelo Novella e Vincenzo Gallace (Vincenzo e Agazio sono tra i protagonisti della faida di Guardavalle; una guerra intestina che tra il gennaio e il febbraio del '74 provoca la morte di 7 persone. 

Condannato a 20 anni di reclusione) contrasti onorati, giovani d'onore, picciotti, camorristi di seta, camorristi di sangue e camorristi di sgarro, contabili, puntaioli, vice capo e capobastone. Cervelli fini e raffinati alla scuola criminale dei 'saggi compari'. Gli 'alunni' avevano superato i 'maestri'in elevata capacità criminale di tipo mafioso. Novella e Gallace, sempre più forti, avevano continuato a sbancare la classifica del Crimine…Nel ricco Lazio accanto ai Mancuso, agli Alvaro-Piromalli-Molè, ai Pelle-Vottari-Romeo, i Giorgi-Nirta-Strangio, i Morabito-Palamara-Bruzzaniti, i Gallico, i Parrello, i Pesce i De Stefano, i Tripodo, gli Iamonte, i Commisso ecc, si trovano a loro agio, anche i clan dei Novella e dei Gallace. "Territorio", condiviso con Camorra e Cosa Nostra; secondo un clichè consolidato. E meglio ancora, nella ricca Lombardia, in rapporti di…lavoro con i Farao-Marinciola, con propaggini sul Piemonte, Valle D'Aosta, Liguria, veneto ed Emilia; se non Toscana, Trentino e Friùli. 'Teste di uovo' di alta mafia. Il clan dei Gallace è ben sedimentato nella Capitale, dove ha alleati che si chiamano Romagnoli, coinvolti nell'operazione "Caracas". I promotori-organizzatori dell'organizzazione, identificati in Umberto Romagnoli, Angelo e Bruno Gallace, rifornivano periodicamente le note piazze di spaccio romane  di Torre Maura e S. Basilio, dove sentinelle, pusher e contabili provvedevano a garantirne il monopolio. 

Il vincolo familiare tra le due consorterie, derivante dal legame sentimentale tra Gallace Bruno e Francesca Romagnoli figlia di Umberto, ha rafforzato l'associazione garantendone maggiore snellezza e dinamicità, nonché una facile distribuzione degli utili. Anche l'affiliazione all'associazione dei fratelli Tiziano e Alessandro Romagnoli, anch'essi figli di Umberto, ha favorito il controllo di intere zone della Capitale attraverso i legami sedimentati con numerosi acquirenti, ed al tempo stesso rivenditori, operanti illegalmente nelle zone di Casilino, Prenestino, Magliana-Portuense, Acilia, Velletri.ROMAGNOLI Umberto e il figlio Tiziano, con l'ausilio di PROFENNA Giuseppe (braccio destro e factotum di Umberto) gestivano lo spaccio a Torre Maura assoldando giovani pusher identificati in CECI Alessandro, DEL VESCOVO Alessandro, DELLA VECCHIA Tiziano, CARUSO Manolo, LUCIANI Fabio, BUONAIUTO Elio, PASTINESE Manolo, PEROTTI Alejandro Antonio, SIMONE Davide, DE DOMINICIS Claudio, BARBATO Luigi, CENTOFANTI Romeo (tutti residenti nel quartiere Casilino - zone Torre Maura e Giardinetti).

