CartaStraccia.News

“Carta Straccia”, nel nome la provocazione, nel contenuto la sostanza. Leggetelo. Non per abitudine, ma per scelta.

Editors Choice

3/recent/post-list

Elezioni europee. Un consiglio a Renzi

Faremmo un errore molto grave se continuassimo a pensare alle elezioni europee, come se fossero un referendum sull’euro (del tipo del miserabile pseudo-referendum per la secessione veneta), oppure un sondaggio sul consenso residuo a Berlusconi, o persino un primo esame dell’esperimento Renzi.

C’è in gioco molto di più: l’avvenire dell’Europa, che è la cosa più importante, di cui parlare

1.      Le elezioni ci portano, per l’applicazione degli accordi di Lisbona (frutto della Presidenza europea di Prodi) una grande novità. Il Parlamento che sarà eletto nominerà per la prima volta il Presidente della Commissione europea. Quindi noi andremo a votare indirettamente la persona che sostituirà Barroso (ed i suoi sorrisetti di compassione). La cosa ci riguarda e molto.

Il PPE, il partito popolare europeo, ha scelto come suo candidato Jean-Claude Juncker, che ha già ricoperto molti incarichi in sede UE. Gli S&D, già PSE, gli eurosocialisti hanno puntato su Martin Schultz, quale proprio candidato.

(L’Alde, alleanza dei liberali e dei democratici europei, ha scelto come proprio rappresentante Guy Verhofstadt. La Sinistra Europea ha come proprio candidato Alexis Tsipras, ormai conosciuto anche in Italia. I Verdi Europei puntano, invece, su due nomi, Josè Bové, un convinto oppositore degli Ogm, e Ska Keller un’esperta nel campo dell’immigrazione.) 

 La scelta sarà soprattutto fra i due candidati che hanno più probabilità di vittoria: il candidato del PPE scelto dalla Merkel ed il candidato del PSE scelto dai social-democratici. Jean-Claude Juncker, non a caso lussemburghese, proveniente dalla burocrazia europea, è ovviamente una personalità secondaria che ha il merito di assecondare la linea della Cancelliera Merkel. Martin Schultz ha una personalità più forte e potrebbe anche vantare il merito di essere un membro dell’opposizione alla Cancelliera. È un politico tedesco e conosciamo poco la sua opinione sul “problema Italia” (fu anche lui autore di sorrisetti di compassione nei confronti di un premier italiano). Comunque è una zuffa tra due tedeschi, segnale molto significativo della atmosfera europea.

Giochiamo quindi fuori casa e constatiamo che ci siamo esclusi dal gioco europeo che conta. Ora dobbiamo prendere coscienza che battere i pugni in Europa dovrebbe cominciare innanzitutto con il votare alle elezioni europee con saggezza e con accortezza politica.

2.      Partiamo da una posizione difficile. La nostra proiezione tradizionale in Europa sarebbe stata il PPE ai tempi in cui la DC ne era alla guida ed imponeva ad esso la sua posizione di Partito di centro con grandi aperture sociali e con un vero progetto di unità europea. Ora invece il Ppe è rappresentativo della posizione dei partiti conservatori che ne hanno preso la guida, alcuni dei quali sfacciatamente euroscettici, ed è unanime nel sostenere la rigidità austera imposta dal suo massimo esponente, la Cancelliere Merkel. Il PPE ha, come principale componente italiana, il gruppo politico di Berlusconi.

Peraltro gli S&D, che oggi sono  meno rigidi sul problema “austerità e sviluppo” non hanno mai avuto grande entusiasmi per una rapida unificazione europea, rimasta lettera morta dai tempi della Presidenza Prodi.

