Gli arrestati, accusati a vario titolo di estorsione continuata, concorso in intestazione fittizia di beni, concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici, concorso in favoreggiamento, il tutto aggravato dal metodo mafioso, sono:1. SPANÒ Aurora, nata a Rosarno il 25.01.1947, in atto detenuta ex art. 41 bis Ord. Pen., ritenuta, unitamente al marito BELLOCCO Giulio, a capo della cosca di ‘ndrangheta “BELLOCCO” di San Ferdinando; 2. BELLOCCO Antonio, detto Totò, nato a Taurianova il 20.06.1988, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora); 3. BELLOCCO Domenico, nato a Taurianova il 28.02.1981, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);4. BREWCZYNSKA Aneta, nata in Polonia il 08.03.1975 (compagna di BELLOCCO Domenico);5. STUCCI Giuseppe, detto “Vito”, nato a Rosarno il 20.02.1954, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando;6. SPANÒ Giuseppe, detto “Pino”, nato a Vibo Valentia il 18.10.1969, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di SPANÒ Aurora, ritenuta a capo della cosca, unitamente al marito Giulio Bellocco).
SAN FERDINANDO (RC), ‘NDRANGHETA, LA COSCA DEI BELLOCCO, SULL’ORLO DEL…”TRAMONTO”
Operazione "Tramonto" 6 gli arresti. I dettagli e le foto. San Ferdinando- I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato sei persone tra le quali il comandante ed un agente della polizia municipale di San Ferdinando. L'operazione, denominata Tramonto, riguarda la cosca Bellocco. I reati contestati variano dall'estorsione all'intestazione fittizia di beni aggravati dalla metodologia mafiosa. I due vigili, secondo l'accusa, avrebbero agevolato la cosca Bellocco nell'intestazione fittizia del bar "Blu marine".“Se vogliono sapere dei Bellocco, basta andare su Internet, che trovano la nostra storia”(Discussione durante una intercettazione)
Domenico Salvatore
SAN FERDINANDO (RC).Non si mette nel sacco il “maresciallo Rocca” con un verbale fasullo. La storia parte da qui.Per poter capire meglio la storia del clan dei Bellocco e di converso quella dei Pesce, Ascone, Pisano e via discorrendo, loro alleati ed anche uniti in una sorta di joint-venture criminale, è necessario sapere e conoscere un po’ di Storia e di Geografia su questi luoghi. Fino al 28 novembre del 1977, storicamente, San Ferdinando era una frazione di Rosarno. Con legge regionale nº 28 San Ferdinando fu dichiarato Comune autonomo.Fu fondata da Vito Nunziante, Generale, politico e imprenditore . San Ferdinando (San Ferdinandu in calabrese) è un comune italiano di 4.269 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.San Ferdinando, fonte Wikipedia, si affaccia sul golfo di Gioia Tauro sulla costa tirrenica in territorio completamente pianeggiante, l'altezza massima sul livello del mare è di 44 metri. Il suo territorio è completamente compreso nella Piana di Gioia Tauro.Anticamente il territorio dell'odierna San Ferdinando fu parte della contea di Borrello, governata dalla famiglia Pignatelli, e ne segui le vicende. La zona intorno a San Ferdinando è dentro i confini della città storica di Rosarno, che è il sito della città greca di Medma. Rosarno e dei suoi dintorni sorti durante la epoca bizantina ed è apparso per la prima volta nella storia in un documento nel 1037. La regola di Rosarno è stata molto controversa, a causa della sua importanza strategica nel dare una presa in consegna del fertile valle del fiume Mesima ed è stato controllato da vari feudatari, tra cui i Ruffo e le famiglie Pignatelli. Situato lungo il mare, San Ferdinando era una comunità pianificata per sostenere un importante progetto di lavori pubblici del XIX secolo per trasformare il malarico valle Mesima in una città agricola commerciale.
A seguito di un forte terremoto nel 1783 la valle del fiume Mesima la piana di Rosarno è stato detto di aver affondato quasi un metro la creazione di cambiamenti significativi nel flusso d'acqua e la creazione di laghi e paludi. Questo cambiamento nella geologia e l'ecologia della zona prevista di un ambiente per la malaria per riprodursi. Ciò ha provocato morti che dimezzato la popolazione entro l'inizio del XIX secolo. Questo cataclisma lasciato strade percorribili e la distruzione della maggior parte degli edifici della zona.In risposta a queste calamità il governo deciso di ricostruire per alleviare la disoccupazione, la povertà e l'arretratezza che regnava nelle province meridionali. Ciò ha incluso un piano per un migliore accesso se strade e ponti e la bonifica delle paludi malsane e laghi. Nel 1818, il re Ferdinando I autorizzato un progetto di governo finanziato per la bonifica di zone umide a Rosarno, come proposto dal generale Vito Nunziante. Il generale aveva familiarità con gli agricoltori locali, che erano esperti nella coltivazione della canapa, cereali, lino e l'allevamento dei bachi da seta e ha proposto lo sviluppo di un paese agricolo che impiegano l'ultimo best practice nel settore agricolo. Dopo le zone umide sono state prosciugate e adatto per la coltivazione, un piano per le piccole case e una chiesa è stata creata e le famiglie di Tropea zona e dei villaggi circostanti vi si stabilirono. Nel 1823, la donna di 35 anni Pasquale Barbalace proveniva da Carciadi nelle vicinanze, il primo colono, con la moglie e i cinque figli - Antonia (nata Punturiero), Francesco, Pietro, Carlo, Giacomo e Antonio. Dopo si stabilì con la famiglia a San Ferdinando, il padre ha otto figli più ed era noto per la sua etica del lavoro straordinario e il dinamismo in vari sforzi nella creazione di una comunità. Dopo 30 anni (nel 1853), lavorando sodo a San Ferdinando, il signor Barbalace morì alla veneranda età di 96. Nel corso dei prossimi anni (1823-1825) le famiglie che seguirono il signor Barbalace sono stati: Pantano e Tavella da S. Nicolò di Ricadi, Loiacono, Celi e Polimeni di S. Nicolò; Petracca da Lampazone, Rizzo, Taccone, e Naso da Spilinga, Tripodi da Brivadi; Loiacono da Orsigliadi; Punturiero da Carciadi e Falduti da Caroniti. Come le prospettive finanziarie e sociali sono state dimostrando positivo in questa nuova impresa, anni successivi ha portato le famiglie di: Pulella da Ricadi, Zungri e Mumoli da Lampazone; Bagnato da Comerconi e Rombola da Brattirò. L'originale sei case, oggi ricordato come il "caso del Principe", sono stati costruiti lontano dal fiume Mesima e vicino alla spiaggia nella zona attuale di Via Bologna e Via Como e nei pressi di un modesto palazzo che egli generale Nunziante costruito per sé stesso (Recentemente la casa degli eredi di Pasquale Loiacono). Mentre sempre più famiglie venuto case sono state costruite lungo Via Bologna, Via Salerno, Via Rosarno, e all'angolo di via Magazzini, così come la Chiesa del Perdono (Chiesa del Perdono). Le piccole case a un piano, che sono state organizzate attorno ad un cortile, compresa una camera da letto, cucina, dispensa e servizi igienici e sono state fatte di pietra vulcanica inviato in barca dall'isola di Lipari dal marchese, Don Francesco Barresi, padre del generale Nunziante. Alcuni di questi sono ancora in piedi, nonostante i progressi della ricostruzione nel centro della città.Mentre la città è cresciuta in dimensioni e cittadini prosperato, la città che era localmente nota come Casette, per via delle tipiche abitazioni piccole e basse, è stata ribattezzata San Ferdinando in onore del Re, che ha sponsorizzato lo sviluppo del territorio.
