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Il clan dei Piromalli di Gioia Tauro, di nuovo nel mirino della DDA, l'arresto del presunto boss Giovanni Copelli

La polizia ha fermato a Gioia Tauro Giovanni Copelli, di 79 anni, con l'accusa di associazione mafiosa in quanto affiliato alla cosca di 'ndrangheta dei Piromalli. Il fermo di Copelli è stato effettuato in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Dda di Reggio Calabria. Copelli appartiene ad una famiglia storicamente legata ai Piromalli. Il fermato, che respinge come falsità le accuse del collaboratore di giustizia, era cognato del defunto boss Giuseppe Piromalli, alias ''don Peppino'', capo dell'omonima cosca. Sembra che fossero otto, se non di più i fratelli… Girolamo, Domenico, Giuseppe, Gioacchino, Antonio, Domenica, Rosa, Concetta; le donne, erano sposate con i presunti mammasantissima: Giuseppe Stillittano, Giovanni Copelli, Antonino Molè? Tante le inchieste della magistratura a carico del ben nutrito cartello dei Piromalli, Molè, Copelli, Gangemi, Stillittano, Priolo, Stanganelli, Mazzaferro, Zito, Albanese, Gullace, Mazzaferro,Tripodi, Raso, Alagna, Sorridente, D'Agostino, Atterritano, Reitano, Cananzi ecc.
GIOIA TAURO (RC) IL CARTELLO DI 'NDRANGHETA DEI PIROMALLI NEL MIRINO DELLA DDA DI REGGIO CALABRIA DIRETTA DA FEDERICO CAFIERO DE RAHO PER LE DICHIARAZIONI DEL NUOVO PENTITO DI 'NDRANGHETA ANTONIO RUSSO 
Uno dei più grandi procuratori della Repubblica di Reggio Calabria, profondo conoscitore del fenomeno mafioso, era, è, e sarà sempre, su questo non abbiamo dubbi, Salvatore Boemi, prima che le moine del CSM lo costringessero a dare forfait. Un'autorete colossale dell'organo supremo dei giudici. Non si può regalare alla criminalità organizzata questo vantaggio, in nome di chi o di che cosa? Ebbene, Boemi, non ha mai gridato "vittoria". Senza nulla togliere, a Carlo Bellinvia, Giuliano Gaeta, Antonino Catanese, Giuseppe Pignatone, Federico Cafiero De Raho, Francesco Scuderi e Ottavio Sferlazza. Negli Anni Sessanta e Settanta, Girolamo Piromalli ('U Zzi' Mommu), che aveva il controllo sulla Piana di Gioia Tauro fu tra i massimi capi della mafia calabrese insieme ad Antonio Macrì (' U Zzi 'Ntoni) che controllava la Locride e a Domenico Tripodo  ( 'U Zzi' Micu), che controllava la zona di Reggio Calabria.  Impelagati nelle operazioni della DDA:Arca, Ciliegio, Porto, Cent'anni di storia, Tallone d'Achille, Tirreno ( 2 giugno 1993), Alba Chiara,,Green Ice, Isola Felice, Taurus, Piano Verde, Conchiglia, Tempo, Tallone d'Achille, Crimine I, Crimine II, Crimine III , Panama 2005, Gatto persiano

