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Quel pomo della discordia della legge elettorale

I pidiellini  per voce del premier Silvio Berlusconi hanno ribadito che il "porcellum" «è una buona legge» che, al limite, «può essere migliorata».

 QUEL POMO DELLA DISCORDIA DELLA LEGGE ELETTORALE

Si riaccende il dibattito sulla riforma della legge elettorale. Dopo il verdetto della Consulta che ha bocciato i due quesiti referendari, l’emendamento Quagliarello e con le competizioni elettorali alle porte, sale l’attenzione dei partiti politici locali nonché dei numerosi osservatori politici. È stato detto da più parti, Quirinale compreso, che deve essere il Parlamento a trovare un accordo per modificare il "porcellum", la legge elettorale Calderoli che i quesiti referendari volevano abrogare. Le posizioni dei partiti sono chiare. I pidiellini  per voce del premier Silvio Berlusconi hanno ribadito che il "porcellum" «è una buona legge» che, al limite, «può essere migliorata».

Nei giorni scorsi anche il Pd aveva ribadito la necessità che la legge elettorale  venisse cambiata, sottolineando il fatto che i cittadini non riconoscono nei parlamentari dei soggetti che hanno eletto. In questo scenario politico nazionale, anche  la politica locale  si prepara al voto di fine febbraio. E anche noi elettori ci prepariamo perché, comunque la pensiamo, dovremo fare una scelta, fosse anche quella di non andare a votare. Una scelta diversa, ma pur sempre una scelta. Andremo a votare con il «porcellum», senza poter scegliere i candidati. Eleggeremo centinaia di parlamentari, come sempre. Sembra un film già visto di cui saremo i soliti spettatori. E neanche in prima fila.

La sinistra ripropone il governo dell’Unione, già tristemente fallito con l’esperienza del professore bolognese. La destra ripropone Berlusconi, il sobillatore che ha occupato la scena degli ultimi 20 anni. Il centro, come giustamente paventa  qualcuno, riproporrebbe  una sorta di rivisitazione della vecchia democrazia cristiana nobilitata e rinverdita dall’esperienza di Monti. Dettagli irrilevanti, commenterà la maggior parte degli elettori a cui poco interessa l’agenda Monti, perchè occupata a  gestire la quotidianità fatta  di sacrifici e di rinunce ed a cui la politica non riesce a dare sollievo. Nulla da eccepire soprattutto nei nostri territori, così lontani dalle grandi logiche politiche  e dai palazzi del potere romani. Eppure non mancano gli osservatori politici attenti tra cui il vice presidente del movimento politico “Azione Democratica per il vibonese,” Enzo Comerci che  critica, con fermezza, l’attuale legge elettorale mettendo in evidenza al contempo la necessità di  una nuova legge che garantisca vera stabilità politica e governabilità al Paese.

Hanno avuto quasi cinque anni di tempo per correggere quell’obbrobrio di legge elettorale, voluta nel 2005 dall’irresponsabile d’Arcore ma che non è dispiaciuta, aldilà di qualche flebile protesta, neanche al centro sinistra, e non se n’è fatto niente”, esordisce in una sintetica nota l’esponente politico nicoterese.  Ora, da qui a breve, si andrà a votare per il rinnovo della Camera e del Senato con il solito “porcellum”, cioè quella legge elettorale “che solo una mente malata poteva pensare arrivando addirittura ad espropriare il cittadino dal diritto di eleggere i rappresentati del popolo.” Al grido di :”Vergogna! Che faccia tosta!” Comerci ribadisce che ci voglia  tanta faccia tosta a non ascoltare il popolo che la Costituzione vuole sovrano e che, questo punto, sovrano non è. Per il rappresentante di Azione Democratica , “a niente sono valse le proteste, le prese di posizioni di personalità illuminate, le sollecitazioni del Presidente della Repubblica e neanche le tantissime firme raccolte per indire un referendum per l’abolizione della legge che, stranamente, la Consulta ha bocciato.”

Il parlamentare ha un senso, ha una forza solo se viene eletto, se, invece, viene nominato, come accade adesso, che senso ha?” , questo l’interrogativo posto da Comerci.  Per l’estensore della nota “andare a votare con questa legge elettorale ancor più in questo momento storico, segnato dalle ruberie ad ogni livello da politicanti senza scrupolo, è veramente troppo anche perché non c’è molta differenza in termine di moralità tra un partito ed un altro o tra una coalizione ed un’altra né, tantomeno, possono essere d’aiuto le primarie, che sono un discorso interno dei partiti.”
“A questo punto, purtroppo, si sente ripetere in giro “questo o quello per me pari sono” e non si parla del Rigoletto di Verdi ma, si allude ai partiti e ai loro dirigenti e quel che si dice non è certamente esaltante e, allora, come possiamo meravigliarsi se tanta gente, nonostante abbia tanta voglia di partecipare alla vita sociale, alla fine non andrà a votare?”, conclude Comerci ,che aggiunge: “A meravigliarsi, a dire il vero, sono proprio loro perché diventa difficile andare a votare avallando delle scelte fatte da altri, spesso nelle segrete stanze delle segreterie politiche o peggio ancora in qualche salotto, privato alla presenza di pochi intimi. Tanti dovrebbero fare il mea culpa.”

Anna Maria Tedesco




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