Con decreto reale nº 597 del 28 ottobre 1831 la borgata di San Ferdinando venne eretta a villaggio del Comune di Rosarno. Mentre le case d'archivio dei documenti record in fase di costruzione dal 1823, il primo disco dei canoni di locazione pagati per case coloniche era nel 1840 e un contratto risalente al 1842 la registrazione il contratto di locazione di case di Don Paolo DeLauretis (erede di Nunziante) per un periodo di due anni per il Pantano, Loiacono, e altri delle famiglie originarie di San Ferdinando. La tariffa di base è stato di 4 ducati, con 6 ducati per quelli con camere singole. Oltre alle tasse, gli inquilini sono stati costretti a disboscare e migliorare la loro proprietà. Nonostante l'afflusso di famiglie dai villaggi circostanti, nel 1842 generale Nunziante ha voluto assumere più manodopera qualificata per la costruzione di più case per far crescere l'impresa commerciale della città. Si voltò verso il governo borbonico di arruolare il lavoro degli uomini condannati per reati comuni, che avevano dimostrato un buon comportamento e aveva prestato meno di quattro anni dalla loro pena. Il governo ha accettato e Nunziante pagato loro un salario, per assicurarsi che fossero in grado di essere alloggiati e pagare il governo la pena associata con il loro crimine. Molti uomini, con l'intenzione di riabilitare se stessi piuttosto che rimanere in prigione accettato l'offerta e ha lavorato fianco a fianco con gli altri coloni.
Questa pratica di impiegare piccoli criminali è durato per un paio di decenni fino al 1862.Di seguito è riportato un elenco di questi uomini dalla registri parrocchiali e dei documenti tribunali durante questi 20 anni: Del Vecchio da Ioppolo; Contartese da Ricadi, Tambaro da Scafati; Naccarato da Cosenza, da Pantano Brivadi; Megna da Coccorino, Russo e Falcone da S. Maria Capua Vetere; Baglivo da Potenza; Bovolo di Torre del Greco; Zavaglia da Polistina; Porretti da Monteleone, e Faggiano, Ferraro, Pignatelli, Cusano e da varie altre parti del regno. La maggior parte proveniva da Campagna, Sicilia e Basilicata.Nel 1891, durante la costruzione del tratto ferroviario Gioia Tauro-Nicotera, fu inizialmente previsto che la ferrovia sarebbe passata da San Ferdinando che avrebbe così avuto una stazione; successivamente il progetto fu modificato e la stazione portata a Rosarno. Rimase frazione di Rosarno fino al 28 novembre 1977 quando con legge regionale nº 28 San Ferdinando fu dichiarato Comune autonomo. San Ferdinando, insieme a Rosarno e Gioia Tauro confluiscono intorno al mega-porto di Gioia Tauro. Questo per capire meglio anche, le dinamiche criminali dei casato storici di mafia della zona: dei Bellocco, dei Pesce e dei Piromalli. Ora un po’ di storia del casato di mafia dei Bellocco… I Bellocco, sono una potente 'ndrina di Rosarno, è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro, ma anche rapine a mano armata e usura.
Hanno affiliati e fanno soprattutto affari per quanto concerne l'Italia in Basilicata, Toscana, Liguria e Lombardia ma anche Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise e Puglia. All'estero, insieme ai Pesce hanno collegamenti con la criminalità, austriaca, greca, libanese, tedesca e francese. Hanno stretti legami con la 'ndrina dei Pesce e la cosca satellite degli Ascone, e sono alleati con i Molè e i Piromalli. Il capobastone Umberto Bellocco conferì il grado di Santista a Giuseppe Rogoli, il quale, col suo permesso e quello di Carmine Alvaro fondò nel 1983 la Sacra Corona Unita.[4] Dal 1993 difatti, si viene a sapere che fu fondata da Giuseppe Rogoli, per volere di Umberto Bellocco (capobastone dell'omonima 'ndrina di Rosarno), e che inoltre all'interno della Sacra Corona Unita vi fossero altri elementi appartenenti alla cosca calabrese, come: Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi, Cosio Cappellari, Antonio e Riccardo Modeo. Nel 2001 vengono arrestati e condannati nell'operazione 'Nduja Umberto e Domenico Bellocco per traffico di droga, estorsione e uso di manodopera clandestina tra Bergamo e Brescia. Gregorio Bellocco, capobastone fino al suo arresto nel 2005, estese l'influenza della cosca in Lombardia nella zona di Varese.Sempre con l'operazione Crimine Rosarno risulta essere la città con la più alta densità criminale d’Italia.” A Rosarno ci sono 15 mila abitanti e da alcune intercettazioni ambientali abbiamo scoperto che ci sono almeno 250 affiliati e se ne affacciano non meno di 7 ogni settimana . Se a questi aggiungiamo parenti , amici o conoscenti , significa che la 'ndrangheta controlla la vita dei cittadini con un 'metodo quasi democratico' , senza usare la violenza , perche' ha la maggioranza.
Mentre Cosa nostra e' solo siciliana , la 'ndrangheta e' mondiale e in un paesino come Rosarno vanno a presentarsi gli affiliati per chiedere consigli e il rispetto delle regole. Parlo di 'ndranghetisti che arrivano dal resto dell'Italia ma anche dalla Germania e dalla Svizzera che vogliono dirimere delle divergenze o controversie.”(Giuseppe Pignatone , procuratore capo di Roma già procuratore di Reggio Calabria). Personaggi di spicco:Umberto Bellocco (1937), ex capobastone detto "assu mazzi" arrestato nel 1993; Gregorio Bellocco (ex - capobastone, arrestato il 16 febbraio 2005); Giuseppe Bellocco (arrestato il 16 luglio 2007); Giuseppe Rogoli, (fondatore della Sacra Corona Unita per volere di Umberto Bellocco). Fatti recenti. Il 5 marzo 2004, con l'operazione Nasca e Timpano si viene a conoscenza di un traffico internazionale di droga, e il cui denaro ricavato da esso veniva riciclato in Belgio e Olanda. Nel primo, le ndrine avrebbero acquistato ben un intero quartiere di Bruxelles (di cui alcuni edifici costruiti da loro ditte). Le 'ndrine coinvolte sono quelle dei Bellocco e Ascone.Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina. Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione a stampo mafioso. Estese l'influenza della sua cosca in Lombardia nella zona di Varese.
La cosca Bellocco è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro.Il 18 novembre 2005 vengono arrestati 5 affiliati (tra cui Giulio Bellocco, fratello di Giuseppe) accusati di estorsione aggravata e usura ai danni di commercianti e imprenditori.Il 13 marzo 2005 viene scoperto un bunker a Rosarno, e dopo 4 mesi il Gip di Reggio Calabria emette quattro ordinanze di custodia cautelare per chi proteggeva la latitanza di Gregorio Bellocco.Il 19 gennaio 2006 vengono arrestate 54 persone affiliate ai Pesce e ai Bellocco dalla squadra mobile di Milano e dal Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione centrale anticrimine per narcotraffico in tutta Italia, specialmente a Milano, Treviso, Sondrio, Como, Brescia, Bergamo, Reggio Calabria e Napoli per traffico di droga. L'indagine era cominciata nel 2002, la cocaina veniva importata da Colombia, Brasile, Spagna e Olanda, l'eroina dai Balcani e l'LSD dall'Olanda.Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina.
Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione a stampo mafioso.Il 19 gennaio 2006 ha luogo in varie regioni d'Italia: provincia di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria l'operazione Onda Blu dalla Squadra Mobile di Milano con 54 ordinanze di custodia cautelare ai danni dei Pesce-Bellocco per traffico di cocaina e eroina e associazione a delinquere a stampo mafioso. Il 16 luglio 2007 viene arrestato dalla Sezione Anticrimine di Reggio Calabria con lo Squadrone Eliportato Cacciatori Vibo Valentia a Mileto (Italia) in frazione San Giovanni. Nell'operazione sono anche arrestati Francesco Vinci, Antonino, Cosentino, Pietro Corso, Massimo Lamari, Antonio Pronestì, Giuseppe Fazzari. Il 22 luglio 2009 sono stati arrestati a Rosarno e Bologna 6 presunti affiliati ai Bellocco per traffico di armi e associazione di stampo mafioso.Il 12 gennaio 2010 vengono eseguite dalla squadra mobile di Reggio Calabria e di Bologna 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati ai Bellocco, già in carcere, tra cui Carmelo Bellocco. Alla cattura è sfuggito Domenico Condello, detto U luongu, Luigi Amante e Francesco Bellocco.Il 1º febbraio 2010 la squadra mobile di Reggio Calabria arresta Domenico Bellocco, per detenzione e traffico di droga, associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni; era intento a guardare una partita di calcio in un ristorante della Capitale.
l 20 aprile 2010 dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria è stata data esecuzione alla confisca di beni per un valore di 500 000 euro appartenenti al clan. Il 15 giugno 2010 Antonio Bellocco è stato condannato a tre anni di reclusione per resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Il 27 luglio 2010 l'Operazione Pettirosso ha permesso di ricostruire tutto il circuito criminale che ha favorito per anni la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco, esponenti di vertice della cosca rosarnese considerati tra i trenta ricercati più pericolosi d'Italia. Il 26 ottobre 2010 Domenico Bellocco si è presentato al carcere di Palmi dopo 3 mesi di latitanza.Il 24 novembre 2012 vengono arrestate 25 persone, tra cui il presunto capo-cosca Michele Bellocco, insieme ad altri presunti affiliati alla cosca, accusati di estorsione, riciclaggio, traffico di armi e di droga. Tutto cominciò quando l'imprenditore milanese Giovanni Fratta chiese aiuto, attraverso i titolari dell'azienda Blue Call Andrea Ruffino e Tommaso Veltri, anch'essi indagati, alla cosca per riavere denaro dei creditori, i calabresi in cambio pretesero denaro e azioni della società Blue Call, di cui con successive estorsioni e intimidazioni diventarono azionisti di maggioranza. Si viene a conoscenza anche di un principio di faida tra i Bellocco e i Pesce per il predominio sul locale di Rosarno.
