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Siamo figli di uomini che hanno tracciato nobiltà di Pierfranco Brun

Siamo figli di uomini che hanno tracciato nobiltà e dignità. Non dimentichiamo...
Di Pierfranco Bruni 


Adolfo, Mariano, Italo, Pietro, Gino. Ora si sono ritrovati. Si raccontano le loro vite vissute. Paesi lasciati e città conquistate per Mariano e Pietro. Passi attraversati per Gino. Paesi radici per Adolfo e Italo. E storie raccontate in un passaggio di generazioni che hanno coperto un secolo. Giovani meno giovani e uomini antichi.

Ogni età ha avuto il suo intreccio. Forse ci lasciano malinconie e graffi di nostalgie, ma il tempo è immenso e invade i cammini. Anche il nostro.
Dovremmo essere gli eredi dei loro cammini. Abbiamo avuto dei riferimenti forti che hanno guidato il nostro viaggio e il nostro viaggio lentamente è stato consegnato ai nostri figli. 
Quanto tempo è passato da quei giorni che eravamo ragazzi  e raccoglievamo esperienze esempi e parole. Il tempo passa. Passa sempre e lascia segni indelebili. 

Non ho rimpianti. Bisogna non farsi aggredire dai rimpianti. Ora con la morte di Gino si è chiuso un cerchio. Se ne sono andati i mostri padri. Uno dopo l'altro con spazi di età e vento di trincea.
Mio padre nelle ultime ore mi diceva spesso che era arrivato al settimo piano del castello. E da lì vedeva tutto. Cosa accade in quel misterioso passaggio che è la consegna tra la vita e la morte. Ci sarà un'altra vita ma non sarà piú la stessa.

Sono andati via e nessuno ha lasciato la leggerezza di un pensiero. La leggerezza è solo una illusione. L'illusione della debolezza del tempo che si frantuma. Ogni morte ha il suo scavo e lascia memorie che si intagliano nel presente.
Il cerchio si è chiuso. I cinque fratelli si danno la mano e camminano a passi lenti tra gli anni che sono stati.

Un giorno, forse, scriverò questa storia ma sono troppo stanco di ferite per poterla ridisegnare. Sono andati via come aquile. Alla morte di mio padre zio Gino mi ha giustamente rimproverato per non averglielo detto. Mi porto questa pietra sul cuore. Volevo soltanto evitare un dolore in più in quel momento. Ricordo soltanto una frase: "Come hai potuto non dirmelo...". Mi rimbomba tra gli echi delle memorie mai perse e alla notizia della morte di mio padre, Pietro  é scoppiato in un pianto che si è chiuso in un assordante silenzio. Dopo qualche mese anche lui ha preso il volo. 
Io racconto perché io noi dobbiamo sapere che siamo figli di una generazione che ha portato nel sangue la nobiltà del tempo l'eleganza del silenzio lo stile che lega l'amore alla dignità. Siamo figli di uomini e di famiglie che hanno avuto come principio la dignità e il senso di una vita che ha posto al centro una tradizione. Quella tradizione dei Bruni e dei Gaudinieri. 

Siamo stati civiltà e non smarriamo questo senso. Dobbiamo continuare ad essere civiltà e testimonianza. Vorrei che ognuno di noi rilegesse il romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il Gattopardo. Noi siamo stati. Non disperdiamo un patrimonio di idee, di valori, di affetti. Siamo antichi anche noi ormai ma il tempo passa. Non ci sono più a prendervi per mano. Sempre ci saranno perché resteranno la nostra guida il nostro coraggio le nostre pazienze.
Anche Gino si  é unito in quel loro viaggio.

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