La cultura nella politica di un popolo e nella solitudine della nobiltà
Di Micol Bruni

Il rapporto tra politica e cultura, e il suo relativo rapporto, come può essere posto sulla "tavola" della variazione dei valori di una esistenza? C'è sempre una relazione tra cultura e politica. Tale relazione si registra anche nel tempo e della scrittura letteraria. Perché ogni scrittore, in fondo, rappresenta ciò che è e si rappresenta manifestandosi con idee e il trasporto delle idee nel proprio mestiere di scrittore. Nella visione di Giuseppe Berto, dannunziano nello spazio vitale dei legami tra vita e letteratura ma anche nella manifestazione di una libertà delle idee, c'è la cultura come principio fondante nei processi di identificazione tra la storia e la sintesi enigmatica del linguaggio letterario. In ogni sua pagina si avvertano almeno alcuni "tempi", che sono quelli del vissuto e del presente in termini esistenziali e quello della scrittura sul piano esistenziale.
Di Micol Bruni

Il rapporto tra politica e cultura, e il suo relativo rapporto, come può essere posto sulla "tavola" della variazione dei valori di una esistenza? C'è sempre una relazione tra cultura e politica. Tale relazione si registra anche nel tempo e della scrittura letteraria. Perché ogni scrittore, in fondo, rappresenta ciò che è e si rappresenta manifestandosi con idee e il trasporto delle idee nel proprio mestiere di scrittore. Nella visione di Giuseppe Berto, dannunziano nello spazio vitale dei legami tra vita e letteratura ma anche nella manifestazione di una libertà delle idee, c'è la cultura come principio fondante nei processi di identificazione tra la storia e la sintesi enigmatica del linguaggio letterario. In ogni sua pagina si avvertano almeno alcuni "tempi", che sono quelli del vissuto e del presente in termini esistenziali e quello della scrittura sul piano esistenziale.
Tra le fasi di interlocuzione c'è sempre la misura che è una costante dell'uomo inquieto che si confronta con la solitudine, ovvero con le solitudini. Berto tra il passo camminante all'interno della cultura e le passeggiate nella politica pone sempre non solo il suo essere uomo, ma soprattutto il suo essere scrittore. Essere scrittore nella tradizione delle forme della cultura e dei valori in un contesto fortemente stretto tra le maglie di un imperante neoilluminismo e le griglie di un radicante relativismo.
Berto ha vissuto un attraversamento convulso e convulsivo.
Dal Fascismo agli anni Sessanta. C'è stato un mutamento di epoche, anche se le visioni della politica sono ben solide all'interno di una chiave di lettura che è quella degli intellettuali tra due bandiere e sempre in bilico tra due barricate. Berto conosce bene questo sistema e questo approccio sistematico al rapporto tra cultura e politica. È stato sempre consapevole di ciò, tanto che mai rinnegò le sue guerre fasciste e mai si apre ad altri contesti. Non volle mai che lo si identificasse come uno scrittore neorealista. Preferiva essere definito uno scrittore "neoromantico". Ma la sua vita è stata una vita vissuta lungo il filo del neoromanticismo e della squisita armonia - disarmonia dell'inquieto eretico.
Un manifesto di solitudine consapevole è da considerarsi il suo dire e sentire impaginato in "Colloquio con il cane". La solitudine è una avvertenza. Per un uomo come lui vissuto nel patriottismo dei valori romantici, appunto, e nella tradizione di una riflessione mai rinnegante la solitudine costituisce non un isolamento. Bensì una scelta.
In fondo, Berto è l'uomo e lo scrittore delle scelte. Il rischio è nel coraggio. Fa una scelta precisa quando afferma, durante la sua presenza a un convegno sul pensiero di destra, che: "Sono qui per difendere il mio diritto di non essere perseguitato come fascista soltanto perché non voglio dichiararmi antifascista".
Il coraggio della scelta di Berto in una temperie fortemente condizionata dal radical pensiero debole. Ma i suoi principi sono di una presenza di un pessimismo dell'ironia. Ovvero si serve dell'ironia per non ascoltate la fragilità della leggerezza e l'ironia è nella salvezza che il dubbio possa dare un senso alla ragione della fede. Tutta la sua opera resta impregnata di questa ragnatela tra le ombre del dubbio e le luci della perseverante e inquietante visione della vita tra i gli scavi della memoria.
In un tale modello interpretativo non ci sono vacuità nella sua scrittura e nel suo orizzonte di scrittore. Il vuoto delle cose perse non gli appartiene. Forse le crepuscolari piccole cose di una vita grande, sì. Cosa può significare dialogare con il cane? È sempre tempo di rincasare quando intorno non c'è nobiltà di idee e i testimoni sono perdute genti e neppure briganti. Una metafora che è guida del suo percorso narrativo in un io narrante che traccia i destini dello scrivere e dello scrittore. Non c'è mai isolamento. Ci sono scelte. La nobiltà della solitudine. D'altronde nella solitudine, in Berto, si custodiscono le perle del senso tragico.
Un senso tragico che vive già come riferimento in due geografie: Venezia e la la Calabria. Luoghi non solo manifesti di una realtà. Luoghi di una metafora. Abitandola si abita l'essere del luogo e la metafisica delle anime nei processi si fa esistenza che dà senso alla cultura di un popolo, di un uomo, di una civiltà. La cultura e la tradizione di un uomo e della sua identità in una politica che ha il senso della nobiltà. Su questa idea lo scrivere di Berto ha tracciati forti.
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
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