Il 20 dicembre 2012 a Londra viene arrestato in collaborazione Squadra Mobile di Milano, Soca (Serious Organised Crime Agency), Scotland Yard e Interpol, il commercialista Emilio Fratto accusato di trasferimento fraudolento di valori e di associazione mafiosa coinvolto e ricercato nell'operazione Blue Call di Novembre dello stesso anno. “Se vogliono sapere dei Bellocco, basta andare su Internet, che trovano la nostra storia”(Discussione durante una intercettazione). Così, diventa tutto più “leggibile”. Ma i nostri lettori sovrani, non aspetterebbero di certo, il Domenico Salvatore di turno, con tutta la roba che circola su internet, su Google, su Wikipedia da cui spesso estrapoliamo, citando sempre e comunque la fonte. Melitoonline-Mnews si pone dalla sua angolazione. Poi, sarà il lettore sovrano, autonomamente, al chiuso di casa sua (od anche all’aperto, per carità) a scegliere, selezionare, optare e preferire, attraverso il computer, lap-top, i-phone, i-pad e così via. De gustibus, non disputandum est. Il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, ha spiegato nei dettagli, tutti i passaggi dell’operazione. Fra parentesi, il ruolo della donna storicamente parlando (come emerge anche dall’opera omnia di Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso; vedi “Fratelli di sangue”, autori ed editori vari)è stato sancito e conclamato.
Anche in epoca recente, con una serie di operazioni della DDA; non solo su ‘ndrangheta, ma anche Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita. Non può sorprendere dopo tutte le vicende riguardanti le donne di casa Pesce e soci, che in questa storia c’entri ancora una donna, si chiami SPANÒ Aurora, detenuta ex art. 41 bis, mamma di Domenico Bellocco oppure Aneta Brewkzynska, donne del predetto. Ma il maggiore Michele Miulli, comandante del Nucleo investigativo dell'Arma, in una conferenza stampa disse:” Le donne in questo caso non sono semplicemente custodi delle regole della 'ndrangheta, non si limitano a portare messaggi dentro e fuori dal carcere, ma si sono fatte promotrici di determinate iniziative criminali. È il caso di Carmela Fiumara(madre pure di Vincenzo Ascone) e Francesca Marfea, rispettivamente mogli del capocosca Salvatore Ascone e del reggente. Ed ancora… Scrive Pino D’Amico su Reggiopress, domenica 5 maggio 2013… “Aiutava il marito latitante a tenere i contatti con altri affiliati alla cosca. Questa l’accusa nei confronti di Ilenia Bellocco, 24 anni, del luogo, arrestata stamani dai carabinieri, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip del Tribunale di Reggio Calabria. Il reato contestato è associazione mafiosa. La donna, secondo il risultato delle investigazioni, è ritenuta appartenente alla cosca di 'ndrangheta Pesce.
Ilenia Bellocco, per gli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, svolgeva un ruolo di collegamento e di trasferimento di comunicazioni e ordini tra Giuseppe Pesce, 33 anni, marito e latitante e gli altri affiliati dell’omonima ‘ndrina operanti sul territorio”. E nemmeno può stupire più di tanto, se vi faccia capolino la cosiddetta “zona grigia”, che qualcheduno chiama “zona istituzionale” e qualche altro come il procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ex di Reggio Calabria, “mafia borghese” e “borghesia mafiosa”. Ma per il re dei mafiologi, buon’anima Luigi Malafarina, giornalista, scrittore e saggista, erano i “colletti bianchi” o “ la mafia dalle scarpe lucide”. L’arresto del comandante della Polizia municipale, urbana, comunale od altra definizione; se non dei Vigili Urbani. Insieme ad Aurora Spanò, 66 anni, in atto detenuta ex art. 41 bis, ritenuta, insieme al marito Giulio Bellocco, a capo della cosca dell’omonima cosca di ‘ndrangheta; Antonio Bellocco,, detto Totò, 25 anni, in atto detenuto (figlio di Aurora Spanò); Domenico Bellocco, 32 anni, in atto detenuto (figlio di Aurora Spanò); Aneta Brewczynska, 38 anni, nata in Polonia (compagna di Domenico Bellocco); Giuseppe Stucci, detto “Vito”, 59 anni, comandante della Polizia municipale del Comune di San Ferdinando; Giuseppe Spanò, detto “Pino”, 44 anni, agente della Polizia municipale del Comune di San Ferdinando (nipote Aurora Spanò).
In conferenza stampa: il procuratore capo Federico Cafiero de Rhao, il procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Lorenzo Falferi, il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Carlo Pieroni, il comandante del Nucleo investigativo, maggiore Michele Miulli, il comandante della Compagnia di Gioia Tauro, capitano Francesco Filippo Cinnirella e il comandante del Norm gioiese, tenente Gianluca Ceccagnoli. Il clan dei Bellocco era stato già nel mirino della magistratura che sul territorio coordina il lavoro investigativo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza… La Guardia di finanza, il 16 novembre 2007, ha sequestrato beni mobili ed immobili per tre milioni di euro riconducibili a presunti esponenti della cosca Bellocco di Rosarno della 'ndrangheta. I beni sequestrati consistono in beni mobili, tra cui conti correnti bancari e titoli postali, ed in alcuni edifici ed un campo di calcetto. Tra le persone cui sono risultati riconducibili i beni sequestrati c'e' anche Giulio Bellocco, di 56 anni, considerato uno dei principali esponenti della cosca Bellocco. Il sequestro e' stato fatto dalla Compagnia di Gioia Tauro della Guardia di finanza in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi”…
il 10 gennaio 2008… Autovetture di grossa cilindrata e veicoli industriali per un valore complessivo di circa 200 mila euro, sono stati sequestrati dal personale della Polstato del Commissariato di Gioia Tauro. I beni, secondo quanto accertato dagli investigatori della Polizia di Stato, sarebbero riconducili a clan Bellocco di Rosarno. Il sequestro riguarda proprietà mobili di Giulio Bellocco, 57 anni, Aurora Spanò, 61 anni, Francesco Antonio Rao, 43 anni, tutti di San Ferdinando e Vincenzo D’Agostino, 53 anni, di Rosarno e Antonino Loiacono, 38 anni, di Nicotera. Il sequestro, disposto dal decreto emesso dal Tribunale-Misure di prevenzione di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi, trae origine dall’operazione “Tasso”, che nel 2005 portò all’arresto degli affiliati al clan Bellocco, attivo nella Piana, per i reati di usura ed estorsione”….il 12 novembre 2011…” In località “Albano”, i carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Palmi hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni immobili, emesso dal tribunale di Palmi (gip Luca Colitta), su richiesta del sostituto procuratore Giulia Pantano. Il provvedimento riguarda un terreno di proprietà della Telecom italia, abusivamente occupato e sul quale erano state realizzate opere edili abusive.