Domenico Salvatore
GIOIA TAURO (RC) Non c'è pace sotto gli ulivi della sterminata Piana di Gioia Tauro. Ma stavolta non c'azzecca la serie infinita di sparatorie, attentati, episodi, atti e gesti di cronaca nera, dal mare ai monti, che infestano le contrade, le borgate, le frazioni, i paesi e rioni cittadini, che ha prodotto allarme ed insicurezza. Nel mirino della DDA, c'è ancora la potente e ricca cosca dei Piromalli, una delle più prestigiose all'interno del gotha della 'Gramigna'. Sebbene decimata da faide, arresti, catture, migliaia di anni di galera, 41bis per i nuovi capi. I vecchi, come don Mommo Piromalli e suo fratello don Peppino, ma anche don Nino Molè e così via, sono trapassati da tempo. Nonostante il sequestro e la confisca di beni mobili ed immobili per centinaia di milioni di euri; se non di miliardi. Storicamente il clan dei Piromalli da sempre è insediato nella sterminata Piana di Gioia Tauro. Alleato dei Pesce-Bellocco-Ascone-Pisano di Rosarno; degli Alvaro di Sinopoli; dei Crea di Rizziconi; dei Rugolo-Mammoliti di Oppido-Castellace; degli Avignone di Taurianova; dei Raso-Albanese-Gallace-De Raco di Cittanova; dei Mancuso di Limbadi-Nicotera e così via. Nella 'ndrangheta, come ha spiegato più volte l'ex procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria facente funzioni, Salvatore Boemi, coordinatore della DDA, il nucleo fondante è formato da una "famiglia" originaria e tradizionale, imparentata con altre della stessa contrada, borgata, paese o rione cittadino. 

Come nel caso Piromalli-Copelli, legati da vincoli parentali e consanguinei. Sotto l'egida dei fratelli (sembra che fossero otto, se non di più… Girolamo, Domenico, Giuseppe, Gioacchino, Antonio, Domenica, Rosa, Concetta; le donne, erano sposate con i presunti mammasantissima: Giuseppe Stillittano, Giovanni Copelli, Antonino Molè?). La S.M. diretta da Gennaro Semeraro, in collaborazione con il Commissariato della Polstato di Gioia Tauro, diretto da Angelo Morabito, su indagine della DDA di Reggio Calabria, diretta dal procuratore capo della DDA, Federico Cafiero De Raho, ha fatto scattare le manette intorno ai  polsi del presunto boss Giovanni Copelli. Come recita il relativo comunicato stampa della Questura, di cui abbiamo dato già notizia… "Al culmine di un'articolata attività di indagine, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nella serata di ieri l'altro, personale della Squadra Mobile e del Commissariato P.S. di Gioia Tauro ha eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, nei confronti di COPELLI Giovanni, nato a Gioia Tauro (RC) il 01.04.1934, ritenuto responsabile del reato di associazione mafiosa per aver preso parte all'articolazione locale della 'ndrangheta 

denominata cosca PIROMALLI, operante a Gioia Tauro (RC) ed altrove. Il COPELLI appartiene ad una famiglia storicamente legata ai PIROMALLI, anche per essere il cognato del boss deceduto PIROMALLI Giuseppe cl. '21, indicato come "don Peppino". Le indagini che hanno condotto all'emissione del provvedimento restrittivo si basano sulle dichiarazioni accusatorie rese dinanzi ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria da RUSSO Antonio, che da pochissimo tempo ha iniziato a collaborare con la DDA di Reggio Calabria e la Procura di Palmi, e dall'esito di puntuali riscontri effettuati dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria a seguito delle sue dichiarazioni.   RUSSO Antonio, infatti, pur non essendo mai stato formalmente affiliato alla 'ndrangheta, ha avuto rapporti con i PIROMALLI ed i MOLE' da più di vent'anni e, nel tempo, ha avuto modo di conoscere l'organigramma, gli affari e le dinamiche interne della storica cosca; a tal proposito, nel corso delle sue propalazioni, il collaboratore ha fatto riferimento alla suddivisione della città di Gioia Tauro in zone di influenza criminale di competenza delle cosche PIROMALLI e MOLE'. Nello specifico, fino al momento dell'omicidio di Rocco MOLE', avvenuto il 1 febbraio del 2008, la cosca PIROMALLI esercitava il controllo del porto di Gioia Tauro, la cosca MOLE' riscuoteva le estorsioni sulla Nazionale 111.


