L'Italia è allo sfascio perché esprime, a tutti i livelli, classi
dirigenti incolte, inadeguate, subalterne, pigre, nepotiste e
arroganti. Con la locuzione "classi dirigenti", va da sé, non mi
riferisco esclusivamente alla vituperata "casta politica", oramai
popolata in prevalenza da personaggi improbabili e grotteschi alla
Zambetti (alias "pisciaturi") o Fiorito ("er batman"). La politica ha
da tempo perso il suo primato, tristemente surclassata da altri
poteri, apparentemente sobri e per bene, nonché capaci di organizzare,
pianificare e perpetrare crimini contro l'umanità su scala globale,
mantenendo al contempo un decoroso, finto e mediatico, profilo
accademico e cattedratico. Più di alcuni politicanti da strapazzo,
perlopiù burattini innocui e facilmente ricattabili, la responsabilità
del terribile e ben dissimulato olocausto che sta incendiando l'Europa
intera è rinvenibile nelle condotte sciatte (nella migliore delle
ipotesi) di alcuni protagonisti dell'informazione. In Italia, ma non
solo, la libera stampa ha subito una trasformazione mostruosa e
paradossale. Immaginata dai padri Costituenti come presidio di
garanzie democratiche, specie in un'ottica di rigoroso controllo del
potere, il nostro circuito informativo "main-stream" si è invece
progressivamente ritagliato il ruolo infame di manganello al servizio
delle ragioni del più forte. Da un anno, a reti unificate, i
principali giornali italiani decantano fideisticamente le lodi di
Mario Monti, personaggio imposto dalla massoneria reazionaria alla
guida dell'Italia con il chiaro obiettivo di disarticolare ceti medi e
proletari. La povertà aumenta, la recessione galoppa, la
disoccupazione è alle stelle, il caso esodati grida vendetta, i
consumi crollano, il diritto diventa arbitrio ma, a dispetto di
qualsiasi evidenza empirica, Monti va comunque osannato e ringraziato.
E perché? Perché ci avrebbe resi credibili di fronte a questo mostro
di Unione Europea, generatrice di lutti e violenze. Fatte le dovute
differenze storiche, Monti è adesso ritenuto un interlocutore
affidabile presso le stanze del potere governativo tedesco che inquina
l'Europa, così come nel secolo scorso Benito Mussolini trovava
entusiastico ascolto tra i gerarchi nazisti protagonisti del terzo
reich. Non cera nulla di cui vantarsi ieri, non c'è nulla di cui
vantarsi oggi. Bisogna ripartire su basi completamente diverse.
Scegliendo Keynes in economia e puntando politicamente su un modello
realmente federale e solidale, l'Europa può ancora rappresentare un
nobile e desiderabile punto di approdo. Altrimenti, dilagheranno
presto ad ogni latitudine, osceni rigurgiti neonazisti che, sul
modello greco di Alba Dorata, riporteranno al centro della scena i
peggiori fantasmi del novecento. Fatta questa premessa, desidero
consigliare la lettura di un editoriale, pubblicato oggi sulla prima
pagina di Gazzetta del Sud, a firma del direttore editoriale
Alessandro Notarstefano. Non conosco personalmente Notarstefano,
recentemente promosso alla guida del principale giornale calabrese per
espresso e imperioso desiderio dell'ex storico direttore Nino Calarco,
il quale, evidentemente, essendo un giornalista per davvero, ne sapeva
riconoscere un altro. Nel pezzo di oggi Notarstefano, pur con alcune
sbavature interpretative, riesce lodevolmente a rompere il metallico
coro di bovino consenso che accompagna da tempo il glorioso cammino
dei tecnici a guida Monti. La consapevolezza dell'uso strumentale
dell'ansia da "spread" sembra avere persuaso l'intellettuale messinese
che, alla luce di un lungo ragionamento critico e personale, conclude
correttamente denunciando i gravissimi pericoli insiti nella
esaltazione di un modello tecnocratico, rivelatosi incompatibile con
la difesa della democrazia rappresentativa. Un pezzo lucido e
coraggioso che merita sostegno e apprezzamento. Anche se, all'interno
di una analisi certamente pregevole, Notarstefano sbaglia alcuni
bersagli. La crisi dei debiti sovrani, grimaldello indispensabile per
distruggere strumentalmente il welfare sul modello europeo (intento
chiaramente espresso tra l'altro da Mario Draghi. Clicca per leggere
http://www.repubblica.it/economia/2012/02/23/news/draghi_modello_sociale_europeo-30403432/),
non è opera di non meglio identificati "banchieri". E' invece il
risultato di un lucido e antico piano di involuzione democratica,
elaborato all'interno di consessi massonici reazionari ed elitari ( a
breve in libreria "Massoni" di Gioele Magaldi per Chiarelettere
editore), capaci di esasperare alcuni concetti macroeconomici,
sviluppati all'interno della cosiddetta scuola di Chicago di Milton
Fridman, per finalità eminentemente politiche e sociali. Questo per
dire, caro e apprezzato Notarstefano, che il problema non è "il
capitalismo che ha costruito un mostro di cui ha perso il controllo".
Né, tantomeno, "il capitalismo (nella sua forma attuale) è al
tramonto". Non bisogna correre il rischio di confondere il
neoliberismo dogmatico con il capitalismo tout court. Le ricette
cieche di rigore e austerità non sono il "capitalismo", né
rappresentano una necessaria quanto malsana evoluzione di un modello
economico che ha garantito all'occidente benessere, diritti e
democrazia. In sintesi, la soluzione non è quella di abbattere il
tempio. E' sufficiente scacciarne presto i mercanti.