Gli indagati avevano costruito un fabbricato ad uso abitativo della superficie di 140 mq, recinzione con muro in blocchi di cemento dell’altezza di circa 2 metri. L’abitazione abusiva era destinata a dimora di cittadini bulgari, evidentemente “ospiti” degli abusivi costruttori che, oltre ad impossessarsi del terreno, vi avevano anche edificato. Le attività investigative hanno avuto origine da una denuncia sporta dalla Telecom nei confronti di ignoti ed hanno consentito di individuare e di deferire all’Autorità giudiziaria, per i reati di invasione di fondo e varie violazioni della normativa edilizia: Giulio Bellocco, 60 anni, pregiudicato per associazione finalizzata alla truffa e sorvegliato speciale di PS; Aurora Spanò, 64 anni, pregiudicata per associazione finalizzata all’usura; Umberto Bellocco, 26 anni, pregiudicato per armi e reati contro il patrimonio; Serafina Cento, 32 anni; francesco Antonio Rao, 46 anni; Vincenzo Nasso, 57 anni. Tutti i denunciati sono, a vario titolo, parenti ad appartenenti alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Bellocco”, operante nei comuni di Rosarno e San Ferdinando”. I Bellocco-Ascone, secondo la magistratura (“Operazione All Inside 3”), sono impegnati nella faida interna coi Pesce,
con cui dividono territorio e business; gruppo Bellocco-Ascone, che nella faida, iniziata con il duplice omicidio dei fratelli Maurizio e Domenico Cannizzaro, ammazzati nel febbraio 1999 da killers ancora senza un volto ed un nome, ha perso diversi affiliati. Il comunicato stampa ufficiale…“Il 23 luglio 2013, in San Ferdinando, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “BELLOCCO”, operante a Rosarno, San Ferdinando e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:- estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso (artt. 81, 629 co. 1° e 2° c.p. in relazione all’art. 628 co. 3° n.3 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso (art. 110 c.p., art. 12 quinquies L. 356/92 e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici aggravata dal metodo mafioso (artt. 110, 479 c.p. e art. 7 D. Lgs.152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso (artt. 110, 378 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91).
Gli arrestati sono:1. SPANÒ Aurora, nata a Rosarno il 25.01.1947, in atto detenuta ex art. 41 bis Ord. Pen., ritenuta, unitamente al marito BELLOCCO Giulio, a capo della cosca di ‘ndrangheta “BELLOCCO” di San Ferdinando;2. BELLOCCO Antonio, detto Totò, nato a Taurianova il 20.06.1988, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);3. BELLOCCO Domenico, nato a Taurianova il 28.02.1981, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora); 4. BREWCZYNSKA Aneta, nata in Polonia il 08.03.1975 (compagna di BELLOCCO Domenico);5. STUCCI Giuseppe, detto “Vito”, nato a Rosarno il 20.02.1954, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando;6. SPANÒ Giuseppe, detto “Pino”, nato a Vibo Valentia il 18.10.1969, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di SPANÒ Aurora). L’attività d’indagine, avviata nel febbraio 2012, rientra in una più ampia manovra investigativa dei Carabinieri - condivisa e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta operanti nel territorio della città di Rosarno (RC) e che il 28.03.2013 aveva già portato all’esecuzione di altre 7 misure cautelari in carcere ed al sequestro di beni immobili per un importo di circa 800.000 euro.
L’odierna operazione, infatti, rappresenta l'ennesima "continuazione investigativa" compiuta dai Carabinieri coordinati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, in ordine alla persistenza e al consolidamento della cosca "BELLOCCO", imperante nelle locali zone tirreniche di Rosarno, San Ferdinando e zone limitrofe.
Vi è un particolare motivo sulla base del quale l'odierna operazione a ragione rappresenta "la prosecuzione" della precedente vicenda, laddove i fatti qui in oggetto confermano tre assunti associativi, già trattati nella precedente operazione, che di seguito, si elencano.
- Anzitutto l'endemica necessità della cosca BELLOCCO di gestire il suo patrimonio (investito nelle varie società/attività economiche assunte illecitamente) sempre per tramite di terzi fittizi intestatari/prestanome compiacenti, in grado di consentire al gruppo illecito di consolidare il proprio potere - anche economico - nella zona di riferimento, senza temere ormai pacifiche azioni ablatorie da parte dello Stato.-Sotto un secondo profilo, non meno importante, i fatti qui in esame confermano la forza e l'intensità delle connivenze istituzionali godute dai BELLOCCO nella zona d'imperio illecito, nella misura in cui i predetti sono in grado di intessere strettissimi contatti con rappresentanti delle Istituzioni che hanno scelto nel caso di specie di stare dalla loro parte e coprirli.- In ultimo, la presente vicenda è continuazione della precedente, perché dimostra il dominio incontrastato - anche in San Ferdinando - dei BELLOCCO che da Signori assoluti e incontrastati del posto, si avvalgono della forza di intimidazione della relativa associazione di appartenenza per assumere il controllo su ogni aspetto del vivere civile e sociale del luogo, con assoluta intimidazione e soggezione della atterrita cittadinanza.Passando all’analisi dei reati contestati, è stato accertato che BELLOCCO Antonio, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di BREWCZYNSKA Aneta, dopo aver di fatto acquisito da tale COTRONEO Giuseppe (anch’egli arrestato il 28.03.2013) la titolarità del bar “Blu Marine” di San Ferdinando, in seguito all’arresto di quest’ultimo per altra causa, attribuiva fittiziamente alla donna la titolarità del medesimo esercizio commerciale, al fine di eludere la vigente normativa in tema di misure di prevenzione patrimoniali.
Sempre per la vicenda della fittizia intestazione del bar “Blu Marine”, sono stati arrestati il Comandante dei Vigili Urbani ed un Agente - nipote della SPANÒ - di San Ferdinando i quali, pur essendo a conoscenza del reato di cui sopra, omettevano di denunciarlo alla competente Autorità Giudiziaria, ponendo altresì in essere, nello svolgimento delle loro funzioni, violazioni di norme di legge tali da procurare un ingiusto vantaggio a BELLOCCO Domenico e BREWCZYNSKA Aneta.In particolare, è stato accertato che il 29 gennaio 2013, a seguito dell’arresto per altra causa del precedente titolare COTRONEO Giuseppe, il Comandante della Polizia Municipale di San Ferdinando, STUCCI Vito, emetteva provvedimento per la chiusura del bar “Blu Marine” di San Ferdinando.Il successivo 24 febbraio, BELLOCCO Domenico, titolare “di fatto” dell’esercizio pubblico in disamina, con il contributo di BREWKZYNSKA Aneta, apriva nuovamente il bar, intestandolo a quest’ultima al fine di eludere nuovamente le vigenti normative in materia di misure di prevenzione patrimoniale.La riapertura del bar veniva notata dai Carabinieri di San Ferdinando che chiedevano spiegazioni in merito al Comandante STUCCI, che riferiva che era tutto in regola.
