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Papa Francesco tra gli obiettivi della 'ndrangheta?

Dieci kalashnikov, due mitragliette e cinque pistole: è l'arsenale scoperto dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio Calabria in un'auto fermata per un controllo a Rizziconi. Il conducente, che è incensurato, è stato arrestato. L'arsenale, per il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, probabilmente era destinato ad un attentato che le cosche di 'ndrangheta potrebbero voler realizzare contro un obiettivo istituzionale. 
IL PAPA NEL MIRINO DELLA “GRAMIGNA”?
Domenico Salvatore

Fiiiiuuuuuuu! Altro che Pasqua di Resurrezione! Una Pasqua di sangue, morte, rovina e disperazione, sarebbe stato, l’obiettivo dei picciotti, armati sino ai denti e inviati, dai padrini, dopo un paio di sniffate, a combinare sfracelli, da qualche parte. Una carneficina, un’ecatombe, eccidio, massacro, strage. Con tutto quell’ambaradan in mano ai soldati della ‘ndrangheta, potevano fare male al Paese in termini d’immagine. Ma soprattutto all’obiettivo predestinato. Non è nemmeno certo, che nel mirino potesse entrarci la sagoma di un mammasantissima o due capibastone della ‘ndrangheta. Magari un ministro o sottosegretario. E perché no, un magistrato di spessore. Ipotesi campate in aria, testi, antitesi, sintesi…Ma non è nemmeno escluso, che nel mirino delle cosche mafiose calabresi ci fosse addirittura il Papa,  che sta preparando una visita in Calabria, dalle parti di  Cassano allo jonio (cs). Nei giorni scorsi il premier Matteo Renzi, era stato a Scalea (cs). Viene difficile pensare che le armi fossero appena uscite da un cargo nel vicino porto di Gioia Tauro; o stessero per entrarvi nello scalo, dirette chissà dove. Ed è complicato pure, ipotizzare uno scambio alla pari, armi contro cocaina. Poco probabile, ma almeno sulla carta, credibile, sembra l’ipotesi che ad acquistare le armi, sia stata una cosca di ‘ndrangheta. Per una ripresa armata delle ostilità. Da valutare se le armi sequestrate siano solamente la punta dell’iceberg, di un carico ben più consistente. Dopo la pax mafiosa del 1991-93, sulle ceneri del procuratore aggiunto della Cassazione Nino Scopelliti, assassinato a Piale nei pressi della sua Campo Calabro, il 9 agosto 1991, da un commando “gramignoso”, di fatto le armi hanno continuato a crepitare. I morti ammazzati a decine e centinaia, si sono pure contati in questi vent’anni e passa. Ma chi è il corriere? Non pare fosse inserito negli organici della cosche mafiose più gettonate. Anzi, sembra che fosse addirittura un incensurato. Secondo un clichè consolidato. Per queste operazioni, la ‘ndrangheta, non può correre il rischio di clamorosi’granchi’.

 

Un incidente di percorso tuttavia può verificarsi.Rizziconi il paesone al confine con Rosarno e Gioia Tauro per intenderci è stato da sempre una polveriera. L’ultima strage in ordine di tempo è stata quella di Contrada “Spina”, il 29 agosto del 2012. Il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Palmi, Fulvio Accurso, il 10 dicembre 2013, ha condannato all'ergastolo Francesco Ascone, di 37 anni, ritenuto responsabile del triplice omicidio di Remo Borgese e dei suoi due figli, Antonino e Francesco. La sentenza è stata emessa al termine del processo con rito abbreviato. Il triplice omicidio avvenne il 29 agosto del 2012 nella frazione Spina del comune di Rizziconi. Oltre alle tre vittime fu ferito anche Antonino Borgese, omonimo e cugino di una delle vittime.  L’assassino reo confesso, interrogato dal procuratore capo della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo e dal pm Francesco Iglio alla presenza del suo legale Guido Contestabile, disse di essere stato di mira dalle vittime con due colpi di fucile. Senza scomodare la strage compiuta dalla così detta “Belva di Drosi” Domenico Maisano, sulla cui testa pendeva una taglia di cinque milioni di lire. Una faida a sfondo familiare tra gli Stillitano e i Maisano.

