L'Italia rivendichi il suo europeismo nel Mediterraneo
Di Micol Bruni
In una Europa dai confini "sfrontati" il processo europeistico non può coinvolgere soltanto gli Stati o le Nazioni consolidate nella geopolitica storica. Non basta più. Gli innesti etnici e antropologici, oltre ad una questione economica di flussi sui e dei mercati delle finanze, chiamano in causa un ridimensionamento dei nazionalismi, ma fortificano l'idea di civiltà.
Bisogna partire da un presupposto centrale. L'Europa è sostanzialmente l'incontro e l'intreccio di Nazioni che provengono da spazi di civiltà consolidate in quei processi che sono stati e sono storici, ma restano principalmente incontro di popoli nell'esercizio della comprensione, della accettazione e della condivisione.
La condivisione è il capire e il rispettare tradizioni diverse in una visione inclusiva. L'Europa può esistere soltanto se si crea una visione europeista.
Certo, non tutti gli Stati confermano una tale dichiarazione. Ma è necessario che questo avvenga.
Ennio Silvio Piccolomini è stato un precursore dall'europeismo. Machiavelli sapeva guardare alla sua città come una Nazione oltre i "federalismi". Quindi all'interno di una Europa che è anche Mediterraneo. Ovvero, è incontro tra Occidente ed Oriente.
L'esempio della Ucraina, oggi, è una testimonianza che deve farci riflettere. Come la questione Adriatica e balcanica ieri. Se c'è una Europa dei mercati deve pur esserci una Europa politica che permette la realizzazione dei processi culturali. Il problema resta economico.
È chiaro che dietro ad ogni dato economico - finanziario che tocca il rapporto costi - benefici dei mercati insiste sempre un processo politico.
Per l'Italia l'Europa non può sussistere senza una sana politica rivolta ai mediterranei inclusivi.
L'europeismo è una politica delle economie in una identità delle Nazioni. È su questo progressivo progetto che l'Italia deve fortemente rivendicare la sua posizione storica e geografica all'interno di un Mediterraneo delle civiltà non divise ma condivise.
In una Europa dai confini "sfrontati" il processo europeistico non può coinvolgere soltanto gli Stati o le Nazioni consolidate nella geopolitica storica. Non basta più. Gli innesti etnici e antropologici, oltre ad una questione economica di flussi sui e dei mercati delle finanze, chiamano in causa un ridimensionamento dei nazionalismi, ma fortificano l'idea di civiltà.
Bisogna partire da un presupposto centrale. L'Europa è sostanzialmente l'incontro e l'intreccio di Nazioni che provengono da spazi di civiltà consolidate in quei processi che sono stati e sono storici, ma restano principalmente incontro di popoli nell'esercizio della comprensione, della accettazione e della condivisione.
La condivisione è il capire e il rispettare tradizioni diverse in una visione inclusiva. L'Europa può esistere soltanto se si crea una visione europeista.
Certo, non tutti gli Stati confermano una tale dichiarazione. Ma è necessario che questo avvenga.
Ennio Silvio Piccolomini è stato un precursore dall'europeismo. Machiavelli sapeva guardare alla sua città come una Nazione oltre i "federalismi". Quindi all'interno di una Europa che è anche Mediterraneo. Ovvero, è incontro tra Occidente ed Oriente.
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Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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