3.      Questo grigio panorama potrebbe essere la grande occasione di Renzi, che ha annunciato un modo italiano di stare in Europa più orgoglioso e costruttivo, anche se ha sollevato insopportabili “sorrisetti” per la sua debolezza e per la debolezza italiana. Se potessi dare un consiglio a Matteo Renzi,  (“Ma chi sono io per dare consigli?” come direbbe Papa Francesco), gli direi di cominciare la sua battaglia dal partito dei socialisti europei.

 Renzi ha avuto il coraggio, e forse la temerarietà, di far aderire, finalmente senza dubbi, il Partito Democratico al vecchio PSE, che ora ha cambiato nome. Ora giochi questa carta fino in fondo. Sei paesi europei (fra cui la Francia) sono governati da partiti aderenti agli S&D, e tutti gli altri paesi hanno una opposizione importante rappresentata dagli S&D. Il più forte e significativo di questi paesi è la Francia, paese fondatore della unità europea, la cui volontà politica in questo momento è fortemente indebolita dalla vittoria delle destre alle elezioni amministrative..

Renzi faccia adottare il suo programma di crescita europea a tutti i socialisti, conduca la sua battaglia non solo come “premier” italiano, ma come principale animatore del Partito europeo che ha coraggiosamente scelto e lo convinca ad impugnare la bandiera dello sviluppo economico e della più forte unità europea. Se farà questo la Merkel ne avrà timore o lo ascolterà. E non solo lei.

È compito troppo alto per lui? Forse, ma giochi tutte le carte con franchezza e con coraggio, si ricordi che rappresenta l’Italia e lo ricordi a tutti i Paesi europei che lo hanno dimenticato. La Francia, oggi paralizzata dalla vittoria degli antieuropeisti, lo seguirà.

Perché chiediamo a Renzi di fare quello che dovrebbe fare, e non fa, il PPE? La risposta è dolorosamente facile. Perché non c’è più una DC che interpreti l’Italia buona, volenterosa e lavoratrice, quella DC che impose con De Gasperi il sogno europeo all’Europa distrutta e violata dai nazionalismi pazzi e criminali che oggi stanno risorgendo. Qualcuno a questo punto dirà che non c’è più la DC, ma ci sono sempre i cattolici che sono il gruppo sociale più europeista che si possa desiderare. È vero, ma dormono. Non risvegliati dal vigore di Papa Francesco si trastullano fra grillismo, berlusconismo, ed astensionismo.

4.      Ieri nella visita di Obama a Roma è saltato fuori, per una maliziosa domanda di un giornalista, un problema nascosto: finora l’America si poneva sulle spalle tutto il carico della difesa della libertà degli occidentali. Oggi, di fronte ad una nuova crisi internazionale, l’America chiede la collaborazione dell’Europa ed anche dell’Italia. Obama si dimostra intelligente e realista. Dice di venire a Roma a trovare Papa Francesco per capire come possiamo vincere la sfida contro la povertà estrema e per limitare le sperequazioni nelle distribuzioni dei redditi: “Il Pontefice ci mette sotto gli occhi il rischio di abituarci alle disuguaglianze estreme fino ad accettarle come normali”.  Da  Bruxelles, così vigile nel controllare gli errori italiani, nessuno è venuto a Roma, dal Papa perché “il suo pensiero è prezioso per capire come possiamo vincere la sfida”, come dice Obama.

Inoltre Obama ha dato un compito particolare all’Italia, che non possiamo passare sotto silenzio: quello di assumere la leadership del Mediterraneo. Diamine, ha detto questo e nessuno se ne è accorto! Nella sua intervista sul Corriere della Sera che ha preceduto la sua visita a Roma ha detto: “Proprio per questo continuiamo a vedere come benvenuta la leadership dell’Italia nel Mediterraneo ed oltre”.