 

L’assassino uccise cinque persone ed altrettante ne ferì, per vendicare il    nipote prediletto Martino Seva, che manteneva agli studi, ricoverato in una clinica di Firenze e finito su una sedia a rotelle.  il 17 maggio 1960, Antonio Stillitano aveva ferito gravemente Martino Seva, nipote del Maisano (fonte Facebook).  Il 22 dicembre 1962 Domenico Maisano, armato di lupara e rivoltelle, uccide a sangue freddo Maria e Natalina, rispettivamente di 25 e 21 anni ; Carmela, una loro nipote sedicenne, resta gravemente ferita.  Ma che sta succedendo in Calabria? Le cosche della “Gramigna” si muovono freneticamente dall’Aspromonte al Pollino passando per le Serre e La Sila; dallo Jonio al Tirreno; dallo Stretto a Castrovillari. La scoperta delle armi, è stata fatta durante un normale controllo operato dalle Fiamme Gialle del Comando provinciale, diretto dal colonnello Alessandro Barbera. Nel bagagliaio di un incensurato, Marino Belfiore. La Guardia di Finanza ha scovato un vero e proprio arsenale da guerra.

 

Dieci kalashnikov, due mitragliette, cinque pistole con il numero di matricola punzonato e le relative munizioni. Proprio alle porte di Rizziconi, lungo la strada provinciale 33 che conduce a Gioia Tauro, sotto Natale, il 14/12/2013, un uomo di 40 anni, Giuseppe Pisano, che si occupava della manutenzione del termovalorizzatore di Gioia Tauro, ma non risulterebbe legato ad ambienti criminali, era stato ferito in un agguato compiuto con un Kalashnikov, a bordo di un fuoristrada Mitsubishi Pajero.L'uomo titolare, insieme ai fratelli, di un'officina metalmeccanica, ricoverato nell'ospedale “Santa Maria degli Ungheresi” di Polistena nonostante siano stati sparati una ventina di colpi è scampato alla morte. Pisano in prossimità di un vecchio passaggio a livello, si è  salvato gettandosi per terra nell'abitacolo. Le sventagliate del micidiale AK 47,  hanno centrato il parabrezza e la parte anteriore della vettura. Non si era visto mai, prima d’ora, un fatto così a Rizziconi, comune confinante, ’attaccato’, legato e collegato con Gioia Tauro. Sebbene…omicidi, rapine, scippi, furti, rakett delle estorsioni, caporalato, sequestri di persona, risse, scontri armati, litigi, agguati, stragi famigerate e via di sèguito. Pure qualche singola arma sequestrata pistola, lupara, tritolo, mitraglietta; ma uno spiegamento di armi così, mai. Gl’inquirenti, come da prassi, non si sbilanciano. Mantengono il massimo riserbo. Indagano, analizzano, esplorano, meditano, sviscerano, approfondiscono, riflettono, pensano, ponderano. Secondo il procuratore capo della Repubblica di Reggio Calabria Federico Cafiero De Raho, le armi avrebbero potuto essere utilizzate per un attentato ad un obiettivo istituzionale.

 

Il conducente della macchina che aveva trasformato il cofano posteriore in un vero e proprio arsenale è stato arrestato e gli investigatori stanno indagando su di lui per accertare eventuali contatti con esponenti delle cosche di 'ndrangheta del reggino. Parlano i massimi responsabili antimafia, ma dalle loro bocche escono solamente frasi scontate, di circostanza, inevitabili…Il procuratore nazionale Franco Roberti:”Vedo i fatti.

