
La conclusione del processo "Meta" traccia una linea di demarcazione nel complesso sistema criminale reggino certificando, in modo netto e indiscutibile, che la 'ndrangheta condiziona ogni settore della vita cittadina, dalle istituzioni all'economia.
Una strutturazione criminale a forma di piramide visibile, dietro la quale si muovono gli "invisibili", coloro che prestano faccia e professionalità per il conseguimento degli "affari puliti". Bene hanno fatto, pertanto, sia il Pm Lombardo, sia il capo della Procura di Reggio, Federico Cafiero de Raho, a chiarire che le indagini sono ancora aperte proprio sugli "invisibili", ovvero quegli insospettabili del mondo delle professioni, della politica, dell'imprenditoria e della massoneria deviata, complici della 'ndrangheta.
Bisogna domandarsi, infatti, perché, accanto ai grandissimi successi ottenuti dalla magistratura, parallelamente ci troviamo di fronte a cartelli criminali sempre più ricchi, potenti e inseriti negli "ambienti che contano". Un nodo che Reggio, la Calabria e l'intero Paese non possono permettersi di lasciare irrisolto.
Il risultato di questo processo, che dovrà trovare conferma nei due prossimi gradi di giudizio, certifica il lavoro serio svolto da Lombardo e dagli investigatori. Un lavoro lontano dai riflettori e senza protagonismi, ma decisivo per comprendere in futuro i movimenti e i sistemi criminali che hanno infestato i nostri territori e le nostre istituzioni in questi anni.
Poiché, pertanto, non può esistere una verità che non sia completa è imprescindibile arrivare "all'altra metà della Meta".
Giuseppe Falcomatà
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
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