
Il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti è stato condannato, come ex sindaco di Reggio Calabria, a sei anni di reclusione per abuso e falso e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per le vicende legate alle autoliquidazioni dell'ex dirigente comunale Orsola Fallara, suicidatasi nel 2010. Lo ha deciso a Reggio Calabria il Tribunale presieduto da Olga Tarzia. Il pm aveva chiesto cinque anni. Condannati anche a 3 anni e 6 mesi ciascuno gli ex revisori dei conti Carmelo Stracuzi, Domenico D'Amico e Ruggero De Medici. La condanna di Scopelliti comporterà anche delle conseguenze politiche. Si avvia la procedura prevista dalla Legge Severino che porterà alla sospensione da Presidente della Regione di Scopelliti per 18 mesi. Il monito del Papa…“Lontani dal popolo i politici scivolano nella corruzione”
IL GOVERNATORE DELLA CALABRIA, GIUSEPPE SCOPELLITI DALLE STELLE ALLE STALLE? CAMBIANO GLI SCENARI ALLA REGIONE IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE SI DIMETTE?
Domenico Salvatore
Il Comune di Reggio Calabria, ancora nell’occhio del ciclone. Prima lo scioglimento per mafia. Poi il rigetto del TAR. Infine la condanna dell’ex sindaco Giuseppe Scopelliti. Sebbene, per la città più popolosa della Calabria, i problemi non siano mai mancati a sfogliare le cronache. Memoria minuitur nisi eam exerceas. Una domanda sorge spontanea:”Quanti e quali sono le vie che portano al consenso in Calabria? Non è facile separare il grano dal loglio. Ma la Magistratura, principio di indipendenza del giudice, non copre le spalle di nessuno ed è soggetta solo alla Legge (art. 101 della Carta Costituzionale). A scanso di equivoci e strumentalizzazioni, se non di demagogiche prese di posizione. Questa è la nostra opinione, sic et simpliciter. Non c’è una via giudiziaria della politica. Tuttavia, non sarà facile uscire dal labirinto delle tesi, antitesi e sintesi; nemmeno con il filo di Arianna. Le “correnti” di pensiero ne indicano diverse…la democrazia; la libertà; il libero voto; la partitocrazia; il sindacato; la società civile; il consenso popolare; la cultura; l’economia; la finanza; lo sport; il turismo; la politica; la ‘ndrangheta; la magistratura; la massoneria; i servizi deviati; il trasversalismo; l’associazionismo; il volontariato; i gruppi di potere e di pressione…Ogni partito, cartello o schieramento, se non corrente politica, ’assicura’ che la sua ipotesi, sia quella giusta. Nell’ottica, scontato, lapalissiano ed inevitabile degl’interessi di scuderia, parrocchia e campanile. Ci sono pure le corporazioni e le rappresentanze istituzionali dello Stato. Un adagio (“Plurimae leges in corruptissima re pubblica”) ci ricorda come, quando, dove e perchè finì l’Impero Romano.
I problemi sono quelli di sempre…carceri sovraffollate, dramma dell’immigrazione, dei rifugiati, dei profughi, acuta la crisi economica, che porta disoccupazione, povertà, conflitti sociali che sfociano in atti disperati. Tutte tematiche che coinvolgono la pace, bene supremo, e la convivenza tra i popoli e pertanto da affrontare con la forza della ragione. Papa Francesco, non perdona i corrotti….”Una classe dirigente che si allontana dal popolo e lo abbandona rischia di seguire la propria ideologia e di scivolare verso la corruzione. Un monito di Papa Francesco che questa mattina, ha celebrato la messa presso l'Altare della Cattedra di San Pietro davanti a 500 parlamentari italiani. Anche i presidenti di Senato Piero Grasso e Camera, Laura Boldrini; nove ministri: "Il cuore di questa gente, di questo gruppetto con il tempo si era indurito tanto, tanto, tanto che era impossibile sentire la voce del Signore. E da peccatori sono scivolati, sono diventati corrotti. E' tanto difficile che un corrotto riesca a tornare indietro. Il peccatore, sì, perché il Signore è misericordioso e ci aspetta tutti. Ma il corrotto è fissato nelle sue cose, e questi erano corrotti. E per questo si giustificano, perché Gesù, con la sua semplicità, ma con la sua forza di Dio, dava loro fastidi. Persone, che hanno sbagliato strada.
