Al via ieri pomeriggio, la mostra d’arte contemporanea dal titolo “AIN’T ME BABY. I’M NOT THERE” dell’artista Umberto Lo Presti, in arte Tom Pueblo St. Rier, organizzata con il patrocinio della provincia di Reggio Calabria, in collaborazione con Città del Sole edizioni, Associazione culturale Start Out e gruppo Pavone costruzioni, che si può visitare nella Sala Mostre del Palazzo della Provincia fino al 28 febbraio.
In occasione dell’inaugurazione, abbiamo intervistato l’artista.
Chi arriverà alla mostra, vedrà queste impalcature a cui sono appese le opere. Perché le impalcature?
«Le impalcature perché, solitamente, specialmente nella nostra realtà, vengono utilizzate per tirare su delle brutture enormi che condizionano la nostra vita e la nostra relazione con gli altri, oppure l’assenza delle impalcature richiama a tutti quei palazzi non finiti, lasciati rustici che simboleggiano il menefreghismo nei confronti dell’alterità, ovvero della città, del tuo vicino di casa che di fronte non ha una bellezza, ma deve subire il disinteresse del vicino; qui l’impalcatura assume un ruolo diverso, si fa messaggera di una denuncia, di un grido. Queste impalcature in questi sette giorni gridano di ricominciare ad edificare la bellezza, oggi queste impalcature sostengono la bellezza e vogliono portarla avanti, ricostruirla, tornare a ricostruire bellezza».
Una cruda verità, perché purtroppo nella nostra città molti sono i palazzi non finiti e abbandonati a se stessi, molti quelli con l’impalcatura, che abbruttiscono la città.
La scelta dei ritagli di giornale è casuale oppure c’è un ordine…
«Sono collage all over ovvero i ritagli ricoprono l’intera superficie del quadro. Questi sono stati l’inizio del mio percorso, non c’è un ordine, non c’è uno schema se non quello del colore di una tonalità che si percepisce in lontananza, avvicinandosi dalla tendenza monocroma che si percepisce da lontano, si iniziano a percepire giochi surreali come ad esempio dei cuochi che risalgono le gambe di una donna, o come la vicinanza tra Mickey Mouse accanto alla Dama con l’ermellino, accostamenti tra sacro e profano, gli orologi di Dalì sul volto del Cristo, in questa fase è il colore l’unica cosa predeterminata, una tendenza verso un colore, poi il quadro prende vita da solo, o attraverso riferimenti che non predetermino, l’inconscio invade i miei quadri con una potenza inaudita, anche per le altre opere ruolo fondamentale è l’inconscio, dipingendo lo sfondo do un carattere diverso al quadro, o la ferita ha un ruolo simbolico molto importante che richiama alla sessualità e alla nascita. I quadri con i pois, a parte i riferimenti colti come la galatea delle sfere di Dalì, ma nascono anche dal mio pigiama e dalla mia cravatta». (L’artista al momento dell’intervista indossava una cravatta nera con pois bianchi).
L’opera “La costellazione”, è un quadro con petali su cui sono adagiate pietre laviche. Perché questa scelta?
«Il fondo è fatto con petali veri di fiori che ho raccolto, in un lavoro di molta pazienza perché ce ne sono voluti moltissimi, sulla morbidezza dei petali, c’è la solidità la durezza della pietra lavica».
C’è un artista a cui ti ispiri?
«Forse la risposta più corretta sarebbe a 2000 e più anni di storia dell’arte, perché studio molto, il riferimento più appropriato credo sia il surrealismo e anche la pop art, riletti in modi diversi, ma anche alla bellezza classica della Magna Grecia, o anche le pitture che tendono al monocromo. Il surrealismo ha una predominanza maggiore specialmente per l’inconscio, ma è un surrealismo molto, molto eretico, perché nella mia indole di senza Dio senza e padrone, non potevo farmi tiranneggiare nemmeno da una corrente artistica».
Pensi che Reggio possa tornare alla bellezza?
«Credo fermamente e mi auguro di sì. Però c’è bisogno di tantissima forza, di tantissima energia e si sa che si ha quando si è ragazzi. Questa mostra è un gesto fortemente politico non per nulla la sala è quella della Provincia e sono contento che un’istituzione abbia ospitato una mostra del genere. Spero vivamente che questa città possa splendere».
Ai nostri lettori, consigliamo di non perdere l’occasione per visitare la mostra di questo giovane artista reggino.
Valentina Raffa





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