 

La situazione in Calabria è di massimo allarme, come è accaduto già nel 2010: la 'ndrangheta è pronta a colpire. Il sequestro di armi micidiali che è stato effettuato  è un gravissimo segnale di allarme, perchè dimostra la capacità delle 'ndrine di riorganizzarsi nonostante i duri colpi subiti negli ultimi anni e di programmare attentati verosimilmente a danni di esponenti istituzionali, e in particolare di magistrati. È necessario, un urgente approfondimento della questione anche a livello di Comitato nazionale di ordine e sicurezza, per verificare anche l'adeguatezza delle misure di tutela disposte per i magistrati calabresi.Il presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi:”L'allarme del Procuratore Cafiero De Raho sui rischi di una nuova offensiva di tipo militare delle 'ndrine calabresi non va sottovalutato. Lo dichiara Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia.

 

Occorre garantire, tutti gli strumenti che servono alla sicurezza degli uomini e delle donne, che sul territorio assicurano il rispetto della legalità e contrastano con grande determinazione vecchi e nuovi poteri criminali.  Dalla prossima settimana, la Commissione Antimafia sarà in ogni provincia della Calabria per dare un segnale di unità e di concreto sostegno ai magistrati e delle forze dell'ordine, che stanno conducendo indagini rilevanti contro la 'ndrangheta. Non possiamo permettere alcun arretramento dello Stato. Negli ultimi anni si sono registrati risultati davvero significativi, che hanno dimostrato come la mafia calabrese non sia invincibile e hanno dato più forza alle tante realtà civili e sociali che si battono per una Calabria libera dalla violenza e dai condizionamenti della criminalità organizzata”. Gl’inquirenti stanno setacciando per filo e per segno, tutti i possibili obiettivi della ‘ndrangheta. Il Papa ultimamente si è scagliato contro la corruzione ed i corruttori; e contro le mafie. Sulla falsariga dell’anatema di Sua Santità Giovanni Paolo II. Il 9 maggio del 1993, Karol Wojtyla, con un coraggio che sfiorava la temerarietà se non l’incoscienza gridò…”Dio ha detto una volta: non uccidere. Non può uomo, qualsiasi umana agglomerazione, mafia, non può cambiare e calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano talmente attaccato alla vita, popolo che ama la vita, che dà la vita, non può vivere sempre sotto la pressione di una civiltà contraria, una civiltà della morte. Qui ci vuole la civiltà della vita.

 

Nel nome di questo Cristo crocifisso e risorto, di questo Cristo che è via, verità e vita lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio!”. Un altro papa, Benedetto XVI, il 3 ottobre 2010 a Palermo, aveva gridato con forza: “Non abbiate paura di contrastare il male! Insieme, sarete come una foresta che cresce, forse silenziosa, ma capace di dare frutto, di portare vita e di rinnovare in modo profondo la vostra terra! Non cedete alle suggestioni della mafia, che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo, come tante volte i nostri vescovi hanno detto e dicono!”. Un terzo Papa Jorge Mario Bergoglio, il 26 maggio 2013, ha lanciato un altro anatema/appello:  “Mafiosi convertitevi!”. La preghiera di Papa Francesco, pronunciata,  subito dopo l’Angelus, in piazza San Pietro, richiama l’indimenticabile grido contro la mafia di Giovanni Paolo II,  nella Valle dei Templi di Agrigento. Bergoglio, ha ricordato la beatificazione, avvenuta  a Palermo, di don Pino Puglisi, sacerdote e martire, ucciso dalla mafia nel 1993. A presiedere il rito in rappresentanza di Papa Francesco è stato l’arcivescovo emerito del capoluogo siciliano, il cardinale Salvatore De Giorgi. “Don Puglisi   è stato un sacerdote esemplare, dedito specialmente alla pastorale giovanile. Educando i ragazzi secondo il Vangelo li sottraeva alla malavita, e così questa ha cercato di sconfiggerlo uccidendolo.

