Orsoni si dimette e attacca il Pd
Il sindaco di Venezia annuncia le sue dimissioni e revoca la giunta. Parole dure contro i vertici del partito: "Grande amarezza, ma ho sempre operato nell'interesse della città"
Venezia 13 giugno 2014 - Non poteva andare diversamente considerando il rumore che lo scandalo Mose ha riscosso in tutta Italia. Giorgio Orsoni si è dimesso da sindaco di Venezia. Lascia criticando i vertici del Partito democratico, attacca il presidente del Consiglio che, secondo Orsoni, si è rivolto a lui con eccessiva superficialità. Parole dure per chi solo qualche ora prima del passo indietro aveva chiesto la sua testa.
Lasciato solo. Quella di oggi è una "conclusione amara". A dirlo è lui stesso nella conferenza stampa in cui ha revocato anche la giunta. "Ho constatato che non c'è quella compattezza che mi era stata preannunciata per le cose urgenti da fare per la città e per questo ho voluto dare un segno chiaro della mia lontananza dalla politica e che si è concretizzato con la revoca della giunta, che vuole solo significare che e venuto meno il rapporto tra la mia persona e la politica che mi ha sostenuto fino ad ora". "E' un gesto solo politico, con una chiara pesa di distanza dalla politica". Sono certo di aver sempre lavorato per il bene della città", ha aggiunto, ribadendo un concetto già espresso ieri. Orsoni ha spiegato che le dimissioni saranno effettive tra 20 giorni ma che "potrebbero diventarlo prima a seconda degli eventi". L'ormai ex sindaco ha parlato di "conclusioni molto amare" dopo gli incontri di ieri con maggioranza e opposizione e di "gesti ipocriti anche da parte di persone che sostenevano le mia maggioranza". "Ho dovuto constatare - ha aggiunto - che non c'era la compattezza che mi era stata preannunciata per il da farsi per le cose urgenti". Orsoni ha quindi concluso dicendo di aver "voluto dare un segno chiaro della mia lontananza dalla politica".
Scaricato. Il sindaco di Venezia si è dimesso dopo quella che in molti hanno definito una scomunica da parte del Pd. "Siamo umanamente dispiaciuti per la condizione in cui si trova Giorgio Orsoni", avevano affermato in una nota Debora Serracchiani, vice segretario nazionale Pd e governatore del Friuli Venezia Giulia e Roger De Menech, segretario regionale del Pd Veneto, "ma dopo quanto accaduto ieri, e a seguito di un approfondito confronto con i segretari cittadino, provinciale e regionale del Pd, abbiamo maturato la convinzione che non vi siano le condizioni perché prosegua nel suo mandato di sindaco di Venezia". "Invitiamo quindi Orsoni a riflettere sull'opportunità nell'interesse dei cittadini di Venezia e per la città stessa di offrire le sue dimissioni". "Siamo convinti, inoltre, che non si debba disperdere quanto di buono il Pd di Venezia e tanti bravi amministratori hanno fatto e stanno facendo per la città. Per questo e per la necessaria chiarezza indispensabile in simili frangenti riteniamo che lo stesso Orsoni saprà dare prova di grande responsabilità".
Interrogato. Ieri mattina era tornato in libertà, patteggiando una pena di 4 mesi e una multa di 15mila euro nell'ambito dell'inchiesta sul Mose. Secondo quanto si apprende, avrebbe ammesso davanti ai pm ncilotto e Buccini l'esistenza dei finanziamenti illeciti. Inoltre avrebbe raccontato ai magistrati che furono i vertici del Pd veneziano Davide Zoggia (presidente della Provincia di Venezia dal 2004 al 2009 e ora deputato) e Michele Mognato a spingerlo da Giovanni Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, a chiedere soldi per la campagna elettorale.

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