(Una Associazione di Italiani all’Estero circa dieci anni fa propose di utilizzare i fondi europei per mandare a studiare i giovani usciti dalle scuole alberghiere nei ristoranti italiani del Nord-Africa che si impegnavano non solo a perfezionare il loro mestiere ma a far loro studiare la lingua, le leggi, i costumi, la società di quei paesi, affinché potessero diventare promotori ed imprenditori non solo del ristorante italiano, ma di tutto il Made in Italy. L’eloquente sciocchino Vendola, lo “in altre faccende affaccendato” Lombardo, il carneade Bubbico hanno preferito perdere i miliardi europei perché consideravano non remunerativo occuparsi del Mediterraneo. Obama, invece, no!).

5.      Nessuno ha trattato e sta trattando l’Italia con rispetto ed onore come ha fatto ieri Obama. Questo stupirà gli italiani senza memoria. Ed allora io devo ricordare a tutti che l’Italia è stato il Paese che si è assunto le più grandi responsabilità nell’assolvere i suoi compiti nella Nato. Nessuno lo ricorda, perché nessuno lo vuole ricordare, ma siamo stati noi l’avamposto, alla soglia di Gorizia, della resistenza occidentale. (Io mi ricordo quando Dossetti si doveva occupare del piano per trasferire il Governo italiano in Sardegna in caso di attacco!). Siamo stati noi i gestori strategici naturali della deterrenza atomica. Siamo stati noi quelli che abbiamo messo nel proprio territorio (e con grande pericolo) i missili che hanno piegato le ginocchia all’apparato militare dell’est. Siamo stati noi quelli che hanno partecipato con grandi capacità e successo a tutte le operazioni di peacemaking.

Non fece sempre così la Francia. Non fece mai così la Germania.

Obama viene e ci ricorda questo, mentre l’Italia sta decidendo di ridurre il numero degli F – 135. Lasciate dire, ad uno che ha studiato queste cose, che l’ultima cosa da tagliare e che non si dovrebbe mai tagliare è la difesa aerea. Per un Paese che è collocato là dove è collocata l’Italia, è vitale la difesa aerea. Ed è vitale la conoscenza dei più sofisticato sistema d’arme esistente. Una divisione motorizzata di terra, la si ricompone in poche settimane. Un aereo no. Guidatori di blindati o di jeep si trovano dovunque, piloti addestrati alla difesa aerea supertecnologica, se si perdono, non si ritrovano mai più. La difesa aerea è il primo segnale dell’esistenza di un paese che stia al centro del Mediterraneo. Tagliate tutto, caserme, apparati, comandi, uomini, armamenti, ma non tagliate mai gli aerei. Risparmiate nella costruzione dell’asta della lancia, ma mai nella saldezza della sua punta. Questo non è un problema di economia o di strategia militare, è un problema di vita o di morte. Voglio dire che senza una difesa aerea credibile, non esiste l’Italia come soggetto politico.

E questo lo hanno capito benissimo quelli che vogliono affossare l’unità italiana e l’unità europea: i secessionisti, gli euroscettici, gli antidemocratici, che riemergono dalle nostre sciagure.

Tutto questo per dire c’è di fronte a noi il problema storico che addolorò De Gasperi, fino a morirne: il fallimento della CED. Scrive Emma Bonino, che certamente non è una militarista: “Ma proprio la difesa comune è un tema popolare e non populista: alla gente è chiara l’insensatezza di 28 eserciti e 190 miliardi spesa, benchè le riduzioni imposte dalla crisi siano universali”. C’è uno spreco da tagliare: lo spreco di 27 difese separate ed inutili. Ritornare al sogno di De Gasperi, la Difesa Comune Europea, fallita nel 1952.

Renzi, ecco un buon lavoro per te!

 

Bartolo Ciccardini


--
Luigi Palamara
Giornalista, Direttore Editoriale e Fondatore di MNews.IT
Cell.: +39 338 10 30 287
MNews.IT | Stadio Online, le notizie sportive | Giochi Gratis | Calabria 24Ore .IT | NewsOn24.IT

Scrivici rss twitter facebook  youtube

Posta un commento

0 Commenti

Trovaci su Google