CICLISMO: NIBALI PREPARA LA FESTA, SONO IL PADRONE DEL TOUR = Beaucens, 24 luglio 2014 - «Sono il padrone del Tour, volevo dimostrare che sono il più forte. E ci sono riuscito».
Vincenzo Nibali cala il poker e prepara la festa. Il corridore siciliano della Astana ha messo il punto esclamativo sulla strepitosa cavalcata nel Tour de France 2014. La maglia gialla, nella giornata che ha portato il gruppo sul Tourmalet, ha trionfato nella 18a tappa, ultima frazione pirenaica, e ora ha 7'10« di vantaggio in classifica generale. »Volevo un'altra vittoria di tappa, un successo qui sui Pirenei era importante per tutta la squadra che ha lavorato alla grande«, dice Nibali dopo lo show coronato con un forcing irresistibile negli ultimi 10 km. »È fantastico aver vinto 4 tappe, non pensavo di farcela«, dice Nibali godendosi il quarto successo parziale. Parigi e il trionfo sono vicinissimi: »
Ora mancano poche frazioni, ho un vantaggio notevole e sono abbastanza tranquillo. Volevo lasciare la mia impronta sui Pirenei e ci sono riuscito, mi sentivo bene anche dopo gli sforzi compiuti ieri, ecco perché abbiamo sempre cercato di contenere il distacco da chi era in fuga. Volevo dimostrare che sono il più forte, volevo vincere la tappa a tutti i costi«, prosegue. »L'Hautacam era nella mia testa dal Tour del 2008, stavolta ho affrontato la salita finale come se si trattasse di una cronoscalata. Forse ho attaccato molto presto, ma tutto è cominciato con un'accelerazione di Chris Horner. Temevo di perdere la possibilità di vincere la tappa, quindi ho reagito subito. Dedico questo successo alla mia squadra, ha lavorato in maniera splendida«, dice il siciliano.
Mi sto divertendo molto quest'anno, a differenza di quanto è successo due anni fa. Il percorso in quel caso si adattava molto alle caratteristiche di Bradley Wiggins, con due lunghe cronometro. La sua squadra, poi, all'epoca era dominante«, osserva. È il momento dei primi bilanci: »La corsa di quest'anno è più dura, molte tappe sono state difficili e io ho avvertito la tensione sin dalla seconda frazione. La lettura della corsa è stata più complessa rispetto al passato. Da Sheffield in poi, sono stato capace di conservare quasi sempre la maglia gialla. E questo è stato possibile grazie alla collaborazione della mia squadra, abbiamo gestito benissimo la corsa«. Rispetto al passato, Nibali ha mostrato fondamentali capacità 'managerialì: »Non è la prima volta che conquisto il primato nella fase iniziale di una corsa a tappe, mi è capitato alla Vuelta dello scorso anno. Lì ho perso la leadership nell'ultima settimana perché in tanti hanno attaccato: è stata una lezione utile, ho imparato a gestire le pressioni«, racconta.
«È normale correre per controllare la gara quando si è in testa. Ho fatto quello che dovevo, sulla base delle esperienze maturate al Giro e alla Vuelta. Sono arrivato qui in buone condizioni e con un'ottima squadra. Certo, non sono un boss come lo era Lance Armstrong, per capirci», dice ancora. «Ma ora il quadro è delineato, ho 7 minuti di vantaggio e questo non è il frutto della prestazione in una singola giornata speciale. Ho guadagnato secondi su secondi, giorno per giorno, mentre i miei avversari hanno pagato gli sforzi compiuti. Ho dovuto gestire la pressione, è stata una situazione difficile a livello psicologico: qualche corridore, in questo contesto, può pagare dazio», afferma. «Io ho calibrato la mia preparazione per arrivare qui nelle condizioni migliori, mentre altri atleti sono andati al massimo in tutte le corse a cui hanno preso parte. Io ho puntato tutto sul Tour e ora sono il padrone», dice prima di svelare un aneddoto. «Il mio primo soprannome come ciclista è stato 'la pulce dei Pireneì. Me l'ha dato un amico di mio padre quando ero un ragazzino: ero piccolo e seminavo gli altri in salita. Poi sono diventato 'lo squalo dello Strettò e tutti si sono dimenticati della pulce...».
