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Scossone nel Pd, 14 senatori si autosospendono dopo il caso Mineo

Il premier indignato: «Non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo»

Esplora il significato del termine: Tredici senatori del Pd si sono autosospesi dal gruppo parlamentare in seguito all'allontanamento di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato che si sta occupando delle riforme. Lo ha annunciato il senatore Paolo Corsini in Aula a Palazzo Madama poco dopo le 11.30 di questa mattina. Mineo, ex direttore di Rai News 24 da tempo manifestava la sua contrarietà all'impianto del cosiddetto Italicum, la nuova legge elettorale il cui impianto era stato concordato fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi nello storico incontro al Nazareno, e sulla riforma del Senato. Il suo voto nella commissione Affari Costituzionali poteva essere decisivo e questo ha influito sul suo allontanamento. Una mossa che non è piaciuta a quella parte del Pd che fa capo alla minoranza che parla di «epurazione delle idee non ortodosse» e di «palese violazione della nostra Carta fondamentale». «Chiediamo dunque alla presidenza gruppo Parlamentare un chiarimento», ha sottolineato Corsini, già sindaco di Brescia e parlamentare di lungo corso. Che spiega come il numero potrebbe anche crescere nelle prossime ore. Indignata la reazione del presidente del Consiglio: il Pd è davanti a un bivio, «non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo». Così Matteo Renzi, rientrando in Italia dalla missione in Asia, si prepara a dar battaglia all'assemblea del Pd che avrà come scenografia un enorme 40.8 come sfondo.

I «dissidenti» e i numeri in Aula
I senatori autosospesi sono, inizialmente, Felice Casson, Vannino Chiti, Paolo Corsini, Erica D'Adda, Nerina Dirindin, Maria Grazia Gatti, Sergio Lo Giudice, Claudio Micheloni, Corradino Mineo, Massimo Mucchetti, Lucrezia Ricchiuti, Walter Tocci e Renato Turano. Poi si è aggiunto Francesco Giacobbe. I senatori chiedono «chiarimenti» al capogruppo, Luigi Zanda, prima dell'assemblea del gruppo che si terrà il prossimo 17 giugno. La presa di posizione dei 13 non potrà essere ignorata da Renzi e dal gruppo dirigente del partito, anche perché da un punto di vista numerico la situazione rischia di complicarsi. La maggioranza al Senato è di 161 (il plenum è composto dai 315 membri più cinque senatori a vita); lo scorso 25 febbraio il governo Renzi ottenne la fiducia con 169 «sì». 

Qualora i «ribelli» decidessero di mettersi di traverso , il premier avrebbe la certezza di soli 156 voti, cinque in meno della soglia di maggioranza.Tredici senatori del Pd si sono autosospesi dal gruppo parlamentare in seguito all'allontanamento di Corradino Mineo dalla commissione Affari costituzionali del Senato che si sta occupando delle riforme. Lo ha annunciato il senatore Paolo Corsini in Aula a Palazzo Madama poco dopo le 11.30 di questa mattina. Mineo, ex direttore di Rai News 24 da tempo manifestava la sua contrarietà all'impianto del cosiddetto Italicum, la nuova legge elettorale il cui impianto era stato concordato fra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi nello storico incontro al Nazareno, e sulla riforma del Senato. Il suo voto nella commissione Affari Costituzionali poteva essere decisivo e questo ha influito sul suo allontanamento. Una mossa che non è piaciuta a quella parte del Pd che fa capo alla minoranza che parla di «epurazione delle idee non ortodosse» e di «palese violazione della nostra Carta fondamentale».

 «Chiediamo dunque alla presidenza gruppo Parlamentare un chiarimento», ha sottolineato Corsini, già sindaco di Brescia e parlamentare di lungo corso. Che spiega come il numero potrebbe anche crescere nelle prossime ore. Indignata la reazione del presidente del Consiglio: il Pd è davanti a un bivio, «non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo». Così Matteo Renzi, rientrando in Italia dalla missione in Asia, si prepara a dar battaglia all'assemblea del Pd che avrà come scenografia un enorme 40.8 come sfondo.


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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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