Hanno fatto resistenza alla salvezza di amore del Signore e così sono scivolati dalla fede, da una teologia di fede a una teologia del dovere. Il tarlo della corruzione: toglie dignità. E’ un peccato grave. Sebbene non tutto sia corruzione. Alcuni amministratori, amministratori di aziende, amministratori pubblici; alcuni amministratori del governo... si incomincia forse con una piccola bustarella, ma è come la droga, porta alla dipendenza. I corrotti:la loro vita è una putredine verniciata; meritano di essere gettati nel mare con una macina al collo. Il saggista, scrittore e giornalista Giuseppe Baldessarro, (Giuseppe Baldessarro vive e lavora a Reggio Calabria. Giornalista professionista, è redattore a il Quotidiano della Calabria, per il quale si è occupato a lungo di politica. Attualmente è cronista di giudiziaria. Dal 2005 scrive anche per la Repubblica. È stato consulente giornalistico per programmi come Pane e politica, W l’Italia in diretta e Presa in diretta di Riccardo Iacona, su Rai Tre, e Malpelo di Alessandro Sortino, su La7.; Gianluca Ursini, nato sullo Stretto nel 1971, è corrispondente calabrese del quotidiano “l'Unità”. Laureato in Giurisprudenza, ha vissuto per molti anni a Roma. Ha studiato e lavorato all’estero, in Belgio, in Spagna, in Svizzera e in California.
Di nuovo in Italia dal 2000, ha conseguito il master in Giornalismo all'IFG 'De Martino' di Milano e ha al suo attivo diverse esperienze: ha collaborato ai servizi informativi della sede ONU in Italia, sotto la guida di Staffan De Mistura; due anni da caporedattore e responsabile Esteri in un free press del Canton Ticino, uno stage al TG5, un anno da redattore per un rotocalco settimanale su Rai3, e 5 anni ai desk 'Africa' e 'Asia ' dell'agenzia “Peacereporter”. In quegli anni ha scritto anche per la rivista di geopolitica “LatinoAmerica”, diretta da Gianni Minà, al canale All News di SKY SPORT nel 2006, infine compie un'esperienza agli esteri de “La Stampa”. Dal 2008 è un cervello di ritorno in Calabria. )nel suo libro-denuncia, ”Il caso Fallara”, Città del Sole Edizioni, scritto a quattro mani con il collega Gianluca Ursini afferma…” Il 17 dicembre 2010 Orsola Fallara, dirigente del Settore Finanze e Tributi del Comune di Reggio Calabria, muore dopo aver ingerito dell’acido muriatico. Orsola Fallara è il personaggio cardine del cosiddetto “modello Reggio”, portato avanti dall’amministrazione di centrodestra alla guida della città dal 2002 ad oggi. Quella che era stata presentata come una strategia di sviluppo e modernizzazione, frutto di una politica del “fare” efficace ed efficiente realizzata dal sindaco Giuseppe Scopelliti, si è rivelata essere una gestione disinvolta della spesa pubblica che ha originato ingenti debiti e buchi di bilancio.
La reale situazione, denunciata più volte dalle forze politiche di opposizione e dalla stampa, è emersa solo recentemente grazie alle inchieste della Procura della Repubblica e alla relazione del Ministero dell’Economia…” Laprefezione pubblicata su www.repubblica.it...” La sciagura che cinge d'assedio la vita di Orsola Fallara è la medesima che toglie il cuore a Reggio Calabria. La fine che questa donna sceglie per sé racconta il dramma di un'intera comunità, denuncia le sue colpe, le reti che compongono il centro di comando, la irresponsabilità delle classi dirigenti.Nell'esistenza e nella cattiva coscienza di una dirigente pubblica è raccolta l'idea che noi abbiamo dello Stato.Lo Stato è un luogo di saccheggio, un vuoto pneumatico della nostra vita, un ente astratto, lontano, magari ostile, dal quale trafugare ogni possibile utilità. In questo caso il municipio è presenza stabile, predellino di lancio per la nostra carriera e le nostre speranze.
