PALMI (REGGIO CALABRIA), 25 luglio 2014 2014 - La
Corte d'Assise di Palmi, ha emesso il verdetto per l'omicidio di Fabrizio
Pioli, l'elettrauto di Gioia Tauro ucciso nel 2012 perché, secondo l'accusa,
aveva una relazione con una donna sposata di Melicucco, Simona Napoli. Il corpo
fu trovato un anno dopo. Il padre ed il cugino della donna, Antonio e Francesco
Napoli, sono stati condannati all'ergastolo ed il fratello Domenico a 18 anni.
Assolta la madre, Rosina Napoli e Domenico Galatà, accusato di favoreggiamento.
OMICIDIO DI FABRIZIO
PIOLI, MA IL LATITANTE FRANCESCO NAPOLI, CONDANNATO ALL’ERGASTOLO, ANCORA NON
SI È CONSEGNATO
Domenico Salvatore
Cala il sipario sulla
tragedia di Melicucco, una relazione clandestina “lavata” con il sangue? Non
ancora. C’è un latitante, braccato da Polizia e Carabinieri, da consegnare alla
Giustizia. Francesco Napoli, di 34 anni, condannato in primo grado all’ergastolo,
assieme allo zio Antonio Napoli per l'omicidio di Fabrizio Pioli, l'elettrauto
di Gioia Tauro, ucciso per ‘lupara bianca’ presumibilmente tra il 23 ed il 25 febbraio del
2012 è sparito dalla circolazione; ed è
attivamente ricercato dalle forze di polizia. Il corpo di Fabrizio Pioli, venne
trovato dai Carabinieri della Compagnia di Gioia Tauro, diretta dal capitano
Francesco Cinnirella, coordinato dal colonnello Lorenzo Falferi, comandante
provinciale, soprintendeva il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, circa un
anno dopo, il 1° marzo 2013, nelle campagne tra Rosarno e Melicucco, tra contrada Capoferro e Trofila, su
indicazione di Antonio Napoli 54 anni padre della ragazza, latitante di un anno.
A poche centinaia di metri dal luogo dove venne ritrovata la macchina della vittima, una Mini Cooper, incendiata. I
Carabinieri, si sono recati presso la sua abitazione per trasferirlo in carcere,
ma il giovane accusato di concorso in omicidio non c’era. Eclissato da alcuni
giorni, forse perché timoroso del verdetto. Da notare che il Napoli, in seguito
all'annullamento da parte della Corte di Cassazione dell'ordinanza di custodia
cautelare nei suoi confronti, rispondeva a piede libero. Ma Simona madre di un
bambino di quattro anni, separata dal marito, ha collaborato con i Carabinieri
ed il magistrato, p.m. di Palmi coordinato dal Procuratore Capo. Intuendo la
tragedia la ragazza, si è lanciata con
la sua macchina all’inseguimento del suo amante. Sino alla stazione dei
Carabinieri di Gioiosa Jonica, dove ha raccontato tutto, nel disperato
tentativo di salvare il suo amore. Tutto vano perché dopo il summit, il Pioli
era stato intercettato, ucciso e seppellito sotto due metri di terra. La
ragazza venne trasferita in una località segreta e per lei scattò il programma di protezione. Per il delitto furono arrestate quattro
persone: madre, padre, fratello e un cugino; il merito separato della donna,
pare non abbia preso parte alla vicenda.L'amore, si legge da qualche parte, è
un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia e adesione, rivolto verso
una persona, un animale, un oggetto o verso un concetto, un ideale. Oppure può
venire definito, sotto un altro punto di vista (scientifico), un impulso dei
nostri sensi che ci spinge verso una determinata persona. Su questa parolina
magica si sono innestati scrittori, poeti, registi attori, atrici, produttori,
tragediografi, commediografi, drammaturghi, per narrare le loro opere. Questa
storia calabrese, ambientata nella sterminata Piana di Gioia Tauro, tanto per
cambiare, ha per protagonisti due giovani sconosciuti, che si conoscono attraverso
Facebook… Fabrizio Poli, & Simona
Napoli. Nasce un'amicizia. nasce un sentimento, arriva cosi' la relazione,
clandestina pero', perche' Simona e' donna sposata. Una relazione amorosa che
sembra nascere dalle parole di Lucio Battisti…”In un mondo che/ non ci vuole più/ il mio canto libero sei tu/ E
l'immensità /si apre intorno a noi/ al di là del limite degli occhi tuoi/ Nasce
il sentimento /nasce in mezzo al pianto/ e s'innalza altissimo e va/ e vola
sulle accuse della gente/ a tutti i suoi retaggi indifferente/ sorretto da un
anelito d'amore/ di vero amore/ In un mondo che - Pietre un giorno case/ prigioniero
è - ricoperte dalle rose selvatiche/ respiriamo liberi io e te - rivivono ci
chiamano/ E la verità - Boschi abbandonati/ si offre nuda a noi e - perciò
sopravvissuti vergini/ e limpida è l'immagine - si aprono/ ormai - ci
abbracciano/ Nuove sensazioni/ giovani emozioni/ si esprimono purissime/ in
noi/ La veste dei fantasmi del passato/ cadendo lascia il quadro immacolato/ e
s'alza un vento tiepido d'amore/ di vero amore/ E riscopro te/ dolce compagna
che/ non sai domandare ma sai/ che ovunque andrai/ al fianco tuo mi avrai/ se
tu lo vuoi/ Pietre un giorno case/ ricoperte dalle rose selvatiche/ rivivono/ ci
chiamano/ Boschi abbandonati/ e perciò sopravvissuti vergini/ si aprono/ ci
abbracciano/ In un mondo che/ prigioniero è/ respiriamo liberi/ io e te/ E la
verità/ si offre nuda a noi/ e limpida è l'immagine/ ormai /Nuove sensazioni/ giovani
emozioni /si esprimono purissime/ in noi/ La veste dei fantasmi del passato/ cadendo
lascia il quadro immacolato/ e s'alza un vento tiepido d'amore/ di vero amore/ e
riscopro te/ “.