Quest’ultimo, allarmato dalle domande dei Carabinieri, lo stesso pomeriggio, unitamente al suo collega SPANÒ Giuseppe, redigeva alcuni verbali amministrativi a carico della titolare del bar BREWKZYNSKA Aneta, attestandone falsamente la presenza presso il locale e pur essendo a conoscenza che, di fatto, il bar era riconducibile a BELLOCCO Domenico.Le indagini hanno consentito, infatti, di dimostrare che, con tale condotta, i due vigili urbani intendevano favorire i citati BELLOCCO Domenico e BREWKZYNSKA Aneta, affinché i Carabinieri non scoprissero la fittizia intestazione del locale.SPANÒ Aurora, BELLOCCO Domenico e BELLOCCO Antonio risultano, infine, indagati per il reato di estorsione aggravata, per aver consumato, in più occasioni, pranzi e cene ed aver addirittura organizzato un banchetto (dell’importo di euro 2.860) presso un noto ristorante di San Ferdinando, costringendo poi il titolare, attraverso minacce ed avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza alla ‘ndrangheta, a non pretenderne il pagamento.” Domenico Salvatore
SAN FERDINANDO (RC), ‘NDRANGHETA, LA COSCA DEI BELLOCCO, SULL’ORLO DEL…”TRAMONTO”
Operazione "Tramonto" 6 gli arresti. I dettagli e le foto. San Ferdinando- I carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato sei persone tra le quali il comandante ed un agente della polizia municipale di San Ferdinando. L'operazione, denominata Tramonto, riguarda la cosca Bellocco. I reati contestati variano dall'estorsione all'intestazione fittizia di beni aggravati dalla metodologia mafiosa. I due vigili, secondo l'accusa, avrebbero agevolato la cosca Bellocco nell'intestazione fittizia del bar "Blu marine".“Se vogliono sapere dei Bellocco, basta andare su Internet, che trovano la nostra storia”(Discussione durante una intercettazione)
Domenico Salvatore
SAN FERDINANDO (RC).Non si mette nel sacco il “maresciallo Rocca” con un verbale fasullo. La storia parte da qui.Per poter capire meglio la storia del clan dei Bellocco e di converso quella dei Pesce, Ascone, Pisano e via discorrendo, loro alleati ed anche uniti in una sorta di joint-venture criminale, è necessario sapere e conoscere un po’ di Storia e di Geografia su questi luoghi. Fino al 28 novembre del 1977, storicamente, San Ferdinando era una frazione di Rosarno. Con legge regionale nº 28 San Ferdinando fu dichiarato Comune autonomo.Fu fondata da Vito Nunziante, Generale, politico e imprenditore . San Ferdinando (San Ferdinandu in calabrese) è un comune italiano di 4.269 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.San Ferdinando, fonte Wikipedia, si affaccia sul golfo di Gioia Tauro sulla costa tirrenica in territorio completamente pianeggiante, l'altezza massima sul livello del mare è di 44 metri. Il suo territorio è completamente compreso nella Piana di Gioia Tauro.Anticamente il territorio dell'odierna San Ferdinando fu parte della contea di Borrello, governata dalla famiglia Pignatelli, e ne segui le vicende. La zona intorno a San Ferdinando è dentro i confini della città storica di Rosarno, che è il sito della città greca di Medma. Rosarno e dei suoi dintorni sorti durante la epoca bizantina ed è apparso per la prima volta nella storia in un documento nel 1037. La regola di Rosarno è stata molto controversa, a causa della sua importanza strategica nel dare una presa in consegna del fertile valle del fiume Mesima ed è stato controllato da vari feudatari, tra cui i Ruffo e le famiglie Pignatelli. Situato lungo il mare, San Ferdinando era una comunità pianificata per sostenere un importante progetto di lavori pubblici del XIX secolo per trasformare il malarico valle Mesima in una città agricola commerciale.
A seguito di un forte terremoto nel 1783 la valle del fiume Mesima la piana di Rosarno è stato detto di aver affondato quasi un metro la creazione di cambiamenti significativi nel flusso d'acqua e la creazione di laghi e paludi. Questo cambiamento nella geologia e l'ecologia della zona prevista di un ambiente per la malaria per riprodursi. Ciò ha provocato morti che dimezzato la popolazione entro l'inizio del XIX secolo. Questo cataclisma lasciato strade percorribili e la distruzione della maggior parte degli edifici della zona.In risposta a queste calamità il governo deciso di ricostruire per alleviare la disoccupazione, la povertà e l'arretratezza che regnava nelle province meridionali. Ciò ha incluso un piano per un migliore accesso se strade e ponti e la bonifica delle paludi malsane e laghi. Nel 1818, il re Ferdinando I autorizzato un progetto di governo finanziato per la bonifica di zone umide a Rosarno, come proposto dal generale Vito Nunziante. Il generale aveva familiarità con gli agricoltori locali, che erano esperti nella coltivazione della canapa, cereali, lino e l'allevamento dei bachi da seta e ha proposto lo sviluppo di un paese agricolo che impiegano l'ultimo best practice nel settore agricolo. Dopo le zone umide sono state prosciugate e adatto per la coltivazione, un piano per le piccole case e una chiesa è stata creata e le famiglie di Tropea zona e dei villaggi circostanti vi si stabilirono. Nel 1823, la donna di 35 anni Pasquale Barbalace proveniva da Carciadi nelle vicinanze, il primo colono, con la moglie e i cinque figli - Antonia (nata Punturiero), Francesco, Pietro, Carlo, Giacomo e Antonio. Dopo si stabilì con la famiglia a San Ferdinando, il padre ha otto figli più ed era noto per la sua etica del lavoro straordinario e il dinamismo in vari sforzi nella creazione di una comunità. Dopo 30 anni (nel 1853), lavorando sodo a San Ferdinando, il signor Barbalace morì alla veneranda età di 96. Nel corso dei prossimi anni (1823-1825) le famiglie che seguirono il signor Barbalace sono stati: Pantano e Tavella da S. Nicolò di Ricadi, Loiacono, Celi e Polimeni di S. Nicolò; Petracca da Lampazone, Rizzo, Taccone, e Naso da Spilinga, Tripodi da Brivadi; Loiacono da Orsigliadi; Punturiero da Carciadi e Falduti da Caroniti. Come le prospettive finanziarie e sociali sono state dimostrando positivo in questa nuova impresa, anni successivi ha portato le famiglie di: Pulella da Ricadi, Zungri e Mumoli da Lampazone; Bagnato da Comerconi e Rombola da Brattirò. L'originale sei case, oggi ricordato come il "caso del Principe", sono stati costruiti lontano dal fiume Mesima e vicino alla spiaggia nella zona attuale di Via Bologna e Via Como e nei pressi di un modesto palazzo che egli generale Nunziante costruito per sé stesso (Recentemente la casa degli eredi di Pasquale Loiacono). Mentre sempre più famiglie venuto case sono state costruite lungo Via Bologna, Via Salerno, Via Rosarno, e all'angolo di via Magazzini, così come la Chiesa del Perdono (Chiesa del Perdono). Le piccole case a un piano, che sono state organizzate attorno ad un cortile, compresa una camera da letto, cucina, dispensa e servizi igienici e sono state fatte di pietra vulcanica inviato in barca dall'isola di Lipari dal marchese, Don Francesco Barresi, padre del generale Nunziante. Alcuni di questi sono ancora in piedi, nonostante i progressi della ricostruzione nel centro della città.Mentre la città è cresciuta in dimensioni e cittadini prosperato, la città che era localmente nota come Casette, per via delle tipiche abitazioni piccole e basse, è stata ribattezzata San Ferdinando in onore del Re, che ha sponsorizzato lo sviluppo del territorio.
Con decreto reale nº 597 del 28 ottobre 1831 la borgata di San Ferdinando venne eretta a villaggio del Comune di Rosarno. Mentre le case d'archivio dei documenti record in fase di costruzione dal 1823, il primo disco dei canoni di locazione pagati per case coloniche era nel 1840 e un contratto risalente al 1842 la registrazione il contratto di locazione di case di Don Paolo DeLauretis (erede di Nunziante) per un periodo di due anni per il Pantano, Loiacono, e altri delle famiglie originarie di San Ferdinando. La tariffa di base è stato di 4 ducati, con 6 ducati per quelli con camere singole. Oltre alle tasse, gli inquilini sono stati costretti a disboscare e migliorare la loro proprietà. Nonostante l'afflusso di famiglie dai villaggi circostanti, nel 1842 generale Nunziante ha voluto assumere più manodopera qualificata per la costruzione di più case per far crescere l'impresa commerciale della città. Si voltò verso il governo borbonico di arruolare il lavoro degli uomini condannati per reati comuni, che avevano dimostrato un buon comportamento e aveva prestato meno di quattro anni dalla loro pena. Il governo ha accettato e Nunziante pagato loro un salario, per assicurarsi che fossero in grado di essere alloggiati e pagare il governo la pena associata con il loro crimine. Molti uomini, con l'intenzione di riabilitare se stessi piuttosto che rimanere in prigione accettato l'offerta e ha lavorato fianco a fianco con gli altri coloni.
Questa pratica di impiegare piccoli criminali è durato per un paio di decenni fino al 1862.Di seguito è riportato un elenco di questi uomini dalla registri parrocchiali e dei documenti tribunali durante questi 20 anni: Del Vecchio da Ioppolo; Contartese da Ricadi, Tambaro da Scafati; Naccarato da Cosenza, da Pantano Brivadi; Megna da Coccorino, Russo e Falcone da S. Maria Capua Vetere; Baglivo da Potenza; Bovolo di Torre del Greco; Zavaglia da Polistina; Porretti da Monteleone, e Faggiano, Ferraro, Pignatelli, Cusano e da varie altre parti del regno. La maggior parte proveniva da Campagna, Sicilia e Basilicata.Nel 1891, durante la costruzione del tratto ferroviario Gioia Tauro-Nicotera, fu inizialmente previsto che la ferrovia sarebbe passata da San Ferdinando che avrebbe così avuto una stazione; successivamente il progetto fu modificato e la stazione portata a Rosarno. Rimase frazione di Rosarno fino al 28 novembre 1977 quando con legge regionale nº 28 San Ferdinando fu dichiarato Comune autonomo. San Ferdinando, insieme a Rosarno e Gioia Tauro confluiscono intorno al mega-porto di Gioia Tauro. Questo per capire meglio anche, le dinamiche criminali dei casato storici di mafia della zona: dei Bellocco, dei Pesce e dei Piromalli. Ora un po’ di storia del casato di mafia dei Bellocco… I Bellocco, sono una potente 'ndrina di Rosarno, è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro, ma anche rapine a mano armata e usura.