Crocevia di incontri e relazioni, connivenze e omissioni. Il suicidio col quale si compie l'atto estremo, il sacrificio ultimo della protagonista, non chiude il sipario ma lo apre.Il lavoro di Giuseppe Baldessarro e di Gianluca Ursini, il dettagliato elenco dei fatti e dei misfatti con i quali Reggio convive rappresentano le regole d'ingaggio di un'intera società. O stai col potere o stai fuori. Prendere o lasciare. E il potere spesso assume sembianze equivoche, varca i confini della destra, si acquieta al centro, si sposta a sinistra. Sembra purtroppo tutto uguale, sempre troppo uguale. Cravatte e cravatte, doppiopetti e doppiopetti. Auto blu e auto blu.Dov'è la colpa? Di chi è la colpa? Le responsabilità della Fallara appaiono inequivoche, certe, consumate. Il monte delle prove che gli autori raccolgono come sassi in riva al fiume conduce però tutti a uno sguardo più profondo, a intercettare la linea d'orizzonte dello scempio quotidiano della legalità e del diritto. Chi è vittima e chi carnefice. E noi dove stiamo?Un'intera classe dirigente si è fatta divorare dall'ambizione di una vita verticale, una carriera instancabile verso l'alto, costi quel che costi. C'è ambizione, ma manca la passione.
E senza passione non ci sono idee che rendano comune un pensiero, trainante una leadership. L'unica opzione possibile resta lo scambio, quindi è decisiva la conversione del cittadino in cliente. E' una trasformazione antropologica prima ancora che politica. Contano gli inchini e i signorsì. Contano i servizietti sporchi, contano i favori. Conta il bar. Conta farsi trovare al posto giusto nel momento giusto. La spesa pubblica, mamma generosa e cieca, diviene sostituto funzionale del partito. La capacità di espansione elettorale coincide esattamente con la quantità di appalti deliberati. Spendi ed espandi, si potrebbe dire. E però bisogna dire che i soldi da soli non bastano a rendere una società ricca. I soldi a volte affamano. Il Sud è più ricco o più povero dopo i cento miliardi di euro dei piani pluriennali europei? Ditelo voi.E Reggio Calabria si ritrova infatti ad aver speso senza costrutto, essersi indebitata e non avere speranza, aver firmato assegni e dover ora raccontarli in tribunale.1252 sono i chilometri che separano questa città da Milano. Non c'è il bianco e il nero, l'onesto e il corrotto, il bene e il male. Per la prima volta il Paese trova un filo che unisce un disastro all'altro, una malversazione a un'altra.Perciò la vicenda Fallara merita un libro, perché apre le porte alla nostra cattiva coscienza, la sua vita denuncia il grande teatro delle omissioni, la grande prova delle responsabilità collettive. E' successo a Reggio Calabria, ma sarebbe potuto accadere persino a Milano. La terribile morte che la funzionaria pubblica si sceglie costringe tutti ad aprire gli occhi.