Un balzo nel passato. Ai mitici Anni
Sessanta. Alla cultura hippie, che era in origine un movimento giovanile partito
dagli Stati Uniti, diffuso in tutto il mondo. La parola «hippie» deriva da
«hipster», ed era stato inizialmente utilizzato per descrivere i beatnik che si
erano trasferiti nel distretto di Haight-Ashbury di San Francisco. Queste
persone avevano ereditato i valori sottoculturali della Beat Generation,
creando una controcultura con proprie comunità che ascoltavano rock
psichedelico, abbracciavano la rivoluzione sessuale e l'uso di stupefacenti. Per figli dei fiori si intendono
gli aderenti al movimento hippie caratterizzati da vestiti decorati con fiori o
vivacissime stoffe di colori vivi. Il loro ideale, di pace e libertà fonte Wikipedia,
è sintetizzabile in slogan quali "Mettete dei fiori nei vostri
cannoni" e "Fate l'amore, non la guerra", che risuonavano in
maniera evidente nel periodo della guerra del Vietnam. La ricerca sfrenata
della totale libertà era il significato insito nel loro stile di vita. Questo
movimento toccò particolarmente l'opinione pubblica, tanto da impressionare le
pellicole di molti registi, nonché la musica di molti artisti. . I Gigante cantarono
una famosa canzone (“Tema”), che ben si adatta…”Un giorno qualcuno ti chiederà:"Cosa pensi dell'amor?"/Penso che
l'amor sia la più bella cosa che/dia felicità, ma quel che credo è poi verità?/Vedo
tutti che si dan da fare per trovar/una donna che col pianto in gola poi li
lascerà./Amore è una parola, l'amore vero non esiste,/è solo nei sogni di chi
ha passato una triste gioventù./E' un sentimento che ora è vicino con la tua
mano,/cade come una stella, ed è lontano mille anni fa./Un'estate fa per molte
notti insieme a lei/ho creduto che fosse davvero gelosa di me./Sola la lasciai,
ma poi in silenzio ritornai,/ed ho scoperto che trovava chi consolava il suo
cuor.../Credo nell'amor, in ciò che sente il nostro cuor,/so di non sbagliar se
dico che l'amicizia lo può dar./L'arte è nel cuor, e la famiglia è calor,/poi
una donna c'è per completare questo nostro amor.../Viva, viva l'amor.../”Paolo e Francesca, sono due figure di
amanti entrate a far parte dell'immaginario popolare sentimentale, pur
appartenendo anche alla storia e alla letteratura. A loro è dedicata buona
parte del V canto della Divina Commedia di Dante Alighieri. Nella Commedia, i
due giovani - riminese lei (anche se nata a Ravenna), della vicina Verucchio
lui - rappresentano le principali anime condannate alla pena dell'inferno
dantesco, nel cerchio dei lussuriosi.In vita furono cognati (Francesca era
infatti sposata con Gianciotto, fratello di Paolo) e questo amore li condusse
alla morte per mano del marito di Francesca. Francesca spiega al poeta come
tutto accadde: leggendo il libro che spiegava l'amore tra Lancillotto e
Ginevra, i due trovarono calore nel bacio tremante che alla fine si scambiano e
caratterizza l'inizio della loro passione.La tragica vicenda amorosa di Paolo e
Francesca è stata rievocata altre volte, sempre in letteratura ma anche
nell'opera lirica. Particolarmente conosciuta, apprezzata ed amata è la
versione che ne ha dato nel 1914 il compositore italiano Riccardo Zandonai
nella sua Francesca da Rimini. La
vicenda storica. Le due famiglie dei da Polenta da Ravenna e dei Malatesta da
Rimini erano tra le più rinomate della Romagna e dopo una serie di scontri
esterni e di instabilità politica interna decisero di allearsi unendo in
matrimonio i loro figli.