Più in generale, le dichiarazioni del nuovo collaboratore sugli assetti della 'ndrangheta a Gioia Tauro, hanno trovato pieno riscontro nelle risultanze del processo. Il Crimine in particolare quanto al ruolo esercitato dalla famiglia PIROMALLI all'interno di quella locale e nell'ambito di tutta l'organizzazione ndranghetista. Secondo le odierne risultanze investigative, raffrontate con gli esiti di altri procedimenti fra cui "Il Crimine", "Vento del Nord" e "Cosa Mia", nonostante il trascorrere del tempo e l'instaurarsi di nuovi equilibri in seno alla 'ndrangheta operante a Gioia Tauro, al COPELLI, soggetto che annovera numerosi precedenti penali, è rimasto saldamente in mano un ruolo di direzione dell'associazione, con compiti di decisione, pianificazione, individuazione delle azioni delittuose da compiere e degli obiettivi da perseguire. IL COPELLI ha svolto anche un ruolo di fondamentale cerniera nei rapporti con i rappresentanti di altre cosche operanti nell'ambito della 'ndrangheta. Tra il 2003 ed il 2005, il  COPELLI ha infatti mediato il pagamento di una somma di denaro, pari al "4 per cento" dell'importo del capitolato, relativamente ai lavori di ristrutturazione della facciata del palazzo in cui avevano sede i magazzini UPIM di Gioia Tauro 

che stava eseguendo la ditta GATTUSO Francesco di Reggio Calabria, soggetto appartenente all'articolazione della 'ndrangheta operante a Reggio Sud ed in particolare alla cosca FICARA - LATELLA. L'imprenditore, al quale era stato affidato l'appalto dell'importo di oltre 500 mila euro, non era stato avvicinato sul cantiere da un emissario dei PIROMALLI. Trattandosi di un soggetto appartenente alla 'ndrangheta, il COPELLI si era recato personalmente a Reggio Calabria presso i FICARA-LATELLA per negoziare tempi e modi del pagamento dovuto. Le dichiarazioni del RUSSO hanno offerto uno spaccato del sistema e delle sue regole, perfettamente aderente alle risultanze di altre e precedenti attività di indagine, secondo cui qualsiasi impresa, anche mafiosa o vicina ai mafiosi, quando effettua lavori su un determinato territorio deve necessariamente corrispondere una somma percentuale sull'importo del capitolato alla famiglia mafiosa insediata su quel territorio. E' poi significativo dello spessore criminale del COPELLI quanto ricostruito in merito alla celebrazione di un vero e proprio summit mafioso che si tenne nel 2001, a Gioia Tauro, organizzato all'interno di un capannone industriale dal COPELLI, nel corso del quale furono distribuite le varie cariche all'interno del "locale" gioiese e svolti dei riti di affiliazione. Forze di polizia coordinate dalla magistratura e 'ndrangheta". 

Un braccio di ferro fra "Guardia & Ladri", che va avanti da millenni; e prosegue in epoca post-moderna. "Ci controlliamo a vicenda, diceva il comandante provinciale dei Carabinieri Antonio Fiano. Loro, hanno macchine, scooter, biciclette, finti venditori ambulanti e gestori di negozi, rilevati con l'usura, simpatizzanti e fiancheggiatori, sguinzagliati agli angoli delle strade; ma anche visori notturni, potenti cannocchiali, autovetture super-accessoriate, motociclette super-veloci, panfili e yacht, se non aerei personali; corposo conto in banca ed in posta e così via. Noi, con i mezzi e gli strumenti che ci consente la Legge, siamo sempre in prima linea. E quando lo Stato rallenta gl'investimenti per la lotta alla mafia o li ritarda, i risultati sono inferiori alle aspettative". Uno dei più grandi procuratori della Repubblica di Reggio Calabria, profondo conoscitore del fenomeno mafioso, era Salvatore Boemi, prima che le moine del CSM lo costringessero a dare forfait. Un'autorete colossale. Non si può regalare alla criminalità organizzata questo vantaggio, in nome di chi o di che cosa? Ebbene, Boemi, non ha mai gridato "vittoria". Senza nulla togliere, a Carlo Bellinvia, Giuliano Gaeta, Antonino Catanese, Giuseppe Pignatone, Federico Cafiero De Raho, Francesco Scuderi e Ottavio Sferlazza. Nonostante le terribili mazzate, inferte alla "Gramigna", nell'ordine delle migliaia di gregari e capoccioni, sbattuti in galera all'ergastolo od a migliaia di anni di reclusione e 41 bis; 

