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Operazione Breakfast. Arrestato Claudio Scajola, i dettagli

REGGIO CALABRIA. Claudio Scajola stava cercando di fare uscire Amedeo Matacena dal Dubai, dove si trova attualmente, per farlo andare in Libano dove sarebbe stato al sicuro dall'arresto per l'esecuzione pena per la condanna a 5 anni subita per concorso esterno in associazione mafiosa. Dopo essere fuggito dall'Italia, infatti, Matacena ha girato alcuni Paesi fino ad arrivare negli Emirati Arabi Uniti dove era stato arrestato dalla polizia locale al suo arrivo all'aeroporto di Dubai su segnalazione delle autorità italiane. Pochi giorni dopo, però, Matacena è tornato in libertà in quanto non è stata completata la procedura di estradizione in Italia. La giurisdizione degli Emirati arabi, dove non esiste il reato di criminalità organizzata e con i quali l'Italia non ha accordi bilaterali, prevede che i cittadini stranieri in attesa di estradizione non possano essere privati della libertà oltre un certo limite di tempo. 
Matacena non poteva però lasciare il Paese arabo in quanto privato del passaporto. Per la giustizia italiana è rimasto un latitante. È in questa fase, secondo l'accusa, che sarebbe intervenuto Scajola che avrebbe cercato di aiutare Matacena a trasferirsi in Libano. Gli altri arrestati, invece, stavano cercando di sistemare dei factotum di Matacena al vertice di alcune società. 

Il provvedimento di custodia cautelare in carcere ha colpito: Amedeo Matacena, 51 anni; Chiara Rizzo, 43 anni, moglie di Matacena; Claudio Scajola, 66 anni; Martino Politi, 46 anni. Ai domiciliari sono finiti: Antonio Chillemi, 74 anni; Raffaella De Carolis, 71 anni, madre di Matacena; Maria Grazia Fiordelisi, 51 anni, segretaria di Matacena; Roberta Sacco, 43 anni, segretaria di Scajola. Al momento risultano irreperibili Amedeo Matacena jr e la moglie. Gli agenti della Dia hanno compiuto delle perquisizioni nei confronti di Cecilia Fanfani, Maria Teresa Scajola, Elisabetta Hoffmann, Giorgio Fanfani, Pier Luigi Bartoloni, Giuseppe Speziali, Giovanni Morzenti, Daniele Santucci ed Emo Danesi. Nella villa di Claudio Scajola ad Imperia gli uomini della Dia hanno sequestrato computer fissi e portatili, tablet, alcuni smartphone e documentazione cartacea relativa a alcune società riconducibili all'inchiesta su Amedeo Matacena. 

La Dia ha perquisito anche l'ufficio di Scajola sequestrando anche in quel luogo computer e documenti. Ad assistere alla perquisizione della villa di via Diano Calderina dell'ex ministro è stata la moglie Maria Tersa Verda, in lacrime, e l'avvocato di Scajola, Mangia. Tra le nove persone indagate  c'è anche Vincenzo Speziali, nipote di un ex senatore calabrese del Pdl. Speziali, sarebbe coinvolto anche nelle indagini relative al soggiorno libanese di Marcello Dell'Utri. «C'è qualche identità personale - ha detto il procurare capo Federico Cafiero De Raho - in relazione alle due indagini. Si tratta di un personaggio destinatario di perquisizione che ci risulta protagonista nella vicenda Dell'Utri». Alla successiva domanda dei giornalisti di fare il nome, De Raho ha detto: «Speziali». 

Vincenzo Speziali, nipote e omonimo dell'ex senatore del Pdl, grazie al matrimonio con una parente dell'ex presidente libanese Amin Gemayel, secondo l'accusa avrebbe goduto di notevoli entrature in quel Paese, dove avrebbe dovuto rifugiarsi Amedeo Matacena. Dal decreto di perquisizione emerge che a Speziali si sarebbe rivolto in più occasioni Scajola. «Si tratta di un'indagine delicata e complessa». Il direttore della Dia, il reggino Arturo De Felice ha mostrato la sua soddisfazione per il primo risultato ottenuto nell'ambito dell'indagine Breakfast, nata dai rapporti tra la 'ndrangheta e la Lega Nord e che ha portato all'arresto dell'ex ministro Claudio Scajola per avere favorito la latitanza dell'ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena. «Si tratta di un'indagine delicata e complessa. - ha detto De Felice - In un momento di difficoltà, la Dia  è riuscita a mantenere alto il livello, la professionalità e l'efficienza». 

De Felice ha rimarcato il valore di un organismo interforze qual è la Direzione investigativa antimafia, come dimostra in questo caso l'intersezione tra «la parte strettamente giudiziaria e gli accertamenti di natura patrimoniale. Gli inquirenti hanno evidenziato  "la sempre maggiore spregiudicatezza" nelle conversazioni intercettate relative ai contatti tra l'ex ministro Claudio Scajola e la segretaria Chiara Rizzo. È quanto emerge anche dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, Olga Tarzia. Il 12 dicembre del 2013 Scajola contatta la Rizzo per coinvolgere, quale sua portavoce, nell'operazione finanziaria relativa ai beni di Matacena la sorella Maria Teresa. «Dopo un paio di ore - scrive il Gip - si registra la presenza di un nuovo contatto tra lo Scajola e la Rizzo, con sempre maggiore spregiudicatezza». Alla conferenza stampa, tenutasi nella sede del locale Centro operativo di via Calamizzi, hanno partecipato, oltre al direttore De Felice e al procuratore capo De Raho, anche il capo centro, colonnello Gianfranco Ardizzone, il sostituto procuratore della Dna Francesco Curcio, il dottor Leonardo Papaleo, capo III Settore Dia Reggio Calabria.

Pino D'Amico



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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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