Francesco Toscano
MNews.IT
www.mnews.it
dirigenti incolte, inadeguate, subalterne, pigre, nepotiste e
arroganti. Con la locuzione "classi dirigenti", va da sé, non mi
riferisco esclusivamente alla vituperata "casta politica", oramai
popolata in prevalenza da personaggi improbabili e grotteschi alla
Zambetti (alias "pisciaturi") o Fiorito ("er batman"). La politica ha
da tempo perso il suo primato, tristemente surclassata da altri
poteri, apparentemente sobri e per bene, nonché capaci di organizzare,
pianificare e perpetrare crimini contro l'umanità su scala globale,
mantenendo al contempo un decoroso, finto e mediatico, profilo
accademico e cattedratico. Più di alcuni politicanti da strapazzo,
perlopiù burattini innocui e facilmente ricattabili, la responsabilità
del terribile e ben dissimulato olocausto che sta incendiando l'Europa
intera è rinvenibile nelle condotte sciatte (nella migliore delle
ipotesi) di alcuni protagonisti dell'informazione. In Italia, ma non
solo, la libera stampa ha subito una trasformazione mostruosa e
paradossale. Immaginata dai padri Costituenti come presidio di
garanzie democratiche, specie in un'ottica di rigoroso controllo del
potere, il nostro circuito informativo "main-stream" si è invece
progressivamente ritagliato il ruolo infame di manganello al servizio
delle ragioni del più forte. Da un anno, a reti unificate, i
principali giornali italiani decantano fideisticamente le lodi di
Mario Monti, personaggio imposto dalla massoneria reazionaria alla
guida dell'Italia con il chiaro obiettivo di disarticolare ceti medi e
proletari. La povertà aumenta, la recessione galoppa, la
disoccupazione è alle stelle, il caso esodati grida vendetta, i
consumi crollano, il diritto diventa arbitrio ma, a dispetto di
qualsiasi evidenza empirica, Monti va comunque osannato e ringraziato.
E perché? Perché ci avrebbe resi credibili di fronte a questo mostro
di Unione Europea, generatrice di lutti e violenze. Fatte le dovute
differenze storiche, Monti è adesso ritenuto un interlocutore
affidabile presso le stanze del potere governativo tedesco che inquina
l'Europa, così come nel secolo scorso Benito Mussolini trovava
entusiastico ascolto tra i gerarchi nazisti protagonisti del terzo
reich. Non cera nulla di cui vantarsi ieri, non c'è nulla di cui
vantarsi oggi. Bisogna ripartire su basi completamente diverse.
Scegliendo Keynes in economia e puntando politicamente su un modello
realmente federale e solidale, l'Europa può ancora rappresentare un
nobile e desiderabile punto di approdo. Altrimenti, dilagheranno
presto ad ogni latitudine, osceni rigurgiti neonazisti che, sul
modello greco di Alba Dorata, riporteranno al centro della scena i
peggiori fantasmi del novecento. Fatta questa premessa, desidero
consigliare la lettura di un editoriale, pubblicato oggi sulla prima
pagina di Gazzetta del Sud, a firma del direttore editoriale
Alessandro Notarstefano. Non conosco personalmente Notarstefano,
recentemente promosso alla guida del principale giornale calabrese per
espresso e imperioso desiderio dell'ex storico direttore Nino Calarco,
il quale, evidentemente, essendo un giornalista per davvero, ne sapeva
riconoscere un altro. Nel pezzo di oggi Notarstefano, pur con alcune
sbavature interpretative, riesce lodevolmente a rompere il metallico
coro di bovino consenso che accompagna da tempo il glorioso cammino
dei tecnici a guida Monti. La consapevolezza dell'uso strumentale
dell'ansia da "spread" sembra avere persuaso l'intellettuale messinese
che, alla luce di un lungo ragionamento critico e personale, conclude
correttamente denunciando i gravissimi pericoli insiti nella
esaltazione di un modello tecnocratico, rivelatosi incompatibile con
la difesa della democrazia rappresentativa. Un pezzo lucido e
coraggioso che merita sostegno e apprezzamento. Anche se, all'interno
di una analisi certamente pregevole, Notarstefano sbaglia alcuni
bersagli. La crisi dei debiti sovrani, grimaldello indispensabile per
distruggere strumentalmente il welfare sul modello europeo (intento
chiaramente espresso tra l'altro da Mario Draghi. Clicca per leggere
http://www.repubblica.it/economia/2012/02/23/news/draghi_modello_sociale_europeo-30403432/),
non è opera di non meglio identificati "banchieri". E' invece il
risultato di un lucido e antico piano di involuzione democratica,
elaborato all'interno di consessi massonici reazionari ed elitari ( a
breve in libreria "Massoni" di Gioele Magaldi per Chiarelettere
editore), capaci di esasperare alcuni concetti macroeconomici,
sviluppati all'interno della cosiddetta scuola di Chicago di Milton
Fridman, per finalità eminentemente politiche e sociali. Questo per
dire, caro e apprezzato Notarstefano, che il problema non è "il
capitalismo che ha costruito un mostro di cui ha perso il controllo".
Né, tantomeno, "il capitalismo (nella sua forma attuale) è al
tramonto". Non bisogna correre il rischio di confondere il
neoliberismo dogmatico con il capitalismo tout court. Le ricette
cieche di rigore e austerità non sono il "capitalismo", né
rappresentano una necessaria quanto malsana evoluzione di un modello
economico che ha garantito all'occidente benessere, diritti e
democrazia. In sintesi, la soluzione non è quella di abbattere il
tempio. E' sufficiente scacciarne presto i mercanti.
Francesco Toscano
MNews.IT
www.mnews.it
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