ma anche del sequestro e confisca dei beni mobili ed immobili, nell'ordine dei miliardi di euri.  Tante le inchieste della magistratura a carico del ben nutrito cartello dei Piromalli, Molè, Copelli, Gangemi, Stillittano, Priolo, Stanganelli, Mazzaferro, Zito, Albanese, Gullace, Mazzaferro,Tripodi, Raso, Alagna, Sorridente, D'Agostino, Atterritano, Reitano, Cananzi ecc. Tante le operazioni della DDA contro questo cartello…Operazione: Arca, Ciliegio, Porto, Cent'anni di storia, Tallone d'Achille, Tirreno ( 2 giugno 1993), Alba Chiara,,Green Ice, Isola Felice, Taurus, Piano Verde,   Conchiglia, Tempo, Tallone d'Achille, Crimine I, Crimine II, Crimine III , Panama 2005, Gatto persiano ecc.    Per la costruzione nella zona del V° Centro Siderurgico, dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria e di altre strutture industriali, i Piromalli fecero un patto con le ndrine dei Pesce, Mancuso, De Stefano, Mammoliti e Avignone, per gestire le enormi ricchezze che sarebbero arrivate e per evitare una futura guerra. I Nel 1973 furono coinvolti anche nel sequestro di Paul Getty III e del tentato sequestro di Francesca Merloni. I Piromalli combatterono e vinsero diverse faide, anche interne al clan finalizzate al controllo del territorio e di tutte le attività illecite ed illegali. Quella con i Tripodi, i Carlino, i Furfaro, i Raso, i Priolo. 

Sono inoltre, ritenuti responsabili dell'omicidio del sindaco di Gioia Tauro, Vincenzo Gentile, che in Tribunale testimoniò che" la 'ndrangheta non esista" Nel 1994 vengono sequestrati dalla DDA di Torino, 5 tonnellate di droga alla cosca dei Piromalli e dei Belfiore; la droga proveniva dal Brasile, passò dal porto di Genova e giunse a Borgaro Torinese. Processi storici e duri come "Tirreno". "Le contestazioni consistono esclusivamente di tipo associativo, scriveva il Corriere della Sera, tra esse spiccano la cosca facente capo a De Stefano Paolo di Reggio Calabria, e la cosca facente capo ai germani Piromalli Girolamo (nato a Gioia Tauro il 7/10/1918 e deceduto in corso di processo in data 11/2/1979) e Piromalli Giuseppe (nato a Gioia Tauro il 1°/3/1921), imputato anche in questo processo e zio degli altri Piromalli (i fratelli Gioacchino classe 1934, Antonio classe 1939 e Giuseppe - detto Pino - classe 1945) parimenti imputati nel presente giudizio, nonché prozio dei più giovani Piromalli Antonino (detto Ninello-classe 1965), Gioacchino (classe 1969) e Antonio (classe 1972), rispettivamente figli dei predetti Gioacchino, Antonio e Pino, i quali pure sono imputati in questa sede, ad eccezione di Antonio (classe 1972) la cui posizione è stata stralciata per difetto di costituzione originaria del rapporto processuale, come si è già ricordato". 