Hanno affiliati e fanno soprattutto affari per quanto concerne l'Italia in Basilicata, Toscana, Liguria e Lombardia ma anche Sicilia, Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Molise e Puglia. All'estero, insieme ai Pesce hanno collegamenti con la criminalità, austriaca, greca, libanese, tedesca e francese. Hanno stretti legami con la 'ndrina dei Pesce e la cosca satellite degli Ascone, e sono alleati con i Molè e i Piromalli. Il capobastone Umberto Bellocco conferì il grado di Santista a Giuseppe Rogoli, il quale, col suo permesso e quello di Carmine Alvaro fondò nel 1983 la Sacra Corona Unita.[4] Dal 1993 difatti, si viene a sapere che fu fondata da Giuseppe Rogoli, per volere di Umberto Bellocco (capobastone dell'omonima 'ndrina di Rosarno), e che inoltre all'interno della Sacra Corona Unita vi fossero altri elementi appartenenti alla cosca calabrese, come: Giuseppe Iannelli, Giosuè Rizzi, Cosio Cappellari, Antonio e Riccardo Modeo. Nel 2001 vengono arrestati e condannati nell'operazione 'Nduja Umberto e Domenico Bellocco per traffico di droga, estorsione e uso di manodopera clandestina tra Bergamo e Brescia. Gregorio Bellocco, capobastone fino al suo arresto nel 2005, estese l'influenza della cosca in Lombardia nella zona di Varese.Sempre con l'operazione Crimine Rosarno risulta essere la città con la più alta densità criminale d’Italia.” A Rosarno ci sono 15 mila abitanti e da alcune intercettazioni ambientali abbiamo scoperto che ci sono almeno 250 affiliati e se ne affacciano non meno di 7 ogni settimana . Se a questi aggiungiamo parenti , amici o conoscenti , significa che la 'ndrangheta controlla la vita dei cittadini con un 'metodo quasi democratico' , senza usare la violenza , perche' ha la maggioranza.
Mentre Cosa nostra e' solo siciliana , la 'ndrangheta e' mondiale e in un paesino come Rosarno vanno a presentarsi gli affiliati per chiedere consigli e il rispetto delle regole. Parlo di 'ndranghetisti che arrivano dal resto dell'Italia ma anche dalla Germania e dalla Svizzera che vogliono dirimere delle divergenze o controversie.”(Giuseppe Pignatone , procuratore capo di Roma già procuratore di Reggio Calabria). Personaggi di spicco:Umberto Bellocco (1937), ex capobastone detto "assu mazzi" arrestato nel 1993; Gregorio Bellocco (ex - capobastone, arrestato il 16 febbraio 2005); Giuseppe Bellocco (arrestato il 16 luglio 2007); Giuseppe Rogoli, (fondatore della Sacra Corona Unita per volere di Umberto Bellocco). Fatti recenti. Il 5 marzo 2004, con l'operazione Nasca e Timpano si viene a conoscenza di un traffico internazionale di droga, e il cui denaro ricavato da esso veniva riciclato in Belgio e Olanda. Nel primo, le ndrine avrebbero acquistato ben un intero quartiere di Bruxelles (di cui alcuni edifici costruiti da loro ditte). Le 'ndrine coinvolte sono quelle dei Bellocco e Ascone.Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina. Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione a stampo mafioso. Estese l'influenza della sua cosca in Lombardia nella zona di Varese.
La cosca Bellocco è una delle più potenti della 'ndrangheta, da sempre molto attiva nel narcotraffico, nelle estorsioni e nel controllo di tutte le attività commerciali e imprenditoriali nella Piana di Gioia Tauro.Il 18 novembre 2005 vengono arrestati 5 affiliati (tra cui Giulio Bellocco, fratello di Giuseppe) accusati di estorsione aggravata e usura ai danni di commercianti e imprenditori.Il 13 marzo 2005 viene scoperto un bunker a Rosarno, e dopo 4 mesi il Gip di Reggio Calabria emette quattro ordinanze di custodia cautelare per chi proteggeva la latitanza di Gregorio Bellocco.Il 19 gennaio 2006 vengono arrestate 54 persone affiliate ai Pesce e ai Bellocco dalla squadra mobile di Milano e dal Servizio centrale operativo (Sco) della Direzione centrale anticrimine per narcotraffico in tutta Italia, specialmente a Milano, Treviso, Sondrio, Como, Brescia, Bergamo, Reggio Calabria e Napoli per traffico di droga. L'indagine era cominciata nel 2002, la cocaina veniva importata da Colombia, Brasile, Spagna e Olanda, l'eroina dai Balcani e l'LSD dall'Olanda.Il 16 febbraio 2005 i carabinieri in un bunker nella campagna di Rosarno arrestano Gregorio Bellocco, 49 anni, capo dell'omonima 'ndrina.
Faceva parte dei 30 latitanti più pericolosi. Sfuggiva alla cattura da 9 anni. Tra l'altro era già sfuggito all'arresto nel dicembre del 2003 ad Anoia nel reggino. Trovato in compagnia della moglie non ha opposto resistenza. Dal 1996 è accusato di traffico di armi, droga, omicidio e associazione a stampo mafioso.Il 19 gennaio 2006 ha luogo in varie regioni d'Italia: provincia di Como, Sondrio, Brescia, Bergamo, Treviso, Alessandria, Napoli e Reggio Calabria l'operazione Onda Blu dalla Squadra Mobile di Milano con 54 ordinanze di custodia cautelare ai danni dei Pesce-Bellocco per traffico di cocaina e eroina e associazione a delinquere a stampo mafioso. Il 16 luglio 2007 viene arrestato dalla Sezione Anticrimine di Reggio Calabria con lo Squadrone Eliportato Cacciatori Vibo Valentia a Mileto (Italia) in frazione San Giovanni. Nell'operazione sono anche arrestati Francesco Vinci, Antonino, Cosentino, Pietro Corso, Massimo Lamari, Antonio Pronestì, Giuseppe Fazzari. Il 22 luglio 2009 sono stati arrestati a Rosarno e Bologna 6 presunti affiliati ai Bellocco per traffico di armi e associazione di stampo mafioso.Il 12 gennaio 2010 vengono eseguite dalla squadra mobile di Reggio Calabria e di Bologna 17 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di presunti affiliati ai Bellocco, già in carcere, tra cui Carmelo Bellocco. Alla cattura è sfuggito Domenico Condello, detto U luongu, Luigi Amante e Francesco Bellocco.Il 1º febbraio 2010 la squadra mobile di Reggio Calabria arresta Domenico Bellocco, per detenzione e traffico di droga, associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni; era intento a guardare una partita di calcio in un ristorante della Capitale.
l 20 aprile 2010 dalla Divisione Polizia Anticrimine della Questura di Reggio Calabria è stata data esecuzione alla confisca di beni per un valore di 500 000 euro appartenenti al clan. Il 15 giugno 2010 Antonio Bellocco è stato condannato a tre anni di reclusione per resistenza, minacce e lesioni a pubblico ufficiale. Il 27 luglio 2010 l'Operazione Pettirosso ha permesso di ricostruire tutto il circuito criminale che ha favorito per anni la latitanza di Gregorio e Giuseppe Bellocco, esponenti di vertice della cosca rosarnese considerati tra i trenta ricercati più pericolosi d'Italia. Il 26 ottobre 2010 Domenico Bellocco si è presentato al carcere di Palmi dopo 3 mesi di latitanza.Il 24 novembre 2012 vengono arrestate 25 persone, tra cui il presunto capo-cosca Michele Bellocco, insieme ad altri presunti affiliati alla cosca, accusati di estorsione, riciclaggio, traffico di armi e di droga. Tutto cominciò quando l'imprenditore milanese Giovanni Fratta chiese aiuto, attraverso i titolari dell'azienda Blue Call Andrea Ruffino e Tommaso Veltri, anch'essi indagati, alla cosca per riavere denaro dei creditori, i calabresi in cambio pretesero denaro e azioni della società Blue Call, di cui con successive estorsioni e intimidazioni diventarono azionisti di maggioranza. Si viene a conoscenza anche di un principio di faida tra i Bellocco e i Pesce per il predominio sul locale di Rosarno.