 

In realtà, però, è lui che ha vinto, con Cristo risorto. Io penso  a tanti dolori di uomini e donne, anche di bambini, che sono sfruttati da tante mafie, che li sfruttano facendo fare loro un lavoro che li rende schiavi, con la prostituzione, con tante pressioni sociali. Dietro a questi sfruttamenti, dietro a queste schiavitù, ci sono mafie. Preghiamo il Signore perché converta il cuore di queste persone. Non possono fare questo! Non possono fare di noi, fratelli, schiavi! Dobbiamo pregare il Signore! Preghiamo perché questi mafiosi e queste mafiose  si convertano a Dio e lodiamo Dio per la luminosa testimonianza di don Giuseppe Puglisi, e facciamo tesoro del suo esempio!”. Papa Francesco, sarà a giugno in Calabria, ed ha scelto la diocesi di Cassano allo Ionio. Una diocesi, per la quale il Pontefice ha dimostrato una grande attenzione, vista anche la nomina del vescovo, monsignore Nunzio Galantino, quale segretario generale della Conferenza episcopale italiana .  L’annuncio è stato dato  dal segretario generale della Cei, in occasione di un’assemblea plenaria della diocesi di Cassano di cui Galatino pugliese di nascita, calabrese di adozione, è vescovo. In quel territorio, poi, si sono verificati anche due fatti di cronaca che sono stati seguiti dallo stesso Papa Francesco, l'omicidio del piccolo Cocò Campilongo  e quello del sacerdote don Lazzaro Longobardi.

 

I preti di Cassano allo Jonio, hanno scritto al Papa ed il Pontefice ha risposto il 28 Dicembre 2013:” Non ho ancora avuto il piacere di conoscervi di persona ma spero di poterlo fare presto". Papa Francesco  ha  nominato "in data 25 marzo" segretario della Cei "ad quinquennium", cioè per i prossimi cinque anni monsignor Galantino, consacrato vescovo nel 2012; era già stato nominato segretario generale ad interim il 28 dicembre 2013, in sostituzione di mons. Mariano Crociata, segretario generale dal 2008  . Dal 1996 ricopre l'incarico di Cappellano di Sua Santità.  I vescovi affermano in un comunicato di apprezzare: dedizione, passione e impegno.  Preoccupato per le parole dure che il Papa aveva pronunziato contro la mafia si era dimostrato, il procuratore aggiunto del Tribunale di Reggio Calabria. Nicola Grattieri, nei giorni scorsi, aveva detto fra l’altro…” Il Papa "è sulla strada giusta. Ha subito lasciato segnali importanti" e "punta a fare una pulizia totale"Un atteggiamento che non può piacere a quella mafia che "si è nutrita delle connivenze con la Chiesa" e che Grattieri ha raccontato nel libro “Acqua Santissima”. Un altro best-seller che sta spopolando, come i precedenti lavori. La  vecchia ‘ndrangheta aveva sempre respinto la strategia della tensione; se non quella dello stragismo. Nei summit di Africo, San Luca, Platì, Locri, Siderno, Marina di Gioiosa, Palmi, Gioia Tauro, Rosarno, Nicotera, Lametia Terme, la risposta ferma e decisa fu sempre la stessa.

 

Vale ancora quella filosofia? Nonostante l’assassinio di due valenti magistrati come: Nino Scopelliti, sostituto procuratore generale della Corte di Cassazione di cui abbiamo detto e Francesco Ferlaino, avvocato generale della Corte d'appello di Catanzaro, anche Presidente della Corte di Assise a Cosenza, poi di quella di Assise d'Appello di Catanzaro. Fu ucciso a colpi di fucile il  3 luglio 1975 in prossimità della sua abitazione  a Lamezia Terme da sicari rimasti sconosciuti. Al suo nome è intitolato il Palazzo di Giustizia di Catanzaro. Il comune di Lamezia Terme gli ha dedicato una via. Ed anche del vicepresidente del Consiglio Regionale della Calabria, Francesco Fortugno. Il 16 ottobre 2005 a Locri, nel giorno delle primarie dell'Unione, è stato ucciso all'interno del seggio da un killer a volto coperto, con 5 colpi di pistola. Ai funerali, ha partecipato anche Carlo Azeglio Ciampi, allora presidente della Repubblica. Negli stessi giorni migliaia di studenti scesero in piazza a manifestare contro l'uccisione del politico e contro la 'Ndrangheta. Nasce così l’associazione " E adesso ammazzateci tutti". 


Domenico Salvatore

 

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