Il patto venne
suggellato da un matrimonio che coinvolse la giovane Francesca da Polenta e il
più anziano, zoppo e rozzo, Gianciotto Malatesta. Per guadagnare l'approvazione
della giovane a questo matrimonio, la tradizione, che risale a Giovanni
Boccaccio (e al suo commento pubblico alla Commedia dettato tra il 1373 e il
1375), dice che sia avvenuto per procura, dove il procuratore fu il più giovane
e aitante fratello di Gianciotto, Paolo Malatesta, del quale Francesca si
invaghì per un malinteso, credendo che fosse lui il vero sposo, anche se ciò
non poteva essere possibile perché Francesca sapeva benissimo che Paolo era già
sposato. Si aggiungono poi al quadro narrativo tradizionale la figura del
brutto e crudele Gianciotto, fino al maligno servo che spiava i due amanti
(aggiunta romantica, non citato da Dante) e poi il tragico e noto finale del
duplice omicidio degli amanti. In realtà, fonte Wikipedia, secondo la vera
documentazione storica dei fatti, sono pochi i dati veramente riscontrabili: i
dati anagrafici dei protagonisti e la loro discendenza (una figlia di Francesca
e Gianciotto, due figli di Paolo). Non vi è traccia né della relazione
adulterina né del fratricidio-uxoricidio. Pare infatti che l'alleanza tra le
due famiglie fosse così vantaggiosa per entrambe, grazie a strategie
politico-dinastiche complementari, che il fatto di sangue diventò un fatto da
mettere a tacere il più presto possibile. Non si sa per esempio dove sia
accaduto realmente il duplice omicidio: alcune ipotesi indicano il Castello di
Gradara, ma si tratta solo di congetture. Altre ipotesi parlano della Rocca di
Castelnuovo presso Meldola.Amor ch’a nullo amato amar perdona… Amor,
ch’al cor gentil ratto s’apprende /prese costui de la bella
persona /che mi fu tolta; e ’l modo ancor m’offende. /Amor, ch’a
nullo amato amar perdona, /mi prese del costui piacer sì forte, /che,
come vedi, ancor non m’abbandona. / Amor condusse noi ad una
morte: /Caina attende chi a vita ci spense». /Queste parole da lor ci
fuor porte. /Quand’io intesi quell’anime offense, /china’ il viso e
tanto il tenni basso, /fin che ’l poeta mi disse: «Che
pense?». /Quando rispuosi, cominciai: «Oh lasso, /quanti dolci
pensier, quanto disio /menò costoro al doloroso passo!». /Poi mi
rivolsi a loro e parla’ io, /e cominciai: «Francesca, i tuoi
martìri /a lagrimar mi fanno tristo e pio. /Ma dimmi: al tempo d’i
dolci sospiri, /a che e come concedette Amore /che conosceste i
dubbiosi disiri?». / E quella a me: «Nessun maggior dolore /che
ricordarsi del tempo felice /ne la miseria; e ciò sa ’l tuo dottore. /Ma
s’a conoscer la prima radice /del nostro amor tu hai cotanto
affetto, /dirò come colui che piange e dice. /Noi leggiavamo un
giorno per diletto /di Lancialotto come amor lo strinse; /soli
eravamo e sanza alcun sospetto. /Per più fiate li occhi ci
sospinse /quella lettura, e scolorocci il viso; /ma solo un punto fu
quel che ci vinse. /Quando leggemmo il disiato riso /esser basciato
da cotanto amante, /questi, che mai da me non fia diviso, / la
bocca mi basciò tutto tremante. /Galeotto fu ’l libro e chi lo
scrisse: /quel giorno più non vi leggemmo avante». / Mentre che
l’uno spirto questo disse, / l’altro piangea; sì che di pietade/ io venni
men così com’io morisse. / E caddi come corpo morto cade./”. Tutto finito? Il gup del Tribunale di Palmi,
su richiesta della Procura, in illo tempore, diretta dal procuratore capo
Giuseppe Creazzo, ha rinviato a giudizio cinque persone, quattro delle quali
parenti di Simona Napoli. Una ragazza di Melicucco, separata, madre di un
bambino di quattro anni, con la quale Pioli, elettrauto di Gioia Tauro, aveva
iniziato una relazione nonostante fosse sposata. Una mossa azzardata in
Calabria, Sicilia e Campania. Per quel delitto, cinque persone furono rinviate
a giudizio: il padre della giovane, Antonio Napoli, di 55 anni, che era
latitante da mesi; la madre, Rosina Napoli (51); il fratello Domenico (23); il
cugino Francesco (33) e Pasquale Galatà. Quest’ultimo ne è uscito indenne
dalla vicenda. In base all’accusa, avrebbero sequestrato ed ucciso Fabrizio Pioli,
facendone poi sparire il corpo, per punirlo della relazione con Simona. Domenico Salvatore

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