Vincenzo Nibali cala il poker e prepara la festa. Il corridore siciliano della Astana ha messo il punto esclamativo sulla strepitosa cavalcata nel Tour de France 2014. La maglia gialla, nella giornata che ha portato il gruppo sul Tourmalet, ha trionfato nella 18a tappa, ultima frazione pirenaica, e ora ha 7'10« di vantaggio in classifica generale. »Volevo un'altra vittoria di tappa, un successo qui sui Pirenei era importante per tutta la squadra che ha lavorato alla grande«, dice Nibali dopo lo show coronato con un forcing irresistibile negli ultimi 10 km. »È fantastico aver vinto 4 tappe, non pensavo di farcela«, dice Nibali godendosi il quarto successo parziale. Parigi e il trionfo sono vicinissimi: »
Ora mancano poche frazioni, ho un vantaggio notevole e sono abbastanza tranquillo. Volevo lasciare la mia impronta sui Pirenei e ci sono riuscito, mi sentivo bene anche dopo gli sforzi compiuti ieri, ecco perché abbiamo sempre cercato di contenere il distacco da chi era in fuga. Volevo dimostrare che sono il più forte, volevo vincere la tappa a tutti i costi«, prosegue. »L'Hautacam era nella mia testa dal Tour del 2008, stavolta ho affrontato la salita finale come se si trattasse di una cronoscalata. Forse ho attaccato molto presto, ma tutto è cominciato con un'accelerazione di Chris Horner. Temevo di perdere la possibilità di vincere la tappa, quindi ho reagito subito. Dedico questo successo alla mia squadra, ha lavorato in maniera splendida«, dice il siciliano.
Mi sto divertendo molto quest'anno, a differenza di quanto è successo due anni fa. Il percorso in quel caso si adattava molto alle caratteristiche di Bradley Wiggins, con due lunghe cronometro. La sua squadra, poi, all'epoca era dominante«, osserva. È il momento dei primi bilanci: »La corsa di quest'anno è più dura, molte tappe sono state difficili e io ho avvertito la tensione sin dalla seconda frazione. La lettura della corsa è stata più complessa rispetto al passato. Da Sheffield in poi, sono stato capace di conservare quasi sempre la maglia gialla. E questo è stato possibile grazie alla collaborazione della mia squadra, abbiamo gestito benissimo la corsa«. Rispetto al passato, Nibali ha mostrato fondamentali capacità 'managerialì: »Non è la prima volta che conquisto il primato nella fase iniziale di una corsa a tappe, mi è capitato alla Vuelta dello scorso anno. Lì ho perso la leadership nell'ultima settimana perché in tanti hanno attaccato: è stata una lezione utile, ho imparato a gestire le pressioni«, racconta.
«È normale correre per controllare la gara quando si è in testa. Ho fatto quello che dovevo, sulla base delle esperienze maturate al Giro e alla Vuelta. Sono arrivato qui in buone condizioni e con un'ottima squadra. Certo, non sono un boss come lo era Lance Armstrong, per capirci», dice ancora. «Ma ora il quadro è delineato, ho 7 minuti di vantaggio e questo non è il frutto della prestazione in una singola giornata speciale. Ho guadagnato secondi su secondi, giorno per giorno, mentre i miei avversari hanno pagato gli sforzi compiuti. Ho dovuto gestire la pressione, è stata una situazione difficile a livello psicologico: qualche corridore, in questo contesto, può pagare dazio», afferma. «Io ho calibrato la mia preparazione per arrivare qui nelle condizioni migliori, mentre altri atleti sono andati al massimo in tutte le corse a cui hanno preso parte. Io ho puntato tutto sul Tour e ora sono il padrone», dice prima di svelare un aneddoto. «Il mio primo soprannome come ciclista è stato 'la pulce dei Pireneì. Me l'ha dato un amico di mio padre quando ero un ragazzino: ero piccolo e seminavo gli altri in salita. Poi sono diventato 'lo squalo dello Strettò e tutti si sono dimenticati della pulce...».

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