Serie C2 a 5 Figc- Nel gioco del calcio, vince chi segna più goal dell'avversario. La formazione del presidente Mimmo Rodà, ha messo a repentaglio le coronarie degli hooligans e degli skin-heads che a bordo campo urlavano come Luciano Pavarotti in "Nessun dorma", per l'incredibile serie di palle-goal sprecate; qualche duna a porta vuota; e per le splendide parate del tarzan ospite che volava sulle liane meglio di Johnny Weissmuller. I padroni di casa, che lamentano un paio di infortuni, sono stati sempre in partita, ma un grosso merito, va anche agli allenatori, Casile e Callea, rimasti con la corde vocali in game over e costretti a far ricorso allo spray Propol 2 per alleviare le sofferenze della gola
MELITO PORTO SALVO, IL BOVA MARINA FESTEGGIA CON UNA GOLEADA L'ESORDIO CASALINGO, MA GLI OSPITI HANNO FATTO SOFFRIRE PARECCHIO
La formazione ospite, di Giuseppe Defina, ha messo alle corde più di una volta i "Boviciani".Tribuna e Vadalà hanno calato la saracinesca ma lo scatenato Mandarano, l'ha sforacchiata per almeno cinque volte. A fronte delle dieci occasioni capitate sul suo piede alla dinamite. Il match ha vissuto momenti di alternanza e di incertezza nella parte centrale del secondo tempo, quando le squadre improvvisamente hanno schiacciato l'acceleratore a tavoletta. La dea bendata, ha fatto pendere il piatto della bilancia a favore dei locali, dopo che la formazione vibonese, ha dilapidato tre grosse occasioni di fila.
Domenico Salvatore
MELITO PORTO SALVO (RC) Il team dream bovese, è stato costretto suo malgrado ad esordire a"Le Giare", fuori dalle mura amiche. Con grande disappunto dell'appassionato presidente Mimmo Rodà e dei wariors e soupporters, che ardevano sui carboni accesi, in attesa di vedere all'opera la squadra del cuore. Ma con grande soddisfazione per i teen-agers melitoti, alla ricerca di emozioni. In attesa di assistere alla performance della Melitese Futsal a 5, in serie B (ma sul parquet del Botteghelle, in quel di Reggio Calabria, ahinoi, anche loro; mal comune mezzo gaudio). La formazione di casa, reduce dal pareggio esterno con l'Olimpic, dove aveva pure sfiorato il colpaccio, al termine di una gara vibrante, ha centrato l'obiettivo della prima vittoria stagionale. Ma, ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie. Un primo tempo a dir poco spettacolare, con repentini capovolgimenti di fronte. Takles scivolati, volèe, drive, ganci e piroette, che hanno deliziato la platea. Sono volati anche colpi proibiti, al limite del regolamento, ma non andava in onda un match di Big Show, John Cena, Undertaker, Battista,Tigerman o di Hulk Hogan; e le figure Face, Heel, Tweener, che fanno andare in delirio i fans del wrestling. Ben tollerati dall'arbitro Antonio Zinzi, asciutto, ossuto, scattante e pronto di riflessi, proprio come chiede il presidente Massimo Cumbo; parente degli omonimi fischietti. Una scuderia di 'fischietti', che sono una garanzia di equilibrio e rispetto del regolamento; ma anche di energia.
I calciatori, quando entrano nel clou del match, se non nel vivo della contesa, vibrano come le corde di un violino e non sempre osservano le regole in maniera ortodossa. Capita spesso di assistere alle loro frequenti invocazioni. Dapprima, funzionano i muscoli delle gambe, poi quelli della lingua; quando le munizioni scarseggiano e le polveri sono bagnate. Ma l'arbitro, non è un padreterno con la divisa. Ha le sue emozioni e le sue pulsioni. Conosce però molto bene le moine, le svenevolezze, le sdolcinature e le smorfie degli…attori"; se non stuntman ignition, in corsa per un Premio Oscar. Nella seduta a bordo campo, prima del match, la premiata forneria Casile & Callea, ha tenuto un preambolo funzionale. Ma non chiamatelo corso accelerato di training autogeno. Il lettino di Sigmund Freud non c'azzecca. Casomai i consigli per i naviganti, se non per gli acquisti del personal trainer, un santone-guru, che insegna a gestire lo stress, l'ansia e le emozioni. Allora ragazzi…mi raccomando di… e via con la litania. Non voglio vedere mammolette senza spina dorsale, ma leoni del Serengeti e del Masai Mara. A dire il vero, i Mosquitos ce l'hanno messa tutta e di grinta e mordente se n'è vista più del richiesto. Qualcheduno ha pure morso la polvere. Il pubblico locale ha pure gradito ed applaudito a scena aperta, sino a spellarsi le dita. Si parta al piccolo trotto. Due slalom degni di Alberto Tomba; un paio di discese libere degne di Zeno Colò, poi si comincia a duettare.