Costringe magari i controllori a controllare meglio, e obbliga noi cittadini a capire che la democrazia è come un bimbetto fragile. Se la accudiamo, la esercitiamo con rigore e con responsabilità, se teniamo a mente i nostri diritti come tutti i doveri che seguono, allora il bimbo crescerà sano. Altrimenti si ammalerà, la sua salute regredirà. Cos'è in fondo il bene comune? E' l'altrui vita. La tua vita a me interessa. E la radice del buon vivere è il buon governo.Ecco il punto di caduta, il necessario anche se minimo comun denominatore. Questo libro serve a prendere almeno un po' di coscienza della nostra ignavia. Wikipedia, ci ricorda chi sia Giuseppe Scopelliti…” Giuseppe Scopelliti (Reggio Calabria, 21 novembre 1966) è un politico italiano. Laureato in Economia e Commercio, editorialista, dal 30 marzo 2010 è il presidente della regione Calabria. Sindaco di Reggio Calabria dal 2002 al 2010. Presidente del Consiglio regionale della Calabria dal 1995 al 2000. Carriera politica. Inizia la sua carriera politica iscrivendosi al Fronte della Gioventù, organo giovanile del Movimento Sociale Italiano. Nel 1988 viene eletto consigliere circoscrizionale nella lista del Movimento Sociale Italiano. Nel 1991 ricopre la carica di segretario provinciale del Fronte della Gioventù di Reggio Calabria e nel 1992 viene eletto consigliere comunale di Reggio Calabria nella lista del MSI.
Nel 1993, a Rieti, viene nominato segretario nazionale del Fronte della Gioventù. Nel 1994 si candida alle elezioni per rinnovo del Parlamento Europeo nel collegio dell'Italia Meridionale risultando il secondo dei non eletti con 34.000 voti di preferenza. In seguito, inizia una esperienza regionale di due legislature: nel 1995 viene eletto consigliere regionale per le liste di Alleanza Nazionale e ricopre il ruolo di presidente del Consiglio regionale della Calabria; nel 2000, rieletto consigliere regionale, svolge l'incarico di assessore al Lavoro e alla Formazione professionale nella Giunta Chiaravalloti. Nel 2001 diviene presidente dell'associazione Tecnostruttura delle Regioni per il Fondo Sociale Europeo. Nel 2002, sostenuto da una coalizione di centrodestra, viene eletto sindaco della città di Reggio Calabria con il 53,8% dei voti, superando il candidato del centrosinistra Demetrio Naccari Carlizzi. Nel 2003 viene nominato Commissario Delegato per il problema della salinità dell'acqua. Nel 2007 viene riconfermato sindaco per un secondo mandato con il 70% dei consensi. Dal 2008 è coordinatore regionale del Popolo della Libertà, che successivamente lancia il suo nome come candidato alla presidenza della Regione per le elezioni del marzo 2010, ufficializzata il 16 dicembre 2009 dalla direzione centrale del PDL smentendo l'ipotesi che avrebbe visto come candidato, per volontà di Silvio Berlusconi, il medico ortopedico Bernardo Misaggi.
Nel mese di gennaio 2010 il quotidiano finanziario Il Sole 24 Ore ha pubblicato i risultati di un sondaggio sull'indice di gradimento degli elettori nei confronti dei sindaci dei capoluoghi di provincia italiani, riferito all'anno 2008. In questa classifica Scopelliti è al primo posto, con un consenso stimato al 75%, assieme al sindaco di Verona Flavio Tosi e al sindaco di Torino Sergio Chiamparino. Nelle elezioni regionali del marzo 2010 ha sconfitto il candidato del centrosinistra e presidente uscente Agazio Loiero, con il 57,76% dei voti, diventando così il presidente della Regione Calabria. Il 15 novembre 2013 aderisce al Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano, in polemica con la rinascita di Forza Italia.Dal 10 gennaio 2014 è diventato coordinatore nazionale dei circoli del Nuovo Centodestra.