Il 20 dicembre 2012 a Londra viene arrestato in collaborazione Squadra Mobile di Milano, Soca (Serious Organised Crime Agency), Scotland Yard e Interpol, il commercialista Emilio Fratto accusato di trasferimento fraudolento di valori e di associazione mafiosa coinvolto e ricercato nell'operazione Blue Call di Novembre dello stesso anno. “Se vogliono sapere dei Bellocco, basta andare su Internet, che trovano la nostra storia”(Discussione durante una intercettazione). Così, diventa tutto più “leggibile”. Ma i nostri lettori sovrani, non aspetterebbero di certo, il Domenico Salvatore di turno, con tutta la roba che circola su internet, su Google, su Wikipedia da cui spesso estrapoliamo, citando sempre e comunque la fonte. Melitoonline-Mnews si pone dalla sua angolazione. Poi, sarà il lettore sovrano, autonomamente, al chiuso di casa sua (od anche all’aperto, per carità) a scegliere, selezionare, optare e preferire, attraverso il computer, lap-top, i-phone, i-pad e così via. De gustibus, non disputandum est. Il procuratore capo della DDA di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, ha spiegato nei dettagli, tutti i passaggi dell’operazione. Fra parentesi, il ruolo della donna storicamente parlando (come emerge anche dall’opera omnia di Nicola Gratteri ed Antonio Nicaso; vedi “Fratelli di sangue”, autori ed editori vari)è stato sancito e conclamato.
Anche in epoca recente, con una serie di operazioni della DDA; non solo su ‘ndrangheta, ma anche Cosa Nostra, Camorra e Sacra Corona Unita. Non può sorprendere dopo tutte le vicende riguardanti le donne di casa Pesce e soci, che in questa storia c’entri ancora una donna, si chiami SPANÒ Aurora, detenuta ex art. 41 bis, mamma di Domenico Bellocco oppure Aneta Brewkzynska, donne del predetto. Ma il maggiore Michele Miulli, comandante del Nucleo investigativo dell'Arma, in una conferenza stampa disse:” Le donne in questo caso non sono semplicemente custodi delle regole della 'ndrangheta, non si limitano a portare messaggi dentro e fuori dal carcere, ma si sono fatte promotrici di determinate iniziative criminali. È il caso di Carmela Fiumara(madre pure di Vincenzo Ascone) e Francesca Marfea, rispettivamente mogli del capocosca Salvatore Ascone e del reggente. Ed ancora… Scrive Pino D’Amico su Reggiopress, domenica 5 maggio 2013… “Aiutava il marito latitante a tenere i contatti con altri affiliati alla cosca. Questa l’accusa nei confronti di Ilenia Bellocco, 24 anni, del luogo, arrestata stamani dai carabinieri, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere del gip del Tribunale di Reggio Calabria. Il reato contestato è associazione mafiosa. La donna, secondo il risultato delle investigazioni, è ritenuta appartenente alla cosca di 'ndrangheta Pesce.
Ilenia Bellocco, per gli inquirenti della Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria, svolgeva un ruolo di collegamento e di trasferimento di comunicazioni e ordini tra Giuseppe Pesce, 33 anni, marito e latitante e gli altri affiliati dell’omonima ‘ndrina operanti sul territorio”. E nemmeno può stupire più di tanto, se vi faccia capolino la cosiddetta “zona grigia”, che qualcheduno chiama “zona istituzionale” e qualche altro come il procuratore capo della Repubblica di Roma, Giuseppe Pignatone, ex di Reggio Calabria, “mafia borghese” e “borghesia mafiosa”. Ma per il re dei mafiologi, buon’anima Luigi Malafarina, giornalista, scrittore e saggista, erano i “colletti bianchi” o “ la mafia dalle scarpe lucide”. L’arresto del comandante della Polizia municipale, urbana, comunale od altra definizione; se non dei Vigili Urbani. Insieme ad Aurora Spanò, 66 anni, in atto detenuta ex art. 41 bis, ritenuta, insieme al marito Giulio Bellocco, a capo della cosca dell’omonima cosca di ‘ndrangheta; Antonio Bellocco,, detto Totò, 25 anni, in atto detenuto (figlio di Aurora Spanò); Domenico Bellocco, 32 anni, in atto detenuto (figlio di Aurora Spanò); Aneta Brewczynska, 38 anni, nata in Polonia (compagna di Domenico Bellocco); Giuseppe Stucci, detto “Vito”, 59 anni, comandante della Polizia municipale del Comune di San Ferdinando; Giuseppe Spanò, detto “Pino”, 44 anni, agente della Polizia municipale del Comune di San Ferdinando (nipote Aurora Spanò).In conferenza stampa: il procuratore capo Federico Cafiero de Rhao, il procuratore aggiunto Michele Prestipino Giarritta, il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Lorenzo Falferi, il comandante del Reparto operativo, tenente colonnello Carlo Pieroni, il comandante del Nucleo investigativo, maggiore Michele Miulli, il comandante della Compagnia di Gioia Tauro, capitano Francesco Filippo Cinnirella e il comandante del Norm gioiese, tenente Gianluca Ceccagnoli. Il clan dei Bellocco era stato già nel mirino della magistratura che sul territorio coordina il lavoro investigativo di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza… La Guardia di finanza, il 16 novembre 2007, ha sequestrato beni mobili ed immobili per tre milioni di euro riconducibili a presunti esponenti della cosca Bellocco di Rosarno della 'ndrangheta. I beni sequestrati consistono in beni mobili, tra cui conti correnti bancari e titoli postali, ed in alcuni edifici ed un campo di calcetto. Tra le persone cui sono risultati riconducibili i beni sequestrati c'e' anche Giulio Bellocco, di 56 anni, considerato uno dei principali esponenti della cosca Bellocco. Il sequestro e' stato fatto dalla Compagnia di Gioia Tauro della Guardia di finanza in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi”…
il 10 gennaio 2008… Autovetture di grossa cilindrata e veicoli industriali per un valore complessivo di circa 200 mila euro, sono stati sequestrati dal personale della Polstato del Commissariato di Gioia Tauro. I beni, secondo quanto accertato dagli investigatori della Polizia di Stato, sarebbero riconducili a clan Bellocco di Rosarno. Il sequestro riguarda proprietà mobili di Giulio Bellocco, 57 anni, Aurora Spanò, 61 anni, Francesco Antonio Rao, 43 anni, tutti di San Ferdinando e Vincenzo D’Agostino, 53 anni, di Rosarno e Antonino Loiacono, 38 anni, di Nicotera. Il sequestro, disposto dal decreto emesso dal Tribunale-Misure di prevenzione di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica di Palmi, trae origine dall’operazione “Tasso”, che nel 2005 portò all’arresto degli affiliati al clan Bellocco, attivo nella Piana, per i reati di usura ed estorsione”….il 12 novembre 2011…” In località “Albano”, i carabinieri coordinati dalla Procura della Repubblica di Palmi hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni immobili, emesso dal tribunale di Palmi (gip Luca Colitta), su richiesta del sostituto procuratore Giulia Pantano. Il provvedimento riguarda un terreno di proprietà della Telecom italia, abusivamente occupato e sul quale erano state realizzate opere edili abusive.