ROMAGNOLI Alessandro, attraverso periodici rifornimenti di cocaina provenienti dal litorale pontino assicurati da GALLACE Bruno e GALLACE Angelo (cugino di Bruno), era a sua volta il fornitore ufficiale di CATALDI Cristian (deceduto il 31.12.2011), noto pregiudicato di S. Basilio che riforniva la piazza di spaccio della zona.Arrestato dai Carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, diretto dal colonnello Salvatore Sgroi e dopo le formalità di rito alla presenza del legale di fiducia, 'sbattuto'in prigione, il latitante Cosimo Damiano Gallace, che stava scalando rapidamente posizioni in classifica, nello speciale elenco del Ministero degl'Interni. Capo della nuova costola Bruno Gallace, 38 anni, altro figlio di 'don Vincenzo'. Il pentito Belmonte ha rivelato, il ruolo apicale di Bruno Gallace nella gestione dei traffici di cocaina. Ricercato da tutte le polizie d'Italia e fors'anche all'estero. Cosimo Damiano Gallace,super-latitante, perché sfuggito agli arresti dell'operazione "Free Boat Itaca"del 3 luglio 2013. Indagini della squadra Mobile di Catanzaro, guidata da Rodolfo Ruperti, e dei Carabinieri del Reparto operativo provinciale di Catanzaro e della Compagnia di Soverato diretti dal colonnello Giorgio Naselli e dal capitano Saverio Sica, tutti agli ordini del colonnello Salvatore Sgroi, a fare luce piena. 

Nel provvedimento firmato dal pm Vincenzo Capomolla, gip Assunta Maiore Finirono in manette: Francesco Aloi, 46 anni, di Guardavalle; Alfonso Carioti, 39, di Guardavalle; Antonio Cicino, 55, di Guardavalle; Nicolino Galati, 37, di Guardavalle; Cosimo Damiano Gallace, 23, di Guardavalle; Vincenzo Gallace, 66, di Guardavalle; Agazio Gallelli, 71, di Badolato; Andrea Gallelli, 43, di Bologna; Maurizio Gallelli, 39, di Badolato; Vincenzo Gallelli, 70, di Badolato; Antonio Luciano Papaleo, 47, di Badolato; Domenico Origlia, 52, di Guardavalle; Antonio Saraco, 58, di Badolato; Aldo Tedesco, 60, di Guardavalle; Domenico Tedesco, 36, di Guardavalle; Cosimo Vitale, 27, di Guardavalle; Vincenzo Vitale, 39, di Guardavalle; Angelo Paride Vocaturo, 65, di Montepaone. Agli arresti domiciliari risultano: Pietro Gianfranco Gregorace, 66 anni, di Soverato; Antonio Ranieri, 60, di Soverato; Alfredo Beniamino Ammiragli, 46, di Fragagnano (Taranto); Giuseppe Compagnone, 59, di Arluno (Milano); Nicola Arena Romeo, 63, di Badolato; Vittorio Tucci, 65, di Squillace. A questi si aggiungevano altri 21 indagati per i quali  la magistratura non aveva inteso spiccare alcun ordine di arresto; e che tuttavia, erano parte integrale dell'ordinanza. A cui, venivano contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsioni, usura, stupefacenti e armi. 

Cosimo Damiano Gallace, di 24 anni, figlio di Vincenzo, boss della cosca Gallace-Gallelli operante tra Badolato e Guardavalle, e ritenuto a sua volta un elemento di spicco, è stato individuato in una casa a Guardavalle insieme alla fidanzata Chiara  Perronace di 21 anni arrestata per favoreggiamento. Il figlio del boss, raggiunto da un'ordinanza di custodia cautelare in carcere con l'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. La donna, è stato arrestata  con l'accusa di favoreggiamento personale. L'uomo,  era disarmato e non ha opposto alcuna resistenza. Dopo l'arresto è stato associato presso la Casa Circondariale di Siano a Catanzaro. La fidanzata dopo la convalida dell' arresto, è stata rimessa in libertà; risponderà a piede libero. La presenza massiccia, concreta ed efficace dello Stato, serve anche per evitare un'altra sanguinaria faida. Un'opera efficiente e funzionale che ha prodotto brillanti risultati. Vedi la cattura del latitante Sestito Davide, esponente della cosca Sia – Tripodi – Procopio, arrestato in Germania nel mese di febbraio 2013. "I Gallace, sono una potente e ricca 'ndrina originaria di Guardavalle; un tempo alleati dei Novella Sono attivi nel traffico di droga a Roma, in particolare il comune di Nettuno, Torino e Milano. Sono presenti anche in Toscana e nel Lazio insieme ai Novella. Dagli anni '70 iniziano a radicarsi A Nettuno, in Provincia di Roma, sono attivi nel narcotraffico. Dal 2008, fonte Wikipedia, sono coinvolti in una faida di 'ndrangheta contro le 'ndrine dei Novella, Vallelunga, Sia, Procopio; alleati dei Gallace invece sono le cosche dei Ruga-Metastasio dell'alto jonio reggino. 

