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Polistena. Informazione, magistratura, politica e Chiesa. Fare rete conto la ndrangheta

Polistena (Reggio Calabria) – Una iniziativa per rafforzare l’intesa tra le forze sane della società contro la minaccia della criminalità che in Calabria è sempre attuale e che cerca di allungare i suoi tentacoli anche sull’informazione. 

Una manifestazione di solidarietà al giornalista del Quotidiano, Michele Albanese, nel mirino della ndrangheta per via del suo onesto lavoro, per il fatto di raccontare, semplicemente, la verità di cronache e accadimenti di una terra che deve fare i conti ogni giorno col malaffare. Ma anche una testimonianza, ha voluto precisare Carlo Parisi della FNSI, per ribadire il no ad ogni minaccia e sopruso contro la libertà di stampa, e quindi d’informazione. Il convegno ha visto la partecipazione di un folto pubblico di cittadini e addetti ai lavori nel salone delle feste della città guidata dal sindaco Tripodi, contando anche sulla presenza del sindaco di Gerace, Pino Varacalli e di mons. Salvatore Nunnari che ha voluto portare la solidarietà ad Albanese dei vescovi calabresi ma anche puntualizzare come la pervasività della ndrangheta si annidi ovunque, chiesa e processioni comprese, servendo fare rete proprio per respingere queste infiltrazioni. 

Lo stesso Albanese, parlando della sua vicenda, ha escluso che possa ricondursi allo scoop sulla processione di Oppido Mamertina ed ha esortato i colleghi a cercare di evitare il rischio «di impantanarsi in un territorio in cui non si distingue il male dal bene» laddove il male, la ndrangheta, è alla continua ricerca del colpo di coda contro informazione e magistratura. La tutela personale, seppur necessaria, è una condizione anomala per Michele Albanese il quale ha voluto richiamare all’etica ed all’obiettiva ricostruzione dei fatti, quando si scrive, piuttosto che piegarsi alla logica commerciale della vendita della copia in più. 

E sulla stessa lunghezza d’onda il presidente dell’Ordine, Giuseppe Soluri, il quale che ha affermato che in questa nostra realtà «non c’è bisogno di eroi, ma di giornalisti seri e non adulatori». 

L’occasione è servita anche per consegnare la tessera FNSI “ad honorem” al procuratore aggiunto Nicola Gratteri il quale nel suo intervento ha tenuto ad evidenziare la mancanza di inchieste ed approfondimenti giornalistici che spesso portano disinformazione, se non peggio ad attuare sistematica disinformazione «per essere contro qualcuno». «O decidete di non scrivere o abbiate il coraggio di fare ricerca. Siate severi, feroci, perché vi sovraespongono e vi fanno ammazzare» questo il messaggio del magistrato antimafia che ha riservato pure una stoccata alla chiesa invitandola alla linea unica sulle processioni, magari istituendo un albo dei portatori, e ad un maggiore coraggio, anche degli stessi sacerdoti che operano nel sociale, diversamente «chiedano di essere trasferiti o si chiudano in preghiera». 

E Franco Siddi, segretario generale della Federazione, riconducendosi al compito del giornalista ha chiarito che «il giornalista vero è sul campo» al contempo lanciando un messaggio forte per ribadire l’assoluta compattezza della categoria contro la criminalità organizzata che nonostante gli sforzi non fermerà l’informazione e la conoscenza della verità. 

A chiudere si sono registrati gli interventi tra gli altri di don Pino De Masi, Angela Napoli, Luciano Regolo, Mimmo Porpiglia e Francesco Dodaro.


Giuseppe Campisi

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