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"Volti e luoghi di Cinquefrondi e dintorni". Storie di vita in fotografia

Cinquefrondi (Reggio Calabria) – Un lavoro certosino frutto di un impegno a favore della collettività per ricostruire la memoria storica di una intera comunità. E le sorprese non mancano visitando la mostra fotografica “Volti e luoghi di Cinquefrondi e dintorni” allestita presso la sede dell’associazione culturale Edicola di Pinuccio, il cui valore non solo antroposociologico ma anche gnoseologico risulta del tutto evidente. 

Un prezioso patrimonio di immagini di negativi di cellulosa o addirittura in vitro è stato reso fruibile ai visitatori grazie alla disponibilità dell’ottico e fotografo Tullio Tropeano, figlio del compianto Raffaele Tropeano, storico artigiano cinquefrondese dell’immagine, che ha pazientemente raccolto e catalogato i lavori di anni ed anni di professione al servizio dei cittadini e del territorio. 
Un virtuale passaggio di testimone ai volontari dell’associazione, Giulio Pittalis, Francesco Bonini e Renato Gallo che - con la proverbiale costanza e assiduità propria di chi opera per mero spirito di altruismo - hanno scansionato volti e storie di vita di tanti concittadini approntando un’esposizione godibile ai numerosi visitatori richiamati dall’opportunità di poter scorgere le sembianze o assaporare il gusto di rivivere un momento passato, che magari si credeva perso per sempre, di qualche congiunto se non addirittura della propria famiglia. 

Un lavoro preparatorio di circa 6 mesi ha preceduto l’allestimento della mostra, escludendo volutamente dalla rassegna raffigurazioni troppo personali e private come matrimoni o battesimi ma includendo – quale costume oramai desueto ma a riprova della trasformazione delle abitudini – le immagini dello svolgimento delle esequie, epifenomeno sintomatico del tempo che fu. Fisionomie e lineamenti intenzionalmente lasciati anonimi per consentirne il certo riconoscimento a parenti ed amici in gara per certificare incontestabilmente l’identikit dirimpetto. 
«Il motore comune che ci muove che è poi lo scopo sociale dell’associazione – dice Giulio Pittalis, uno dei curatori dell’evento – è esclusivamente la passione di poter rendere un servizio di riesumazione e reminiscenza della memoria collettiva del paese che spesso è serrata chissà dove in cassetti, armadi o cantine, restituendo ricordi ed identità ad una intera comunità che speriamo possa essere perpetrata da chi verrà dopo». 

Una sorta di consolidamento dei momenti fissati per mezzo di vecchie e datate immagini che disvelano - all’occhio del visitatore curioso ed attento – molto più di quanto portano sovrimpresso, offrendo altresì l’occasione  agli stessi ricercatori di scoprire il pezzo raro, l’immagine straordinariamente tanto inseguita e finora inedita da porgere allo sguardo inappagabile degli spettatori quale automatica gratifica per le fatiche sostenute. 

Un terzo settore del no-profit radicato sul territorio, capace ad accomunare per passione ed elargire emozioni e memoria, quello posto in essere dei volontari dell’Edp sul quale incombe - purtroppo - il serio rischio cessazione in quanto le autosovvenzioni che hanno consentito finora di ossigenare il progetto da sole risultano insufficienti a mantenere in piedi questa unanimemente apprezzata fucina culturale accessibile a tutti.          

Giuseppe Campisi
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