La faida per il controllo del territorio e delle varie attività lecite e illecite insistenti su esso si è conclusa con i numero arresti dei carabinieri avvenuti nel 2012. Carmelo Novella fece da paciere tra i Gallace e i Crea di Siderno Invocando l'aiuto di Antonio Pelle. Per la prima volta, nel 2013, viene riconosciuto l'esistenza di un clan di 'Ndrangheta nel Lazio da una sentenza in primo grado. Esponenti di spicco. Vincenzo Gallace, che il pentito Antonio Belnome definisce "Il Supremo", capobastone in carcere, condannato a 16 anni per associazione mafiosa e omicidio, e condannato all'ergastolo per essere il mandante dell'omicidio del boss Carmelo Novella a San Vittore Olona nel 2008. Con il placet del vertice della Cupola calabrese  Capo Crimine, Antonio Pelle, inteso "Gambazza di San Luca. Come risulta dalle intercettazioni utilizzate nei processi Infinto e Crimine, attori Giuseppe Pelle figlio del padrino santulucoto ed il mammasantissima Giovanni Ficara plenipotenziario per la Provincia Lombardia"; riportate in unì'informativa del ROSIl collaboratore di giustizia, Antonio Belnome ha confessato di aver materialmente ucciso nel 2008 il boss Carmelo Novella su mandato dei Gallace di Guardavalle; alleato dei Ruga-Metastasio e dei Vallelonga (  Un figlio di Vallelonga, aveva sposato una figlia di Salvatore Metastasio, reputato capo dell'omonima famiglia di Caldarella di Stilo; il pentito ha fornito altre rivelazioni. 

dGianni, Vallelonga; a sua volta eliminato a colpi di kalashnikov il 21 aprile 2010 in località "Nucara", nei boschi di Ferdinandea. Il padrino Antonino Belnome, ("Il locale è forte se ha le sue radici in Calabria, altrimenti è come una zattera in mare aperto") pentito nel processo Infinito a Milano, aveva in copiata, proprio Vincenzo Gallace. Fatti recenti. Il 22 settembre 2005 con l'Operazione Appia-Mithos, viene eseguita dalla DDA di Roma e Catanzaro contro una filiale dei Gallace-Novella a Nettuno per infiltrazioni nell'edilizia e nell'urbanistica. L'operazione successivamente porterà allo scioglimento del comune nel novembre dello sesso anno. Il 14 giugno 2013 a Roma vengono effettuati 23 arresti riconducibili al gruppo romano dei Romagnoli legata ai Gallace, importavano cocaina dal Sud America attraverso l'aeroporto di Fiumicino o dalla Calabria. Spacciavano nelle zone di Casilino-Torre Maura, San Basilio, Prenestino, Magliana-Portuense, Acilia, Velletri e in località del litorale laziale. Il 3 luglio 2013, durante l'operazione Itaca vengono arrestate 25 persone di cui alcune affiliate alla cosca e altre, tra cui imprenditori e professionisti, fiancheggiatori di essa, sarebbe coinvolto anche il sindaco di Badolato. 

