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Sorgente di Luna e Tempesta di Crepuscolo

Lo sciamano Yucatan raccontò tutto ciò
di Pierfranco Bruni

Lo sciamano Yucatan dopo avermi cercato mi trovò. Eravamo tra i luoghi della civiltà Maja. E così mi raccontò una storia che comincia proprio con le frasi che lascio al lettore.
“I distacchi sono vicinanze”. Così disse la donna Sorgente di Luna appoggiata con le mani sui vetri della finestra. Guardava le lontananze del mare. Negli orizzonti che segnano deserti e destini.
Il suo vivere era un ricordare e il ricordare un correre tra i fili delle nostalgie. Il suo pensiero era sempre rivolto al suo accampamento Apache, nelle Pianure dei Venti. “Bisogna vivere la nostalgia fino al punto di dimenticarla”. Così si disse mentre lasciava i vetri della finestra e giocava con il resto delle parole che raccontano la sua vita.

Aveva amato profondamente Tempesta di Crepuscolo. In quella profondità di scavi d’amore aveva dedicato tutto il suo tempo e in quel tempo lo  spazio della vita si intrecciava con le pazienze dell’attesa.
Si ricordò di quando Tempesta di Crepuscolo diceva: “Non catturare le parole. Abitale parole se ci riesci. Ma soprattutto cammina con le parole e dentro le parole. Il nostro popolo cammina con le parole perché le parole sono la verità che ci portiamo dentro e ciò che pronunciamo non può avere alcuna finzione. Il nostro popolo non ha mai vissuto le finzioni. Io ti parlo con le parole perché hanno l’anima e il cuore. Non mi sfuggire mai dalle parole perché potresti colpirmi con una freccia che sa di sale e di roccia. Io ti appartengo come le case sulla scogliera appartengono al mare. Non mi sfuggire mai perché lasceresti la fuga dentro di te e saresti una donna persa”.

Sorgente di Luna, allora, rispose: “Tu sei l’aquila, la mia Aquila che mi porta oltre le nuvole e mi fa toccare la luce oltre le ombre. Non potrò mai sfuggirti, Tempesta di Crepuscolo, perché perderei il senso dei miei orizzonti e se ti amo, noi che siamo un popolo in viaggio e scacciato dalle nostre terre, è perché in te ho ritrovato me. Non mi dire più la pagina della tristezza. Io, come te, cammino nelle parole”.
Sorgente di Luna e Tempesta di Crepuscolo si amarono sino al giorno in cui il fiume divenne rosso. Poi rimase sola Sorgente di Luna. Quel fiume rosso portava anche il sangue di Tempesta di Crepuscolo.
Da quel giorno Sorgente di Luna rimase a riordinare i ricordi e a raccontare le sfide e il coraggio del suo amato. Lungo i suoi passi ci sono i passi del popolo Apache e il crepuscolo che è diventato tramonto del suo viaggio con Tempesta di Crepuscolo.

Da quel giorno, ogni mattina si sveglia alle quattro e appoggia le sue mani ai vetri della finestra per ascoltare le voci dell’anima, i destini del cuore, il tempo della separazione. Coltiva la memoria come dimensione di vita e si è abituata alla nostalgia pur sapendo che la nostalgia è una sfida che va oltre la memoria.
Si ricordò di alcune parole di Tempesta di Crepuscolo: “Non farti aggredire mai dalla nostalgia. Il tuo camminare non ha il passato da raccogliere e mai deve concederti al dolore dell’ira. Ti devi sfidare sfidando la tua ira con la capacità del coraggio e della nobiltà della nostra storia. Non fidarti della nostalgia. Non puoi dimenticare ma coltivando la nostalgia coltivi il rimpianto. E questo non dovuto al nostro popolo. Noi siamo sempre una sorgente e siamo un crepuscolo perché nel nostro spazio c’è il tempo – cerchio. Queste mie parole sono per te. Camminaci dentro fino a quando le parole, un giorno, ti porteranno al centro del mio cuore. Non accettare i codardi. Non accettare le ipocrisie. Non accettare la rabbia di chi ti sta davanti. Tu usa sempre le parole del camminamento. Questo ti devo. Questo mi devi”.
Sorgente di Luna osservò le foglie che il vento trascinava lungo la risacca. Poggiò la fronte nuovamente sui vetri e osservò non il mare ma ascoltò la pianura della sua anima.

E si disse: “Ecco perché i distacchi sono vicinanze. Non si muore mai perché chi ama non perde mai il suo amato e chi manca è sempre più presente. Io raccolgo la tua vita, mio Tempesta di Crepuscolo, e disegno cieli senza nuvole anche quando si avvistano i nubifragi. Camminerò nelle parole. Come mi hai insegnato e non abiterò più le nostalgie. Ma tu restami accanto”.
Si asciugò il pianto, prese i bracciali e le collane di Tempesta di Crepuscolo e indossò tutta la sua anima viaggiando tra i sentieri e le pianure.

Sino all’ultimo giorno Sorgente di Luna amò Tempesta di Crepuscolo. Ci furono tredici lune e tredici aquile volarono attraversando le ombre e tredici tartarughe si fermarono per vivere il sogno dell’attesa.
Il fiume rosso non è più diventato acqua chiara. Ma la storia non si è fermata e i destini comunque sono intrecci indissolubili.
Lo sciamano Yucatan raccontò tutto ciò.

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