Tic-toc!, titic-titoc!. Partono i primi missili terra-aria della serie Cruise e Pershing; tiri sbilenchi e ciabattate senza pretese, dalla media distanza, che neppure spolverano i guantoni dei "giaguari" e che non hanno successo, ovviamente. Fa capolino la delusione e cresce l'insoddisfazione, perché il tifoso è volubile, passionale, caliente e non brilla per pazienza e tolleranza. Partono i primi 'vaffa' di marca grilliana…"ma passa du ronzu, pedi storti". Un altro adagio recita…"Non sconsari 'u cani chi dormi". I bomber calibrano meglio il mirino e per i batman, sono dolori. L'uomoragno è costretto a passare sotto le forche caudine di sventole, castagnole, tric-trac, sandokhan, bombe di maradona e petardi natalizi da mandare in tilt padiglione auricolare, incudine, staffa, martello, chiocciola e labirinto. I giochi di fuoco di Napoli a Capodanno. Alla fine sono ben sedici palloni in fondo al sacco, ma potevano essere almeno una trentina. Calcio champagne; se non con le bollicine. Sia felice, chi voglia esserlo. Sembrava facile, come togliere una caramella di mano ad un bambino. Anche perché il granatiere Mandarano tardava a cambiare la ruote da pioggia ai box, mentre gli avversari azzeccavano subito il pit-stop. I Boviciani schiacciavano l'acceleratore a tavoletta e si portava sui parziali 3-1 e 5-3; ed infine sul 6-4. Il preludio a salire tre metri sopra il cielo.
Invece scivolavano sulla buccia di banana e finivano sull'orlo di una crisi di nervi, quando il fantasma dell'area di rigore Mandarano segnava goal a grappoli e non lo fermava nemmeno il bazooka. La santabarbara locale diventava muta e rassegnata, sotto i colpi di mortaio della contraerea nemica. Pronta a sventolare la bandiera bianca /…. E ritornò il nemico, per l'orgoglio e per la fame/ Volea sfogar tutte le sue brame./ Vedeva il piano aprico di lassù: voleva ancora/ Sfamarsi e tripudiare come allor…/ "NO" disse il Piave, "NO" dissero i fanti,/ "mai più il nemico faccia un passo avanti"/ Si vide il Piave rigonfiar le sponde!/ E come i fanti combattevan l'onde/. Rosso del sangue del nemico altero/, Il Piave comandò: "INDIETRO VA' STRANIERO!"…/.Lo Stafanaconi giocava e sprecava tre mach-ball di fila. Il Bova Marina, ora, nella parte più importante della kermesse, quando si decidono i destini della partita, non è più brillante nelle ripartenze. Le diagonali si sgonfiano come pallone punto da uno spillo: Le marcature sono allentate. Le gambe subiscono il supplizio della tremarella. Lo sguardo vitreo, i muscoli bloccati, in attesa del knokout. Un pugile suonato, come Kim Soo Ki, all'angolo a San Siro, preda di Sandro Mazzinghi. Ma proprio a questo punto, hic et nunc, i due dell'Apocalisse Casile a Callea, estraevano il coniglio dal cilindro, meglio di Mandrake. Azzeccavano i cambi e mettevano la museruola al canis lupus Dingo.
Le cortine fumogene dei Bovesi avevano successo; i numeri…"3, 5, 2" funzionavano ed il ribaltone era servito su un piatto d'argento. Anche perché, lo Stefanaconi, aveva dato tutta la birra che avesse in corpo ed esaurito tutte le scorte. Mister Dario Maccarone, apprendista stregone, che aveva sostituito alla grande l'indisponibile Mario Lopreiato, aveva agitato bene ossicini, talismani e amuleti, razionando le munizioni e combattendo come Davy Crokett a Forte Alamo. L'equipe di Mimmo Rodà ritrovava il morale giusto ed anche i pertugi, nella porta del pipelt ospite; meglio di Speedy Gonzales; se non di Topo Gigio. La panchina lunga e ben allenata, ha fatto la differenza. Era l'inizio della fine di un incubo. La gioia di un fanciullo dietro l'aquilone, sballottolato dal vento. Le illusioni perdute di Honorè de Balzac, per la simpatica e quotata squadra ospite, che ha onorato gl'impegni, nonostante le difficoltà, palesate nel parterre a fine gara dal presidente ospite. Ma il Comune, deve stare più attento ai problemi dello sport, dei giovani e del tempo libero; amo per i pesciolini in campagna elettorale. Il peso di portare la bandiera del paese in giro per la Calabria, se non la croce, come il Cireneo, non può gravare solo e soltanto sulle spalle di pochi volenterosi; seppure travolti dalla passione. En plein di emozioni, brividi e souspence, che hanno messo a repentaglio il 'battente'. Più di uno spettatore ha rischiato di vedersi saltare il tappo della valvola mitralica. Nella Bovese, di buono, a parte il bel gioco, l'orgoglio e la fierezza, c'è l'entusiasmo dei tempi migliori. E ci sono margini di miglioramento. Un buon viatico per fare bene. Specialmente se la terna commissariale che gestisce la res publica, dopo lo scioglimento per mafia del Comune, avrà l'occhio di falco per sostenere la squadra in serie C. A cominciare dalla messa in sicurezza della palestra del Liceo. Ma la Provincia, non può fare l'indiano per non pagare le tasse.
Domenico Salvatore
Il tabellino di Dosa
BOVA MARINA-FUTSAL FIVE STEFANACONI 10-6
Bova Marina:Vadalà, Zirilli, Giovanni Marino, Carmelo Marino '87, Zirilli A.
Panchina: Cuppari, Palamara, Familiari, Marino Carmelo '89, Panagia, Patea, Tribuna
Allenatore:Filippo Casile e Giacomo Callea
Presidente, Domenico Rodà
Futsal Five Stefanaconi: Marcello, Thiogà, La Croce, Arcella, Mandarano,
Panchina: Santa Caterina, Mastrantoni, Condoleo, Trivela
Allenatore, Dario Maccarone
Presidente, Giuseppe Defina
Marcatori: Zirilli A. (3), Patea (2), Panagia (2), Marino Giovanni, Cuppari, Marino Carmelo '89 '89, (Bovese; Mandarano (5), Arcella (Stefanaconi
Arbitro Antonio Zinzi di Catanzaro
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