Le accuse sono di estorsione, associazione mafiosa, usura e spaccio di droga. Il 22 ottobre 2013 vengono condannati in primo grado membri dei Gallace con un totale di 190 anni di carcere." Lo Stato c'è, disse l'allora  prefetto di Catanzaro, Antonio Reppucci, anche se siamo in guerra e dobbiamo combatterla tutti insieme". Vedi per esempio la sentenza (190 anni di reclusione per gl'imputati), la sentenza  per l'inchiesta 'Appia Due' condotta dalla sezione anticrimine del Ros dei carabinieri di Roma parallelamente a quella dei colleghi di Soverato denominata 'Mithos'. A Vincenzo Gallace, considerato il capo e il promotore dell'associazione per delinquere, già condannato all'ergastolo a Milano a febbraio scorso per l'omicidio di Carmelo Novella, sono stati inflitti 16 anni di reclusione. Ad  Antonio Gallace, ritenuto responsabile anche di associazione finalizzata al traffico di droga,  17 anni.  Ad Agazio Gallace  9 anni di reclusione ed a Bruno Gallace 11. Nel 2007, da uno stralcio dell'inchiesta, erano arrivate le prime cinque condanne che variavano da un minimo di 2 anni ad un massimo di 10 anni e otto mesi. In carcere. Le manette scattarono intorno ai polsi di Angelo Gallace, Raffaele Barletta, Giuseppe Todaro, Domenico Todaro e Cosimo Aloi. Il cartello Gallace-Novella-Tedesco-Leuzzi-Leotta-Randazzo-Romagnoli-Andreacchio, può contare anche sul clan degli Andreacchio, coinvolti nell'operazione Paredra del 21 luglio 2010. 

Mandati di cattura sottoscritti dal gip Maria Luisa Paolicelli su richiesta della procura distrettuale antimafia di Roma ed eseguite dai carabinieri del Ros, per: Vincenzo Gallace, 63 anni di Guardavalle (Cz), già detenuto nella casa circondariale di Vigevano da pochi giorni per l'operazione contro la 'ndrangheta condotta dalle procure di Milano e Reggio Calabria, Bruno Gallace, 38, di Guardavalle, Agazio Andreacchio, 33, di Guardavalle, Alessandro Andreacchio, 31, di Nettuno, Pietro Andreacchio, 51, di Guardavalle, Giovanni Andreacchio, 29, di Catanzaro, Giuseppe Catalano, 30, di Anzio, Fabio Galuppi, 21, di Aprilia, Armando Giordano, 38, di Anzio, Angelo Palombo, 53, di Latina, Roberto Isca, 57, di Velletri, Roberto Capomaggi, 27, di Anzio, Caterina Cugini, 51, di Roma e Giuseppe Profenna, 26, di Roma. La "Famiglia Gallace":  Agazio, Giuseppe Antonio, di  45 anni, Bruno di  42 anni e Pietro di 48 anni; ed il cugino Antonio, 51 anni, condannati a pene variabili ed incarcerati nella Casa Circondariale di Velletri (2006), si son visti applicare la sorveglianza speciale ed il divieto di soggiorno. Originaria di Guardavalle (CZ) a partire dagli Anni Sessanta è diventata nel tempo una delle più forti 'famiglie Montalbano", all'interno del gotha mafioso della 'ndrangheta. Il pentito di 'ndrangheta, Giovanni Andreacchio, ha verbalizzato che la cosca, operi con profitto ed a regime pieno a Torino, Milano e nel Lazio. Il clan, da una  quarantina di anni, aveva costituito sul litorale della regione Lazio, una 'ndrina romana. L'associazione, si sarebbe specializzata in estorsioni, rapine, traffico internazionale di armi, produzione, spaccio di sostanze stupefacenti, violazioni in materia di aggiudicazione ed esecuzione degli appalti pubblici ecc.Polizia, Carabinieri, DIA e Guardia di Finanza, coordinate dalla DDA, ma anche la Commissione Parlamentare Antimafia e la Procura Nazionale Antimafia, parlano un solo linguaggio. La cosca dei Gallace, è ben quotata dalla Calabria alla Lombardia, passando per il Lazio. Comunque monitorata costantemente dall'operazione Mythos-Appia in poi.

Domenico Salvatore


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