La Legge Severino…”Il decreto legislativo 31 dicembre 2012 n. 235, rubricato come testo unico in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi, a norma dell'art. 1, c. 63, della legge 6 novembre 2012, n. 190. è una norma della Repubblica Italiana, in tema di corruzione. Essa è anche conosciuta anche come legge Severino dal nome del Ministro della Giustizia del Governo Monti, Paola Severino. Storia. L'esigenza di una normativa in tema traeva il suo presupposto dagli allarmanti studi compiuti dall'UE e dall'OCSE in materia di corruzione che stimavano un costo per lo Stato di 60 miliardi l'anno, pari al 3,8% del Pil (con una media UE dell'1%) e dal rapporto, datato 2011 in cui l'Italia figurava come il terzo paese OCSE più corrotto, con un punteggio CPI (Corruption Perception Index) pari a 6.1 subito dopo Messico e Grecia. Per questo motivo la legge fu fortemente voluta dal governo Monti, incontrando tuttavia l'iniziale opposizione de Il Popolo della Libertà. Il 17 ottobre 2012 è stata votata dal Senato con 256 favorevoli, 7 contrari e 4 astenuti di tutti i partiti che sostenevano il governo Monti (PD, PDL, UDC) e della Lega Nord, l'astensione dei Radicali e il voto contrario dell'Italia dei Valori, inoltre hanno votato contro e si sono astenuti alcuni senatori del Pdl.
Con comma 63 dell'art. 1 della legge 190/2012 il parlamento delegava il governo italiano a redigere delle misure per la prevenzione e la repressione della corruzione nella pubblica amministrazione all'origine del testo unico formulato principalmente dalla Severino. Il 31 ottobre 2012 è stata votata dalla Camera dei deputati con 480 favorevoli, 19 contrari e 25 astenuti e si è ripetuta la situazione del Senato. Il D.Lgs. 235/2012 è entrato in vigore il 5 gennaio 2013 abrogando vari articoli di leggi risalenti al periodo tra il 1960 e il 2000. Contenuto. I punti principali della legge sono: Incandidabilità alle elezioni politiche per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione. Accertamento dell'incandidabilità in occasione delle elezioni politiche da parte delle giunte elettorali competenti e cancellazione dalla lista dei candidati. Incandidabilità sopravvenuta nel corso del mandato elettivo parlamentare, comunicazione del giudice competente alla Camera di appartenenza e mancata proclamazione nei confronti del soggetto incandidabile se l'incandidabilità è sopravvenuta dopo la sua elezione e prima della proclamazione degli eletti. Incandidabilità di candidati con cancellazione dalla lista dei candidati e decadenza dei membri italiani del Parlamento europeo che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione. Divieto di assunzione e svolgimento di incarichi di governo. Incandidabilità alle cariche elettive regionali e sospensione e decadenza di diritto per incandidabilità alle cariche regionali. Cancellazione dalle liste per incandidabilità alle elezioni regionali. Incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali.
Sospensione e decadenza di diritto degli amministratori locali in condizione di incandidabilità. Cancellazione dalle liste per incandidabilità alle elezioni provinciali, comunali e circoscrizionali. Durata dell'incandidabilità di 6 anni anche in assenza della pena accessoria, e nel caso di abuso di potere aumentata di 1/3. La sentenza di riabilitazione ai sensi degli articoli 178 e seguenti del codice penale, è l'unica causa di estinzione anticipata dell'incandidabilità e ne comporta la cessazione per il periodo di tempo residuo. La revoca della sentenza di riabilitazione comporta il ripristino dell'incandidabilità per il periodo di tempo residuo. Applicazione. La legge è stata applicata per la prima volta per i candidati alle elezioni del 2013 e per le elezioni regionali successive all'entrata in vigore della legge, ad agosto del 2013, e ha portato alla decadenza di 37 consiglieri, di cui 17 regionali e 20 provinciali e comunali.