Il clan dei Piromalli è stato decimato, come detto, dalle operazioni della DDA, dai processi e conseguente galera; alcuni mammasantissima sono deceduti in carcere; qualcheduno in ospedale od a casa; qualche altro ucciso in agguati di stampo mafioso; ma non chiamatela faida interna, ed è sempre sotto tiro e sotto controllo. Sta tentando di ricostruire la rete; di rilanciarsi. Sebbene i nuovi capetti, non abbiano l'esperienza, la competenza ed il prestigio mafioso degli avi, bisavoli e trisavoli. Nel frattempo lo Stato, si sta dando una mossa sulle "reali" intenzioni di lotta alla 'ndrangheta con più mezzi, uomini e risorse economiche; ma soprattutto con le moderne tecnologie, che hanno consentito sequestri e confische nell'ordine dei milioni di miliardi di euri. La legge sui pentiti funziona. Oramai sono un esercito ed aumentano. Al di là delle minacce; e pure qualche omicidio c'è scappato. Ci sono pure i simpatizzanti, fiancheggiatori e delatori, se non confidenti e malandrini, della legalità. Come li catalogava la buon'anima del colonnello Antonio Fiano, in quel tempo, comandante provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria. Contrapposizione delle medesime figure all'interno della mafia, dove abbondano i doppiogiochisti, cerchiobottisti, voltagabbana, banderuole e canne al vento. 

Senza per questo, voler dare lezione di antropologìa spicciola o sociologìa a nessuno, per carità di Dio! Né avere la pretesa di fare dietrologìa. Solo piccole riflessioni. Piccoli ripassi, giochini di mitocondri,  citoplasma, neuroni, cervelletto, bulbo e la teoria di altri mini-organi che interagiscono sotto la cappa della pia madre, la dura madre e l'aracnolide. Memoria minuitur nisi eam exerceas. La magistratura, ha assestato colpi mortali alle cosche, ma non si lascia ghermire dai trionfalismi fuorvianti; dai facili entusiasmi; dall'euforia ingannatrice ed altre trappole collegate con l'entusiasmo traditore. La lotta alla mafia è quotidiana. Nelle capienti memorie dei computer, degli i-pad, degli i-phone, viene immagazzinata un quantità enorme di numeri, dati e date; anche i più (solo apparentemente) insignificanti. La lotta è terribile, perché anche i brain-trust, gruppi di cervelloni della mafia, sono altrettanto bravi e muniti di moderne tecnologìe. L'eterna lotta tra il Bene ed il Male; tra Guardie & Ladri. A Gioia Tauro dopo la conversione dell'area, da V° Centro Siderurgico a Centrale a carbone, sino a megaporto, sono aumentati gli appetiti e diverse "piove, seppie e polipi giganti", si son fatti venire l'acquolina in bocca. Alcuni clan, sono usciti fuori dal seminato. Gli sconfinamenti, portano agli scontri armati micidiali, che si pagano con decenni di faide, morti e feriti, sangue e rovina, carcere, tribunale, ospedale, cimitero. 

In nome della superiorità mafiosa; del controllo del territorio e di tutte le attività lecite, illecite, legali ed illegali. I clan dominanti, non vanno in brodo di giuggiole. Ogni giorno, ogni ora devono dirimere questioni tra accoliti, gregari ed adepti, che tentano di allargarsi; di avere una fetta di torta più grossa; di ottenere "doti" superiori. Poi, ci sono i tradimenti, le scissioni, i colpi di testa degli autonomisti e dei pretendenti. Nonostante tutto, gli esperti di mafia, ritengono che il clan dei Piromalli di Gioia Tauro con o senza i Molè; con o senza gli Alvaro e tutto il resto, sia riuscito a sopravvivere alle mille bufere giudiziarie e di faida. Per questo, lo Stato ha aumentato la vigilanza e la sorveglianza; anche con osservatori speciali. E la Regione Calabria, diretta dal governatore Giuseppe Scopelliti, pure. Domenico Salvatore



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 347 69 11 862
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