Pubblichiamo integralmente la nota dell'avvocato Giuseppe Nardo sul Memoriale inviatogli da Antonino Lo Giudice.
"Vi inoltro, su sua richiesta, quanto ricevuto dal sig. Lo Giudice Antonino.
A tal fine premetto breve sintesi riassuntiva di quanto ivi contenuto.
SECONDO CAPITOLO DELLA INQUIETANTE VICENDA DI NINO LO GIUDICE
SI RIFA’ VIVO CON L’AVV. GIUSEPPE NARDO INVIANDO UN SECONDO MEMORIALE ED UN SUPPORTO INFORMATICO CON UN ALTRO VIDEO E DUE AUDIO
A breve disponibili
Ieri 22.08.2013, nel mio studio, infilato sotto la porta d’ingresso, ho trovato in plico postale affrancato ma non spedito attraverso il servizio postale.
All’interno vi era un memoriale a firma Lo Giudice Antonino, composto da fogli dattiloscritti e numerati con tre diverse serie: la prima composta da un solo foglio con il n. 1, la seconda da 1 a 24, la terza da 1 a 3.
Unitamente al memoriale dattiloscritto vi era anche un supporto informatico contenente un messaggio audio video che riassume il contenuto del memoriale, il file audio che già aveva inviato precedentemente, riguardante la consegna per finta di documenti e fotografie richiestegli dal Dr Donadio, Sost. Proc. Naz. DNA, la registrazione audio dell’udienza del 14.12.2012 tenutasi nel procedimento “Meta” davanti al Tribunale di Reggio Calabria.
Il Lo Giudice mi richiede di divulgare il contenuto della sua lettera e dei video e audio allegati alla stampa, cosa che faccio per la ragione che la conoscenza di quanto rappresentato interessa soggetti da me assistiti in diversi processi, precedentemente accusati ed invece oggi scagionati, ma interessa fortemente anche l’opinione pubblica che ha diritto di sapere, comunque stiano le cose, quello che succede nel teatro giudiziario.
A seguire quanto ricevuto sarà consegnato alla Procura di Reggio Calabria per gli adempimenti di sua competenza.
Il contenuto del memoriale riprende ed approfondisce i temi già trattati in quello fattomi pervenire il 07 giugno scorso, in particolare sviluppa i seguenti argomenti (in sintesi):
1. sostiene, quasi in premessa, che quanto si leggerà non sarà “fango”, al contrario di come hanno tentato di far passare, screditandolo, il precedente memoriale;
2. fa un elogio ed un attestato di stima del dr. Giuseppe Lombardo, magistrato onesto, che bisogna sostenere nella sua lotta al crimine;
3. spiega le ragioni del suo “allontanamento”, solitario, senza l’aiuto di nessuno;
4. ribadisce di aver accusato il dr. Cisterna su istigazione di Pignatone, Prestipino, Ronchi, Cortese e del suo Avv. Fernando Catanzaro;
5. si rivolge a Di Landro per dire:
a) che non esistono “fantomatici e dotti pupari” che lo stanno manovrando;
b) che seppur di modesta cultura è però in grado di capire, scoprire e denunciare gli sporchi intrallazzi che avvengono all’interno di “raffinati uffici della Capitale” diretti a distruggere persone oneste attraverso l’uso di pentiti robotizzati, illusi, usati e abbandonati;
c) che non è lui l’autore degli attentati e che ha coinvolto persone innocenti che non c’entravano niente.
In particolare, con riguardo all’attentato alla casa del Procuratore del 26.08.2010 – fatto importantissimo - fornisce un alibi, non solo a se stesso, ma anche a Cortese Antonio, scagionandolo del tutto. Quella sera, infatti, al momento dell’attentato, Lo Giudice Antonino e Cortese Antonio si sarebbero trovati assieme alla compagna del Logiudice, Laila Taoui, e a tale Bouchra Kabli in una pizzeria di via De Nava.
Al Dr. Di Landro pone anche una serie di interrogativi che vanno dall’episodio dei bulloni della sua auto svitati, alle telefonate di minacce a Lombardo, al furto di documenti negli uffici della procura, al posto di Procuratore Generale che faceva evidentemente gola a qualcuno che voleva sbarazzarsi di Di Landro, per finire alla figura di Giovanni Zumbo, suggerendo una lettura più approfondita degli avvenimenti che lo riguardano e che potrebbero riservare delle sorprese eclatanti.
Raccomanda anche di rivolgersi con fiducia al nuovo Procuratore di Reggio Dr De Raho, che è persona affidabile ed al posto giusto.
6. al dr. Prestipino chiede di ricordare di quando gli suggeriva di accusare i servizi segreti, ritenendo che dietro gli attentati ci fossero loro e Zumbo Giovanni, “signore dello spionaggio e intrallazzi poco chiari”;
7. nella struttura di Rebibbia dove vengono trasferiti i collaboratori di giustizia è possibile incontrarsi liberamente e concordare ad arte le versioni da sostenere nei diversi processi. “l’uno era fonte di informazione per l’altro e le tragedie prendevano la forma giusta per non essere smontata da nessuno”
Così sostiene essere stato nell’anno 2011 con Virgilio Cosimo con il quale raccordò le versioni da fornire sul capitano Saverio Tracuzzi in modo da “rovinarlo del tutto” perché la “squadra antimafia” voleva così;
8. sempre con Virgilo Cosimo, che ne sarebbe stato un affiliato, introduce l’argomento della massoneria. Parla di una società segreta costituita da tre tronconi:
una legalizzata, della quale facevano parte professionisti di alto livello, come giudici, servizi segreti deviati, uomini dello Stato;
la seconda da uomini politici, avvocati, commercialisti;
la terza da criminali con poteri decisionali e uomini invisibili che rappresentavano il Tribunale Supremo, che giudicavano la vita e la morte di ogni affiliato.