Gli indagati avevano costruito un fabbricato ad uso abitativo della superficie di 140 mq, recinzione con muro in blocchi di cemento dell’altezza di circa 2 metri. L’abitazione abusiva era destinata a dimora di cittadini bulgari, evidentemente “ospiti” degli abusivi costruttori che, oltre ad impossessarsi del terreno, vi avevano anche edificato. Le attività investigative hanno avuto origine da una denuncia sporta dalla Telecom nei confronti di ignoti ed hanno consentito di individuare e di deferire all’Autorità giudiziaria, per i reati di invasione di fondo e varie violazioni della normativa edilizia: Giulio Bellocco, 60 anni, pregiudicato per associazione finalizzata alla truffa e sorvegliato speciale di PS; Aurora Spanò, 64 anni, pregiudicata per associazione finalizzata all’usura; Umberto Bellocco, 26 anni, pregiudicato per armi e reati contro il patrimonio; Serafina Cento, 32 anni; francesco Antonio Rao, 46 anni; Vincenzo Nasso, 57 anni. Tutti i denunciati sono, a vario titolo, parenti ad appartenenti alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “Bellocco”, operante nei comuni di Rosarno e San Ferdinando”. I Bellocco-Ascone, secondo la magistratura (“Operazione All Inside 3”), sono impegnati nella faida interna coi Pesce,
con cui dividono territorio e business; gruppo Bellocco-Ascone, che nella faida, iniziata con il duplice omicidio dei fratelli Maurizio e Domenico Cannizzaro, ammazzati nel febbraio 1999 da killers ancora senza un volto ed un nome, ha perso diversi affiliati. Il comunicato stampa ufficiale…“Il 23 luglio 2013, in San Ferdinando, i Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’Ordinanza di Custodia Cautelare, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 6 persone, appartenenti e contigue alla ‘ndrangheta nella sua articolazione territoriale denominata cosca “BELLOCCO”, operante a Rosarno, San Ferdinando e territori limitrofi, responsabili a vario titolo di:- estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso (artt. 81, 629 co. 1° e 2° c.p. in relazione all’art. 628 co. 3° n.3 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso (art. 110 c.p., art. 12 quinquies L. 356/92 e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in falsità ideologica commessa dal Pubblico Ufficiale in atti pubblici aggravata dal metodo mafioso (artt. 110, 479 c.p. e art. 7 D. Lgs.152/91, conv. in L. 203/91);- concorso in favoreggiamento aggravato dal metodo mafioso (artt. 110, 378 c.p. e art. 7 D. Lgs. 152/91, conv. in L. 203/91).
Gli arrestati sono:1. SPANÒ Aurora, nata a Rosarno il 25.01.1947, in atto detenuta ex art. 41 bis Ord. Pen., ritenuta, unitamente al marito BELLOCCO Giulio, a capo della cosca di ‘ndrangheta “BELLOCCO” di San Ferdinando;2. BELLOCCO Antonio, detto Totò, nato a Taurianova il 20.06.1988, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora);3. BELLOCCO Domenico, nato a Taurianova il 28.02.1981, in atto detenuto (figlio di SPANÒ Aurora); 4. BREWCZYNSKA Aneta, nata in Polonia il 08.03.1975 (compagna di BELLOCCO Domenico);5. STUCCI Giuseppe, detto “Vito”, nato a Rosarno il 20.02.1954, Comandante della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando;6. SPANÒ Giuseppe, detto “Pino”, nato a Vibo Valentia il 18.10.1969, Agente della Polizia Municipale del Comune di San Ferdinando (nipote di SPANÒ Aurora). L’attività d’indagine, avviata nel febbraio 2012, rientra in una più ampia manovra investigativa dei Carabinieri - condivisa e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria - nei confronti delle cosche di ‘ndrangheta operanti nel territorio della città di Rosarno (RC) e che il 28.03.2013 aveva già portato all’esecuzione di altre 7 misure cautelari in carcere ed al sequestro di beni immobili per un importo di circa 800.000 euro.
L’odierna operazione, infatti, rappresenta l'ennesima "continuazione investigativa" compiuta dai Carabinieri coordinati dalla Procura Distrettuale di Reggio Calabria, in ordine alla persistenza e al consolidamento della cosca "BELLOCCO", imperante nelle locali zone tirreniche di Rosarno, San Ferdinando e zone limitrofe.
Vi è un particolare motivo sulla base del quale l'odierna operazione a ragione rappresenta "la prosecuzione" della precedente vicenda, laddove i fatti qui in oggetto confermano tre assunti associativi, già trattati nella precedente operazione, che di seguito, si elencano.
- Anzitutto l'endemica necessità della cosca BELLOCCO di gestire il suo patrimonio (investito nelle varie società/attività economiche assunte illecitamente) sempre per tramite di terzi fittizi intestatari/prestanome compiacenti, in grado di consentire al gruppo illecito di consolidare il proprio potere - anche economico - nella zona di riferimento, senza temere ormai pacifiche azioni ablatorie da parte dello Stato.-Sotto un secondo profilo, non meno importante, i fatti qui in esame confermano la forza e l'intensità delle connivenze istituzionali godute dai BELLOCCO nella zona d'imperio illecito, nella misura in cui i predetti sono in grado di intessere strettissimi contatti con rappresentanti delle Istituzioni che hanno scelto nel caso di specie di stare dalla loro parte e coprirli.- In ultimo, la presente vicenda è continuazione della precedente, perché dimostra il dominio incontrastato - anche in San Ferdinando - dei BELLOCCO che da Signori assoluti e incontrastati del posto, si avvalgono della forza di intimidazione della relativa associazione di appartenenza per assumere il controllo su ogni aspetto del vivere civile e sociale del luogo, con assoluta intimidazione e soggezione della atterrita cittadinanza.Passando all’analisi dei reati contestati, è stato accertato che BELLOCCO Antonio, per il tramite e con il contributo causale e consapevole di BREWCZYNSKA Aneta, dopo aver di fatto acquisito da tale COTRONEO Giuseppe (anch’egli arrestato il 28.03.2013) la titolarità del bar “Blu Marine” di San Ferdinando, in seguito all’arresto di quest’ultimo per altra causa, attribuiva fittiziamente alla donna la titolarità del medesimo esercizio commerciale, al fine di eludere la vigente normativa in tema di misure di prevenzione patrimoniali.
Sempre per la vicenda della fittizia intestazione del bar “Blu Marine”, sono stati arrestati il Comandante dei Vigili Urbani ed un Agente - nipote della SPANÒ - di San Ferdinando i quali, pur essendo a conoscenza del reato di cui sopra, omettevano di denunciarlo alla competente Autorità Giudiziaria, ponendo altresì in essere, nello svolgimento delle loro funzioni, violazioni di norme di legge tali da procurare un ingiusto vantaggio a BELLOCCO Domenico e BREWCZYNSKA Aneta.In particolare, è stato accertato che il 29 gennaio 2013, a seguito dell’arresto per altra causa del precedente titolare COTRONEO Giuseppe, il Comandante della Polizia Municipale di San Ferdinando, STUCCI Vito, emetteva provvedimento per la chiusura del bar “Blu Marine” di San Ferdinando.Il successivo 24 febbraio, BELLOCCO Domenico, titolare “di fatto” dell’esercizio pubblico in disamina, con il contributo di BREWKZYNSKA Aneta, apriva nuovamente il bar, intestandolo a quest’ultima al fine di eludere nuovamente le vigenti normative in materia di misure di prevenzione patrimoniale.La riapertura del bar veniva notata dai Carabinieri di San Ferdinando che chiedevano spiegazioni in merito al Comandante STUCCI, che riferiva che era tutto in regola.
Quest’ultimo, allarmato dalle domande dei Carabinieri, lo stesso pomeriggio, unitamente al suo collega SPANÒ Giuseppe, redigeva alcuni verbali amministrativi a carico della titolare del bar BREWKZYNSKA Aneta, attestandone falsamente la presenza presso il locale e pur essendo a conoscenza che, di fatto, il bar era riconducibile a BELLOCCO Domenico.Le indagini hanno consentito, infatti, di dimostrare che, con tale condotta, i due vigili urbani intendevano favorire i citati BELLOCCO Domenico e BREWKZYNSKA Aneta, affinché i Carabinieri non scoprissero la fittizia intestazione del locale.SPANÒ Aurora, BELLOCCO Domenico e BELLOCCO Antonio risultano, infine, indagati per il reato di estorsione aggravata, per aver consumato, in più occasioni, pranzi e cene ed aver addirittura organizzato un banchetto (dell’importo di euro 2.860) presso un noto ristorante di San Ferdinando, costringendo poi il titolare, attraverso minacce ed avvalendosi della forza di intimidazione derivante dalla loro appartenenza alla ‘ndrangheta, a non pretenderne il pagamento.” Domenico Salvatore
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