Il 27 maggio scorso è cessato dall’incarico di Capo del DAP Giovanni Tamburino per effetto dello spoils
sistem, cioè della scadenza del termine dei 90 giorni entro il quale doveva essere riconfermato dal Governo
Matteo Renzi, con Ministro della Giustizia Andrea Orlando. Da allora il Dipartimento dell’Amministrazione
Penitenziaria è senza Capo Dipartimento, sebbene nel frattempo la sua reggenza è assicurata dal Vice Capo
Vicario, Luigi Pagano, il cui incarico, nonostante capacità ed impegno, non consente una gestione che vada
oltre l’ordinario.
Lo scorso 6 agosto un’agenzia di stampa ha riportato che il Ministro Orlando, al termine di un incontro al
ministero, ha dichiarato "Nei prossimi giorni proporrò al Consiglio dei ministri la nomina del nuovo capo del Dap",
ricordando che si era impegnato a questo passaggio dopo il via libera al decreto carceri.
Il Si.Di.Pe. – il sindacato più rappresentativo del personale della carriera dirigenziale penitenziaria dei ruoli di istituto penitenziario e di esecuzione penale esterna - confida che la nomina del nuovo Capo DAP avvenga al più presto perché la gravità della situazione penitenziaria lo rende indispensabile per realizzare gli impegni assunti con l’Europa. L’Italia è, infatti, sotto osservazione dell’Europa dopo la condanna della sentenza Torreggiani per lo stato di sovraffollamento delle carceri e la prossima scadenza, a giugno del 2015, della verifica che il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa effettuerà per accertare l’adeguatezza dei provvedimenti del nostro Governo. In tal senso, se bisogna dare atto che grazie ad alcuni interventi normativi promossi anche dal Ministro Orlando il numero dei detenuti si è ridotto, occorre però
evidenziare la necessità di interventi più ampi, strutturali e sistemici, per evitare che i risultati raggiunti regrediscano e per assicurare un carcere nel quale si possa non solo vivere meno stretti ma anche realizzare la funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
Confidiamo che il nuovo Capo del Dipartimento che sarà nominato non solo abbia le competenze necessarie che consentano all’Amministrazione penitenziaria di affrontare il difficile momento ma anche che questi voglia e sappia finalmente investire nel personale della Carriera dirigenziale penitenziaria, che conosce il sistema penitenziario e le sue criticità per aver fatto amministrazione sul campo, negli istituti e servizi penitenziari. D’altra parte se l’Italia lo scorso 5 giugno ha potuto ricevere la fiducia dei vertici del Consiglio d'Europa e quindi ottenere una deroga sulla scadenza che era stata prevista dalla Corte di Strasburgo con la sentenza Torreggiani nel 28 maggio, è stato in buona parte grazie all’impegno concreto, costante e diretto dei
Dirigenti penitenziari, dai Provveditori regionali dell’Amministrazione Penitenziaria ai Direttori degli Istituti
Penitenziari e degli Uffici di Esecuzione Penale Esterna, che in questi mesi dalla sentenza hanno fatto tutto il
possibile per far rientrare le carceri nei parametri definiti dalla CEDU.
Il Si.Di.Pe. auspica, anche, un Capo DAP che sia in grado di rappresentare autorevolmente e con decisione al Governo che per migliorare il sistema penitenziario occorre non ridurre ma reperire risorse, umane e finanziarie, eliminando gli sprechi là dove ci sono e che, invece, un’eventuale spending review della dirigenza penitenziaria sarebbe in contraddizione con le necessità di un sistema in crisi e con le
stesse azioni di governo rivolte a far fronte all’emergenza carceraria. In questo delicatissimo momento la dirigenza penitenziaria è più che mai essenziale e dovrebbe essere valorizzata, professionalmente ed economicamente, perché ad essa è demandato per legge il compito di assicurare il governo del delicato sistema dell’esecuzione penale, nelle sue diverse articolazioni, centrali e periferiche (D.A.P., PRAP, Istituti penitenziari, UEPE, ecc.), articolazioni che appartengono, tutte, alla complessiva struttura di sicurezza dello Stato, poiché sono espressione operativa dell'esecuzione della pena e delle misure cautelari detentive e contribuiscono, ad assicurare l'ordine e la sicurezza pubblica. Alla dirigenza penitenziaria, quindi, (come anche
all’intera Amministrazione Penitenziaria) non può ritenersi applicabile la riduzione degli organici prevista dalla
spending review (art.2 D.L. 95/2012 convertito in L.135/2012) in virtù dell’esclusione (ex comma 7 del precitato art.2) per “le strutture e il personale del comparto sicurezza”.
Il Segretario Nazionale
Rosario Tortorella
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