Indica le sedi di questa associazione segreta (Vibo Valentia, in Sicilia, Macerata, Reggio Calabria).
Ed un elenco di persone, fattogli dal Virgilio, alcune molto note (politici, imprenditori, avvocati, commercialisti, magistrati ed altri) che la “squadra antimafia” ed i componenti della “Prestipino & company” avrebbe inteso rovinare. Il tutto concordato con il Virgilio e per fare piacere a Pignatone, Prestipino e Ronchi.
Ancora con il Virgilio aveva concordato una serie di dichiarazioni, in alcune delle quali (Lo Giudice) tirò in ballo Cortese Antonio che non c’entrava nulla ma era solo una “pedina per intassellare il mosaico precedentemente concordato”.
9. Sempre nella struttura incontra anche un pentito lucano, tale Cossidente Antonio, che gli insegnò le formule di ndrangheta per potersi destreggiare nei processi, gli fece confidenze, che riserva di divulgare, e gli chiese di fornirgli elementi che potevano servirgli per accusare falsamente l’Avv. Giorgio De Stefano nei processi dove andava a testimoniare;
10. racconta di essere scampato ad alcuni tentativi di eliminarlo e di avere vissuto notti insonni per paura di essere ammazzato assieme alla compagna dopo le dichiarazioni false che gli aveva fatto fare il dott. Donadio (sostituto della DNA);
11. racconta dei suoi rapporti con il dott. Donadio e del fatto che questi gli chiese di rilasciare dichiarazioni contro Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri.
Ancora dichiarazioni false contro Lo Giudice Domenico (suo ex cugino).
Ed ancora sul fatto che Donadio, insieme ad un graduato dei CC, stilava al computer le sue dichiarazioni di comodo;
12. sostiene che il capo della mobile di Reggio Calabria Cortese gli suggerì di accusare anche Di Landro quale possibile autore degli attentati in quanto “la dinamica e la causale degli attentati non avevano una logica precisa e quindi il Cortese sospettava che ci fossero coinvolti personaggi di alto livello, appunto (lei) -il- Dr. Di Landro ed altri”;
“la causale era che dentro la Procura Generale di Reggio Calabria c’erano delle cose che davano il sospetto al Cortese che quella bomba fosse stata collocata lì per accentuare il trasferimento di Mollace da poco insediato.
Sempre il Cortese sosteneva che c’era astio tra voi, quindi lei Di Landro avrebbe chiesto il favore a un suo amico (Renato Panvino) un contatto con personaggi dei servizi deviati a compiere tale azione alla Procura.
Lo scopo era di fare trasferire Mollace in altra sede perché ritenuto scomodo viste le sue amicizie politiche, sociali e facente parte ad altra corrente di magistrati che secondo Cortese facevano parte alla Massoneria e ai servizi deviati;
13. anche sull’Avv. Gatto ha dovuto subire le pressioni di Pignatone e Ronchi che lo martellavano perché lo sospettavano di essere mandante o quantomeno istigatore degli attentati.
In qualche modo li accontentò!
14. Anche il suo avvocato, l’Avv. Catanzaro, contribuì alla preordinazione di false dichiarazioni anticipandogli gli argomenti che Pignatone e gli altri volevano sapere, spronandolo ad accontentarli!
“Vogliono che tu gli parli dei giudici, devi accusare i giudici, parlargli di Cisterna, di Mollace, di Neri, non vedi che ti vengono dietro come iene?”;
15. gli proposero di convincere Luciano a collaborare ma inutilmente e racconta del tentativo fatto personalmente da Pignatone, Rochi, Prestipino e Cortese a Rebibbia conclusosi con un violento litigio tra costoro e Luciano che li respinse;
16. un’altra volta la “squadra antimafia” pretendeva da lui che accusasse delle persone innocenti;
17. fa presente di essersi cautelato in caso che gli succedesse un qualche “strano incidente”;
18. torna su Villani e sui suoi delitti (in particolare l’omicidio Calabrò) fornendo ulteriori particolari e delucidazioni,
19. pone, rivolgendosi in particolare agli avvocati, una serie di interrogativi sulla collaborazione di Villani che ne metterebbero in dubbio l’autenticità e fornisce una serie di spunti investigativi che dovrebbero servire a smascherarlo;
20. infine su Napolitano Massimo dice che questi sarebbe manovrato e indirizzato da qualcuno che ha interesse a screditarlo, e fornisce al riguardo alcuni particolari allusivi, dandogli del pervertito.
21. Un capitolo a parte, contenuto su tre fogli separati, viene dedicato a Bruno Stilo e Pennestrì Fortunato i quali sarebbero trattenuti in carcere al pari di altre persone innocenti.
In particolare denuncia il fatto che la Ronchi avrebbe nascosto al GIP le dichiarazioni di Lo Giudice Maurizio sulla sparizione della cognata Costantino Angela e che avrebbero scagionato i due. Sostiene ancora che la Ronchi, interrogandolo su queste vicende, voleva che confermasse delle dichiarazioni di comodo per poter rafforzare l’accusa contro Stilo e Pennestrì, cosa che lui rifiutò!"
Avv. Giuseppe Nardo



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