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UN POMERIGGIO CON IL GIUDICE GRATTERI

REGGIO CALABRIA, 04 – 04 – 2014. Pomeriggio soleggiato – quello appena trascorso – accompagnato da un leggero e piacevole vento di scirocco: tempo ideale per dedicarsi all’attività fisica all’aperto – come il jogging – o per passeggiare serenamente per le vie del centro. Ma coloro che hanno riempito interamente le fila del Teatro Cilea di Reggio Calabria, hanno un altro ben diverso programma, ovvero quello di farsi auditori della “lectio magistralis” del Procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale reggino Nicola Gratteri, impegnato in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta.

Nell’ambito delle iniziative di Panorama d’Italia, Maurizio Tortorella – Vicedirettore di Panorama – ha sottoposto l’instancabile magistrato ad un’intervista a 360°, iniziando dai 45 minuti di colloquio tra il premier Renzi ed il Capo dello Stato: “Dopo aver ottenuto delle garanzie sulle modifiche all’impianto legislativo e sull’organizzazione del Ministero, ho dato la mia disponibilità a ricoprire la carica di Ministro della Giustizia. Renzi – però - uscì dal salone che ha ospitato il colloquio, senza il mio nome: strano che abbia cambiato idea così, all’improvviso”!!
Il discorso si sposta subito sul fronte ‘ndrangheta, organizzazione criminale calabrese che oramai ha soppiantato altre potenti associazioni scellerate - come la camorra – conquistando una posizione egemone, grazie al cd. <<vincolo di sangue>> tra i suoi affiliati: “La ‘ndrangheta non ha un <<boss dei boss>>, ma lavora per locali. Non esiste una cupola. Il Crimine di San Luca - struttura di governo e decisionale della ‘ndrangheta, al di sopra dei tre mandamenti in cui è stata suddivisa la Calabria (Jonico, Tirrenico e Città) e di tutti i locali presenti nel resto d'Italia e del mondo - interviene nel solo caso di inosservanza delle regole della società: è il custode delle 12 tavole, <<l’uomo del monte>>, che dice se l’ananas è maturo o meno e che chiude un locale in caso di faida (lotta all’interno dello stesso locale di ‘ndrangheta). Le ultime operazioni delle forze dell’ordine, hanno svelato il nuovo assetto organizzativo del Crimine, mettendo in luce come suo Capo è – oggi – un uomo di seconda linea rispetto all’élite della ‘ndrangheta”.


Il Vicedirettore Tortorella - invita poi il giudice Gratteri a parlar del suo ultimo libro, “Acqua santissima: storia di rapporti tra Chiesa e ‘ndrangheta”, scritto unitamente al “compagno di viaggio” Antonio Nicaso, con il quale coopera da tempo: “Il libro è stato ampiamente criticato dalle autorità ecclesiasitiche, ancor prima che venisse pubblicato, senza comprendere – invece - che si tratta di un <<atto di amore>> per la Chiesa. La storia ci ha insegnato che la ‘ndrangheta ha avuto rapporti con uomini della Chiesa, con preti e con vescovi: alcuni di questi hanno accettato le logiche mafiose, altri hanno avuto il coraggio di denunciare, rimettendoci la vita. Lo ‘ndranghetista cerca di farsi vedere vicino al vescovo o al prete, in quanto ciò rappresenta non una forma di devozione, bensì di esternazione del potere. Il capomafia che fa scendere il figlioletto con una banconota da 200 euro per legarla al nastro della statua o dell’effigie di un Santo – che si ferma sotto la casa dello stesso, durante una processione – non lo fa di certo per generosità. Così come nel caso in cui diviene presidente di una squadra che sta retrocedendo: non ci guadagna nulla, se non credibilità, pubblicità e consenso popolare. Comprando 3-4 bravi giocatori ed arruolando un buon allenatore, la squadra tornerà a vincere, toccando i vertici della classifica: vi sarà un ritorno di immagine per la città ed il capomafia sarà visto come <<modello vincente>>”.

Il giudice Gratteri, si sofferma – poi – sui rapporti giudiziari intergovernativi, ritenendoli scarsamente efficaci: “Abbiamo sicuramente i migliori investigatori del mondo, ma in Europa chiunque è libero di pascolare. Se emerge che un Tizio in Germania è destinatario di un container di droga e la polizia locale scopre che in casa – lo stesso - detiene 2 kg di coca, il magistrato tedesco non ritarda mica l’arresto!! Siamo dunque ad <<Adamo ed Eva>>. Se la ‘ndrangheta è sempre più ricca, occorre cambiare le regole di ingaggio”.
Successivamente, il magistrato muove forti critiche anche al 41-bis, sostenendo che: “Così come è in Italia, il 41-bis non funziona. I detenuti del 41 bis sono spalmati in circa 12 carceri <<adattati>> e non costruiti appositamente: sarebbe opportuno concentrarli in solo 4 carceri. Inoltre, i 41-bis ammontano a circa 750 ed il nostro Paese potrebbe gestirne non più di 500: il carcere duro dovrebbe esser dato solamente a coloro che vengono riconosciuti come “capi”.. ma a volte si abusa. Per essere un bravo tecnico, devo essere asettico e dunque devo inseguire il fatto, non la persona: posso criticare il politico, il legislatore, ma col destinatario finale non faccio <<braccio di ferro>>”.
Gli ultimi argomenti affrontati hanno riguardato i paradisi fiscali – oggigiorno non molto lontani da noi – ed i beni confiscati. Al termine, Gratteri ha ringraziato tutti coloro i quali sono intervenuti, ironizzando: “Beh, se avete scelto di trascorrere un pomeriggio in mia compagnia, siete davvero dei masochisti”.

Maria Luisa Rossello
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