Il 2 novembre 2013 il provvedimento ha colpito per la prima volta un presidente di una provincia in carica, infatti è stato sospeso Armando Cusani, presidente della provincia di Latina dopo esser stato condannato in primo grado a un anno e 8 mesi con sospensione della pena per abuso d'ufficio per fatti risalenti al 2003. Il 27 novembre 2013 è stato applicato nei confronti del leader del PDL e Forza Italia ed ex presidente del consiglio il senatore Silvio Berlusconi, che era stato condannato a 4 anni di reclusione (di cui 3 condonati con l'indulto) il 1º agosto e ad una pena accessoria di due anni di interdizione ai pubblici uffici il 19 ottobre, il suo seggio in senato è stato preso dal primo dei non eletti, Ulisse Di Giacomo. Costituzionalità e retroattività della legge.In seguito alla condanna a quattro anni di reclusione (di cui tre condonati con l'indulto entrato in vigore con la legge 31 luglio 2006 n. 241)dalla Corte di Cassazione di Silvio Berlusconi il 30 luglio 2013 e all'avvicinarsi del voto per la sua decadenza da senatore da parte della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari il PDL ha espresso dubbi sulla retroattività della legge, dato che la condanna riguarda reati commessi prima della sua entrata in vigore. Silvio Berlusconi ha definito la legge "anticostituzionale" con la richiesta di affidare alla Corte Costituzionale le questioni della sua legittimità, supportate dalle opinioni pro veritate di sei giuristi da lui incaricati di esaminare la "Severino". La corte d'appello di Milano però nella sua sentenza ha motivato che essendo una sanzione amministrativa non vale la regola della irretroattività.
La posizione del “governatore” Giuseppe Scopelliti e del suo entourage, è pure nota. Il Presidente della Giunta Regionale non le manda a dire. In questi anni in tutti i comizi, nelle assemblee, in conferenza stampa, alle tavole rotonde ecc. non ha lesinato il suo j’accuse-furore contro certa stampa; (non solo di sinistra) che non si lasciava sfuggire occasione per lanciare palate di fango contro la sua persona ed il centrodestra Scopelliti ha fatto pure nome e cognome dei pupi e dei pupari che stanno dietro la macchina del fango. Altre volte l’ha fatto sottintendere La difesa di Scopelliti, durante il processo aveva pure chiesto (richiesta respinta) l'acquisizione dell'intervista rilasciata qualche giorno fa dal consigliere regionale Demetrio Naccari Carlizzi, principale accusatore del Governatore nel processo; il quale annunciava, dicendosi sicuro della condanna dell'ex sindaco, la volontà di candidarsi a presidente della Regione Calabria
Lo stesso Scopelliti imputato, nella qualità di ex sindaco di Reggio Calabria, di falso ideologico e abuso d’ufficio difeso dagli avvocati Nico D’Ascola e Aldo Labate per le autoliquidazioni fatte dall’ex dirigente del Comune Orsola Fallara interrogato dal p.m. Sara Ombra rilasciò delle dichiarazioni nel corso di un’udienza davanti al tribunale di Reggio Calabria: “Quando il Corriere della Sera pubblicò, che al Comune di Reggio Calabria si liquidavano parcelle per centinaia di migliaia di euro, chiamai immediatamente la dottoressa Fallara separata da poco, una figlia, per chiedergliene conto. Mi rispose: “Mi vergogno, ma è tutto vero”. Da quel momento, il 2 novembre del 2009, i nostri rapporti si interruppero.Credo che la dottoressa Fallara si sia ritrovata bombardata e messa in ginocchio da alcuni mezzi d’informazione in un momento delicato della sua vita privata. Ecco perchè ho capito il suo gesto estremo; fino al 2009 il Comune di Reggio Calabria non manifestava particolari problemi di solvibilità, tanto che nel 2008 il Ministero dell’Economia aveva conferito al Comune 817 mila euro di premialità come riconoscimento della buona gestione dell’ente. Peraltro, se io avessi avuto contezza dello stato delle finanze del Comune così come per Catania e Roma avrei potuto chiedere al Governo Berlusconi un finanziamento di 30-40 milioni di euro a supporto dell’attività amministrativa che credo non mi sarebbe stato negato. Nessun dirigente abilitato, nè tanto meno il segretario generale del Comune, tra l’altro, fece obiezione sul fatto che la dottoressa Fallara potesse rappresentare l’ente in Commissione tributaria. Reggio Calabria non è un’anomalia nazionale. Semmai c'è un problema che riguarda i bilanci del 95% degli enti locali, come accertato dal Governo Monti”. Ed orale (quasi ) scontate dimissioni. Si voterà in primavera?
Domenico Salvatore









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